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Stampa sarda giuliva e l’intervista del Procuratore di Oristano

Continua la scelta dei media sardi di oscurare la questione delle procedure amministrative della laurea del Presidente della Giunta regionale. Ai tempi della furbizia, il più furbo è re e tutti gli altri si riconoscono in lui.
Ieri i giornali sardi erano giulivamente distanti dalla realtà. Ne parliamo come dei giornali di oggi perché ‘valgono’ due giorni, data la festa del 1 maggio.
Nell’Unione Sarda troviamo un’intervista lunare al Presidente del Consiglio regionale che teorizza la Sardegna divisa in due province autonome come il Trentino. Benissimo! Torniamo al Seicento, alla disputa sui santi del Capo di Sopra e di Sotto, ai privilegi delle due città della Sardegna e a tutto il resto del territorio sardo condannato al loro servizio. Per il resto, notiziole sulle compensazioni per la la formazione della Giunta e sant’Efisio.
La Nuova Sardegna si guarda bene dall’andare a chiedere conto al Rettore e al Dipartimento di Giurisprudenza di ciò che è accaduto cinque mesi fa (d’altra parte, mi pare che nel 2009 la Facoltà di Giurisprudenza turritana di allora volesse dare la laurea honoris causa a Gheddafi), ricorda i 66 giorni di ritardo nella formazione della Giunta, dimentica la distruzione della continuità aerea a stagione turistica iniziata e tutela il desiderio della Gallura di ritornare ad essere provincia, cioè smentisce ciò che il Presidente del Consiglio dice sull’Unione.
Sull’Unione fa però capolino un’intervista rarissima al Procuratore della Repubblica di Oristano che rivendica lo scrupoloso attenersi ai fatti del suo ufficio, la distanza da intuizioni o da teoremi, il rispetto dell’evidenza dei fatti da sottoporre alla valutazione del giudice.
Credo che il Procuratore sia sincero, ma le cose, viste e verificate dall’altra parte del suo temutissimo ufficio, non stanno così.
Sarebbe interessante e utile pubblicare integralmente gli atti di diversi dibattimenti per le richieste di rinvio a giudizio e vedere come sono finite alcune indagini di grande impatto sull’opinione pubblica e sulla vita delle persone.
Bisognerebbe pubblicare e glossare alcune ricostruzioni della Polizia Giudiziaria a commento di alcune intercettazioni, fondate sull’ignoranza non solo della legislazione regionale ma anche della avvenuta pubblicazione di atti dell’amministrazione regionale che invece vengono spacciati come segreti.
Bisognerebbe verificare l’iscrizione al registro degli indagati per reati gravissimi di persone che non sono mai state raggiunte da avvisi di garanzia e non lo sono neanche oggi a distanza di almeno un triennio dai reati ipotizzati.
Bisognerebbe leggere alcuni profili psicologici d’accatto tracciati sulla base del tono della voce degli intercettati o sulle loro battute o, talvolta, dall’inversione del valore dei contenuti ascoltati, e poi divulgati in più di un processo come se si trattasse non di ipotesi investigative ma di sentenze già emesse.
Bisognerebbe chiedere e verificare quanto siano costate tutte queste indagini inconcludenti fondate sull’ossessione a dimostrare reati inesistenti, alimentate dalla preoccupazione di dimostrare di non aver sbagliato e quindi animate inconsapevolmente dalla compulsiva pulsione a ripetere in eterno l’errore.
Bisognerebbe rendere pubblici i fascicoli personali dei magistrati per vedere quante volte hanno sbagliato e perché, e verificare che cosa si sia fatto e si faccia affinché non continuino a sbagliare qualora si accerti che continuano a farlo.
Vorrei dire al Procuratore di Oristano di provare a immaginare come viva un cittadino che sappia di avere contro una Procura che non trova nulla da anni, che divulga a giumelle con i legali di tante parti, nei processi, profili politico-morali delle persone interessate, ipotetici e non verificati attraverso un giudizio e non riscontrabili nei fatti (che sono inesistenti) e poi legga che, a detta di una persona autorevole e rispettabile come il Procuratore della Repubblica di Oristano, va tutto bene.
Va tutto bene, signor Procuratore, quando in Italia ormai in tanti siamo valutati per la nostra competenza mentre la Polizia Giudiziaria spesso affida ancora le indagini, rafforzate dall’ultima legislazione, a persone di forte determinazione e convinzione ma non di altrettanta provata competenza giuridica, culturale, psicologica e investigativa?
Quis custodiet custodes, signor Procuratore? Avevo fiducia che lo facesse Lei, ma il suo ottimismo mi disarma.
NO, signor Procuratore, non va per niente bene, ma non c’è da preoccuparsene finché esistono cittadini che anche di fronte a Lei stanno in posizione eretta, forti della loro coscienza e della trasparenza del proprio conto corrente, senza paura, nutriti non dal consenso delle masse ma dall’intensità della propria vita spirituale, universo sconfinato sottratto alla giurisdizione di magistrati, carabinieri e guardia di finanza.