Premessa: che cosa è successo, in breve
L’8 novembre, a Calasetta, il Comune ha concesso una sala pubblica per una conferenza con Pino Cabras e Simone Spiga.
Qualche giorno dopo ho pubblicato su Sardegna e Libertà un articolo dal titolo “Chi sono i nazisti tra noi?”, in cui ricostruivo le problematiche della propaganda filorussa che, consapevolmente o meno, difende una nuova internazionale nera con a capo la Russia di Putin. Mostravo (riassumendo) l’uso di simboli e teorie neonaziste in personaggi e ambienti ideologicamente legati a Cabras e Spiga, da Aleksandr Dugin al network di Russia Today, fino alle associazioni filo-Cremlino attive in Sardegna.
La reazione
Cabras ha pubblicato un testo lunghissimo quasi interamente scritto da un software di intelligenza artificiale intitolato Il Battaglione Papar’Azov e la banalità del ridicolo, che non smonta davvero nessuno dei passaggi centrali del mio articolo, ma prova a travolgerlo con una valanga di allusioni, battute, mezze verità e whataboutism. È la classica tattica argomentativa della Gish Gallop (quella che in Italia viene volgarmente definita come fallacia argomentativa della “montagna di merda”): si travolge l’interlocutore con un misto di argomenti veri, falsi e distorti appositamente in modo che, per rispondere seriamente, servirebbe un impegno molto più grande rispetto a inserire una serie di prompt in un chatbot. Nel suo pezzo vengo dipinto come “maccartista”, “delatore 4.0” e capo di un fantomatico battaglione di paparazzi (?) nazistoidi. Risponderò anche a lui in un prossimo articolo.
Nel frattempo, la pagina ufficiale del Comune di Calasetta ha pubblicato un testo in cui si richiama al celebre principio attribuito a Voltaire (“non sono d’accordo con la tua idea, ma sosterrò fino alla morte il tuo diritto di esprimerla”) dove mi accusava di non avere una chiara idea della democrazia e della libertà d’espressione illimitata. Subito dopo, però, la stessa pagina (in un vero e proprio cortocircuito), ha chiuso i commenti sotto tutti (ma proprio tutti) i post su Facebook, impedendo qualsiasi replica e confronto aperto.
Se vi lamentate e censurate al primo dissenso credo che non sia ben chiara a voi l’idea di democrazia
Per capire certi enti locali italiani non è sufficiente studiare il TUEL (Testo Unico degli Enti Locali). Ma sarà necessario aprire almeno un libro di storia medievale.
A Calasetta non troviamo castelli e latifondi, ma un fortino su Facebook e sale comunali come sala del trono. I nuovi signorotti non hanno titoli nobiliari, ma hanno una sedia girevole da assessore e un potere: il clic del mouse.
Ed ecco che il ponte levatoio si alza.
Il signor Francesco Nocco osa criticare l’amministrazione comunale?
Clic: “Disattiva i commenti”.
Benvenuti nel ducato di Calasetta, feudo digitale governato da assessori che si immaginano ministri e presidenti del Consiglio della Repubblica. Una Repubblica, sì, ma quella delle facusse. Non quella delle banane.
Nell’epoca feudale, il signore controllava il territorio, decideva chi poteva parlare e chi doveva tacere. Qui, nel 2025, la pagina Facebook istituzionale è il castello. I commenti disattivati sono il ponte levatoio alzato. Un clic e il popolo resta fuori.
Nella Repubblica di Calasetta, lo stato di emergenza (anche se sarebbe più corretto parlare di stato “d’eccezione”, per riprendere Schmitt) scatta alla prima critica. Il sindaco diventa l’onnipotente legislatore: deciderà chi parla, chi ascolta, chi verrà cancellato e calerà dall’alto l’informazione ai suoi sudditi.
Al bar di paese? Sì, potete parlare. Sull’agorà pubblica online (Facebook)? No, commenti disattivati.
C’è una sola differenza: i feudatari medievali sapevano leggere il latino. Questi non hanno nemmeno letto (o capito) Voltaire.
Cos’è successo e come siamo arrivati qui, la cronologia della censura
L’8 novembre 2025, il Comune di Calasetta concede una sala pubblica a Pino Cabras e Simone Spiga, due figure note per la loro propaganda filoputiniana. Chi sono questi signori?
- Pino Cabras: Ex M5S, uscito dal movimento quando ha scelto una traiettoria ancora più allineata alle narrazioni del Cremlino su Ucraina e “informazione mainstream”. Cabras si inserisce nel panorama politico italiano che ha sdoganato complotti su vaccini, 5G, scie chimiche e rettiliani. Solo in Sardegna ha presentato il libro Le vere cause del conflitto russo-ucraino a firma di Vladimir Putin e presentato il film di Russia Today Maidan la strada verso la guerra.
- Simone Spiga: Utilizza una pagina web come vetrina pubblica, presentandola come testata, peccato che sia in corso di registrazione dal 2023, sollevando più di un dubbio sulla conformità con le leggi per l’editoria online (L. 47/1948, L. 62/2001). Secondo un report di Europa Radicale, il suo è il sito italiano che più di tutti ha rilanciato Russia Today. È attivo in una campagna sistematica di vittimizzazione della comunità ucraina rifugiata a Cagliari e in un ossessivo revisionismo sui crimini di guerra russi.
Per inquadrare il livello dei personaggi, entrambi sono stati ospiti del Festival Neanche gli Dei a Cagliari: insieme al cristalloterapeuta Stefano Mini, (cura con le pietre magiche) il parapsicologo Piero Calvi-Parisetti (esperto di ectoplasmi) e il medium Noah Tuffanelli (parla coi morti, ma solo se fai il bonifico prima).
Il 16 novembre esce su Sardegna e Libertà un mio articolo dal titolo “Chi sono i nazisti tra noi?”. Un umile suddito di Calasetta ha osato mostrare le ambiguità di ospitare in una sala comunale due propagandisti (senza filtri) di uno stato sponsor del terrorismo. Nello stesso articolo ho parlato approfonditamente dei due personaggi, per farvi una minima idea su di loro.
Poche ore dopo, il Comune di Calasetta va in stato di allerta pubblico-amministrativo. La reazione al mio articolo è un vero e proprio cortocircuito, prima invocano la libertà di espressione illimitata (anche quella di revisionare crimini contro l’umanità), poi chiudono sistematicamente i commenti su tutti i post Facebook. È come invocare il dio della pioggia mentre bruci i campi. Ma almeno il fortino di Facebook diventa impenetrabile.
Dall’uscita del mio articolo, la pagina istituzionale del Comune di Calasetta è una pagina dove il Signore parla e i sudditi tacciono. Addirittura sotto il post sul “Contributo per le partorienti” o sugli “impianti sportivi” i commenti sono disattivati.
Ma vediamo esattamente quello che l’Amministrazione Comunale ha scritto su Facebook.
Lo riporto qui integralmente:
Nel 1906, la scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall parafrasava così il pensiero del filosofo francese Voltaire sulla libertà di espressione. Tale principio costituisce da allora la base della libertà di stampa e di pensiero. Basta questo per riassumere molto brevemente l’intento dell’Amministrazione Comunale di Calasetta, accettando di mettere a disposizione la sala convegni del centro velico per la presentazione dei libri di Pino Cabras e Simone Spiga entrambi sostenitori di tesi ben precise rispettivamente sui conflitti nella striscia di Gaza e di quelli in Ucraina, che si discostano, o per meglio dire che offrono una diversa prospettiva di vedute rispetto all’informazione propinataci quotidianamente dal giornalismo “convenzionale”. Ecco, come il Consigliere Comunale Fabrizio Schirru ha sottolineato nell’introdurre gli autori, la nostra Amministrazione ha voluto dar voce ad un’informazione alternativa, proprio nel rispetto della libertà d’espressione di voltairiana memoria. Nulla di più. Al sig. Francesco Nocco che ci accusa di favorire la diffusione di fake news, rispondiamo tranquillamente che non accettiamo provocazioni di questo tipo e siamo aperti all’ascolto delle opinioni di chiunque anche della sua e della fazione che, con tanto fervore sostiene. Teniamo inoltre a precisare che l’evento è stato pubblicizzato e che lo stesso è stato animato da un dibattito civile e democratico. Cosa che, ci pare, non sia proprio nelle sue corde. Cordialmente l’Amministrazione Comunale di Calasetta
“Nel 1906, la scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall parafrasava così il pensiero del filosofo francese Voltaire sulla libertà di espressione”. La citazione viene usata come un jolly per legittimare qualsiasi opinione (con il sostegno della collettività), anche la più aberrante.
Poi hanno chiuso i commenti.
Basterebbe terminare qui la risposta per capire la contraddizione gigantesca dell’amministrazione comunale.
1 Il Comune scrive: “La nostra Amministrazione ha voluto dar voce ad un’informazione alternativa”.
“Informazione alternativa”. No, è la propaganda di una dittatura.
Facciamo un esempio: se il Comune di Sant’Antioco fosse uno Stato e il Comune di Calasetta fosse un altro Stato e se domani il Comune di Sant’Antioco dovesse invadere il Comune di Calasetta uccidendo 100 calasettani senza alcun motivo e questo eccidio dovesse essere documentato da altrettanti testimoni, famiglie, parenti, giornalisti, osservatori internazionali. Se poi il Comune di Sant’Antioco dovesse dire: «I 100 calasettani sono morti perché hanno mangiato troppo cascà». E se, successivamente, due buffi personaggi dovessero andare nella repubblica di Carbonia a fare una conferenza dove dicono che:
«Sì, i 100 calasettani sono morti, ma perché hanno mangiato troppo cascà». Questa sarebbe “Informazione alternativa” meritevole di uno spazio pubblico? Oppure sarebbe una vergognosa bugia?
2 Il Comune scrive: “Sostenitori di tesi ben precise rispettivamente sui conflitti nella striscia di Gaza e di quelli in Ucraina”.
“Tesi ben precise”. No, si chiamano bugie.
Una precisazione su Gaza. La guerra a Gaza è una tragedia enorme e meriterebbe un’analisi seria a parte. Non è il focus di questo articolo, non sto giudicando nel merito le posizioni sul conflitto mediorientale, ma il fatto che Gaza venga usata politicamente come cornice retorica per assolvere la Russia e normalizzare la propaganda autoritaria. Chiamare “tesi” la propaganda putiniana è come chiamare “ricetta culinaria” l’avvelenamento.
Queste non sono “tesi”.
Non è una tesi negare le atrocità russe documentate dai sopravvissuti, dai testimoni, dalle famiglie delle vittime, da osservatori internazionali, da giornalisti con carriera decennale e internazionali (che non hanno alcun interesse “atlantista” ma che mostrano la verità, molti di questi hanno documentato anche i crimini americani in Iraq, ad esempio) e dalle istituzioni internazionali.
Una domanda: per il Comune di Calasetta sarebbero “tesi” meritevoli di uno spazio pubblico anche:Il negazionismo dell’Olocausto?
- Il neonazismo?
- L’estremismo islamico che predica di bastonare le donne adultere?
- L’apologia della pedofilia?
Se la risposta è no, allora ammettete che non tutte le opinioni hanno diritto allo stesso spazio pubblico, altrimenti sarebbe legittimo far presentare il Mein Kampf (senza alcun contraddittorio) al terrorista, neonazista e filoputiniano Anders Breivik al Centro Velico di Calasetta per il prossimo evento.
3 Il Comune scrive: “Al sig. Francesco Nocco che ci accusa di favorire la diffusione di fake news, rispondiamo tranquillamente che non accettiamo provocazioni di questo tipo”.
“Non accettiamo provocazioni”. No, voi non accettate le critiche.
“Provocazioni”?
Ho scritto un articolo critico. L’ho pubblicato su una testata registrata. Voi avete chiuso i commenti. Io ho esercitato il diritto di critica della stampa libera. Voi avete esercitato la censura amministrativa.
4 Il Comune scrive:
“La fazione, che con tanto fervore sostiene”. Riferendosi a me. La fazione, signori. Caro Fabrizio Schirru e caro Antonello Puggioni, questo non è un derby Calasetta-Carloforte. Questa è la guerra più documentata della storia dell’umanità.
5 Il Comune scrive: “Teniamo inoltre a precisare che l’evento è stato pubblicizzato”.
Dove? L’avete fatto o avete semplicemente dato la sala a due amici senza trasparenza?
6 Il Comune scrive: “Lo stesso è stato animato da un dibattito civile e democratico. Cosa che, ci pare, non sia proprio nelle sue corde”.
“Dibattito civile e democratico” E poi chiudete i commenti.
Voi dite che credete nel “dibattito civile e democratico” e accusate me che il dibattito civile e democratico non sia nelle mie corde. Poi chiudete i commenti su tutti i post Facebook?
Qui noto una tendenza addirittura orwelliana, altroché feudale. In 1984 i tre slogan del Big Brother sono:
- La guerra è pace
- La libertà è schiavitù
- L’ignoranza è forza
I quattro slogan del Comune di Calasetta oggi sono:
- La guerra è pace.
- La libertà è schiavitù.
- L’ignoranza è forza
- La censura è democrazia
7 Il Comune chiude con: “Cosa che, ci pare, non sia proprio nelle sue corde. Cordialmente l’Amministrazione Comunale di Calasetta”.
“Non sia proprio nelle sue corde”. La democrazia e la libertà non sono concetti banali. Ma forse l’amministrazione di Calasetta ha un’idea un tantino infantile su che siano la democrazia e la libertà.
La democrazia non è anarchia, è una struttura di regole. Libertà, pluralismo, protezione delle minoranze: è un insieme di universali procedurali. Non è la banale libertà di lasciare le chiavi di una sala pagata dai cittadini a chi revisiona crimini contro l’umanità, oppure a chi fa l’apologia di regimi autoritari passati o presenti. Altrimenti sarebbe democrazia ospitare una conferenza (senza contraddittorio) dove si nega l’esistenza delle camere a gas.
La democrazia è un sistema imperfetto, ma è il potere ai cittadini e ai rappresentanti: liberi e allo stesso tempo responsabili. La democrazia non è banale come la intende il Comune di Calasetta, non è il diritto di concedere una sala pubblica pagata dai cittadini a chi tutti questi valori vuole eliminarli per svenderli al miglior offerente. Anche se questo può offendere la nicchia complottista di Pino Cabras e la sua campagna elettorale permanente.
Karl Popper e il paradosso della tolleranza “Se estendiamo la tolleranza illimitata anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti, e la tolleranza con essi”. Caro Comune di Calasetta, avete fatto il peggio di entrambi i lati, avete favorito gli intolleranti e avete censurato chi critica (non censura) l’intolleranza.
Chiudo con Voltaire. Perché forse non l’avete mai letto e capito.
Non posso sapere con certezza cosa Voltaire avrebbe pensato di questa situazione nello specifico, anche se voi ne siete così certi. Credo però che si possa sostenere che Voltaire oggi non avrebbe pensato che fosse legittimo agevolare pubblicamente la propaganda di una dittatura. Il fraintendimento che il Comune sembra non capire è proprio la confusione tra il legittimo diritto civile di parola con il sostegno pubblico.
Se un mafioso invocasse la “libertà di espressione” per difendere “le stragi di mafia”, le autorità pubbliche gli concederebbero una sala comunale per una conferenza? No.
Perché non tutte le parole hanno uguale legittimità pubblica.
Quando un’istituzione pubblica come il Comune di Calasetta dà una sala pubblica, non sta semplicemente “permettendo la parola”: sta dando un’aura istituzionale. Voltaire ha combattuto la censura di Stato. Ma questo non significa che lo Stato deve agevolare chiunque parli, soprattutto se dice cose fattualmente false e intolleranti.
Su Voltaire però ho una certezza, di voi avrebbe fatto sicuramente una gran bella satira.

@Bruno
Ho amicizie in Russia e dialogare con esse mi dà modo di capire che Lei non sa di che parla, lo dico con garbo ma con fermezza. Provi a starci qualche settimana e si renderà conto
@ Bruno. Ciò che dice contrasta con ciò che vediamo e sentiamo.
Consiglio spirito critico. Mai sentito parlare di democratura? Di una dittatura che tiene in piedi le forme democratiche ma toglie loro l’essenza, che è la libertà di formarsi un’ opinione ed esprimerla? Di questo passo ci arriveremo o ci siamo già dentro.
Egregio Bruno, il fatto stesso che “tolleri” le sue parole dimostra che sono più tollerante di quanto lei possa sospettare.
Quanto al fatto che la Russia non è una dittatura perché si vota e ci sono più partiti, mi pare un’affermazione illogica: è stato così in tutte le dittature. Ciò che è il contrario di una dittatura è lo Stato di diritto che in Russia non sanno manco cosa sia.
Mi pare che le sue parole suonino un po’ d’insulto ai tanti Navalny, Politkovskaja e in ultimo Roshchyna, uccisa per aver documentato l’occupazione dell’Ucraina. La ringrazio per la concessione delle calendate, che sono certamente meglio delle coglionate proferite da chi è troppo ignorante per sapere di non sapere.
Io non odio nessuno, perché mi sono educato a sconfiggere il male in me. È un esercizio che le farebbe bene, forse imparerebbe a riconoscere oltre che quello personale anche quello storico.
Non mi passerà. Io so resistere. Si rassegni.
La giri come vuole, lei non tollera un pensiero diverso. Un pensiero che, in sintesi- NEGA IN RADICE che la Russia sia una Dittatura. In Russia si vota, c’è un sistema pluripartitico e si elegge un Presidente, non un Dictator. La Russia ha agito per legittima difesa, in difesa dei Russi di Ucraina, in coerenza con lo Statuto delle Nazioni Unite . Per tutelare le sue terre storiche (piene di russi e di Russia).
Poi tutte le sue “calendate” gliele lasciamo esternare tranquillamente.
Lei semplicemente, insieme al suo collega Nocco, ODIA LA RUSSIA.
Per me è legittimo anche questo suo odio. Le passerà…..
E’ necessario conoscere. Maledettamente necessario.
Visto che la discussione e’ planata sui filoputinisti, e’ d’obbligo sapere su Putin. Un sapere, ben inteso, non accomodante, di sterile conforto personale ma fortemente impegnativo: terra terra, il sapere implica responsabilita’ sopratutto verso se stessi.
Quindi, ..per arrivare al dunque, non mi resta che leggere il Putin attraverso la testimonianza di chi purtroppo, e’ defunto a causa del suo farne “oggetto”. Ecco che Anna Politovskaja ed il suo testo “La Russia di Putin” offrono a 360 gradi una panoramica tragica nonche’ molto esaustiva intorno a questa enigmatica figura cosi’ tanto amata da ogni vicino di pianerottolo.
Eh! Perche’ dobbiamo ammetterlo! (Oh, includo anche il mio IO) Abbiamo una insolita tendenza a fare l’apologia dei piu’ spregiudicati mascalzoni .
E nel libro, scritto da chi per esso ha “pagato” con la propria pelle, esce fuori uno spaccato della Russia di autentica emulazione dei periodi piu’ criminali dell’era Staliniana.
Con occhio Deleziano si puo’ orientare lo sguardo , ad esempio, sulla condizione dei singoli militari di leva ridotti in schiavitu’ dai proprio ufficiali (incredibile ma vero) oppure della incipiente corruzione nel sistema penale, nelle menzogne terroristiche di Stato che inaugurarono l’ingresso di Putin nella scena Politica. E tanto tanto altro ancora.
P.s.: per Nocco . sulla questione Ucraina, inviterei a prudenza nel trattamento dello schema Buoni contro cattivi e viceversa; lo scrivo perche’ il conto confusione “Ucraina” ha molteplici sfumature da ambo le parti che sono molto frequenti quando si smette di personalizzare e si osservano i comportamenti dei popoli insieme i propri “apparati”.
Buonasera Emilio Cossu. Grazie mille per il commento. Il testo scritto da Cabras è di circa 5000 parole quindi tutt’altro che breve. Un piccolo ebook, direi. Lo può trovare tra i commenti nel mio precedente articolo scritto per Sardegna e Libertà. Risponderò anche a lui.
Nel mio piccolo, ho sempre guardato l’oggetto del contendere verbale (la Russia e le sue azioni) con la curiosità tipica di noialtri. Tutti i narratori innamorati del tipo di San Pietroburgo, fondano il loro teorema partendo da due variabili: Minsk e i nazisti.
Minsk, anno 2014. Fermi qui, spostate indietro il calendario di vent’anni. 1994, Budapest, 5 dicembre. Io ti dò 1900 testate atomiche e tu rispetterai in eterno la mia sovranità territoriale.
Chi ha tradito quel patto?
Negli anni ’30 del secolo scorso un tipo risentito per il disfacimento del suo paese conquistò il potere e poi iniziò a far fuori gli oppositori quindi andando a riprendersi alcuni di quei territori sfumati. Ecco, se io voglio vedere similitudini a questo comportamento, le vedrei a Mosca. Non altrove.
Sempre grazie per lo spazio.
sarebbe bello sapere quanti hanno partecipato alla conferenza
Buongiorno prof. Maninchedda,
questo articolo è una vera bomba, ma soprattutto è da incorniciare, lo terrò in evidenza su tutti gli altri, perché è un vero trattato sulle libertà di opinione e di parola.
Su Calasetta che dire, conosco il suo ambiente sin da miei anni giovanili (ho vissuto a Carbonia dalla nascita sino al 1969), avevo diverse amicizie, un ambiente pulito e tranquillo, una cittadina per bene che frequentavo periodicamente, il Fibi hotel, gli amici del porto, le corse in spiaggia, le vendemmiate… ancora oggi ho qualche amicizia, due musicisti, un batterista e un musicista pluri strumentale, trovo molto preoccupante ciò che sta’ accadendo oggi, proverò a contattare i miei due amici per sentire da loro perché accadono queste porcate….
A Calasetta sono “diversamente tolleranti”, la risposta dall’amministrazione comunale mi ricorda Alberto Sordi: “io sono io e voi non siete un cazzo”.
Eviterei di usare quei software che presumono di stabilire se un testo è scritto o non scritto con l’intelligenza artificiale, su testi brevi sono assolutamente inaffidabili.
Non si può non applaudire all’iniziativa di sottoporre dati all’attenzione di tutti, in un clima di propaganda che minaccia di farci perdere la complessità della situazione politica globale. Non possiamo permettercelo. E’ in atto un riordino delle sfere di influenza che usa la guerra, la persecuzione, la cattiva informazione per manipolare menti.
L’errore più grande che l’Europa commette è di non studiare e formarsi gli anticorpi contro la propaganda, il noi vs voi, che favoriscono alcuni gruppi, etnie, e dittatori. Il pensiero critico è ciò che ci aiuterà a navigare in questi anni oscuri, non eroici, dove il primo posto è occupato da avventurieri della parola.
Bene! Prus che dignu de Sardegna e Libertà!!!
A parte le incommentabili argomentazioni usate dalla amministrazione comunale è scandaloso l’ uso improprio di una pagina istituzionale che dovrebbe fungere da canale ufficiale per comunicazioni importanti riguardanti gli interessi dei cittadini .
Hanno trovato pane per i loro denti. Morti e affondati…