Politica

Due parole a Moirano e una a Caria

Si ricorderà che il Moirano in versi che abbiamo conosciuto qualche giorno fa, recitava: “Chi ha il sospetto, ha il difetto”. Noi, come noto, non sospettiamo di nulla e siamo certi di molte cose che denunciamo nell’interesse dei sardi. Tra queste vi è che la sanità sta registrando sotto la sua guida un serissimo peggioramento dei servizi e un’egemonia politico-gestionale mai vista prima. Oggi La Nuova Sardegna lancia una campagna di difesa (peraltro timidissima e quasi imbarazzata) degli utenti per le liste d’attesa.
E dunque anche la Nuova ha un difetto?
E dunque è vero che i servizi stanno peggiorando e che i sardi sono sempre più costretti ad andare fuori dalla Sardegna per curarsi? E il giro di valzer delle poltrone tra direttori di area socio-sanitaria e strutture complesse è stato funzionale o dannoso rispetto al miglioramento dei servizi? E se i risparmi finanziari si traducono in peggioramento dei servizi, si può sospettare che si tratti della solita politica da sergenti piemontesi per la quale serve più superbia che intelligenza?
Noi del Partito dei sardi comunque, siccome siamo capaci di prenderci le nostre responsabilità, abbiamo convocato il Direttivo Nazionale per decidere il da farsi rispetto al supermanager, ma aspettiamo adesso una nuova intervista di condanna del quotidiano sassarse, reo di schierarsi a difesa dei cittadini.
L’Assessore all’agricoltura Caria oggi fa registrare il suo dissenso sull’ultimo atto con cui la Coldiretti italiana ha messo le mani sulla Sardegna. L’Aras è in liquidazione non per caso, ma per un preciso disegno che vale milioni di euro, l’egemonia sui servizi, il controllo del patrimonio genetico. Si è davvero contrari a tutto questo? Bene, allora si sia conseguenti. Dinanzi a una palese aggressione degli interessi nazionali dei sardi, si risponda difendendoli e contrapponendosi all’asse Martina – Coldiretti che ha condotto le danze nell’ultimo anno. Noi ci siamo. Anche di questo parleremo nel Direttivo Nazionale, come pure parleremo del dopo Ottana, perché se si fraintende l’educazione e la cultura del dialogo con la debolezza, allora si sfidano le persone miti a passare dalla discussione alla mobilitazione.