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Noi diversi dall’Italia: la sicurezza prima delle tragedie

La tragedia di Genova è stata accompagnata in Sardegna da cronache all’italiana. Crollato tragicamente un ponte in Italia, si è fatto dalla Sardegna un resoconto per analogia condito di pericoli e trascuratezza che azzera un durissimo lavoro fatto in questi anni e che non ha niente a che fare con l’incuria e la roboante retorica italiana. Se l’Italia non ha fatto manutenzioni o ne ha fatto poche, lo stesso non può dirsi della Sardegna.
Solo per la messa in sicurezza di strade, ponti, crinali franosi, canali e dighe, la Sardegna ha programmato interventi nel periodo 2014-2018 per 411 milioni di euro, cui vanno ad aggiungersi altri 50 milioni stanziati dallo Stato per il cofinanziamento della messa in sicurezza delle dighe. Mai prima nella storia dell’autonomia era stata stanziata una mole così alta di risorse in un tempo così ristretto. Detto questo, il fabbisogno per mettere in sicurezza definitva la Sardegna è miliardario. Ma se mai si inizia mai si finisce. È certo che una disgrazia è sempre dietro l’angolo ed è sempre possibile, ma non si potrà dire che tutto il possibile non sia stato fatto. Questo il quadro generale. Questo il dettaglio solo delle opere per il rischio idrogeologico.
Noi non abbiamo aspettato la ricognizione richiesta dal ministro Toninelli.  Già nell’ottobre del 2014 abbiamo chiesto alle province un’analisi seria sulle opere ritenute strategiche, primarie e emergenziali. E l’attenzione, come si può ricostruire, è stata indirizzata soprattutto verso fiumi, ponti e canali.
Noi non abbiamo aspettato un incidente come quello di Bologna per denunciare l’altissima pericolosità della strozzatura della SS 131 al bivio di Villasanta (chi ricorda più quello scempio che durava da una decina d’anni?). Chi ricorda la nostra richiesta di convocazione del Comitato per la sicurezza, poi convocato e presieduto dal prefetto di Cagliari, nel quale ci sentimmo dire da tutte le autorità che non c’erano particolari problemi di sicurezza nel bivio di Villasanta? Era l’8 aprile 2014 e alla presenza di molti testimoni io dissi che se nei budelli delle strade complanari fosse avvenuto un incidente grave, sarebbe stato un grande problema far arrivare le ambulanze. Ero solo, sostenuto solo dalla struttura dell’Assessorato e largamente inascoltato. Poi si riuscì, grazie anche a un valente direttore di sede dell’Anas, a sbloccare la situazione.
Chi ricorda la mia visita, faticosissima per me, il 5 aprile 2014, al Procuratore della Repubblica di Cagliari per illustrargli il grave pericolo incombente sulla SS 195, una delle strade sarde più trafficate durante il periodo estivo? Quel pericolo è ancora lì, enorme, grave, sfidante e sprezzante, perché una grande società come la Grandi Lavori Fincosit fa durare l’appalto quanto vuole. Se su quella strada dovesse prender fuoco un camion di idrocarburi come a Bologna, secondo l’ora in cui dovesse avvenire l’incidente, il rischio della strage sarebbe altissimo. Chi ricorda che sulla Olbia-San Giovanni sono stanziati 200 milioni di euro, immobilizzati dall’Anas, nonostante gli studi dell’Università di Cagliari definiscano quella strada uno dei tratti a traffico troppo intenso e pericoloso nel periodo estivo? Chi si schierò con me contro il presidente dell’Anas Armani e chi, invece, fece il contrario?
E chi ricorda gli esposti alla Procura di Tempio per lo scempio che durava da anni del lotto 9 della nuovamente bloccata Sassari-Olbia? Quando scrissi al Procuratore mi presero per matto (non è la prima volta), con il consueto cordone sanitario intorno sia in Giunta che in Consiglio. Finalmente, ma non magicamente, i lavori si sbloccarono e oggi Olbia ha un ingresso, a mio avviso sempre un po’ disordinato, ma almeno dignitoso.
E chi ricorda le lettere all’Anas sulla verminosa vicenda dei new jersey, gli spartitraffico della Sassari Olbia? Era il 16 marzo 2017, di lì a poco mi sarei dimesso (anche perché, come sempre, solo, in queste battaglie), ma allora segnalavo la contraddizione dell’Anas di aver posto a dimora in gran parte del tracciato un prodotto meno sicuro di un altro. Anche in questo caso, finché non succede niente, pace. Ma se per caso un camion urtasse lo spartitraffico e questo si spostasse a invadere le altre due corsie dell’altro senso di marcia, il disastro sarebbe assicurato, mentre con il prodotto più sicuro, vi sarebbero più possibilità che lo spartitraffico si sposti occupando una sola corsia e lasciando libera l’altra come via di fuga. Quando cose del genere dovessero succedere, chi chiamerà l’autorità giudiziaria? Spero non me.
Potrei continuare, ma non serve.
Non serve che riepiloghi tutto ciò che è stato fatto per le aree colpite da alluvioni.
Ciò che intendo dire è che c’è stata una cura in questi anni verso la Sardegna non generata da un evento o dalla paura della magistratura (che sollecitata ha ritenuto non ci fosse niente di sua competenza), ma dalla sollecitudine, dalla volontà di vivere in un luogo civile e sicuro, di poter mostrare che ce la possiamo fare, che sappiamo essere capaci di qualità e di sicurezza. Noi costruiamo società cambiate, noi concorriamo a costruire, aumentando la fiducia tra la gente e la qualità dell’azione di governo, la Nazione sarda senza nutrirla di nazionalismo, cioè di esaltazione della separazione e della diversità. Noi siamo per paesi civili e ordinati, non per paesi o disordinati o repressivi. Questo è stato ciò che ci ha ispirato e che ci ispira.