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Caso Becciu: adesso ritroverete il coraggio?

Posted on 18 Marzo 202618 Marzo 2026 By Paolo Maninchedda 6 commenti su Caso Becciu: adesso ritroverete il coraggio?

Questa è l’ordinanza della Corte d’Appello vaticana che annulla tutta l’istruttoria e il dibattimento di primo grado del processo Becciu.
È scritta in italiano corrente, non specialistico, secondo consuetudini espositive diverse da quelle italiane, le quali prediligono i tecnicismi giuridici e rendono inintelliggibili gli atti a chi non sia del mestiere.
Le ragioni dell’annullamento relativo (cioè non di tutto il processo, ma dell’istruttoria e del dibattimento, al punto che entrambi si svolgeranno di nuovo in Corte d’Appello e non dinanzi al tribunale di primo grado) sono tre:
1) sono state violate le norme del Codice di Procedura Penale vigenti all’epoca dei fatti;
2) gli interventi legislativi, a riforma del processo, messi in atto da papa Francesco durante il processo sono sospettabili di essere in contrasto con l’ordinamento vigente e comunque non erano stati notificati anche alle difese;
3) il Promotore di Giustizia non ha reso disponibili alla difesa tutti gli atti, ma anzi li ha mutilati con omissis e secretazioni.

Con tutta evidenza si tratta dei rilievi mossi al processo Becciu, sin dai suoi esordi, da uomini e donne del mondo del diritto e da diversi organi di stampa, rispetto ai quali la giustizia vaticana aveva fatto spallucce in ragione del potere assoluto del Papa che aveva voluto e protetto con suoi atti quel processo, quella procedura manipolata e quella vittima designata, Becciu.

Becciu è la più grave colpa morale di papa Francesco.
Il processo che lui ha voluto e pesantemente condizionato è stato un episodio pessimo di come la stizza personale possa tramutarsi in pena laddove il sovrano sta sopra la legge.
L’esclusione di Becciu dal collegio cardinalizio che ha eletto il nuovo papa è stato l’ultimo atto di una cospirazione che ha nella celebre F. posta, con mano tremante, in clinica dal papa sofferente, in calce all’ordine di tenerlo fuori dal conclave, il suo degno sigillo, degno di un romanzo di Eugene Sue.
Tutto ciò (che non è poco) è stato anche la dimostrazione lampante di come l’organizzazione ecclesiastica della chiesa cattolica sia così subordinata al potere papale, incondizionato e incondizionabile, da sacrificare ad esso ogni verità. Quando il cattolicesimo si fa papismo è insopportabile.
Il male si affronta, come facciamo tutti, con la fatica di vivere, guardandolo in faccia, chiedendo la Grazia di un aiuto, non mettendo le mutande pulite sulle sporche.

Il pronunciamento della Corte d’Appello vaticana significa prima di tutto che papa Leone XIV ha deciso di far fare alla giustizia il suo corso senza interferenze.
Questo, però, comporterà una cosa: l’inevitabile coinvolgimento nella “colpa” dell’acquisto e della vendita del palazzo londinese del cardinale Parolin e di altri soggetti dell’entourage del precedente papa. La verità comporterà una profonda ristrutturazione della Curia (e già il ritorno in Polonia dell’elemosiniere del vecchio papa ne è un indizio).

Forse comporterà anche altro, magari la fine di processi farlocchi fatti da preti compressi dal potere dei vescovi. Se ne è avuta una prova anche in Sardegna, con un processo di cui non si possono vedere le carte, deciso sulla base della testimonianza di un vescovo emerito non più lucidissimo, portato in giudizio “a spalla” da altri due vescovi in carica, a testimoniare su ciò che avrebbe visto aprendo improvvisamente la porta di una stanza di un convento nel quale vivevano al tempo, (papa Francesco parlava di “frociaggine”, termine che a me non piace, ma che rende l’idea di un contesto), sia il vescovo emerito che il vescovo in carica, più la vittima e il carnefice. Ratzinger avrebbe mandato tutta la pattuglia di fratacchioni, lontano dalla sede “frociante” (uso il termine per irritare, per smuovere); invece, i riti ipocriti, li hanno lasciati tutti qui, ma con una vittima processuale oltre la vittima reale.

La cosa che più mi avvilisce, per la fiducia che ho riposto, in passato, nei sacerdoti e nei vescovi, è aver assistito al loro vigliacchissimo silenzio sulla vicenda Becciu.
Non un cardinale si è dimesso in dissenso col papa.
Non un vescovo si è fatto sentire.
I vescovi sardi, molto timidamente e con mille distinguo, hanno dichiarato solo la loro vicinanza al vescovo di Ozieri per essere a processo a Sassari per peculato.
Il minimo sindacale.
Tutti sappiamo che se la stessa indagine sui conti della curia di Ozieri fosse stata fatta retrospettivamente su Cagliari o su Sassari, se ne sarebbero viste delle belle.
Io non sono certo un donatista, ma è indubbio che vedere i vescovi così vigliaccamente subordinati, così indifferenti alla giustizia e così ingaglioffiti sul denaro della Regione, come ha rivelato la vicenda dei soldi alle Caritas, così superficiali nelle politiche culturali (la Facoltà teologica della Sardegna è in declino per colpa loro, però ognuno di loro ha un istituto per le attività culturali, un giornale, uno show estivo, un centro di attività sociale fighissimo e all’avanguardia, tanti social, tanti campi estivi ec. ecc.), tutto questo mi impedisce di considerarli autorevoli, religiosamente autorevoli, e mi porta a iscriverli semplicemente nel baronaggio sardo: loro da una parte, io dall’altra.

Giustizia, Politica, Vetrina

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Comments (6) on “Caso Becciu: adesso ritroverete il coraggio?”

  1. Antonio Ninchi ha detto:
    18 Marzo 2026 alle 14:41

    Papa Francesco purtroppo ha avuto un ruolo determinante nella vicenda kafkiana del Cardinale Becciu. Che dirà la sinistra? Era il loro Pontefice preferito, per le scelte che faceva. O anche stavolta i compagni se la caveranno col solito silenzio imbarazzato? Non ne azzeccano una, neppure nelle Sacre Stanze!

  2. Antonio ha detto:
    18 Marzo 2026 alle 14:15

    che qualcosa non andava ne ce siamo accorti tutti speriamo adesso che venga fuori tutta la verità bisogna vedere se influisce nel processo di Sassari

  3. Stefano Locci ha detto:
    18 Marzo 2026 alle 10:41

    Egregio, persino il sistema giudiziario del Vaticano è capace di porre (in parte) rimedio ad una autentica porcata processuale.
    Il nostro sistema giudiziario, nel mentre, impiega 44 (leggasi quarantaquattro) anni per chiedere un “eventuale” rinvio a giudizio per la strage alla sinagoga di Roma da parte di cinque anime belle palestinesi (oggi ultra settantenni). Chissà perché così tanto tempo ….. Saluti.

  4. Antonio ha detto:
    18 Marzo 2026 alle 08:13

    Buongiorno da Pattada…… finalmente si darà la possibilità a Don Angelino di difendersi dalle false accuse……di questo sicuramente non sarà contento Parolin….

  5. Mm ha detto:
    18 Marzo 2026 alle 07:44

    Che venga fatta giustizia. Non solo nella Chiesa, ma ovunque un capo vendicativo con processi a porte chiuse esclude alcuni a lui non graditi partorendo leggi discriminatorie e promotori di giustizia. Prima o poi i nodi vengono al pettine.

  6. Marco Casu ha detto:
    18 Marzo 2026 alle 07:42

    Finalmente Giustizia e’ stata fatta.
    Francesco si e’ rivelato il Papa peggiore della Storia perche’ la Chiesa ha smarrito con lui la vocazione Teologica della Salvezza per precipitare nel Sociale delle Caritas. Le Diocesi sono afflitte da un terzomondismo cosi’ sfacciato che sta seriamente compromettendo i riferimenti Culturali dell’Occidente.

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