Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Alberto Vacca, autore del libro inchiesta più documentato sul caso Becciu (“Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu”) questo articolo. Ero e resto convinto che Becciu sia stato condannato per coprire l’errore d’ira di Papa Francesco e la sua responsabilità, insieme a Parolin, nella vendita, frettolosa e sbagliata, del palazzo di Londra. Per questo, per spirito di verità, difendo il cardinale, ma anche perché penso che oggi, dopo questa persecuzione di potere, sia più cristiano di prima, meno principe e più uomo. Quelli che lo osannavano quando era potente e oggi fanno quasi finta di non conoscerlo, mi fanno un po’ schifo. Il processo in corso a Sassari per peculato è una vergogna indicibile, palcoscenico per avvocati vanitosi e inconcludenti, giuridicamente mostruoso e logicamente kafkiano.
Il caso giudiziario che ha coinvolto il cardinale Angelo Becciu rappresenta uno dei passaggi più controversi e problematici della recente storia della giustizia vaticana. Al di là delle semplificazioni mediatiche e delle narrazioni consolidate, una lettura rigorosa degli atti processuali e della stessa sentenza di primo grado restituisce un quadro molto diverso da quello comunemente percepito. Ed è proprio alla luce dei fatti – e non delle suggestioni – che emerge una conclusione sempre più difficile da eludere: Becciu deve essere assolto.
Un dato preliminare, spesso oscurato nel dibattito pubblico, è decisivo: tutte le otto accuse formulate dal promotore di giustizia nella loro originaria impostazione sono state giudicate infondate dal Tribunale. Nessuna di esse ha retto nella forma in cui era stata costruita dall’accusa. Solo tre capi di imputazione sono stati ritenuti astrattamente rilevanti, ma esclusivamente dopo una profonda e radicale riqualificazione giuridica operata dal Tribunale, che ha sostituito alle contestazioni originarie un diverso inquadramento normativo dei fatti.
Questo dato, da solo, certifica il fallimento dell’impianto accusatorio del promotore di giustizia e ridimensiona fortemente la portata della condanna pronunciata in primo grado.
Otto accuse, nessuna condanna nella formulazione originaria
Il promotore di giustizia aveva costruito l’azione penale su otto capi d’imputazione, ampliando progressivamente il perimetro del processo ben oltre le contestazioni iniziali. Tuttavia, il Tribunale ha dichiarato cinque accuse del tutto infondate, pronunciando assoluzioni con formula piena.
Le restanti tre accuse – relative al palazzo di Londra, alle donazioni alla Caritas di Ozieri e ai fondi destinati alla liberazione di suor Gloria Cecilia Narváez – non sono state accolte nella formulazione del promotore, ma sono state completamente riscritte dal Tribunale, che ha abbandonato le qualificazioni originarie per costruire un nuovo impianto giuridico funzionale alla condanna.
È un passaggio cruciale: se il Tribunale si fosse limitato alle imputazioni proposte dal promotore di giustizia, nessuna condanna sarebbe stata possibile.
Il processo d’appello e la decisione della Cassazione
Attualmente il procedimento è nella fase d’appello. In questo contesto, il 12 gennaio 2026 la Corte di Cassazione vaticana ha dichiarato inammissibile il ricorso del promotore di giustizia perché irritualmente proposto. La Corte non si è pronunciata sulla ricusazione del promotore Alessandro Diddi, richiesta dai difensori di Becciu, poiché quest’ultimo aveva rinunciato a partecipare al giudizio d’appello con una dichiarazione formale del 9 gennaio 2026, depositata presso la stessa Corte.
Di conseguenza, la Corte d’Appello è ora chiamata a pronunciarsi esclusivamente sui tre capi di imputazione residui, così come riqualificati dal Tribunale, e non sulle otto accuse originarie, ormai definitivamente smentite.
I tre capi residui e la loro infondatezza
Anche questi tre capi, tuttavia, presentano gravi criticità.
Con riferimento al palazzo di Londra, è innanzitutto necessario chiarire che il Tribunale ha preso le distanze dall’impostazione accusatoria del promotore di giustizia. Quest’ultimo aveva fondato l’accusa di peculato sulla presunta violazione dell’articolo 172 della Costituzione Apostolica Pastor Bonus, ricostruzione puntualmente smentita dalla difesa del cardinale Becciu. Il Tribunale ha infatti riconosciuto l’erroneità di tale impostazione e ha escluso che quella norma potesse fungere da base giuridica per una responsabilità penale.
Abbandonata la contestazione originaria, il Tribunale ha individuato nella violazione del canone 1284 del codice di diritto canonico la condotta integrante il peculato, qualificandola come fattispecie di «uso illecito» ai sensi dell’articolo 168 del codice penale vaticano. Secondo questa ricostruzione, al cardinale Becciu viene addebitato di aver indirizzato le risorse finanziarie affidate alla sua gestione verso operazioni speculative ad alto rischio, in contrasto con il canone 1284, che impone agli amministratori dei beni ecclesiastici di agire con la «diligenza del buon padre di famiglia», tutelando il patrimonio da danni o perdite significative.
Resta tuttavia il nodo centrale: il canone 1284 disciplina obblighi di corretta amministrazione e responsabilità di natura gestionale, ma non tipizza una fattispecie penale né consente di fondare una responsabilità criminale in assenza di un dolo specifico, di un danno certo e di una violazione puntuale di norme penali determinate. La valutazione del rischio dell’investimento è stata inoltre compiuta ex post, sulla base dell’esito negativo dell’operazione, trasformando una scelta amministrativa discrezionale in una responsabilità penale retroattiva, in evidente contrasto con i principi fondamentali del diritto penale.
Quanto alle donazioni alla Caritas di Ozieri è pacifico che i fondi siano stati destinati a un ente ecclesiastico e utilizzati per finalità caritative. Non è mai stata provata alcuna appropriazione né un vantaggio personale per Becciu o per i suoi familiari. La condanna si fonda su una lettura estensiva e analogica di norme canoniche, applicate al di fuori del loro ambito naturale, in violazione dei principi di tassatività e determinatezza.
Infine, nel caso dei fondi destinati alla liberazione della suora rapita in Mali, il Tribunale ha escluso il peculato ma ha riqualificato il fatto come truffa aggravata, ipotizzando che Becciu abbia indotto in errore i vertici vaticani. Anche qui, però, manca qualsiasi prova del dolo, così come qualsiasi evidenza di un interesse personale. Tutti i pagamenti furono effettuati nel contesto di un’operazione autorizzata ai massimi livelli e finalizzata a salvare una vita.
Una condanna che non supera il vaglio del diritto
In tutti e tre i casi, la responsabilità penale è stata affermata facendo ricorso a formule congetturali – come il noto principio «non poteva non sapere» – che sostituiscono la prova con la presunzione e ribaltano l’onere probatorio sull’imputato. Un approccio incompatibile con i principi fondamentali del giusto processo.
Assolvere il cardinale Becciu non significa negare l’esigenza di trasparenza nella gestione delle finanze vaticane. Significa, al contrario, riaffermare un principio essenziale di civiltà giuridica: non si condanna per deduzione, per opportunità o per equilibrio politico, ma solo sulla base di prove certe e di qualificazioni giuridiche corrette.
È ora che il processo d’appello restituisca centralità al diritto e ai fatti. Ed è per questo che, oggi più che mai, l’assoluzione di Becciu non appare solo possibile, ma necessaria.

Processo farsa per coprire oscuri affari e maleffate di cui si è reso responsabile lo stesso Papa Francesco che si è lasciato traportare e travolgere falla sua natura iraconda.Don Angelino è stato ed è un vero cristiano che continua a portarsi in religioso silenzio il fardello che più malepiante in foncerto tra di loro gli hanno cucito addosso per coprire le loro oscure malefatte
Che il Giubileo 2025 ci consegni i frutti di giustizia e di pace nella Chiesa, cosa che sempre abbiamo chiesto al Signore lungo tutto l’anno giubilare quando a lui pensavamo.
Non conosco le leggi come tali. Tuttavia io non ho creduto mai come le cose furono notiziati dall’inizio. Voi che capite le leggi lavorateci su serio. Dio vi assista. Tutti attendiamo la liberazione del Cardinale da questa nuvola nera.
Egregio Professore, il punto che credo abbia creato più dispiacere a Mons. Becciu è “l’errore d’ira di Papa Francesco”. Dal suo punto di vista di eroico cristiano, non ha mai detto nulla che potesse indulgere se stesso o altri ad attaccare il papa.
Passi pure la cosiddetta “giustizia” fatta da ad usum pontificis da servitori sciocchi e pasticcioni, passino pure le immonde trame carbonaro-massoniche dell’accusa, da Perlasca a Ciferri passando per Chaouqui, rimane però incancellabile (quantunque i giornaloni garantisti a corrente alternata se ne dimentichino ben volentieri) la falla maleodorante del diritto (quello cristiano ancor prima che quello penale o civile): Becciu è stato condannato quel famigerato giorno di settembre, privato all’improvviso delle prerogative cardinalizie e dato letteralmente in pasto come malfattore ai massmedia dell’intero globo, senza neanche sapere di cosa era accusato, senza sapere chi lo accusava, senza che gli venisse data la possibilità di difendersi, sulla base di un’anteprima farlocca di un settimanale (piovuto chissà come e chissà da chi nelle mani dell’argentino), senza processo, senza sentenza.
Una pagina nera come il carbone dell’inferno, per la Chiesa e per il papato, che in molti si sono affrettati a cercare di sbianchettare, per non non turbare l’aura di adorazione del “papato progressista” (che ovviamente non poteva commettere errori).
Pur sperando che questa tristissima vicenda sia chiarita al più presto (e non post mortem, giacché in italia certa stampa e certo giornalismo è abituato a rinobilitare i cadaveri sui quali ha sputato addosso fino al giorno prima), quella macchia comunque rimarrà. Quel nero, checché se ne dica, è indelebile.
Becciu non può aver acquistato il palazzo di Londra de motu proprio occorre risalire a chi nel Vaticano c era dietro, per la Caritas il finanziamento non è mai stato.utilizzato ed è dimostrabile che sia da utilizzare per finalità di carattere ecclesiastico.Liberare la suora al di là delle disposizioni ricevute c ‘è insita la Carità cristiana da esercitare su tutti e in particolare verso i cristiani stessi
Altrimenti perché scandalizzarsi per l indifferenza verso i cristiani perseguitati?
Egr Prof
talora penso che il concetto universale di giustizia trattato fin dai tempi di Platone ed Aristotele,non abbia mai trovato e non trovi tuttora una corretta applicazione pratica all’ insegna di ponderata ed equa espressione di un giudizio formulato con la piena riflessione e la completa analisi dei fatti come la filosofia ci ha insegnato dovesse essere. Così come il pensiero cristiano associa la giustizia ad una virtù divina finalizzata al raggiungimento del bene comune.
Trovo invece (e ahimè assai triste) che sia il concetto universale di INGIUSTIZIA a trovare più comune applicazione perché più facile e semplice da perseguire,per le ragioni che sovente prendono il sopravvento quali i meccanismi dettati da facili supposizioni che, benché lontane dalla realtà dei fatti, vengono accolte anche da personaggi in vista per confermare ipotesi che altrimenti farebbero tremare la base stessa su cui si fondano determinati principi della comunità che tali persone sono chiamate a difendere e rappresentare.
E quando la storia, maestra di vita e di somma giustizia, pian piano si fa largo, diventa assai complesso per gli esseri umani, piccoli e sovente malvagi, far prevalere la verità, su cui si fonda la giustizia, se non a costo di enormi sacrifici che solo i “migliori” sono in grado di portare a termine.
Detto ciò, auspico che questi ultimi possano sempre far prevalere le ragioni profonde dell’idea di giustizia e che anche sul caso Becciu sia la piena verità ad affermarsi, perché solo con esse si difendono quei principi universali guide perenni del pensiero dell’uomo fin dagli albori della conoscenza.
Buona domenica.
Più mi documento e più sono convinto dell’innocenza di don Angelino e di tutti quelli che una “mala giustizia” ha coinvolto in questo processo FARSA!
In effetti il libro di Vacca «Quer pasticciaccio brutto del processo Becciu. Un caso surreale di giustizia ingiusta” è un’analisi serissima e competente dell’assurdo processo che, con una sentenza scritta “a priori”, ha condannato un innocente per la ragion di Stato, e della scandalosa malagiustizia vaticana.
Becciu è completamente innocente, vittima di un brutale complotto.
Io tengo aggiornata la rassegna stampa sull’argomento, nella certezza che la verità ci farà liberi: https://andreapaganini.ch/CASO_BECCIU.html