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L’insostenibile leggerezza della politica sarda

Mentre a Roma si parla di autonomia differenziata e di costi standard o spesa storica, in Sardegna non si procede nella difesa delle conquiste in materia di entrate sancite dalla Corte costituzionale e si parla di Mater Olbia, cioè di un imprenditore privato incredibilmente (ce ne occuperemo nel dettaglio nei prossimi giorni) favorito dalla politica sarda e italiana (meglio sarebbe scrivere “italiana e sarda”).
Abbiamo passato quasi un decennio per produrre una visione più avanzata dell’autonomia ottriata dagli italiani nel 1948 e adesso ci ritroviamo una Giunta regionale che tace, con un assessore alle riforme muto, con un presidente della Giunta regionale che nei primi cento giorni ha solo parlato di nomine e deformato, con una sua scelta personale particolarmente incidente, la continuità territoriale aerea e con una Sinistra che, a parte la continuità di subordinazione al Mater Olbia, non proferisce parola.
Recentemente Open Democracy ha pubblicato un report dei finanziamenti di organizzazioni della destra cattolica e protestante americana ai partiti della Destra europea. La rete di relazioni che l’articolo rivela e la mole di finanziamenti di cui mette in luce la portata fino al 2014 hanno portato Avvenire, il giornale della Conferenza Episcopale Italiana, a parlare di ‘rublodollari’ a proposito delle coperture finanziarie della Destra. Dinanzi a tutto questo, di tutto vi è bisogno meno che del Mezzogiorno addormentato e della Sardegna muta di queste ore.