Dottor Mammone: cambi la sua Polizia Giudiziaria

E dunque ieri l’ex sindaco di Borore Tore Ghisu, la stessa persona brutalizzata sui giornali anni fa perché prima arrestata per un migliaio di reati tra cui appunto la corruzione, poi confinata fuori dal suo paese al punto da dover incontrare i familiari in un santuario, poi afflitta da tutti i malanni e le rabbie che colpiscono gli innocenti, ha potuto dimostrare al tribunale di Oristano che la Polizia Giudiziaria che lo aveva accusato di dare incarichi agli amici aveva preso un granchietto. E già, perché a quel che si legge – leggo con felicità perché con me non parla nessuno per paura, manco avessi il colera, perché la vox populi afferma che stanno ancora rovistando nelle mie tasche per trovare il famoso passo falso – le delibere incriminanti sarebbero state assunte quando Ghisu non era in carica (e bisognava arrivare la processo per scoprirlo?) e comunque, anche dopo, non ve ne furono di tali considerabili atti ingiusti verso le parti politiche avverse.

E dunque, dottor Mammone, chi ha sbagliato? Perché qualcuno nel processo Ghisu ha sbagliato, visto che si sta sgretolando pezzo dopo pezzo. Un’idea, leggendo le poche carte disponibili, me la sono fatta. Ha sbagliato la polizia giudiziaria.

In quali condizioni ambientali la Polizia Giudiziaria sbaglia?

La prima è quella di essere troppo immersa nel contesto su cui indaga. Quando gli agenti sono troppo coinvolti nelle vite dei paesi, si sposano, frequentano spuntini, aprono attività, hanno mogli e amici chiacchieroni e parenti impegnati in tante cose, inevitabilmente sono condizionati dal contesto, dai pettegolezzi, dalle voci, dal bar, dalle relazioni.

Un tempo, il Commissario di Polizia e il maresciallo dei Carabinieri non accettavano regali da nessuno, non accettavano credito da nessuno, selezionavano con accortezza le amicizie proprie e dei familiari, stavano alla larga dalle chiacchiere, ascoltavano tutti ma non credevano a nessuno.

Oggi non è più così: gli agenti vivono e nuotano nel brodo ambientale, parteggiano, hanno relazioni, si fanno idee di parte e – e qui accade il dramma – le trasformano in idee investigative.
Quando le tesi delle parti politiche vengono riscritte da agenti che fraintendono la politica col codice penale, accade ciò che è accaduto troppo spesso nel tribunale di Oristano e cioè che ormai una pletora di amministratori (sto tenendo il conto, perché voglio scriverci un libro) si è trovata di fronte al giudice a difendersi non da vere accuse di reato ma dalle tesi delle opposizioni tradotte in atti giudiziari.
Risultato? Persone per bene, come Ghisu, segnate per la vita da una valanga di fango e la giustizia ferita in profondità nella sua credibilità.

La seconda condizione per la quale la PG sbaglia è la pretesa di saper di tutto, dal diritto internazionale al diritto condominiale, e di poter dunque ipotizzare reati in ogni branca dello scibile umano.
Un esempio viene dalla recente sentenza della Corte di Cassazione su un imputato dell’inchiesta Ippocrate, quella presentata all’opinione pubblica da Maria De Filippi o giù di lì, nella quale sentenza in modo francamente imbarazzante viene smontato il perimetro normativo che un vostro agente di PG aveva ricostruito per la definizione del lavoro interinale. La Corte si è sentita in dovere di soccorrere le lacune di cultura al punto da elencare punto per punto le leggi di riferimento. Il suo agente di PG, dottor Mammone, ne ha patito qualche conseguenza? Immagino di no.

La terza è data dai fattori psicologici.
Lei sa, dottor Mammone, che ci sono imputati che stanno potentemente sulla punta del naso di alcuni agenti di Polizia Giudiziaria?
Io lo so e lo sperimento ogni giorno. L’antipatia pregiudiziale, quella che matura nei paesi – dove vivono gli agenti di PG – come regolatore sociale, quella che anima le penne anonime, la livida invidia che riempie di indiscrezioni, calunnie e bugie i vostri faldoni, è un fattore psicologico che fa tanti danni.
Pensi solo a questo drammatico effetto. Un agente di Polizia Giudiziaria trova un invidioso seriale, con precedenti di danneggiamenti a persone e cose verso quelli che lui ha eletto a suoi rivali, beccato più di una volta con le dita nella marmellata per avidità, e lo trova disponibile a vomitare accuse su accuse su una persona per bene. L’agente di PG cosa può fare?
Può presentare all’autorità giudiziaria il testimone lividissimo come una vergine educanda, come una colomba spiritale dal ciel calata a svelare l’oscenità del mondo, e far assumere la sua testimonianza come credibile. Che cosa accade?
Accade che l’Autorità giudiziaria si beve il veleno vestito da colomba e si ritrova intossicata al processo, perché evidentemente nel processo la difesa spoglia del piumaggio verginale il testimone e lo rivela per quello che è. A questo punto, l’Autorità giudiziaria dovrebbe allontanare l’agente di Polizia Giudiziaria autore del travestimento imenico, e invece se lo tiene, questo è il vero problema, lo copre, lo tutela, e il gioco ricomincia.

E noi, gli indagati eterni perché eternamente antipatici, riprendiamo a difenderci e a combattere, perché educati a non arrenderci al veleno di Stato. Cordiali saluti e alla prossima.

0 commenti su “Dottor Mammone: cambi la sua Polizia Giudiziaria

  • Interessante intervista a Caiazza sul Riformista sulla responsabilità dei giudici. Riguarda i temi trattati

  • Sergio Muroni says:

    Purtroppo, il “si dice che…” il “tutti sanno che…” o il più “bidduncolo” “nachi… ” può essere argomento da bar o di spuntino di paese e non spunto, così come è stato fatto, per un indagine giudiziaria e mediatica che arriva a offuscare l’onorabilità fino a rovinare la vita alle persone.

  • Non conosco Ghisu, ma i processi o non si fanno o vanno costruiti in modo serio. I si dice non si ascoltano. L’evidenza la si dimostra. Ci vuole scuola anche per questo. Oggi temo che non addestrino bene il personale.
    Ovvio che la maldicenza che è calunnia debba essere denunciata. Perché si segnalino che non si può impunemente infangare qualcuno con conseguenze pesanti nella sua vita sociale e le sue aspirazioni.

  • Fin da subito ho espresso totale fiducia nella assoluta onestà dell’amico Tore Ghisu.
    non avevo nessun dubbio che ne sarebbe uscito fuori da galantuomo qual è.
    Vai Tore! ❤️

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