È stata convocata l’Assemblea dei soci di Abbanoa con, all’ordine del giorno il seguente punto:
“Scenario regolatorio e societario connesso alla possibile richiesta di restituzione dell’aiuto di Stato di cui alla Decisione della Commissione C (2013) 4986 del 31 luglio 2013, presa d’atto degli indirizzi di EGAS e delle valutazioni e analisi svolte. Indirizzi sulle modalità di restituzione dell’aiuto di Stato erogato dalla Regione Autonoma di Sardegna e relative condizioni. Decisioni conseguenti“.
Si continua, così, nell’equivoco.
Si trasferisce ai sindaci della Sardegna l’errata sensazione che si stia procedendo alla restituzione di un aiuto di stato senza dire che sul piano societario si sta diminuendo il capitale della società di circa il 90%.
Che si tratti di diminuzione di capitale, peraltro proposta in violazione di precise norme di legge è quanto sostenuto da un membro del collegio sindacale, il cui parere, agli atti del Consiglio di Amministrazione, non è stato inviato ai sindaci in vista dell’Assemblea.
A scanso di equivoci, eccolo qui.
Spero vivamente che il Presidente del Cda di Abbanoa mi denunci a qualche autorità per aver pubblicato il parere che lui nasconde, così anticipiamo i tempi di ciò che farò io alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica, non foss’altro perché registro un clima omertoso intorno a questa vicenda.
Ho fatto nei giorni scorsi un accesso civico agli atti all’Egas, chiedendo il parere legale Bonelli Erede (del quale il membro del collegio sindacale di Abbanoa scrive: “Si rileva inoltre che nessun dei documenti finora utilizzati ha esaminato gli aspetti fiscali, tecnici e penali dell’operazione così come evidenziato nel parere dello Studio Legale Bonelli Erede dove tra le premesse iniziali dichiara di non aver affrontato tali fattispecie“), la relazione dell’advisor finanziario di Egas (che ha specificato che la diminuzione di capitale determinerà una crisi di finanziaria – nei rapporti con le banche – e di cassa già dal 2026) e i verbali del Comitato Istituzionale d’Ambito e della Commissione del Controllo analogo. Il DG di Egas ha ritenuto di prendersi dieci giorni per verificare che non vi siano controinteressati (sarò curioso di capire e vedere quali, ma sono molto determinato a farmelo dire da un giudice), così questi atti saranno disponibili solo dopo l’Assemblea di Abbanoa. Che volpi!
Ancor più equivoco il percorso che ha portato a convocare l’assemblea dei soci per ricevere indirizzi su un percorso in realtà già avviato dal Cda senza linee di indirizzo dei soci e tantomeno del socio principale, la Regione.
In sostanza si sta scaricando la responsabilità del processo, già avviato, sui sindaci.
Fossi un sindaco, il prossimo 12 dicembre non prenderei alcuna decisione e chiederei all’Avvocatura dello Stato un parere legale sul percorso e sugli obiettivi concordati tra Abbanoa e Egas per non svolgere la gara (ed è già grave che il soggetto che doveva bandire la gara, l’Egas, si sia messo d’accordo con un soggetto che doveva parteciparvi, Abbanoa, con la Regione, azionista principale completamente muto, cioè senza alcun atto politico e amministrativo che certifichi ufficialmente la sua posizione).
La fortuna di questo modo di procedere è che la Guardia di Finanza, per difetto di cultura e di attenzione, non sta capendo nulla di quel che sta accadendo.
In realtà è accaduto questo.
La società Abbanoa, in ragione di leggi europee, nazionali e regionali, nonché di delibere di Giunta, avrebbe dovuto prepararsi a partecipare alla gara che l’Egas ancora oggi dovrebbe bandire, se rispettasse le leggi e gli accordi con l’Unione Europea. L’assurdo è che nella delibera di indirizzo, quella messa all’ordine del giorno di Abbanoa, la decisione sulla non celebrazione della gara (cui non ha partecipato il sindaco di Cagliari, facendo benissimo a sé e alla città) è subordinata all’acquisizione dell’indirizzo da parte della Regione, la quale, invece, tace.
Non c’è una sola Direzione generale della Regione che si sia pronunciata su questo processo.
Non c’è una sola delibera di Giunta regionale.
Non c’è una legge.
Niente.
Il quadro normativo e amministrativo vigente obbliga Abbanoa e Egas a comportamenti differenti, eppure Abbanoa va dritta con le delibere dei suoi soci prive di qualsiasi istruttoria amministrativa dell’Amministrazione regionale.
Questa operazione, come dicevo, consiste nella diminuzione del capitale sociale di Abbanoa per ragioni diverse e contrarie a quanto previsto dalle leggi.
Il membro del Collegio sindacale che ha avuto il coraggio di mettere per iscritto il suo parere ha ricordato al Cda (che lo ha nascosto ai soci) che è lo Statuto a determinare la natura del capitale di Abbanoa: “La natura del capitale sociale e della riserva statutaria di cui all’art 6, comma 3, dello statuto sociale presuppone che la Società Abbanoa abbia una dotazione di mezzi propri pari a complessivi 313.775.415 milioni di euro“. Non si può diminuire questo ammontare se non per specifiche ragioni previste dalle leggi, che nel nostro caso non ricorrono: “Inoltre dall’esame degli atti non si ravvisano le motivazioni congrue e razionali, così come previste dalla giurisprudenza e dalla prassi, per la riduzione reale del capitale sociale, come ad esempio l’esubero del capitale rispetto all’attività svolta“.
La cosa disdicevole è che la modifica dello Statuto della società, che è un atto importante, viene nascosto nella dell’Assemblea dei soci, cioè dei sindaci della Sardegna, convocazione sotto la dizione: “Decisioni conseguenti”. Vergognatevi!
L’alibi di questo pastrocchio immane, che però è stato venduto alla gente molto bene, è stato quello di voler mantenere l’acqua pubblica.
Una stupidaggine di proporzioni colossali, ma così semplice da veicolare da risultare vincente anche nei palazzi di Giustizia e nelle caserme della Guardia di Finanza, dove sono evidentemente convinti che si tratti solo di restituire un prestito (che non esiste; si tratta di capitale, quel capitale che ha consentito di garantire il servizio) o di una furbata per evitare una procedura d’infrazione (quando ho sentito questa cazzata solenne, ho riso a lacrime, perché semmai è un percorso che certamente determinerà l’apertura di una procedura di infrazione perché viola leggi e decisioni europee).
L’acqua è pubblica e rimarrà pubblica, perché così vogliono le leggi.
Ciò che il Movimento Cinquestelle sta cercando di realizzare è il controllo politico della gestione dell’acqua, una gestone che in un anno è tragicamente peggiorata per l’abbandono di tutte le buone pratiche che si erano avviate per tenere sotto controllo una rete vecchia e un sistema di approvvigionamento che necessita di importanti riforme di processo (sono troppi gli enti coinvolti nel governo della risorsa idrica). I grullini vogliono non l’acqua pubblica (che già lo è), ma l’acqua regionale gestita da loro, questo è l’obiettivo.
Faccio un esempio per essere più chiaro.
Abbanoa avrebbe dovuto prepararsi alla gara lavorando sui propri livelli di efficienza.
Avrebbe potuto ottenere una proroga dell’in house, obiettivo assolutamente alla portata di una gestione che avesse avuto uno standing manageriale adeguato al confronto con Bruxelles.
In subordine, Abbanoa avrebbe potuto cercare un partner privato, coinvolgerlo nell’azionariato e nella gestione, e avere così un’altissima probabilità di vincere la gara.
Sto parlando di cose marziane.
Qualcuno spieghi al protobulgaro presidente di Abbanoa (lo stesso che per ragioni ideologiche e non di efficienza gestionale sta internalizzando 500 addetti alla manutenzione, di cui riparleremo nei prossimi anni) che Acea, la società dell’acqua di Roma, ha un azionariato così composto: 51% pubblico, 23,3% i francesi di Suez, 5,4% Gaetano Caltagirone e 20% mercato.
Non c’è un solo scemo sulla faccia della terra che pensi che Acea non sia una società pubblica!
Non solo: l’ad di Acea (uno che viene da Morgan Stanley, Fincantieri e Cassa Depositi e Prestiti) ha recentemente dichiarato: “Ritengo che ci possa essere un sano connubio tra una visione di medio-lungo periodo tipica dell’azionista pubblico e lo stimolo del privato focalizzato sul rigore della gestione“. Già, il “rigore della gestione”, esattamente quella che si aborre in Sardegna a favore della gestione politica del servizio, degli investimenti e del personale.
Abbanoa sta andando con i motori avanti tutta a sbattere sugli scogli e siccome io esposi il mio osso del collo per salvarla e garantire davvero ai Sardi l’acqua pubblica, lotterò in tutte le sedi perché emerga la verità di una politica dissennata.
Un’ultima annotazione per il placido Pd.
Leggo sul giornale di oggi che l’ex presidente dell’Egas Albieri, passato da indipendente a militante del Centrodestra, è stato votato ieri, nell’assemblea del neoletto Comitato istituzionale d’Ambito, da un’alleanza adulterina tra la presidente Todde e quattro consiglieri di centrodestra.
Albieri doveva ricevere il premio per essersi prestato alla rischiosissima pantomima che ho descritto nelle righe precedenti, ma ciò che più è rivelatore è che la Todde, quando vuole una cosa, non ha appartenenze politiche.
Questo è il suo vero volto, prepotenza e stizza politica.
L’avete voluta, adesso tenetevela.
Prossima casella che la Todde metterà sarà il DG di Egas, appena Meloni andrà in pensione.
Auguri di cuore a questo campo largo fatto di prepotenza, ignoranza, potere e arbitrio.

Che Abbanoa vada di male in peggio è un preciso disegno finanziario.
prevedo che….tra 4/5 anni dovremmo aprire il portafoglio….x pagare le cazzate fatte da questi incompetenti dei 5 stalle e il partito dei Borghesi…
In pratica a fronte di una legge che prevede il passaggio di parte del capitale azionario di Abbanoa dalla regione ai comuni , Abbanoa convoca regione e comuni affinché decidano di ridurre il capitale di Abbanoa per pagare la regione. Qual quadra non cosa.
Quanto a Egas, per mettere il DG al posto di Meloni (di cui non si sentirà la mancanza) la Todde deve prima mettere il Presidente.
Siccome le basta un voto i sindaci di Cagliari e Tissi si sono astenuti, visti i precedenti, non stupirebbe uno scambio tra assessorato e presidenza o un colpaccio di Cuccureddu.
Non so a quel punto cosa farebbe il Segretario PD.
Diciamo che Giorgio Oppi (che mai avrei pensato di rimpiangere), per dirne uno, avrebbe già scatenato un inferno preventivo in consiglio (comunale e regionale). Così tanto per gradire.
intanto qualcuno che deve intervenire dorme tranquillamente
… campo largo politico: sas matessi initziales de “casinu largu polìticu”!
Che unione!!!
Totu e totugantos chentza birgonza ca in sa gherra a VINCERE E VINCEREMO de fascistìstica memória no b’at birgonza e cusséntzia: est màchina de gherra! L’amus a ammentare a bàntidu…
E pessade si b’at birgonza e cusséntzia in sos casinos! Bella unione sarda!… Cosa de importatzione, regalu d’oltremare.
Si scrive una triste pagina di storia che fra 2 al massimo 3 anni porterà alla crisi finanziaria di Abbanoa creando un grande caos non solo a livello di servizi ma anche a livello occupazionale. Naturalmente verrà poi risanato tutto ma sempre con soldi dei privati cittadini.