Tutti i giornali e i social media sono invasi, in questi giorni, più che da notizie (e da Cagliari ce ne sarebbero tante, alcune molto sconcertanti) dalla violentissima conclusione della campagna elettorale per il referendum.
In tanto fango polemico, brillano gli interventi per il Sì di Arturo Parisi e di Guido Melis.
Io resto convinto che, al di là del risultato, il retaggio positivo di questo referendum è che finalmente è risultata evidente, ancora una volta, la distanza in Italia tra l’area riformista e l’area massimalista e egemonica della Sinistra, tra chi è ed è stato liberal-democratico, azionista, socialista, cattolico-democratico, da un lato, e chi è cresciuto e cresce col mito rivoluzionario e con la convinzione di essere l’avanguardia che deve guidare il popolo a farsi governare dall’avanguardia. Questi sono i massimalisti, “quelli che ti spiegano le tue idee senza fartele capire, oh yes!”.
La novità, in questa campagna, è che un’istituzione, la magistratura, è scesa in campo come se fosse un partito politico e sarà molto difficile per tanti Presidenti di Corte d’Appello, per tanti procuratori e sostituti procuratori, per tanti giudici, recuperare quel profilo di imparzialità che è indispensabile a che la loro funzione sia circondata da fiducia e credibilità. Lo ha chiarito molto bene Gian Domenico Caiazza in questo video.
Ma ciò che nessuno sta notando e che ieri mi è stato fatto notare, è che non si sente manco a pagarla una sola dichiarazione, dico solo una, di un imprenditore. Non si sente un industriale, non si sente un costruttore, non si sente un guru del web, non si sente un protagonista dell’agroalimentare o, peggio, un editore. Nulla.
Tutti zitti?
Come mai?
La risposta è semplice ed eloquente: tacciono per paura e fanno bene, perché davvero c’è da avere paura.

Vedi Enea, più ti leggo e più sento l’eco dei ragionamenti della Sinistra settaria. Io sto al merito: la legge è saggia e voto Sì.
Vi dico io perché imprenditori e simili tacciono: perché hanno ragione entrambi gli schieramenti. Ma se l’80% degli italiani non sa neanche che cosa è il PM e men che meno il CSM chi, come me, si ritrova a dover dare un SI o un NO a una riforma cosiddetta sulla separazione delle carriere, che cosa decide? Decide di dare un voto squisitamente “per simpatie”. Siccome il ministro Santanchè non mi è simpatica voto NO. Qualcuno direbbe, ma è un ragionamento fatto coi piedi. Esatto! Anche indire un referendum del genere è una scelta fatta coi piedi.
Ed è un ragionamento fatto coi piedi anche quello della PdC che dice “se vince il NO non mi dimetto”. Se vince il NO con oltre il 55% state tranquilli che non rimane dove si trova.
Egr. Prof.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Le diverse categorie di persone da Lei elencate preferiscono non parlare, perché sanno tutti che se dovessero finire “spulciati” dalla magistratura sulle loro attività e sui loro affari ben pochi potrebbero uscirne indenni e se anche si “salvassero” sanno che tra convocazioni, accertamenti, verifiche, intercettazioni la loro vita subirebbe un profondo e radicale mutamento. La Marina B. da donna ineccepibile se la sente di rischiare, benché i guai di suo padre le avrebbero dovuto consigliare di zittire, (vero Pier Silvio?), ma non sempre avere le p…e è esclusivo patrimonio maschile. Questo vuol dire: lunedì pomeriggio esploderà il vulcano SÌ fino ad allora silente, farà sentire il suo boato che travolgerà tutte le assurde e false teorie del partito del NO! Il pericolo è da un’altra parte: in tutti coloro che ,come Lei afferma, sono nati col mito rivoluzionario che ancora una volta è solo antigovernativo e che trova come alleati la parte politicizzata della magistratura anch’ essa antigovernativa, in particolare ora che a guidare il carrozzone politico c’è il centrodx. Ma questo referendum ha messo in luce una profonda divisione interna tra una magistratura libera con stella polare il diritto ed una magistratura con finalità egemonica che vede nella divisione delle carriere, in due CSM, nella nomina a sorteggio dei suoi componenti e con un organo di valutazione delle azioni dei magistrati che determinerà lo sviluppo della carriera di ogni togato. Un pericolo per la loro continua ricerca di una volontà egemonica che se fosse impostata nella corretta misura operativa quotidiana dovrebbe stare al di sopra di tutto e di tutti in piena autonomia di giudizio ma che trova nell’appartenenza a questa o quella corrente, imbevuta nella politica, che ne tarpisce il volo. e crea così tanti malumori per le ingiustizie perpetrate in primis nei confronti dei meno abbienti.
Ritengo che nel segreto dell’urna gli italiani esprimeranno in piena libertà il loro voto che non può non tener conto dei pareri banderuoli di tutti i partiti di sx, prima favorevoli alle modifiche, da loro stessi proposte da decenni,( Togliatti incluso), e che ora ritengono limitanti dell’ autonomia della magistratura benché la normativa che si vuole tenere in vita si basi su una legge voluta dal mai sufficientemente vituperato regime fascista!
Un’ ultima considerazione: anche i sondaggi celano le paure di troppe persone che non si vogliono esporre nell’esprimere la loro volontà neppure in questa occasione! Dietro i non so,ci sono celati un marea di SI! Guardiamo agli exit pool all’ uscita dei seggi elettorali. Nel mondo occidentale consentono di indicare il partito vincitore pochissimi minuti dopo la chiusura dei seggi. In Italia,no!!! Dobbiamo attendere le prime 4- 5 proiezioni,almeno 2 ore dopo la chiusura dei seggi, per avere le iniziali stabilizzazioni dei risultati.,con tanti se e tanti ma. Quindi, chi vive sperando sulla rimonta dei No muore….! Io confido nell’intelligenza della stragrande maggioranza dei nostri connazionali e son certo che il SI vincerà a conferma che i malumori sull’attuale pessima applicazione del diritto di alcuni magistrati ha tracciato un baratro tra la cattiva e giusta … giustizia che tutti gli italiani negli anni hanno sempre auspicato !
L’ importante, e concludo, sarà però andare a votare. perchè il referendum è la massima espressione di democrazia popolare dove il pensiero del votante trova applicazione senza filtri o deleghe ad interposte persone.
Buona serata!
Devo ammettere che se “Non si sente un industriale, non si sente un costruttore, non si sente un guru del web, non si sente un protagonista dell’agroalimentare o, peggio, un editore” non mi desta troppa sorpresa (il mio giudizio critico su questo è comunque ben strutturato). Soprattutto considerando la piega presa da questo Referendum cosi “sui generis”. L’opportunismo non è una ricetta estemporanea ma la pratica quotidiana di certi tasselli della società, E adesso che lo sfondo internazionale chiamato “regole” o “ordine” o equilibrio”, sembra essere tutto soggetto a sconquasso, per costoro è decisamente più salutare stare al sicuro, sotto coperta.
prof. dimenticavo che le parole del Dottor. Gratteri fatte alla Giornalista del Foglio sia un avvertimento
prof. si metta nei panni di un grande imprenditore che si schiera per il SI e poi vince il no siamo sicuri che non gli e la fanno pagare Marina Berlusconi deve stare in allerta ,il problema è anche che molta gente non ha letto la legge basta andare al bar si parla per sentito dire
Ahi noi, è proprio vero, e come è stato osservato anche molti professionisti -se non chiaramente schierati politicamente- tacciono per paura di ritorsioni per loro o per la loro famiglia. Avendo poi “scramentato” (ripetutamente) sulla loro pelle è palese che le reazioni possano essere solo due, il silenzio e la “ritirata”. Ancor più nella nostra regione dove è stato cambiato tutto per non cambiare niente con buona pace di qualcuno (https://www.facebook.com/mario.guerrini.50/posts/pfbid036L2rfKCwCNLznPxfsUBvsNuj58j5TN8oCyGNEA9f5ERpnhA596nMQBhehx2LvB9Wl) e dei tifosi di nostra signora della decadenza.
C’è una delazione silente…anche tra amici e/o conoscenti. Anche solo parlare di referendum ha i suoi costi relazionali. Se non sei di destra sostenere il si e motivarlo ti crea uno stigma. Diventa una macchia a futura memoria. Mi son sentito dire…tra le tante cose…..allora dillo che sei fascista pure tu e tieniti la Meloni! ….e poi ancora…voti si? per fortuna che gli altri 11 votano no!
E intanto Arturo Parisi ha dato lezione di onestà intellettuale. Peccato però che il 99% delle persone non abbia più idea di chi sia (stato)…. Cofondatore dell’Ulivo…..
Speriamo in un buon lunedì pomeriggio…
Il Prof. Maninchedda lo dice chiaro, e Caiazza lo ha dimostrato con precisione chirurgica nel video che circola in questi giorni: durante questa campagna referendaria, la magistratura non si è comportata da istituzione imparziale, ma da attore politico. Quando un pilastro dello Stato scende in campo con una parte, perde credibilità – e quella fiducia è fragile, difficile da ricostruire.
C’è un dettaglio che mi pare sfugga ai più, ma che Maninchedda ha il merito di evidenziare: dal mondo produttivo, zero voci. Nessun industriale, costruttore, editore o imprenditore digitale ha osato parlare. Non è disinteresse: è paura concreta. Chi gestisce un’azienda, un appalto o una concessione sa bene i rischi di esporsi su temi come la magistratura in Italia. È un silenzio che parla da solo, e per chi ancora dubita della necessità di riforma, è un verdetto lampante.
Ieri sera, al Clubhouse dello Sportlife Club di Selargius, Civiltà Futura – Gli Altri Siamo Noi ha ribaltato la narrativa. Ha organizzato “Referendum: istruzioni per l’uso” – un confronto schietto sui meriti reali della riforma, senza filtri. Per il No: il dott. Francesco De Giorgi, magistrato del Tribunale di Cagliari. Per il Sì: il prof. Marco Betzu, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Cagliari. Moderatore: il prof. Francesco Sitzia, ex Preside di Giurisprudenza. E un intervento del prof. Fercia ha alzato ulteriormente il livello.
Senza retorica: uno degli incontri più illuminanti che abbia visto. Esperti che spiegano concetti complessi con chiarezza cristallina, rendendoli comprensibili a tutti. Quando il diritto si racconta così, la democrazia respira. Peccato che fuori da quella sala, tra chi produce e lavora, il silenzio persista. Ma eventi come questo dimostrano una via: informarsi, confrontarsi, decidere con fatti alla mano. Se sei tra chi esita, prova a immaginare: e se quel silenzio nascondesse la chiave per un’Italia più equa?
Buongiorno Professore,
la sua osservazione sul silenzio degli imprenditori è non solo fondata, ma – a ben vedere – anche profondamente rivelatrice.
Quel silenzio non è neutro. È un silenzio che somiglia molto alla paura di esporsi, in un clima in cui la comunicazione pubblica, spesso dai toni esplicitamente intimidatori, rende il dissenso un rischio concreto, non solo reputazionale ma anche personale e professionale.
Perché il punto, forse, è proprio questo: quando determinati soggetti – anche forti della loro visibilità e, talvolta, del loro ruolo o delle loro pregresse attività giudiziarie – diventano protagonisti di narrazioni aggressive, il messaggio che passa è chiaro. E cioè che esporsi può costare caro. E non in astratto.
Non sono mancate, negli anni, vicende in cui imprenditori e professionisti si sono trovati travolti da dinamiche giudiziarie e mediatiche che hanno inciso profondamente non solo sulle loro attività, ma anche sulla loro vita personale e familiare. È inevitabile che tutto ciò produca un effetto di raffreddamento, di cautela estrema, se non di vera e propria ritrazione dal dibattito pubblico.
In questo contesto, il fatto che la gran parte del mondo imprenditoriale scelga il silenzio appare meno sorprendente. E forse anche, dal loro punto di vista, comprensibile.
Resta però significativo che un’eccezione ci sia, ed è quella di Marina Berlusconi, che ha deciso di esporsi pubblicamente a favore del Sì, assumendosi pienamente il peso di una posizione in un contesto tutt’altro che neutro.
Qui la sua dichiarazione:
https://www.tgcom24.mediaset.it/politica/giustizia-marina-berlusconi-referendum-22-23-marzo-si_108853470-202602k.shtml
Ed è forse proprio questa eccezione a confermare la regola: quando il clima diventa tale da scoraggiare la libera espressione, il silenzio non è più solo prudenza. È il sintomo di un problema più profondo.
Quando a Nuoro costituimmo il comitato Vassalli Sardegna sapevamo che sarebbe stato un percorso utile ad informare correttamente l’ elettorato, nel gruppo ci sono persone appartenenti a forze politiche diverse eppure la riforma dovrebbe essere patrimonio comune, divo sempre che ero una giovane donna quando la riforma Vassalli Pisapia prendeva corpo, dopo 40 anni non ho cambiato idea sulla bontà della separazione delle carriere, nel nostro percorso come comitato abbiamo trovato persone che avevano necessità di informazioni, abbiamo chiarito che non ci sarà manomissione della costituzione, abbondantemente manomessa in spregio a padri costituenti evocati adesso, chi ha voluto questo bagno di sangue lo ha fatto per fare una spallata a Meloni, questo mi offende perché io non sarò mai parte di un popolo del sovrano di turno, l’ infantilizzazione cui certa sinistra ha agito nei nostri confronti è vergognosa, comunque vada chi sostiene il SÌ si è sottrattə alla becera propaganda
Mm, fanno così non solo ipoteri, ma anche le loro vittime, e soprattutto le vittime indifese.
Buongiorno,
in uno stato dove qualcuno ha paura di esprimere la propria opinione sicuramente e una democrazia viziata. Ma ciò che preoccupa maggiormente, come suggerisce Lei professore, che dei soggetti interessanti della società non intervengano per dire la loro, sia SI o No, crea non pogo disagio. Abbiamo il dovere ora più che mai di far andare la gente a votare a prescindere dal voto positivo o negativo, altrimenti viene messa veramente a rischio la democrazia.
Per tutti quelli che votano contro ricordate che resterà in vigore una legge fascista frutto Codice Rocco, vi è chiaro cari Kompagni?
Finalmente riconoscerete che “ha fatto anche cose buone” il Duce? 😂😂😂
“La VII disposizione transitoria della Costituzione stabilisce che, fino a quando non sarà riformato l’ordinamento giudiziario, resterà in vigore quello precedente, quello fascista. Anche il codice penale è una eredità fascista. Mentre il Partito Radicale continua ad esigere queste riforme, il Parlamento e la magistratura non hanno sinora sentito questa esigenza”.
Così Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale, in un passaggio della consueta conversazione settimanale questa settimana curata da Roberto Spagnoli.
Puoi riascoltare la puntata integrale dell’intervista al segretario Maurizio Turco on demand sul sito di Radio Radicale:
👉 https://www.radioradicale.it/scheda/777013/.
Se non si esprimono apertamente perché hanno paura e non vogliono esporsi, vuol dire che nella solitudine dell’urna potranno finalmente essere se stessi senza alcuna apprensione….. speriamo
Tacciono in pubblico agiscono in silenzio. I poteri fanno così: qualcun altro parla per loro.