Oggi le nomine: speriamo che non siano comiche. In sanità il conflitto di interessi va in soffitta. Il formaggio venduto tre volte

Si dice che la Giunta oggi procederà a nominare titolari o commissari di diversi enti regionali nonché dell’Ats.
Nel frattempo c’è da augurarsi che in questi giorni di vacatio totale, per esempio dell’Ats, non ci siano stati giudizi nei quali l’Ats doveva costituirsi o decreti ingiuntivi cui doveva opporsi ecc. ecc. Vedremo.
La sensazione che si ricava da lontano è quella di un governo regionale che vuole condurre lo spoil system fino ai direttori di servizio. Gravissimo errore. Intanto vi sono dirigenti che da qualche mese percepiscono lo stipendio senza far nulla. E direi anche che sarebbe opportuno dare uno sguardo al contenzioso amministrativo e penale che sta sviluppandosi rigoglioso intorno a tanti concorsi: fare bandi selettivi per dirigenti, avendo fatto precedere la selezione da indiscrezioni scoraggianti secondo le quali quella direzione è per Tizio e non per Caio non è igienico: si rischia veramente di incappare in qualche buon magistrato che ne ha le tasche piene di questi maneggi.
Quando non si hanno idee e strategie si pensa che governare consista nel controllare tutto. Sbagliato: governare significa indicare la rotta, non pretendere di comandare in ogni ufficio. Ma, come sappiamo, esiste anche il primitivismo politico, la degenerazione tribale dei rapporti sociali e istituzionali.
È in questo quadro che può accadere che consiglieri regionali con partecipazioni in società proprietarie di strutture regionali accreditate, votino provvedimenti che riguardano questo loro specifico interesse. Prima vigeva la buona regola che chi aveva un interesse particolare non votava la norma che disciplinava in tutto o in parte quell’interesse. Oggi no. Oggi non solo la vota, ma la difende e la interpreta. È un circo di impunità.
Perché accade tutto questo? Perché il popolo è immemore. Hitler, il più sanguinario leader europeo che la storia ricordi, ha fondato la sua tragica (per noi) fortuna sulla smemoratezza popolare.
Oggi sui quotidiani trovate il giubilo per una delibera Cipe che non fa altro che confermare vecchi stanziamenti . Non solo.
Si ricorderà, spero, che durante la campagna elettorale del plagio dei pastori con la promessa del latte a 1 euro, noi e non altri proponemmo l’acquisto di 14 milioni di Pecorino romano per fronteggiare le eccedenze prodotte in violazione del Piano dell’offerta.
Poi è accaduto che questa proposta sia stata accolta prima dal tavole regionale e poi dal tavolo prefettizio voluto da una parte dei pastori e dalla Lega, e venne venduta all’opinione pubblica una prima volta come grande risultato del governo a trazione leghista.
Poi, quando il Ministro ha fatto muovere i primi passi alla pratica, i 14 milioni di stoccaggio subirono la seconda vendita all’opinione pubblica con annesso comunicato stampa del ministro Centinaio.
Oggi che finalmente i 14 milioni arrivano a poter essere banditi, ecco la terza vendita di questa iniziativa all’opinione pubblica con tanto di servizi della disinformazione Rai che ne parla come se si trattasse di una novità.
I soldi sono sempre gli stessi, i poteri sono rimasti nelle mani degli stessi che li avevano prima (e certamente non nelle mani dei sardi), la manipolazione dell’opinione pubblica si fa sempre meno raffinata e sempre più sfacciata.
Ringrazio Luca Roich per aver ricordato oggi sulla Nuova Sardegna il mio operato sulla Sassari-Olbia e di averlo fatto in un giornale a me dichiaratamente ostile, tuttavia gli ricordo che manca un evento nella sua cronaca: l’inaugurazione dei tre centimetri di asfalto cui parteciparono Delrio, Pigliaru e Armani, cui io non volli partecipare. Era il 2017 e subito dopo abbandonai la Giunta. Pochi capirono (tanto meno La Nuova, che affidò non poco inchiostro ai maestri dell’invidia), ma i fatti sono lì.
Come pure, se si vanno a vedere gli stanziamenti del Cipe confermati ieri da Conte, si trovano i due ponti sul rio San Girolamo di Capoterra, anche questi in capo all’Anas da tempo immemorabile. Ma forse si ricorderà anche il linciaggio da me subito, anche questo d’estate, dall’allora ministro Galletti, su un altro ponte sul rio San Girolamo, su cui si costruì una campagna deformata e deformante; bene, recentemente il Consiglio di Stato ha confermato che anche su quel ponte gli uffici, non io, si comportarono più che correttamente. La stampa non se ne è accorta o non se n’è voluta accorgere.
Queste le cronache, ma i giornali impegnati a togliere la rogna dal dosso dei potenti amici, a dettare le linee agli incauti sardi, a nascondere l’opacità di grandi istituzioni, hanno difficoltà a riconoscere e raccontare la verità, per cui si affidano, per recuperare un po’ di credibilità, all’onestà personale di singoli giornalisti che stanno alle loro redazioni come i gigli ai cardi.