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Lui folgorante in solio vide il mio genio e tacque

renzi-napoleonedi Paolo Maninchedda
Esattamente come il Berlusconi in difficoltà poco prima di lasciare Palazzo Chigi, anche Renzi prova non ad accettare il duro confronto con la realtà ma a costruire una realtà di comodo.
Come Berlusconi, butta il pallone in tribuna e dà la colpa all’Europa dell’austerity. Cosa c’entra l’Europa con la crisi del sistema bancario italiano? Nulla. Cosa poteva fare Renzi? Tutto, ma non l’ha fatto per gli evidenti imbarazzi sulla questione Banca Etruria.
Cosa c’entra l’Europa con la mancanza di reddito e di lavoro in mezza Italia? Nulla. Cosa poteva fare Renzi? Moltissimo ma ha fatto il Jobs Act e i risultati non sono stati quelli annunciati e previsti.
Cosa c’entra l’Europa col disatro della nostra scuola? Nulla. Cosa poteva fare Renzi? Moltissimo, ma ha fatto “La Buona Scuola”, su cui è veramente opportuno stendere un velo pietoso ma che, bisogna ricordarlo, ha già fatto perdere le elezioni amministrative al Pd.
Cosa c’entra l’Europa con la corruzione in Italia? Nulla. Cosa poteva fare Renzi? Moltissimo. Che cosa ha fatto? Nulla, perché non ha un’idea di come affrontare il problema che non si affronta rendendo l’Anac il collo di bottiglia di tutti gli appalti italiani.
Cosa c’entra l’Europa con la limitazione della libertà individuale che la rete sta progressivamente generando? Nulla. Cosa poteva fare Renzi? Moltissimo, e invece ha inseguito la piazza e consegnato alla rete miliardi di informazioni personali di grandissima rilevanza.
Cosa c’entra l’Europa con la burocratizzazione di ogni aspetto della vita pubblica italiana? Nulla. Cosa ha fatto Renzi? Nulla.
Cosa c’entra (faccio un piccolo esempio finanziario) l’Europa con i maneggi di Galletti, che riceve 1,5 miliardi dei fondi FSC della Cabina di Regia e assegna al rischio idrogeologico solo 290 milioni in tutta Italia, dicendo alla Sardegna che i 90 milioni per Olbia e Cagliari dobbiamo cavarli furoi dal nostro FSC, dopo che, a bocca di disgrazie, era venuto a Olbia a annunciare il mirabolante intervento del Governo? Perché Pigliaru è costretto ad alzare la voce sui patti già sottoscritti? Cosa c’entra l’Europa, i frizzi, i lazzi e le piante grasse, con la vocazione ai giochi di prestigio dei ministeri romani? Perché ogni mattina c’è un’insidia da cui difendersi in questa nazione furba e ipocrita?
Se si vuole, continuo, ma è un disastro.
Ieri però Renzi era in Sardegna, intervistato e omaggiato da tutti, ma nessuno, dico nessuno, gli ha fatto la domanda che era indispensabile fargli: perché ancora oggi il governo italiano non ha avviato alcuna procedura per notificare a Bruxelles che la Sardegna è un’isola?
Abbiamo avuto in terra sarda una due giorni dell’italiano più potente e non c’è stato nessuno che gli ha ricordato che siamo in Italia dal 1861 e la Repubblica non ha mai voluto avviare la procedura per riconoscere le condizioni di svantaggio insulare alla Sardegna.
Perché anziché venire a elargire soldi (??) dall’elicottero non è venuto a dire: «Ho avviato la procdura per il riconoscimento delle condizioni di insularità alla Sardegna».
Si ha un’idea di che cosa significherebbe per la Sardegna il riconoscimento della condizione di svantaggio insulare? Lo si sa?
Invece no. Arriva il Primo ministro italiano e ci si dimentica che è esattamente la stessa persona che non cura in alcun modo i nostri interessi. Perché? Perché di fronte al potere ci si dimentica di sé?
Io so cosa rischio a non associarmi al coro. Personalmente vedo lo strapotere appannato di Renzi, ma non mi impressiona. Io sto da un’altra parte e so perfettamente che votando NO ho un’opportunità di cambiamento, mentre il Sì significa la ripetizione ad oltranza del mondo inconcludente di facciata che in questi due anni ha avuto un potere enorme e non l’ha saputo usare per il bene di tutti.