Ispezioni forse in Bonafede

Scappa Johnny lo Zingaro e giustamente il ministro della Giustizia dispone un’ispezione. Emerge in un processo che il perito scelto per una violenza carnale non solo non era un medico ma anche che non è più reperibile, e non scatta un beneamato nulla. Chi aveva fatto quelle indagini? Silenzio. (…)

Dove è finito il super testimone che diceva che Succu aveva legato in una dichiarazione le elezioni (fantasma) e i concorsi delle ostetriche? Adesso è difficile sostenere che cinque persone, cui niente era stato chiesto e nulla avevano dato in cambio, erano impegnate in un traffico di reciproche utilità politiche con Antonio. Tanto difficile che si è deciso di tenerlo fuori dal processo. Adesso è difficile continuare a dipingere Antonio Succu come un mostro elettorale senza elezioni, perché per fare un patto fraudolento bisogna essere almeno in due e qui ne mancano cinque (…)

Ciò che però è oggi interessante è il comportamento dei due giornali sardi che riprendono con titoli di apertura la notizia e riprocessano in piazza senza contraddittorio gli imputati. Si chiama ripassaggio, come la carne macinata. Il primo linciaggio pubblico con gli avvisi di garanzia e gli arresti, il secondo, col fine indagini. Il processo prima del processo per fiaccare gli animi, per accreditare l’accusa prima dell’udienza di rinvio a giudizio. Giornalisti che, ovviamente, mica sono andati a verificare le carte su aspetti contraddittori già segnalati. Assolutamente no: esiste solo la voce dell’accusa,(…) Ma la dimostrazione di subordinazione dell’informazione all’unico grande potere sopravvissuto della Prima Repubblica è data dal corrispondente trattamento delle notizie apparse per soli due giorni su un solo quotidiano sardo rispetto alla magistratura oristanese e all’affaire Palamara.
Quegli striminziti articoletti non meritavano approfondimenti, domande, verifiche, ricostruzioni? No, quelli no (…)

Qui siamo a una svolta. In Sardegna i testimoni a carico di molti imputati vengono selezionati in base all’astio: più ne covano, più sono ritenuti attendibili al punto che, in alcuni casi, non ci si è presa neanche la briga di andare a vederne i precedenti penali e ci si è ingoiati a glu glu rappresentazioni odio-rancoroso-sarcastiche di rara raffinatezza viola, cioè del colore dell’invidia (…)

Così oggi apprendiamo, e non ce ne può fregare di meno, che Palamara era socio di un “chiosco” (si fa per dire) a Portu Istana. (…) E d’altra parte di che stupirsi? Oggi La Nuova intervista l’on. Gallus sulla sanità oristanese. Non entro nel merito dei suoi giudizi perché credo risponderanno facilmente altri, e comunque non io perché mi sembra una perdita di tempo, ma mi chiedo perché il giornalista non abbia fatto al consigliere regionale una domanda semplice: lei e/o suoi familiari avete mai avuto interessi in sanità? (…)

È l’inizio di una serie di vicende giudiziarie sul Partito dei Sardi, richieste a gran voce da alcune forze politiche (forze che hanno alzato polveroni spesso necessari a coprire il proprio operato), e attuate da chi poteva attuarle, vuoi per intossicazione colposa da ambiente alterato, vuoi per zelo infiammato dall’odore del sangue della preda potenziale. Orsù, colleghi giornalisti, toglietevi il pannolino, bandite la paura e unite i puntini.

Nei concorsi pubblici, se un commissario favorisce qualcuno che merita meno di un altro, un PM configura il reato, chiede al Gip come minimo l’arresto e poi fa una conferenza stampa. Se in una procedura pubblica un PM trova uno scambio di Sms che attesta la richiesta e la concessione di un favore, arresta beneficiato e benefattore e anche i parenti diretti e indiretti.
In magistratura evidentemente no.
Però, almeno qualche giustificazione, non dico un pentimento, una buona giustificazione forse servirebbe (…)

Io, però, (uso la prima persona per non fare del male a nessuno e perché dal 2015 vivo una battaglia durissima contro un nemico occulto) non sono interessato al gossip; sono interessato a scoprire come sono stati nominati i procuratori della Sardegna, come si comportano rispetto alle loro istanze, se anche loro chiacchierano al telefono, se anche loro chiedono favori, se anche loro militano in partiti interni, che cosa si dicono, che battute fanno, come apparirebbero se le loro conversazioni venissero fate a pezzettini con malvagità da qualcuno della Polizia Giudiziaria che si avventurasse anche (come la Pg fa sempre con i poveri mortali) a tracciare un profilo psicologico degli intercettati per poi affidarlo al pubblico ludibrio (…)

Oggi l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), formalmente un banale sindacato, in realtà un potentissimo luogo di potere attraversato da una guerra civile fatta pagare per intero ai cittadini della Repubblica italiana, regala un esempio plastico di ingiustizia illogica e immorale (…)

Il Presidente della Repubblica italiana, che ieri ci ha chiamati tutti, con fare marziale, ad essere fieri, non ha avuto, dinanzi alla gravità della crisi giudiziaria, la fierezza di agire nelle forme possibili. Il Presidente della Repubblica ha compilato, dinanzi alla forza ostentata di Davigo, una tesina di laurea triennale sui compiti del Capo dello Stato. La fierezza retorica, di fronte al potere vero, è divenuto timido svago dottrinale (…)