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Todde: quante bugie sull’energia

Posted on 2 Dicembre 20252 Dicembre 2025 By Paolo Maninchedda 12 commenti su Todde: quante bugie sull’energia

Suggerisco ai lettori di ascoltare questo video.
La tecnica manipolatrice è sempre la stessa: non curarsi della verità dei fatti, ma solo ed esclusivamente della credibilità delle proprie narrazioni.
Niente di nuovo. Sono metodi che esistono e vengono sperimentati dai tempi della democrazia ateniese e fu ciò che la condusse alla tirannide.
Però, sull’energia, è un gioco pericoloso e sporco.

Primo punto: la Todde parte dal Decreto Draghi, esattamente quello di cui aveva negato l’esistenza in campagna elettorale. Proprio la sua omertà intellettuale verso lo strumento che più ha esposto la Sardegna alla speculazione energetica è stato il fattore che ha indebolito le capacità di lettura e di interpretazione della realtà nel momento della massima aggressione al territorio e all’Autonomia.

Secondo punto: del Decreto Draghi ricorda l’articolo che poneva in capo alle Regioni l’individuazione delle aree idonee, ma tace delle due follie frutto della sua incapacità di governo: la “moratoria” e la legge regionale 20/2024. L’occasione allora fu ghiotta per delimitare le aree idonee, ma la Regione preferì indicare invece quali dovevano essere le aree inidonee e fu cassata dalla Corte Costituzionale.
L’incapacità di capire i sistemi complessi fu certificata.
Il danno fatto.
Oggi la Todde dà al governo la colpa del suo difetto di intelligenza delle cose.

Terzo punto: la Presidente nata da un accordo romano scopre l’Autonomia sarda, ma non sa riempirla di contenuti con idee chiare sull’energia.
È l’assenza di strategie sullo sviluppo che sta indebolendo brutalmente l’Isola nei rapporti col governo centrale.
Un esempio?
Il gas.
L’Assessorato dell’industria vuole portare con un tubo il gas da Oristano nel Sulcis.
Costo presumibile?
Circa 2,6 miliardi di euro.
Sostenibilità dell’investimento?
Impossibile, data l’esiguità degli allacci civili e industriali.

Facciamo un confronto semplice che a breve faranno anche le popolazioni del Sulcis.
Costo medio di un impianto eolico off shore (tipo l’impianto Ichnusa previsto molto al largo di Carloforte)?
Circa cinque miliardi di euro.
Occupati? Circa 1600 per la costruzione (4 anni) e circa 400 a regime (per circa 30 anni).
Eurallumina, se rispettasse gli accordi del 2017, dovrebbe occuparne 357.
Qual è l’approccio migliore, portare il gas o accorgersi che è un’idea tragicamente invecchiata?
Quale è la politica migliore, quella dei dinieghi, dei divieti senza idee e degli strumenti invecchiati o quello della politica con grandi visioni che è in grado di spiegare e negoziare anche i suoi no?

Quali sono i vantaggi in bolletta che vuole ottenere la Todde?
Il tema della bolletta è prima di tutto un tema di potere.
La Sardegna in ragione dei cavi con cui è stata collegata, e sta per esserlo ancora di più, non è più separata dal sistema nazionale e deve dunque accettare la tariffa di tutti gli altri.
La Sardegna esporterà energia, molta energia.
Cosa dovrebbe fare la Regione?
Dovrebbe negoziare con il Governo una scrematura delle autorizzazioni in itinere, diminuendo il monte complessivo di quelle evidentemente solo speculative, acquistando autorizzazioni già date e giungendo a limitare la realizzazione degli impianti a un numero ragionevole.
In cambio di che?
In cambio di una tariffa, negoziata con i produttori e riservata sul mercato elettrico ai soli residenti in Sardegna, che renda vantaggioso per iSardi l’uso italiano delle risorse della Sardegna.
Invece, questo risvolto della vicenda sfugge alla Todde, non lo sa impostare, non lo sa interpretare.

Infine la Todde muove al governo nazionale l’accusa di orchestrare la speculazione energetica.
È un’accusa grave.
Dovrebbe andare a riformularla in Procura.
Oppure, se è solo una parola dal sen fuggita, accorgersi che è la sua incapacità la migliore alleata degli speculatori.

 

Energia, Giunta Todde, Politica, Vetrina

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Comments (12) on “Todde: quante bugie sull’energia”

  1. Carlo ha detto:
    5 Dicembre 2025 alle 11:44

    E però l’off shore visibile dalle coste non lo vuole nessuno. Giustamente.

  2. Mario Pudhu ha detto:
    3 Dicembre 2025 alle 08:00

    @Alberto Mario
    Importante meda su chi naras! Tzertu, si unu perdet su triballu cheret che si campet cun d-un’àteru. E no cun sa disocupatzione o pistendhe abba! Inoghe agatamus gai ocupatzione chi semus diventendhe unu desertu de zente.
    Ca bi at logos e logos e in Sardigna no semus in Iscótzia!
    E inoghe, no de no “innalzare barricate”, no faghimus mancu de barras (prus che àteru semus barrosos e iscazados, iscallaus, fatos a biculedhos/indivìduos, monades, rena impastada chentza tzimentu, divisos in chentu e unu partidedhu e cambaradas de importatzione tricolore, «in balia» de àtere in aterue e chentza balia nostra inoghe ma antzis a innangarùmine mìseru e miseràbbile ‘politico’ baliendhe e batindhe donzi aprofitamentu de impositzione:
    – de sa “autonomia” a gana mala e dipendhéntzia a gana bona,
    – su 60% de sos polìgonos militares ad bellum parandum ca los istrobbat inue bi at fintzas tropu zente,
    – sas indùstrias chi no cheriant inue bi ndhe teniant e tenent fintzas tropu e adatas a pinnigare sos miliardos de sos “piani di rinascita” issoro,
    – sas presones a esportazione de sos presoneris, e como a invasione eólica e fotovoltàica a chilòmetros cuadros in terra e logu paris.
    – E una cosa chi neune cheret chircare: s’irvilupu màchina de gherra a bìnchere sos àteros ILLIMITADU INSOSTENIBBILIE IRBARIADU MACU in totue e inoghe puru a distrutzione de zente, de benes fatos, de logu e a muntonarzu in terra in mare e fintzas in sas aeras.
    E no chirchemus sa “occupazione”: sempre de prus a disocupatzione e impreu de sa zente a fàghere nudha, bagamundhare irfainados meda e però a consumismu “forzato” e ispintu totu a di tutto e di più a còmpora e frundhi, usa e getta, antzis solu compra e getta.
    E nois Sardos podimus annùnghere s’ischifu e grisu o àscamu chi faghimus a nois etotu, fossis própriu a bàntidu e a barra posta, ma in sa cusséntzia a birgonza e a cara in terra. De su restu, fintzas cussos bàtoro chi nachi sunt sa bandhera sarda los ant apicados a s’asta chi resurtant abbaidendhe a terra, no a in artu: nos ant postu a cara in terra, si semus Sardos pessendhe małe de nois etotu ca sos “àteros” sunt totu menzus de nois!…
    Brava gente: a sos batos (e nois in sardu za namus “batosmoros” e semus batossardos) lis colant sa manu in sa coa e sunt cuntentos.

  3. Alberto Mario ha detto:
    2 Dicembre 2025 alle 20:31

    “Gigantesche fattorie eoliche sorgono al largo della Scozia, alleviando il dolore del declino del petrolio” è questo il titolo di un interessante articolo di Stanely Reed pubblicato sul New York Times del 27 novembre 2022, il cui sottotitolo è “I lavoratori del settore petrolifero e del gas, che perdono il lavoro a causa del declino degli investimenti nei combustibili fossili, trovano lavoro nel settore dell’energia eolica” https://www.nytimes.com/2022/11/27/business/scotland-wind-farms-offshore.html.
    Nonostante siano passati tre anni trovo che sia ancora molto attuale perchè consente di capire quale possa essere l’impatto positivo della transizione energetica in aree il cui sviluppo, per decenni, si è basato sullo sfruttamento delle fonti energetiche fossili (gas, petrolio, carbone). Se si guarda all’eolico off shore, oltre alla dimensione dell’investimento volto alla realizzazione dell’impianto, vanno considerati i posti di lavoro diretti ed indiretti nella costruzione. e manutenzione dei parchi eolici, il re-skilling e up-skilling degli operatori che hanno un background nei settori che sono venuti meno, gli investimenti per la riqualificazione e rigenerazione delle aree portuali e urbane. Tutti aspetti di cui nessuno parla mai, ma in parte richiamati nell’articolo. Senza dimenticare la possibilità per le comunità locali di contrattare anche forme di fornitura di energia agevolata per persone e imprese. Insomma, invece di dire sempre no ed “alzare le barricate”, forse, per una volta, varrebbe la pena di pensare in maniera “divergente”, generando idee nuove e originali.

  4. Francesco Porcu ha detto:
    2 Dicembre 2025 alle 20:20

    In Sardegna c’è un’isola dove vivono degli asini speciali che come dicono i ns pastori sono particolarmente baddinosi…..così come sui temi importanti e un po’ come provare a lavare la testa a quegli asini……..

  5. Ephisi ha detto:
    2 Dicembre 2025 alle 18:01

    Peccato, il video che Lei suggerisce di ascoltare non è più disponibile.

  6. Ariovisto ha detto:
    2 Dicembre 2025 alle 14:42

    Vorrei ricordare, ma basterebbe leggere il decreto Draghi, che furono determinate nell’occasione le aree già idonee (art. 20 comma 8) e pure l’impossibilità di moratorie.

  7. Enzo ha detto:
    2 Dicembre 2025 alle 14:23

    In verità ancora non è chiaro quanto sia soverchiante il progetto italiano di usare il territorio sardo per approvvigionarsi di energia green. Ribadisco – l’ho già fatto qualche settimana fa – lo stato dell’arte. A pieno regime, ovvero una volta in funzione il Tyrrhenian Link più i due cavi esistenti SaCoI e SaPeI (uno dei due a breve prevede un ammodernamento) potranno veicolare 2,4 Gw di capacità. Significa che in quei tre cavi potrà transitare un totale di 9,8 Twh di energia in un anno solare. Per dare una idea di quanto sia, si tratta di circa la metà dei consumi elettrici di tutta la Sardegna.
    Attenzione: consumi elettrici. Quelli termici sono un’altra cosa, a parte.
    La potenza di FER necessaria per produrre tale quantità di energia è pari a 6,5 Gw. Curiosamente, cifra discussa a maggio 2024 dal ministro Pichetto e dalla governatrice.
    ..
    NOTA BENE: al momento, con la tecnologia attuale e in assenza di ulteriori cavi da posare sotto il mare, di più non ne può passare. Per il momento, l’energia non vola.
    ..
    Adesso scattano le malizie. Non si conosce il numero complessivo dei progetti FER che sono stati presentati in Sardegna (a febbraio 2024 erano circa 700 su un totale italiano di 1500, ma è evidente che qui si corre veloci verso quota mille, ammesso e non concesso che tale quota non sia stata già raggiunta), ma tutti hanno una caratteristica: si accompagnano a una richiesta di connessione alla rete elettrica nazionale. Dunque, ciascuno di loro vorrebbe “passare” per i cavi per far andare il registratore di cassa. Ma tutti non possono passare ammontando una potenza complessiva che va verso i 100 Gw, quindi chi può escludere che a breve non salti fuori qualche altro cavo sottomarino, un raddoppio del TL, o qualche altro artificio?
    ..
    L’altra malizia, si fa per dire, è l’immobilismo della giunta regionale, che dovrebbe creare un Piano Energetico Regionale dove spiegare che energia vuole, come ottenerla, come distribuirla e – udite udite – a quale prezzo. Perché nello Statuto Autonomo questo potere c’è: Articolo 4, comma “e” – produzione e distribuzione dell’energia elettrica; Sarebbe abbastanza curioso poter produrre e distribuire energia e farci imporre il prezzo dall’Italia.
    ..
    Domanda: come mai di PER non se ne parla? La giunta finge di offendersi per il decreto meloniano, che aggiorna il famoso decreto Draghi, ma non fa nulla né per evitare l’assalto predatorio né per programmare ciò che serve a noi. E il sospetto, poco malizioso purtroppo, è che alla fine il disegno sia di renderci talmente impreparati, deboli e senza risorse per far arrivare chi mette il lucchetto all’ennesima servitù. Energetica in questo caso, ma esattamente come hanno fatto con quelle militari (eh, portano buste paga), quella petrolchimica (eh ci danno lavoro anche loro), o cosine simpatiche tipo le fabbriche di armi, la Cayenna di stato, i trasporti che continuano a essere un insulto.
    ..
    Il tutto nel silenzio assordante di chi dovrebbe parlare. Anzi no, qualcuno parla (non mi riferisco al titolare della pagina, sia chiaro) per accusare Meloni e i suoi come se tutto fosse nato a settembre 2022, ma quando gli si fa notare che pure loro hanno lasciato qualche impronta, scappano per andare altrove a raccontare la loro narrazione. Purtroppo, gli schiaffi alla Sardegna sono arrivati da tutte le parti: destra, sinistra, centro, movimenti. E, ahinoi, pure da diversi movimenti identitari che si proclamano indipendentisti.
    ..
    Sempre grazie per lo spazio.

  8. Antonio ha detto:
    2 Dicembre 2025 alle 14:13

    come mai i comitati protestano se come dice la signora erano d’accordo sul decreto 20 come mai hanno raccolto 210mila firme contro il famoso decreto cita l’articolo 20 comma 4 e si dimentica del comma7 , signor Paolo oramai l’unione sarda e la Nuova Sardegna sono diventati fans della Presidente forse per paura di perdere i contributi ?????

  9. Luce ha detto:
    2 Dicembre 2025 alle 12:42

    A che punto siamo col tribunale delle acque per la gestione dell’Idroelettrico?

  10. Mario Pudhu ha detto:
    2 Dicembre 2025 alle 08:12

    … ancora cun su tubbu de su gas sunt afariados?! Inoghe semus prenos de ignorantes tzegos o a ogros serrados o presumidos o àteru peus chi ancora no cherent bìdere chi in Sardigna che istat apenas 67 pessones a chilómetru cuadru!
    Inoghe no semus in s’Istivale chi ndhe tenet tres bortas tantu!
    O che ant a leare su tubbu a bidhas e bidhighedhas puru cun famìllias de una e duas pessones e domos meda serradas tra emigrados e mortos? E candho su tubbu ndhe l’ant batidu a Portovesme e ponimus chi serbat a Portoscuso, Carbónia e Sant’Antiogu (e pro ischire comente sunt fatos!) e in mesu Santu Giuanni Suérgiu cun d-una populatzione de mancu semiza pessones ispartinadas in prus de bàtoro partes atesu de pare (Fratziones) e una mirìade de domos peri sos campos (meraus) e fintzas sìngulas, ite rete faghent? O los lassant disizendhe su gas? Candho si lis poniant su fotovoltàicu in domo no tiant devastare su logu irfossendhe pro interrare tubbos. Custu in logu totu in paris. Ma pessade a cantas bidhas in logu de monte!

  11. Raffaele Corrias ha detto:
    2 Dicembre 2025 alle 08:01

    Buongiorno Professore., come Lei fa notare la Sardegna è e sarà sempre più collegata attraverso “cavi” al sistema nazionale. Ha ancora senso parlare di autonomia?… posto che un senso ci sia mai stato.
    Personalmente ritengo che l’energia debba essere prodotta sul posto dove è necessaria.
    Malgrado l’energia venga prodotta in Sardegna dipenderemo comunque da roma.
    È la morsa finale.

  12. Paolo ha detto:
    2 Dicembre 2025 alle 07:54

    Un ottimo riassunto delle verità nascoste ad arte dalla Presidente Todde. Proprio oggi l’Unione Sarda, pubblica un articolo sulla questione aree idonee, ma non abbastanza esaudiente come quello del professore.
    https://www.unionesarda.it/news-sardegna/aree-idonee-si-riaccende-la-protesta-dei-comitati-per-lisola-sara-un-disastro-slblv1s3

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