Latte, Politica, Sanità, Trasporti

L’apoteosi del nulla: il palio delle nomine, il trenino fantasma, la retata del latte

Come non era difficile prevedere, il giorno delle nomine è saltato. Si va a mercoledì prossimo e ragionevolmente la Giunta in quel giorno deciderà.
Nel frattempo, ogni giorno per chi per esempio lavora nell’Ats, è un inferno.
Poche nomine, poche idee, molte mani Faccio un esempio banale: arriva un decreto ingiuntivo. Chi si oppone? Nessuno. Nessuno può costituirsi in giudizio.
Non solo: non c’è il datore di lavoro. Gli acquisti sono bloccati. Non è possibile firmare alcuna certificazione fiscale. Non c’è il titolare per il trattamento dei dati. Provi uno solo degli assessori a dirigere un servizio in queste condizioni. Il problema non sono le mediazioni che sempre accompagnano le nomine, è che siamo a bocca di elezioni e tendenzialmente un candidato presidente sa prima del voto che cosa fare dopo. Se tergiversa troppo significa che non aveva e non ha le idee chiare o che le logiche di spartizione interna stanno già corrodendo il suo potere di indirizzo. Bruttissima storia. Certo è che, in altri tempi, anche molto recenti, se un amministratore si fosse concesso queste licenze e vacanze amministrative, in men che non si dica avrebbe visto la polizia giudiziaria alle sue porte. Invece oggi è possibile, grazie a un sistema giudiziario che oscilla tra il salottiero e l’inquisitorio, che vi sia chi non rispetta le leggi sulla trasparenza e viva più che tranquillo, chi lascia le società pubbliche e gli enti senza alcuna guida e continui a vivere tranquillissimo. Io, dopo neanche un mese dalla nomina a Assessore, venni interrogato dal PM sull’iniziativa, di un’altra Procura, di far fallire Abbanoa. Non avevo neanche fatto in tempo a sedermi.

La retata del latte: sei pastori inquisiti Non vivono tranquilli altri sei pastori inquisiti per le proteste del latte di febbraio. Ognuno, ovviamente, risponde di ciò che fa e di come lo fa, tuttavia bisogna riconoscere che vi sono filmati di quei giorni con le forze dell’ordine che sono presenti sui luoghi dove vengono commessi reati e non intervengono. Evidentemente vi era una scelta strategica di tolleranza che, a posteriori, si potrà sempre giustificare come dovuta alla volontà di non creare problemi maggiori di quelli già in essere. Benissimo, ma resta il dubbio fortissimo che la volontà non fosse solo quella di tutela dell’ordine pubblico (che non venne tutelato, come dimostrano i blocchi stradali, i camion svaligiati e svuotati, il latte versato dentro le cabine di almeno un camion ecc. ecc.) ma quella di giungere con un certo clima alle elezioni. La maggioranza dei pastori sostenne la vittoria elettorale della Lega e del suo ministro degli interni, non riconobbe come interlocutori le forze politiche sarde e volle affidarsi al capitano. Questo è il girone di ritorno del capitano. Meglio, sempre meglio, un dialogo tra sardi che un’asservimento anche momentaneo con esponenti dello Stato italiano e degli interessi del Nord.

Dal Trenino verde al trenino nullo Meno di un mese fa segnalammo che se il Governo non si fosse spicciato a modificare una legge folle voluta dal governo Gentiloni che aveva di fatto chiuso le linee del Trenino verde in Sardegna, la stagione turistica collegata a queste piccole infrastrutture sarebbe fallita. Poche settimane dopo, arrivò l’annuncio di alcuni parlamentari (mi pare del Movimento 5 Stelle): “La legge è stata modificata”. Un vecchio proverbio dice: “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Guarda un po’, cosa manca? Manca la firma del Ministro della Giustizia senza la quale la legge non può essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (nel frattempo sono saltate tutte le prenotazioni di giugno e luglio). Il ministro della Giustizia è l’onorevole Bonafede, quello del carcere retroattivo. Ma non basta.
Manca la firma da parte della Regione del contratto del servizio di manutenzione dell’Arst. L’assessore dei trasporti mi pare sia ogliastrino. A fronte della rapidissima scelta sulla continuità territoriale bicefala, non vi è una banale sollecitudine per ciò che contrasta, per quel poco che può fare, realmente, l’isolamento e lo spopolamento delle aree interne. Così il Trenino verde, forte di un parlamentare e di almeno un assessore che viene da quelle aree, si è trasformato nel Trenino Nullo.