Latte: manipolazione continua

Posto che nessuno ha pubblicato per intero e in originale – cioè il testo così com’è, senza riassunti o mediazioni – il verbale firmato avant’ieri a Sassari al tavolo convocato dal prefetto – ahinoi – sulla crisi del latte, lo pubblico oggi per intero. Eccolo qui.
Dopo una semplice lettura si può dedurre esattamente il contrario di ciò che hanno scritto i giornali ieri.
Come si può notare (righe 1-24) si è prima deciso di che cosa parlare, fino a giungere a individuare tre argomenti:
1) La revisione dello Statuto e del disciplinare (del Consorzio e del Pecorino romano);
2) Le problematiche relative alle quote produttive (verifica della possibilità del trasferimento quote per allevatori);
3) La individuazione di una figura manageriale in grado di rilanciare il Consorzio (cancellata la dizione: L’esigenza di una condivisione di dati certi).
Compiti del governo Alle righe 25-27 si ricorda l’importanza dell’attuazione del Decreto Legge approvato il 7 marzo ultimo scorso. Primo commento: ciò che è in capo al Governo italiano ed è decisivo per far risalire il prezzo, e cioè il ritiro delle scorte con la formula degli interventi per gli indigenti, in un tavolo presieduto da un prefetto e con un capo di gabinetto ministeriale, è fugacemente ricordato come ‘importante’, non come urgente e stringente per il Governo. Questo è il risultato della crisi dello spirito critico e dell’assenza di una visione nazionale sarda che si registra in Sardegna: si è timorosi nell’esigere dal governo il rispetto tempestivo degli impegni. Ma andiamo avanti.
Fissato ciò di cui discutere, si passa alle decisioni.
Statuto e disciplinare Sul primo punto, righe 28-31, il tavolo in sostanza dice ai pastori: “Fate proposte e poi il Ministero e il Consorzio le valuterà”. Ma le manifestazioni di febbraio, con la loro intensità e con il clamore suscitato, erano finalizzate a conquistare il diritto di proposta? Si pensa forse che questo diritto non fosse esercitabile prima? Ma c’è di più. Se si va a leggere lo Statuto si scopre che già adesso esso prevede che nell’assemblea dei soci siano rappresentati i produttori per una quota pari al 17%. Il 58% di questo 17% è oggi rappresentato dalle cooperative. Non solo: dal 2016 è avviata una riforma del disciplinare che è stata rallentata e frenata da alcuni settori della trasformazione. Quindi c’è da chiedersi: ma era necessario tutto il baccano di febbraio per parlare di queste cose?
Trasparenza dei dati Quanto al secondo punto, righe 32-34, il verbale smentisce clamorosamente una parola d’ordine delle proteste dei mesi scorsi e cioè la mancanza di trasparenza degli atti del Consorzio e certifica invece che i dati sono pubblicati mensilmente e che vengono trsamessi all’Ismea. E dunque, su che cosa si basava il passa parola dei mesi scorsi che denunciava l’assenza di carte, di controlli, di verifiche ecc? Quanta gente si è manipolata indicando un imbroglio che non c’era?
Piano dell’offerta Quanto alle eventuali proposte di modifica dei piani produttivi (Piano dell’offerta), il governo italiano, tanto per gradire, mette bene le mani avanti e scrive, righe 35-37: “Fate pure tutte le proposte che volete ma queste devono essere approvate dallAgcm (l’Authority italiana sulla concorrenza) e devono essere adeguate alle linee guida del ministero”. Detto in italiano, questo significa: “Il perimetro delle vostre proposte lo tracciamo noi”.
Le ultime righe sono impegni a tenere in piedi il tavolo e il confronto che, come si dice, non si negano mai a nessuno.
Che cosa manca?
Dov’è il coinvolgimento delle banche al fianco dei produttori?
Dov’è il monitoraggio delle banche sul rispetto del Piano dell’offerta e l’applicazione del Pegno rotativo?
Dov’è il monitoraggio dei comportamenti dei trasformatori rispetto alla diversificazione dei prodotti (e dei margini) e l’unicità del prezzo praticato sul latte versato calcolato sul valore di mercato di un solo prodotto (il Pecorino Romano)?
Dov’è il monitoraggio del comportamento di alcuni grandi mediatori che comprano, stoccano e rivendono scommettendo sulla crisi sociale della Sardegna?
Credo sia sufficiente per dimostrare che abbiamo una lunga strada da fare, fatta di sincerità e di ricerca della verità e non di subordinazione ad altri e di conflitto tra noi.