Così oggi apprendiamo, e non ce ne può fregare di meno, che Palamara era socio di un “chiosco” (si fa per dire) a Portu Istana. (…) E d’altra parte di che stupirsi? Oggi La Nuova intervista l’on. Gallus sulla sanità oristanese. Non entro nel merito dei suoi giudizi perché credo risponderanno facilmente altri, e comunque non io perché mi sembra una perdita di tempo, ma mi chiedo perché il giornalista non abbia fatto al consigliere regionale una domanda semplice: lei e/o suoi familiari avete mai avuto interessi in sanità? (…)

È l’inizio di una serie di vicende giudiziarie sul Partito dei Sardi, richieste a gran voce da alcune forze politiche (forze che hanno alzato polveroni spesso necessari a coprire il proprio operato), e attuate da chi poteva attuarle, vuoi per intossicazione colposa da ambiente alterato, vuoi per zelo infiammato dall’odore del sangue della preda potenziale. Orsù, colleghi giornalisti, toglietevi il pannolino, bandite la paura e unite i puntini.

Nei concorsi pubblici, se un commissario favorisce qualcuno che merita meno di un altro, un PM configura il reato, chiede al Gip come minimo l’arresto e poi fa una conferenza stampa. Se in una procedura pubblica un PM trova uno scambio di Sms che attesta la richiesta e la concessione di un favore, arresta beneficiato e benefattore e anche i parenti diretti e indiretti.
In magistratura evidentemente no.
Però, almeno qualche giustificazione, non dico un pentimento, una buona giustificazione forse servirebbe (…)

Io, però, (uso la prima persona per non fare del male a nessuno e perché dal 2015 vivo una battaglia durissima contro un nemico occulto) non sono interessato al gossip; sono interessato a scoprire come sono stati nominati i procuratori della Sardegna, come si comportano rispetto alle loro istanze, se anche loro chiacchierano al telefono, se anche loro chiedono favori, se anche loro militano in partiti interni, che cosa si dicono, che battute fanno, come apparirebbero se le loro conversazioni venissero fate a pezzettini con malvagità da qualcuno della Polizia Giudiziaria che si avventurasse anche (come la Pg fa sempre con i poveri mortali) a tracciare un profilo psicologico degli intercettati per poi affidarlo al pubblico ludibrio (…)

Oggi l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), formalmente un banale sindacato, in realtà un potentissimo luogo di potere attraversato da una guerra civile fatta pagare per intero ai cittadini della Repubblica italiana, regala un esempio plastico di ingiustizia illogica e immorale (…)

Il Presidente della Repubblica italiana, che ieri ci ha chiamati tutti, con fare marziale, ad essere fieri, non ha avuto, dinanzi alla gravità della crisi giudiziaria, la fierezza di agire nelle forme possibili. Il Presidente della Repubblica ha compilato, dinanzi alla forza ostentata di Davigo, una tesina di laurea triennale sui compiti del Capo dello Stato. La fierezza retorica, di fronte al potere vero, è divenuto timido svago dottrinale (…)

Il Disegno di legge sulla riforma del processo penale appena approvato dal Consiglio dei Ministri (eccolo qua) ha osato prevedere (art. 3 lettera f) che se i Pm violano i tempi previsti per la notifica del fine indagini, udite udite, incorrano un «illecito disciplinare quando il fatto è dovuto a negligenza inescusabile». Una cosa gravissima! Accipicchia. Ma c’è una novità. I magistrati si sono offesi per la piccola sanzione prevista. Il Segretario dell’ANM dichiara a Radio anch’io: «Prevedere sanzioni per i magistrati sarebbe un messaggio sbagliato e ingeneroso». Altro che poteri subordinati alla legge. Tutti, se sbagliano, pagano. Solo ipotizzarlo per i magistrati è ritenuto sbagliato, pensate un po’! Non si deve neanche pensare di farlo. Siamo al potere assoluto. La richiesta di Salvini dei pieni poteri impallidisce dinanzi a queste pretese. […]

La possibilità della reiterazione del reato produce carcere per gli indagati (e la valutazione del rischio è un fatto eminentemente soggettivo, ma nelle Facoltà di Giurisprudenza non si insegna più che al giudice si richiede sia la subtilitas intelligendi che la subtilitas applicandi), mentre la possibilità della reiterazione dell’errore del magistrato non è neanche astrattamente contemplata. Nella vita comune, chi sbaglia paga; in magistratura, chi sbaglia resta se non scoppia troppo baccano […]

Doccia fredda? Purtroppo no. Il giorno dopo il dibattimento a Cagliari sul ricorso presentato dai legali di Succu, un giornalista giudiziarista molto capace mi aveva detto: «Se non si dimette da sindaco, lo tengono agli arresti».
Succu non è mai stato raggiunto da alcun avviso di garanzia. Si indaga su di lui; lo si intercetta; si sequestrano computer del reparto da lui diretto, ma non gli si manda, per due/tre anni alcun avviso di garanzia. Si acquisiscono prove, addirittura si fa periziare la data di generazione di un file, ma non gli si manda mai l’avviso di garanzia […]