Sulle tariffe aeree i Cinquestelle hanno realizzato in Sardegna uno dei loro consueti capolavori propagandistici: trasformare una promessa semplice e immediatamente spendibile in un costo nascosto destinato a riemergere più tardi.
È lo stesso metodo già sperimentato al Governo con il Reddito di cittadinanza e il Superbonus: distribuire subito il beneficio politico, rinviando la verifica della sostenibilità finanziaria. In Sardegna hanno imposto per due anni un prezzo del biglietto insensibile alle variazioni del carburante, come se un decreto potesse governare il mercato energetico (sono scelte indotte da consulenti più schematici che competenti). Ora l’aumento del jet fuel rende antieconomici i collegamenti e Aeroitalia minaccia di ridurre i voli. Dal suo punto di vista, lo fa a ragione: non si può pretendere che una compagnia assorba indefinitamente costi che il bando ha scelto ideologicamente di ignorare. Il capolavoro rischia così di concludersi con tariffe formalmente basse e aerei realmente fermi.
Il precedente sistema della continuità territoriale aerea sarda, disciplinato dal decreto ministeriale 466 del 2021, teneva conto di una realtà elementare: far volare un aereo costa e una delle principali componenti del costo è il carburante. Per questo le tariffe potevano essere aggiornate considerando sia l’indice ISTAT sia le variazioni del jet fuel FOB Mediterraneo. Non era una possibilità teorica: dal 2022 al 2025 il ministero ha emanato periodicamente i relativi decreti di adeguamento.
Il decreto 213 del 9 settembre 2025, sul quale è costruita la nuova continuità entrata in vigore il 29 marzo 2026, ha scelto diversamente. Le tariffe sono state ridotte e dichiarate fisse sino al marzo 2028. Soltanto dopo potranno essere aggiornate in relazione all’inflazione e al carburante.
È il prezzo ideologico del biglietto: stabilito per dimostrare che la politica aveva abbassato le tariffe, ma privato, per due anni, del meccanismo necessario a mantenerle economicamente sostenibili.
L’impennata del fuel ha presentato il conto. Aeroitalia sostiene che l’aumento abbia alterato radicalmente i costi sui quali aveva costruito la propria offerta e minaccia una riduzione dei voli. Regione e Governo hanno promesso di non scaricare l’extracosto sui passeggeri. La Regione ha stanziato dieci milioni; il Governo ne ha promessi altri dieci, dei quali ancora non si conoscono atto, tempi e copertura.
Ma trovare i soldi è soltanto metà del problema. Occorre trovare il modo legittimo di versarli.
Il vettore ha accettato gli oneri di servizio pubblico sulla base di condizioni economiche definite e, su diverse rotte, senza chiedere la compensazione prevista dalla gara. Aggiungere dopo l’affidamento un contributo non contemplato dal decreto e dai parametri originari significa modificare retroattivamente l’equilibrio economico sul quale si è svolto il confronto concorrenziale.
La normativa europea non vieta le compensazioni per gli obblighi di servizio pubblico, ma pretende che i criteri siano preventivi, trasparenti e proporzionati e che non producano sovracompensazioni. Un’erogazione costruita successivamente e destinata alle compagnie aggiudicatarie rischia quindi di assumere la natura di aiuto di Stato, oppure deve essere ricondotta a una procedura europea che ne dimostri necessità e compatibilità.
Ecco il vicolo cieco. Non si vuole aumentare il biglietto; non si possono diminuire i voli; non si può regalare denaro pubblico senza una base giuridica già incorporata nell’affidamento.
Il vecchio decreto aveva una valvola: se cambiava il carburante, cambiava la tariffa. Il nuovo ha sostituito quella regola con una promessa politica. Oggi si scopre che fissare un prezzo non significa governare un costo. Significa soltanto nasconderlo, finché qualcuno non è costretto a pagarlo.

Non so , Purtroppo, in politica è quasi un tabù ammetterlo apertamente, davanti a questa perpetua sostituzione della realtà con la propaganda a termine non resta che essere assaliti da un’inaggirabile, profonda tristezza.
Non è qualunquismo
… come per la povertà …un decreto e Via !
Nel contesto ho la vaga sensazione che si sia di fronte al gioco delle tre carte (Napoli insegna: questa vince e questa perde e l’ultimo si trova col cerino in mano. Riepilogando la questione dei dieci milioni di euro messi a bilancio per la bisogna,: non esiste un caxxo di regolamento su come metterli immediatamente a disposizione dei vettori per le evenienze delle evoluzioni delle crisi in corso e, quindi, sui ristori da mettere in campo. Analogamente si parla di dieci milioni promessi dal governo centrale; detto questo, perché a bilancio non sono stati dichiarati disponibili venti milioni piuttosto che dieci? Gli addendi sarebbero 10k(regione)+10k(stato)=20k! Perché a bilancio si dichiara 10k e non 20k? Per poi sentire i lai di Lai che dichiara che lo stato è inadempiente perché non mette a disposizione i suoi 10k promessi. Domanda: ma i 10k , messi a bilancio, a favore dei vettori di chi caspita sono?: Insomma, unu casinu! Un’ulteriore domanda: perché caxxo sono stati messi a bilancio solo 10k per i ristori vettoriali ma, di contro sono stati messi a bilancio milioni di euro per le varie sagre itineranti? Forse che spostarci dalla Sardegna ce la dobbiamo fare a nuoto?
Un’altra misera figura di questi pseudo politicanti privi di visione della realtà, che si sono fatti votare a furor di popolo per dover rivoltare la regione e farne un paese all’avanguardia. Ecco un altro infimo risultato degno della totale insipienza, che pagheranno tutti i sardi. In altri tempi sarebbero usciti tutti dal palazzo “a caddu e Ainu”
La domanda sorge spontanea: qualora si tornasse al vecchio sistema se il prezzo del Jet fuel dovesse invece diminuire, si adeguerebbero anche i biglietti?