L’8 novembre 2025, nella sala pubblica del Centro Velico di Calasetta, è andata in scena la burocrazia del silenzio. Uno spazio amministrato da rappresentanti eletti è stato concesso a figure documentate come propagandisti di guerra, senza alcuna comunicazione pubblica, senza trasparenza, senza dibattito democratico. A illuminare le sedie vuote, il piccolo cerchio dei fedeli e l’assessore comunale Fabrizio Schirru.
Calasetta ha attraversato un momento che richiama esattamente la lezione arendtiana sulla “banalità del male”. Qui non c’è violenza plateale o fanatismo dichiarato, ma il pericolo di un male che si insinua nella vita quotidiana attraverso l’assenza di giudizio critico, il conformismo, la meccanica esecuzione di un compito burocratico senza domande né scrupoli. Non demoni, ma persone ordinarie che smettono di interrogarsi sulle conseguenze delle proprie azioni.
Pino Cabras, l’amore per la pace e il giustificazionismo della guerra. Pino Cabras è responsabile esteri di Democrazia Sovrana Popolare (DSP), partito che riprende alcune idee “buone” dell’estrema destra con alcune idee “buone” dell’estrema sinistra. Il partito è stato co-fondato dall’ex comunista Marco Rizzo e da Francesco Toscano.
Il 9 novembre 2024, il partito DSP ha organizzato la proiezione del film di Russia Today “Maidan, la strada che porta alla guerra” a Oristano presso il Teatro San Martino, con la partecipazione di Pino Cabras e Vincenzo Lorusso (in videocollegamento), un italiano che vive illegalmente nel territorio ucraino occupato dalla Russia, e che lavora per l’agenzia di stampa finanziata dal Cremlino «International Reporters». Nel febbraio 2025 consegna alla portavoce di Lavrov, Maria Zakharova, più di 10.000 firme di italiani (tra cui l’anziana ballerina di San Pietroburgo Ciolanka Sbilenka e la Cuoca di Kalilingrad Galina Cocilova) per una petizione che chiede “scusa alla Russia” per le parole di Mattarella che ha paragonato la Russia al Terzo Reich.
Cabras ha co-fondato Pandora TV con Giulietto Chiesa, una piattaforma che aveva l’esclusiva della distribuzione di Russia Today in Italia.
Il 15 febbraio 2025 viene presentato il cosiddetto libro di Putin a Elmas «Le vere cause del conflitto russo-ucraino». Sul palco: Pino Cabras e Francesco Toscano, l’editore del libro e co-fondatore del partito DSP, il pacifista responsabile di un intervento dove auspica la “liberazione” (se così si vuol chiamare), dell’Europa da parte degli USA e della Russia. L’evento è stato organizzato dall’associazione LADA Sardegna-Russia.
Un altro dettaglio, che lo inserisce nell’ecosistema tra il post-antivaccinismo e il filoputinismo, è stato il suo commento alla morte dell’oppositore russo Alexei Navalny: “morto per un malore improvviso” a suo dire e non per il trattamento disumano ricevuto dopo torture documentate in seguito alla pubblicazione del documentario di denuncia della corruzione del regime di Putin.
Tuttavia, se da un lato, Cabras fornisce un certo tipo di credibilità (ex-deputato e partito nazionale), dall’altro la scelta di affiancargli Simone Spiga è difficile da comprendere. Perché un’amministrazione comunale decide di aprirgli le porte di una sala pubblica?
Simone Spiga e il megafono di propaganda russa. Simone Spiga gestisce ReportSardegna24, un blog che dichiara di essere “in fase di registrazione” dal 2023 presso il Tribunale di Cagliari. Non è verificabile online se la domanda sia stata davvero presentata, se sia stata rifiutata. La dicitura “in fase di registrazione” potrebbe servire a conferire credibilità istituzionale a quello che è, fattualmente, un blog ordinario gestito da un individuo. Non è una testata giornalistica registrata. Non ha un direttore responsabile formalmente designato. Non ha alcuna responsabilità editoriale strutturata.
Eppure, il fatto che Spiga dichiari pubblicamente “registrazione in fase” crea nel lettore ordinario l’impressione di trovarsi davanti a una piattaforma informativa seria e formalmente riconosciuta.
Spiga ha avuto un ruolo operativo:
- Nella moderazione delle proiezioni di Russia Today a Cagliari;
- Collabora con LADA Sardegna-Russia per amplificare eventi filoPutin;
- Rilancia su ReportSardegna24 tutti gli eventi della rete filorussa e le narrative propagandiste d’Italia;
- È il canale di amplificazione principale della propaganda filorussa nel sud Sardegna (ed è uno dei più attivi in Italia).
Secondo il report di Europa Radicale, ReportSardegna24 risulta essere il sito italiano che ha rilanciato più di tutti la campagna di Russia Today in Italia.
Cosa significa concedere uno spazio pubblico a un produttore sistematico di disinformazione. Concedere il Centro Velico a Simone Spiga significa legittimare istituzionalmente un individuo documentato come diffusore sistematico di fake news che criminalizza una comunità di rifugiati, che nega crimini di guerra documentati e che organizza la distribuzione di propaganda controllata direttamente dal Cremlino.
Apologia del putinismo, l’uso del simbolo Z e il sostegno a Dugin. Il 21 aprile 2022 (e non solo) Simone Spiga pubblica sui propri canali social un’immagine della lettera Z costruita con il nastro di San Giorgio.
La Z è l’identificativo ufficiale delle forze armate russe e dei mezzi da guerra durante l’invasione dell’Ucraina.
Media internazionali definiscono la Z come «la nuova svastica», per la sua funzione contemporanea di simbolo di propaganda di guerra, identificazione militare dell’aggressore, vessillo di un’invasione.
Il neonazismo, ciò di cui Spiga accusa i rifugiati di Cagliari ma non riconosce nel neonazismo strutturato russo. Spiga, come diffuso nei suoi social, sostiene la narrativa ideologica di Aleksandr Dugin, pensatore di estrema destra eurasiatica, fondatore del partito nazionalbolscevico insieme a Eduard Limonov nel 1993, un partito che metteva insieme, a loro dire, le idee “buone” del nazismo e le idee “buone” del comunismo, la rappresentazione perfetta è proprio la bandiera del partito: una falce e martello con come sfondo la bandiera della Germania nazista. Dugin ultimamente è di nuovo al centro dell’attenzione per l’organizzazione della cosiddetta Internazionale Nera (che coinvolge 15 organizzazioni neofasciste e neonaziste in tre continenti) e che si raduna regolarmente a San Pietroburgo. Per l’Italia ha partecipato il movimento neofascista Rete dei Patrioti. I principali ispiratori di Dugin, come da lui dichiarato sono tra i vari Julius Evola, Ivan Ilyn, Carl Schmitt, Oswald Spengler e René Guénon. Tra le idee di Dugin c’è la proposta di una Quarta Teoria Politica (come da lui definita), che dovrebbe superare le ideologie fasciste, socialiste e liberali, per riproporre delle idee ultraconservatrici, tradizionaliste, panslave, messianiche che – fattualmente – sono alla radice di un nazionalsocialismo russo.
Dugin sostiene che il progetto imperialista russo deve iniziare dalla conquista dell’Ucraina e sostiene l’unificazione forzata di popoli di lingua russa attraverso lo smembramento territoriale e la negazione delle identità (concetto di Russkiy Mir). La stessa definizione di mondo multipolare che fa Dugin è fallace, la sua idea è effettivamente quella di una divisione bipolare dove la Russia diventerebbe il paese in grado di controllare il macrocontinente definito Eurasia, dove le nazioni diventerebbero delle “colonie” senza autonomia mentre le due grandi potenze rimangono in possesso di una “missione divina” che permette di controllare il Mare (per la Gran Bretagna e USA) e di controllare la Terra (Europa e Russia), fino al grande scontro finale.
L’incarnazione armata dell’ideologia euroasiatica di Dugin viene proposta dal Gruppo Rusich. Nel 2014, proprio mentre Dugin teorizza l’eurasiatismo ultranazionalista, nasce il Gruppo Rusich, unità speciale russa neonazista e panslava, guidata dal criminale di guerra Alexey Milchakov, che fu tra le prime unità russe ad invadere l’Ucraina nel 2014.
La dichiarazione esplicita di Milchakov (dicembre 2020):
«Sono un nazista. Non voglio andare nei dettagli e dire “sono un nazionalista, un patriota, un imperialista”. Lo dirò chiaramente: sono un nazista».
Putin giustifica l’invasione dell’Ucraina con la missione ufficiale di «denazificazione». Affermando l’idea secondo cui i nazisti sono solo coloro che sono contro l’invasione russa, ma se i nazisti combattono dalla parte russa automaticamente non sono più nazisti.
Il regime russo abilita l’ideologia duginiana, organizzazioni neonaziste dichiarate (come Wagner, Rusich, Movimento Imperiale Russo), integra e premia militari come Milchakov, Raevsky, Petrovsky, coordina reti internazionali di estrema destra.
Contemporaneamente, Spiga criminalizza pubblicamente donne anziane e bambini della comunità ucraina rifugiata a Cagliari, etichettandoli come «nazisti» sulla base di sue interpretazioni storiche. Dal giugno 2023, Spiga etichetta una bandiera tradizionale ucraina come “nazista” e da questo ne deduce che i partecipanti alla manifestazione per la giornata della camicia ricamata a Cagliari (principalmente bambini e donne anziane) siano nazisti.
I colori rosso-nero della bandiera in oggetto sono colori tradizionali che sono ripresi dalla geografia, dalla cultura e dalla storia ucraina.
Appare ad esempio come coppia di colori in una bandiera (affianco a quella giallo-blu) nel capolavoro della pittura ottocentesca di Il’ja Repin intitolato «I cosacchi di Zaporižžja scrivono una lettera al sultano di Turchia» (1880-1891). L’opera dipinge una scena del 1676, 245 anni prima dell’ascesa di Hitler al potere.
Il nero e il rosso rappresentano una scena opposta ai colori della bandiera ufficiale giallo-blu. Mentre il giallo e il blu richiamano il grano e il cielo di giorno, il nero e il rosso rappresentano il grano arato e il cielo al tramonto. Qui un video che ho registrato nella regione di Sumy (Ucraina) a maggio 2025.
Per Spiga: «La bandiera rosso-nera è stata utilizzata da gruppi di estrema destra (Pravyi Sektor) e da Stepan Bandera quindi è intrinsecamente una “bandiera nazista”».
Secondo questa logica, visto che la bandiera italiana è stata utilizzata da Mussolini, che è stato alleato di Hitler anche dopo il 1943, dovremmo concludere che la bandiera italiana non solo sarebbe intrinsecamente fascista, ma addirittura intrinsecamente “nazista”.
Parallelamente (per essere sintetici, qui un’analisi lucida per approfondire) Bandera, nel 1941 proclamò l’indipendenza dell’Ucraina contraddicendo i piani di Hitler, come conseguenza fu arrestato dai nazisti e inviato nel campo di concentramento di Sachsenshausen, mentre i due fratelli morirono ad Auschwitz, suo padre venne fucilato dai sovietici e due sue sorelle furono deportate in Siberia.
L’8 luglio 2024, le forze russe lanciano una campagna missilistica massiccia su Kyiv. Tra i bersagli: l’Ospedale Okhmatdyt di Kyiv. Okhmatdyt è il più grande ospedale pediatrico dell’Ucraina. L’attacco avviene alle prime ore del mattino. Al momento del bombardamento erano presenti 627 bambini e bambine all’interno della struttura, almeno altrettanti membri del personale medico. Spiga nel suo articolo scrive: “A Kiev le schegge di un missile dell’ antiaerea ucraina hanno colpito la facciata dell’ospedale pediatrico […]. Da ore, tutti i mass media a senso unico continuano ad accusare la Russia senza avere alcuna conferma del fatto, ma solo attraverso le dichiarazione dell’illegittimo regime di Sniff Sniff Zelensky”
- Le prove fisiche (frammenti del missile da crociera Kh-101 con numero di serie) confutano questa narrativa;
- Gli analisti OSINT indipendenti (Bellingcat, GeoConfirmed) hanno dimostrato che era un attacco diretto da missile da crociera;
- I dati balistici confutano la possibilità che una difesa aerea ucraina avrebbe prodotto i danni osservati;
In seguito all’attacco, i bambini furono evacuati d’emergenza dalla struttura, tra loro 95 bambini malati oncologici. L’ospedale cessa totalmente le funzioni con ricoveri in massa presso altre strutture ospedaliere di Kyiv meno equipaggiate. La differenza tra un missile antiaereo e un missile da crociera Kh-101 non è sottile. È drammaticamente evidente dal punto di vista balistico e dei danni. Semplicemente: un missile antiaereo non avrebbe potuto generare il cratere, i danni strutturali misurabili, l’evacuazione emergenziale di 627 bambini, la distruzione di 10 reparti, e il blackout totale della struttura che sono stati documentati a Okhmatdyt.
Oltre a questi episodi citati, Spiga ha prodotto incessantemente disinformazione copiata e incollata dalle narrative dei propagandisti Z (i blogger russi). Nel giorno dell’anniversario dell’invasione russa (24 febbraio 2025), Spiga pubblica un articolo con titolo: «Gli ucraini portano in piazza la bandiera nazista». Il titolo lascia esplicitamente intendere l’utilizzo della bandiera nazista, quindi la bandiera con la svastica. Rientrando nel quadro di una criminalizzazione sistematica di una comunità rifugiata.
Quando un assessore comunale concede una sala pubblica a un produttore sistemico di disinformazione come Simone Spiga, senza comunicarlo ai cittadini, senza trasparenza amministrativa, senza dibattito pubblico il problema non è la “libertà di espressione teorica”, ma diventa l’accountability.
Come Arendt ci può aiutare a comprendere. Hannah Arendt sedette nella sala del processo a Gerusalemme nel 1961 aspettandosi di assistere al processo a un demone, Adolf Eichmann, il burocrate nazista responsabile della «soluzione finale». Nel banco degli imputati non trovò un mostro, un ideologo convinto, o un sadico. Trovò semplicemente «un omino normale, ordinario» poco interessante psicologicamente, e mediocre nelle sue concezioni.
Ciò che la inquietò maggiormente non fu la crudeltà di Eichmann, ma la sua assenza totale di capacità critica. Eichmann non rifletteva sulle conseguenze morali delle proprie azioni. Non dialogava con se stesso. Non si interrogava sulla giustificazione delle proprie scelte. Semplicemente eseguiva ordini, rispettava la burocrazia e seguiva procedure.
Lungi da me paragonare Eichmann a qualunque persona citata in questo articolo, Arendt ci spiega in maniera lucida qual è l’origine del male, esso non proviene dalla radicalità del pensiero e non è (spesso) commesso da mostri consapevoli e ideologizzati. Il male è commesso da individui ordinari che hanno smesso di pensare criticamente. Ed è proprio l’assenza ordinaria e quotidiana di pensiero critico che permette al male di prosperare.
L’assessore che concede il Centro Velico e non si interroga sull’attività che vi verrà svolta, su quale sia la funzione sociale e culturale di chi la interpreta, su cosa significa concedere uno spazio pubblico a un’azione sistematica di disinformazione, su quale responsabilità morale egli abbia come amministratore pubblico verso i cittadini che lo hanno eletto, e se dovrebbe dar conto di questa decisione ai cittadini.
Semplicemente ha eseguito una pratica amministrativa ordinaria: ha ricevuto una richiesta, ha concesso uno spazio, ha firmato i documenti. Fine.

A furia di ospitare questi personaggi gli amministratori di Calasetta scopriranno, finalmente, che la terra è piatta….
qualcuno mi spieghi perchè di tutte queste diatribe politiche – filosofiche – storiche debbano subire i bambini e la povera gente che non ha altra pretesa che vivere in santa pace
o anche le palazzine distrutte insieme alle cliniche, asili, ospedali erano strapieni di pericolosi nazisti?
ah già? sicuramente si tratta di fake news……
Cosa vuol dire “vive illegalmente nel territorio ucraino occupato dalla Russia”? Vincenzo Lorusso è sposato con una donna ucraina del Donbass. Non basta infarcire un articolo di collegamenti a siti vari per dargli una patina di autorevolezza e farlo accettare come verità da chi legge. Si potrebbero citare tanti altri siti e video che mostrano una realtà molto diversa da quella descritta qui. E Giulietto Chiesa è stato un giornalista che – forse unico – almeno 15 anni fa descriveva cosa stava succedendo da quelle parti, mettendo in guardia dal nazionalismo di matrice nazista che si diffondeva in Ucraina.
Vogliamo dimenticare i tatuaggi nazisti esibiti da alcuni membri Azov? O crediamo alla favoletta che “leggevano Kant” così stiamo tranquilli?
All’autore dell’articolo, viva sereno, senza paure, la Russia è grande, è vero, ma al mondo c’è tanto altro su cui puntare i riflettori e gridare “all’armi”!
E’ la prima volta che mi tocca leggere tra i commenti un interventi che e’ in buona sostanza un pezzo Giornalistico, in verita’ anomalo.
Cabras , potresti, senza scomodare Torquemada e la Harendt, intervenire con un commento piu’ asciutto e meno didascalico. La Tribuna l hai gia’ e nessuno te ne contesta il diritto ma, vivaddio, in un dibattito di confronto, la forma merita il suo rispetto..
𝗜𝗟 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗔𝗚𝗟𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗣𝗔𝗣𝗔𝗥’𝗔𝗭𝗢𝗩 𝗘 𝗟𝗔 𝗕𝗔𝗡𝗔𝗟𝗜𝗧𝗔’ 𝗗𝗘𝗟 𝗥𝗜𝗗𝗜𝗖𝗢𝗟𝗢
Stamani ho scritto che non avevo tempo per occuparmi del delirio di un maccartista che aveva scritto un’articolessa contro di me. Ho finalmente trovato il momento. Ci sono attimi preziosi in cui ci si concede quei piccoli rituali perfettamente superflui che, paradossalmente, ti fanno fare pace con il fluire delle ore. C’è chi si rilassa limandosi le unghie, qualcuno conta quante macchine rosse passano sotto casa.
Io, nei rari momenti liberi, apro un pezzo di Francesco Nocco o di Francesco Pigliaru.
Sul sito dell’ex assessore regionale Paolo Maninchedda, proprio Nocco ha pubblicato un pezzo dal titolo: “Chi sono i nazisti tra noi?”.
Già dal titolo si capisce l’aria che tira: un piccolo manuale di 𝗱𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗺𝗼𝗿𝗮𝗹𝗲, con tanto di foto della conferenza di Calasetta dell’8 novembre scorso, dove ho presentato il mio libro 𝘊𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘪𝘭 “𝘚𝘪𝘰𝘯𝘪𝘴𝘮𝘰 𝘙𝘦𝘢𝘭𝘦” insieme a Simone Spiga che presentava 𝘓𝘢 𝘴𝘱𝘪𝘨𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪𝘰.
𝟭. 𝗔𝗿𝗲𝗻𝗱𝘁 𝘂𝘀𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗺𝗼𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝗯𝘂𝗰𝗮𝘁𝗼
Nocco esordisce evocando Hannah Arendt e la “banalità del male”.
Per lui il male si manifesta… quando un assessore comunale concede una sala pubblica a chi non recita in coro il catechismo NATO–UE.
Non più i campi di sterminio, non le guerre preventive, non le sanzioni che affamano popoli interi.
No: la 𝘃𝗲𝗿𝗮 “banalità del male” sarebbe un dibattito pubblico con cinquanta sedie e delle copie di libri che parlano di genocidio in Medio Oriente e di crisi dell’informazione.
Arendt merita di meglio che essere ridotta a gadget retorico in mano a chi non ne ha capito un rigo: non era la teorica della “banalità della conferenza”, ma dell’orrore che nasce quando la gente smette di 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲: cioè esattamente nel punto in cui l’articolo di Nocco prende slancio.
E qui, se permettete, il problema non è la sala del Centro Velico di Calasetta: sono gli inquisitori che vogliono decidere 𝗰𝗵𝗶 𝗵𝗮 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗮. C’era la squadra dei suoi premurosi emissari – il Battaglione Papar’Azov – che scattava foto e filmava con lo stesso zelo di tutti i soldatini dei bassifondi spionistici.
𝟮. 𝗜𝗹 𝘁𝗿𝘂𝗰𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗶𝘁𝗼𝗹𝗼: 𝗻𝗼𝗻 𝘁𝗶 𝗰𝗮𝗹𝘂𝗻𝗻𝗶𝗼, 𝘁𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗿𝗻𝗶𝗰𝗶𝗼
Nocco in un commento più tardi mi rimprovera di aver scritto che mi ha dato del nazista.
In effetti è vero: la parola “nazista” non la mette direttamente accanto al mio nome.
Molto più fine: titola “Chi sono i nazisti tra noi?”, poi infila il mio nome, Simone Spiga, Russia Today, Dugin, Rusich, Wagner, neonazisti vari, Z come nuova svastica, e lascia che il lettore faccia da solo due più due.
È la tecnica classica del 𝗱𝗲𝗹𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝟰.𝟬: non ti calunnia apertamente, ti mette nella 𝗰𝗼𝗿𝗻𝗶𝗰𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮 della calunnia e poi, come ogni dilettante dell’inquisizione, finge stupore se glielo fai notare.
Freud lo chiamerebbe proiezione, io lo chiamo 𝗕𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗣𝗮𝗽𝗮𝗿’𝗔𝘇𝗼𝘃: i fotografi e gli scribacchini che si sentono partigiani perché fanno dossier.
Nocco, intervenendo poi sulla mia bacheca Facebook, ha perfino scritto:
«𝗡𝗼𝗻 𝗵𝗼 𝗰𝗶𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼.»
Perfetto: è la prova regina della strumentalità del suo pezzo.
Ero a Calasetta proprio 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼 𝘀𝘂𝗹 𝗠𝗲𝗱𝗶𝗼 𝗢𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝘊𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰 𝘪𝘭 “𝘚𝘪𝘰𝘯𝘪𝘴𝘮𝘰 𝘙𝘦𝘢𝘭𝘦”, che parla del genocidio, di Gaza, Israele, poteri occidentali, informazione distorta.
Non di Dugin, non di Rusich, non di Wagner.
Ecco perché non lo cita: perché 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗹’𝗼𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 farebbe crollare la sua costruzione insinuante. La tecnica è sempre la stessa: ignorare i contenuti per fabbricare una cornice accusatoria che regge solo se svuoti il contesto.
Non potendo attaccare ciò che ho scritto e detto, attacca ciò che non ho detto. Vallo a far capire agli ex assessori regionali.
𝟯. 𝗟𝗮 𝘀𝗮𝗹𝗮 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗲𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼
In base al teorema Nocco, il problema non sono le idee – che pure attacca con grande superficialità – ma il fatto che 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗮𝗹𝗮 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮 sia stata concessa a gente come me e Spiga.
L’assessore locale, in questa sceneggiatura, diventa una sorta di Eichmann dei verbali: ha “eseguito una pratica amministrativa” senza farsi impartire la linea morale da Nocco.
Qui la lezione arendtiana è capovolta: invece di temere il potere che pretende di decidere chi possa parlare, Nocco teme l’amministratore che 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗲𝗻𝘀𝘂𝗿𝗮.
Il messaggio di fondo è semplice e inquietante: gli spazi pubblici devono essere aperti solo a chi è allineato all’ortodossia bellica UE-NATO. E questo lo chiamano “difendere la democrazia”.
𝟰. 𝗜𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗡𝗮𝘃𝗮𝗹𝗻𝘆: 𝗶𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮𝘁𝗶𝘇𝘇𝗼, 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗳𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗰𝗮𝘁𝗲𝗰𝗵𝗶𝘀𝗺𝗼
Un passaggio divertito del suo articolo è la caricatura di un mio testo sulla morte di 𝗔𝗹𝗲𝘅𝗲𝗶 𝗡𝗮𝘃𝗮𝗹𝗻𝘆.
Secondo Nocco, io lo avrei liquidato come “morto per malore improvviso”, quasi a far da notaio alla versione ufficiale.
Basta leggere integralmente quell’articolo (16 febbraio 2024) per vedere l’operazione:
– io spiegavo che, di fronte alla morte in custodia di una figura così esposta, 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲̀ 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲;
– paragonavo il caso a quello di 𝗝𝗲𝗳𝗳𝗿𝗲𝘆 𝗘𝗽𝘀𝘁𝗲𝗶𝗻 in USA e di 𝗚𝗼𝗻𝘇𝗮𝗹𝗼 𝗟𝗶𝗿𝗮 in Ucraina, ricordando che dove intervengono grandi potenze agiscono spesso poteri opachi, non interamente riconducibili al potere visibile;
– criticavo la rappresentazione occidentale di Navalny come “principale oppositore di Putin”, un’icona costruita mediaticamente, figlia anche di ingerenze occidentali;
– concludevo chiedendo che la stessa indignazione fosse applicata a 𝗝𝘂𝗹𝗶𝗮𝗻 𝗔𝘀𝘀𝗮𝗻𝗴𝗲 e alle migliaia di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane.
Insomma: zero “giustificazionismo”, molta 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝘁𝗮̀ e critica dei doppi standard.
Esattamente ciò che i piccoli vice-Torquemada non sopportano: chi non si accontenta della versione prefabbricata “ha stato Putin” o “ha stato il Nemico di turno”. Peraltro, come spesso accade, i gerarchetti sono più realisti del re. Kyrylo Budanov (capo dell’intelligence militare ucraina) non ha mai parlato di omicidio nel caso Navalny: ha detto invece che, secondo le informazioni dell’intelligence ucraina, la morte sarebbe dovuta a un coagulo di sangue. Ha definito questa versione “più o meno confermata”. È notevole: perfino l’intelligence ucraina adotta toni più prudenti della canea dei blogger russofobi sardi. In pratica, ha escluso un’esecuzione politica. Parole di uno che avrebbe avuto tutto l’interesse per mettere in cattiva luce il nemico moscovita. Nocco però ritiene di saperne di più. Che aspetta a tatuarsi la verità come Calenda? O almeno il nome di Sciaboledda Bomboi. O un grafico di Pigliaru.
𝟱. 𝗗𝘂𝗴𝗶𝗻, 𝗥𝘂𝘀𝗶𝗰𝗵 & 𝗰𝗼.: 𝗶𝗹 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝘀𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶𝗼
Poi c’è la lunga tiritera su 𝗗𝘂𝗴𝗶𝗻, i neonazisti russi, il gruppo Rusich e altri elementi della destra russa.
Interessante, per carità; peccato che serva solo a un trucco: se conosco un filosofo tradizionalista russo, allora tutti quelli che criticano la NATO sono sospetti duginiani;
se esiste un battaglione neonazista pro-Mosca, allora ogni voce che chiede pace è “nazi-filo-putiniana”.
Nel mondo reale le cose stanno diversamente:
• 𝗶𝗼 sono da anni tra i pochi in Italia a denunciare con nomi e cognomi i neonazisti 𝘂𝗰𝗿𝗮𝗶𝗻𝗶 spacciati per patrioti;
• 𝗶𝗼 contesto la russofobia sistemica che trasforma un intero popolo in bersaglio;
• e 𝗶𝗼 difendo la libertà di parola anche per chi non la pensa come me, mentre gli ultras russofobi chiedono a gran voce che gli “eretici” vengano esclusi da sale, festival, media.
Il vero tratto totalitario, qui, non è in qualche oscuro pensatore russo: è nella pretesa occidentale di ridurre il discorso pubblico a 𝘂𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗼, quello di Kaja Kallas, di Ursula 𝘎𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢𝘧𝘰𝘯𝘥𝘦𝘳𝘭𝘦𝘺𝘦𝘯, di Pina 𝘗𝘪𝘤𝘦𝘳𝘯𝘰𝘣𝘺𝘭 e dell’intero reparto marketing della russofobia industriale.
𝟲. 𝗜𝗹 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼 𝘀𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼: 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶 𝘂𝗰𝗰𝗶𝘀𝗶 𝗲 𝗔𝘀𝘀𝗮𝗻𝗴𝗲
Singolare poi che per Nocco e per il suo giro:
• 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶𝗻𝗮𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶 𝘂𝗰𝗰𝗶𝘀𝗶 𝗱𝗮 𝗜𝘀𝗿𝗮𝗲𝗹𝗲 in Gaza non meritino la stessa indignazione che riservano a una sala a Calasetta;
• nessuno di loro si sia mai visto sotto i tribunali a chiedere la liberazione di 𝗝𝘂𝗹𝗶𝗮𝗻 𝗔𝘀𝘀𝗮𝗻𝗴𝗲: iniziative che invece 𝗦𝗶𝗺𝗼𝗻𝗲 𝗦𝗽𝗶𝗴𝗮 (quel “fascistone” a cui si dà del mostro) ha organizzato più volte assieme a me e tanti sinceri democratici, spendendosi con generosità;
• nessuno apra bocca sul 𝗱𝗲-𝗯𝗮𝗻𝗸𝗶𝗻𝗴, sulla chiusura arbitraria di conti correnti a dissidenti e media scomodi, sui casi Albanese, Baldan, Visione TV, Alina Lipp e molti altri.
In nome della “democrazia liberale”, questi signori tollerano e applaudono pratiche 𝗶𝗹𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗹𝗶: censura di fatto, persecuzioni economiche, campagne di linciaggio mediatico. La loro bussola morale è semplice: ciò che fanno le attuali classi dirigenti occidentali è “difesa”, ciò che fanno gli altri è “disinformazione”. Una simmetria perfetta nella sua ipocrisia.
E poi vengono a dar lezioni di libertà a me, che da anni denuncio queste derive.
𝟳. 𝗟’𝗼𝘀𝘀𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗶 𝘃𝗲𝗱𝗲 𝗹𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗲̀
I miei post che tanto infastidiscono il Battaglione Papar’Azov hanno un filo rosso molto semplice:
• spiegano come la categoria di “𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗶𝗯𝗿𝗶𝗱𝗮” sia usata per bollare il dissenso interno, mentre sabotaggi e operazioni oscure dell’Occidente spariscono dai radar;
• raccontano la trasformazione dell’Europa in una 𝗺𝗶𝗻𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗮 𝗰𝗶𝗲𝗹𝗼 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝘀𝗮 𝗹𝗲 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗶 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻 𝘀𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗮 𝗱𝗲𝗽𝗿𝗲𝗱𝗮𝗿𝗲, sacrificata a un riarmo suicida per tenere incollato il legame vassallo con gli Stati Uniti;
• denunciano gli apparati di 𝗰𝗲𝗻𝘀𝘂𝗿𝗮 𝗺𝗮𝘀𝗰𝗵𝗲𝗿𝗮𝘁𝗮 – lo “Scudo per la Democrazia”, gli immensi flussi di denaro ai media allineati, la retorica sulla “resilienza” contro la disinformazione;
• prendono sul serio le parole ciniche di gente come 𝗞𝗮𝗷𝗮 𝗞𝗮𝗹𝗹𝗮𝘀, che ragiona in termini di guerra totale “fino all’ultimo ucraino”;
• ricordano che su Zelensky e sull’oligarchia ucraina io parlavo 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 che i grandi giornali si accorgessero del livello di corruzione e di carneficina;
• difendono chi paga davvero il prezzo della verità: Assange, i giornalisti indipendenti, gli intellettuali come 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 𝗱’𝗢𝗿𝘀𝗶 oggi sotto attacco.
Questa è la vera colpa, agli occhi dei piccoli cacciatori di “nazisti tra noi”: non ho cambiato posizione a seconda del vento, non ho ceduto alla moda della guerra, non mi sono fatto arruolare nel fan club di Zelensky e dei suoi sponsor. Quando loro erano a caccia di farfalle blu-gialle, 𝗚𝗶𝘂𝗹𝗶𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗖𝗵𝗶𝗲𝘀𝗮 𝗲 𝗶𝗼 raccontavamo il curriculum mafioso di 𝗜𝗵𝗼𝗿 𝗞𝗼𝗹𝗼𝗺𝗼𝗶𝘀𝗸𝗶, il padrino che finanziava i battaglioni nazistoidi ucraini nonché il 𝘣𝘳𝘢𝘯𝘥 prima televisivo e poi elettorale di Zelensky.
𝟴. 𝗖𝗵𝗶 𝘀𝘁𝗮 𝗳𝗮𝗰𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗺𝗮𝗰𝗰𝗮𝗿𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼
Chiudiamo il cerchio con Arendt.
Il cuore del suo pensiero è limpido: il male prospera quando le persone smettono di 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗿𝗼𝗴𝗮𝗿𝘀𝗶 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗴𝘂𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗲 𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, quando rinunciano al giudizio critico e delegano la coscienza ai protocolli.
Ora chiediamoci:
È più vicino alla “banalità del male” chi organizza una conferenza pubblica su Gaza, sulla guerra, sulla libertà di informazione?
O chi pretende che esista un 𝘁𝗶𝗺𝗯𝗿𝗼 𝗶𝗱𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 per poter parlare in una sala comunale?
Chi difende la dignità di uno storico come d’Orsi contro la gogna di Calenda, o chi usa la parola “indegno” e “nazista” come manganello semantico?
Chi denuncia il nuovo 𝗠𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗩𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮̀ europeo, o chi vi si arruola da volontario, pronto a certificare quali opinioni sono ammesse e quali no?
Il nuovo maccartismo non passa dai tribunali speciali, passa da articoli come quello di Nocco: 𝗱𝗼𝘀𝘀𝗶𝗲𝗿, 𝗹𝗶𝘀𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗼𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗻𝘂𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, 𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗮𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗶.
Un clima nel quale ogni pacifista è sospetto, ogni critica alla NATO è “ibrida”, ogni dubbio è “pro-Putin”. E in questo delirio si fanno ora trascinare l’ex presidente della Sardegna, Francesco Pigliaru, l’uomo più amato dal Qatar, e il suo ex assessore Paolo Maninchedda. Come “Niccolai in mondovisione”, tutto mi sarei aspettato nella vita tranne che vedere Maninchedda battere la grancassa per i No Pax, per i servi della Rheinmetall e di tutti i pescecani del riarmo e della censura.
Io a questo gioco non ci sto.
Continuerò a parlare, a scrivere, a presentare libri, a discutere con chiunque voglia un confronto 𝘃𝗲𝗿𝗼, non una scomunica.
Ringrazio l’amministrazione comunale di Calasetta per una cosa molto semplice e molto preziosa: non aver trasformato il loro municipio in un succursale del Ministero della Verità.
Al Battaglione Papar’Azov, invece, auguro di trovare un giorno il coraggio di fare ciò che oggi non osa: un dibattito pubblico, alla luce del sole, stando sui contenuti: senza scudi morali, senza etichette infamanti.
Nel frattempo, continueranno a cercare “nazisti tra noi”.
Ma, come insegnano la storia e la psicoanalisi, spesso chi vede mostri ovunque sta solo guardando nello specchio sbagliato. La differenza tra noi è semplice: io contesto il potere, loro chiedono di censurare chi lo contesta, perché lavorano per il re di Prussia, per il riarmo, per la caccia alle streghe. E poi parlano di “democrazia”. Come no?
Ha ragione Angelo d’Orsi. Ci possiamo organizzare per sconfiggere questi nemici della libertà. Per parte mia sarò ben lieto di spiegare questa battaglia a partire dall’assemblea pacifista di Oristano del 22 novembre.
Solo una domanda per pura curiosità..ma assessore di cosa caspita sarebbe questo fenomeno?
Per eccidi come quello di Babij Jar , non e’ mai abbastanza; quindi non vi e’ rischio di divagazione. Su Bandera, ho scritto con la dovuta chiarezza che fu una partecipazione di elementi della sua organizzazione. Eh Nocco, perdoni ma debbo replicare che il medesimo (malgrado la sua detenzione) e’ il massimo RESPONSABILE teorico(e non e’ poco) di quella Sotto Cultura omicida; infatti non ho scritto di una sua partecipazione Personale.
Anzi, Le diro’ di piu’, visto che e’ stato citato Eichmamn , nella intera questione genocidiaria il ruolo , di gran lunga peggiore pertiene a coloro che hanno creato le Condizioni di Linguaggio e poi operatore del Genocidio. Eichmamn ad esempio non ha mai assassinato , di mano propria un uomo. Goth , il Comandante di Auschwitz Birkenau, e’ stato inquisito per un solo individuo. E’ il “pensiero” certo nella sua forma rudimentale, l’agente determinante di ogni nefasto. l’uomo medio e’ solo manovalanza e, ricco un argomento delicatissimo..lo “balbetto” per disagio, ognuno di noi e’ a rischio calato in determinante situazioni Storiche.
A rischio.
In Ucraina, non e’ un mistero, gli uomini medi hanno avuto il sopravvento e l’eccezione si e’ rivelata , come sempre, un inspiegabile paradosso.
Marco Casu, grazie per il commento. Non ho citato Babyn Yar perché avrei divagato troppo. In ogni caso è comunque sempre importante ricordare Babyn Yar, uno dei massacri più atroci dell’Olocausto.
Il 29 e 30 settembre 1941, 33.771 ebrei furono assassinati sistematicamente in 36 ore a Babyn Yar, nei pressi di Kyiv. Questo è documentato dal rapporto ufficiale tedesco dell’Einsatzgruppe C del 2 ottobre 1941.
Ma chi eseguì materialmente il massacro?
Le fonti primarie, rapporti tedeschi, processo di Norimberga, archivi dimostrano che il massacro fu pianificato, comandato ed eseguito da unità tedesche precisamente:
• Sonderkommando 4a (SS, comandante Paul Blobel)
• Einsatzgruppe C (SS, comandante Otto Rasch)
• Polizeiregiment Süd (Polizia dell’Ordine tedesca)
• Geheime Feldpolizei (Polizia Segreta di Campo della Wehrmacht)
Il rapporto tedesco ufficiale è esplicito: “Il Sonderkommando 4a, in collaborazione con lo staff dell’Einsatzgruppe e due comandi del Polizei-Regiment Süd, ha giustiziato a Kyivv il 29 e 30 settembre 33.771 ebrei.”
Paul Blobel, comandante del Sonderkommando 4a, fu processato a Norimberga nel 1947, condannato a morte per il massacro di Baby Yar, e giustiziato nel 1951.
La responsabilità primaria, operativa e morale di Baby Yar è tedesca.
Ha ragione a segnalare che alcuni membri dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN-B) si arruolarono nella Ukrainische Hilfspolizei (polizia ausiliaria ucraina), che collaborò con le Einsatzgruppen tedesche.
Ma la Hilfspolizei non aveva comando operativo, non pianificava le operazioni, non dirigeva le esecuzioni.
Secondo le ricostruzioni storiche, le forze coinvolte a Babyn Yar erano circa 1.200-1.400 uomini:
• Sonderkommando 4a: ~90 uomini (SS tedeschi)
• Einsatzgruppe C: ~600 uomini (SS e Polizia tedeschi)
• Polizeiregiment Süd: ~500 uomini (Ordnungspolizei tedesca)
• Hilfspolizei ucraina: stimati 50-200 uomini (ruolo logistico)
oltre l’80-90% delle forze — era tedesca, con comando tedesco, ordini tedeschi, esecuzione tedesca
Quanto a Stepan Bandera il 29 settembre 1941 non poteva fisicamente essere presente, organizzare o dirigere Babyn Bar, perché era prigioniero dei nazisti (in quel periodo, precisamente) presso la Gestapo a Berlino.
Da notare che Stalin occultò Baby Yar per 18 anni (1943-1961) perché riconoscere un massacro ebraico contraddiva la sua narrativa di controllo totale sulla memoria. Quando il poeta Evtušenko pubblicò “Babin Yar” nel 1961, il regime fu costretto a reagire.
Nel 1976, fu costruito un monumento che non menzionava gli ebrei:
“Qui furono fucilati cittadini sovietici…”
Il regime distorse Babyn Yar in uno strumento di propaganda controllata, cancellando la specificità del genocidio ebraico.
il giudizio dipende da dove incomincia la storia se si inizia dall’invasione allora ok, putin criminale di guerra, se si inizia da prima per esempio, caduta dell’urss, allora la questione è più complicata….
….perché sig Tatanu …cosa accadde a Maidan e nel Donbass nel 2014 …ce lo dica , ce lo dica . E ci dica anche del battaglione Azov e della Dugina …così, per avere un idea chiara dell’altra Propoganda .
Poi però ci dica anche dell’esercitazione organizzata dal Governo RussVietico di Putin , quello che straggiurava che non ci sarebbe stata alcuna invasione dell’Ucraina…e che poi diventò prima Operazione Speciale e poi silenzio tombale e arresto di giornalisti e oppositori contrari all’operazione speciale… Così, giusto per capire e fare un gran servizio alla verità.
PS …ad ogni modo l’articolo di Nocco parla d’altro… giusto per mantenere il tema e non deviarlo.
Complimenti Paolo. Molto interessante
Nocco , mi limito a una piccola annotazione su Bandiera e la sua organizzazione nazionalista OUN. Ecco , elementi di questa organizzazione parteciparono come supporto alle Eisatzgruppen nell’eccidio avvenuto nella localita’ nominata Baby Yat, in Ucraina. Giromo assassinati in una sola giornata 34 mila persone di origine Ebraica. Avresti dovuto aggiungere questo dato. Ma non lo hai fatto.
Lo scrivo perche’ chi legge ha il DIRITTO di sapere , anche, chi e’ Bandera. Stephan Bandera oppure, se intendiamo appronfondire chi e’ anche Ivan Demjniuk . Il terribile Ivan .
P.s. : ben inteso, scrivere di NOMI non equivale a un capo di imputazione a un intera Comunita’. Significa solo ampliare lo sguardo , distoglierlo dal nero e trascurare il bianco. Insomma, c e’ tutta una serie di grigi e di opacita’ che merita essere illuminata.
Articolo interessante e ben documentato.
Sarebbe altrettanto interessante documentare (altrettanto per bene, cosa che purtroppo si vede di rado), cosa accadde in Ucraina a Maidan e nel Donbass, prima e dopo il 2014, e alle successive elezioni presidenziali. Così come sarebbe utile documentare chi sono gli appartenenti al battaglione ucraino Azov e quale significato abbiano i loro simboli, su chi fece gli attentati al gasdotto North Stream, su missili caduti in Polonia o sull’uccisione di una certa Dugina (giusto per segnalare solo alcune cose, e senza entrare nel merito di inchieste maleodoranti su cessi dorati).
In guerra (e non solo) la propaganda la fanno entrambe le parti. Accreditane una come sicuramente santa e l’altra come sicuramente diabolica non mi pare un gran servizio alla verità.
Decenni di diseducazione su tv, nelle scuole e nelle università permetteranno l’attecchimento di idee malsane.
Quanti cattivi maestri, scorretti nelle loro pratiche, senza più faccia, ma maschere cambiate disinvoltamente.
I nostri giovani ne sono stati corrotti. W la libertà