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Ieri: Coldiretti mangia tutto, l’Anas Sarda vive, l’Anas italiana gioca con le parole, Moro fa pensare, alle amministrative stiamo dentro le civiche

Ieri Coldiretti ha asfaltato il sistema dell’assistenza tecnica in zootecnia della Regione Sardegna liquidando Aras. Adesso occorre riprenderselo, lottare in ogni sede per impedire l’efficacia degli atti, ma bisogna anche capire chi e come nel sistema Regione ha agevolato o non contrastato questo percorso. Il Partito dei Sardi ha presentato una mozione che denuncia l’espropiazione di competenze, saperi e servizi che il Ministero dell’Agricoltura italiano, che è parte ci uno Stato e dovrebbe difendere l’interesse pubblico, sta realizzando ai danni della Sardegna favorendo il disegno egemonico non di un soggetto pubblico, ma di un soggetto privato, un sindacato, come la Coldiretti. Ne riparleremo, ma stiamo ricevendo molte sollecitazioni a fare nel Logudoro una grande riunione degli stati generali dell’agricoltura per promuovere una pacifica ma efficace mobilitazione della Sardegna delle campagne.
Ieri, a dispetto dei tanti uccellacci del malaugurio che nelle scorse settimane si sono adoperati per annunciare che la legge sarda sugli appalti sarebbe stata devastata dal ricorso del governo italiano, il Consiglio dei Ministri dell’Italia, prossimo a salutare senza rimpianto, ne ha impugnato solo alcuni articoli relativi alle pretese dell’Anac sulla gestione di alcuni albi e alla sua arbitraria volontà di limitare le competenze della Regione Sardegna in materia di organizzazione amministrativa degli appalti. Ci auguriamo che ora la Giunta regionale approvi subito lo Statuto della Società Sarda delle infrastrutture e la renda operativa (ancora non è stato approvato lo Statuto dell’Agenzia Sarda delle Entrate..).
Nel frattempo l’Anas italiana, quella che accetta che la SS 195 sia da un settennio un accampamento e non un cantiere, quella che ha permesso a un costruttore di prendere tanti di quei lotti tra Sassasri-Olbia e SS 125 da saltare per aria e finire in amministrazione controllata, quella che fa i comunicati sui lavori di Monte Pinu a distanza di anni dalla fine del sequestro dell’area, quella che ha impegato 18 mesi a asfaltare la SS 131 da Macomer a Bonorva, quella che sta facendo marcire 300 milioni di euro appostati sulla Olbia-San Giovanni, quella che non sta facendo nulla sulla OLbia – Palau – Santa Teresa, questa società finanziaria apparentemente dedicata alle opere pubbliche, ieri ha annunciato la consegna dei lavori sui nodi critici della SS 131 Nord, ossia sugli svincoli di Paulilatino, Macomer, Bonorva e Cossoine.
In realtà di tutti questi lavori l’unico dotato di un progetto esecutivo è quello di Bonorva, gli altri non ce l’hanno. Che cosa ha consegnato dunque Anas? Ha consegnato l’esito degli appalti con la formula dell’Accordo quadro, la formula utilizzata da tutti per le manutenzioni e non per la costruzione di nuove opere. A chi hanno creduto i giornali (che vendono sempre meno)? Ma ovviamente all’Anas, che si rifà il trucco con i creduloni delle redazioni sarde. Sui progetti esecutivi di Paulilatino, Macomer e Cossoine c’è una fitta corrispondenza tra Regione e Anas che non invita a essere ottimisti. Occorre tenere il punto e presidiare lo sviluppo di questa vicenda.
Oggi ricorre l’anniversario del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro. È una vicenda di cui mi occupai quando insegnavo a Sassari e poi smisi di farlo, perché mi accorsi che ancora oggi è pericoloso farlo senza avere il potere di difendersi da ciò che la verità fa emergere con estrema chiarezza.
Diciamo così che la politica si può fare in tanti modi, uno dei quali era quello di Moro, uomo dialettico, profondamente intriso di un cristianesimo riflessivo e critico verso il potere; un altro modo è quello che interpretò Cossiga, più popolare in Sardegna perché meno critico verso il potere, anzi teorico delle ragioni del potere. Se la DC ha avuto grandi meriti durante la guerra fredda nel consentire all’Italia un alto livello di libertà e di democrazia, sulla vicenda Moro e sul fenomeno mafioso ha grandissime responsabilità storiche non adeguatamente indagate e denunciate. La Dc non aveva pensiero politico sullo Stato, Moro sì ed era diverso da quello dei suoi amici e diversissimo da quello dei compagni comunisti, perché Moro e una parte ininfluente del mondo cattolico aveva capito il nesso assolutista e autoritario che univa Gentile a Gramsci e da qui all’intellighentzia della sinistra di allora. Non a caso sul sequestro Moro risaltò in modo plastico ciò che ancora oggi è irrisolto a Sinistra: lo scontro tra la tradizione libertaria socialista, attenta al rapporto tra la persona e lo Stato – risolto a favore della persona, e la cultura vetero-comunista o paleomarxista che dir si voglia che deifica lo Stato come forma della razionalità autoprodotta dalla Storia. L’ultimo interprete vivente di questa impostazione è Napolitano.
Si stanno chiudendo le liste per le prossime amministrative. Coerentemente con la linea della convergenza nazionale che stiamo costruendo, noi siamo dappertutto dentro liste civiche che uniscono persone provenienti da esperienze diverse intorno alla consapevolezza del “Prima gli interessi nazionali dei sardi“.