Nasrin Sotoudeh è un’avvocata iraniana cui è stato conferito il premio Vaclav Havel 2026 (Havel è un mio compagno di pensieri notturni. Il suo Il potere dei senza potere, è scolpito nel cuore).
Nasrim è sposata e ha due figli; il marito è in galera dal 2024 perché si è schierato al fianco della moglie e condiviso le sue idee.
Nasrim ha difeso donne perseguitate perché rifiutavano il velo obbligatorio, minori condannati a morte, prigionieri di coscienza, oppositori, minoranze religiose e vittime della tortura. Nel 2012 il Parlamento europeo le ha assegnato il Premio Sacharov per la libertà di pensiero. Non poté ritirarlo: era nel carcere di Evin, condannata per avere minacciato la sicurezza nazionale facendo l’avvocato.
In processi che Amnesty International ha definito gravemente iniqui è stata condannata complessivamente a 38 anni di carcere e 148 frustate. Le contestazioni riguardavano il suo impegno pacifico contro la pena di morte e le leggi che impongono il velo alle donne. Questa è la pericolosità di Nasrin secondo il regime iraniano: difendere chi non può difendersi e sostenere che una donna appartiene a se stessa.
Nel 2021 uscì temporaneamente dal carcere per le sue condizioni di salute. Non lasciò l’Iran e non smise di parlare. Nell’aprile 2026 è stata nuovamente arrestata nella sua casa di Teheran, trattenuta senza contatti con la famiglia e sottoposta, secondo la sua testimonianza, a violenze. È stata rilasciata su cauzione il 13 maggio, ma deve ancora rispondere dell’accusa di propaganda contro lo Stato. Suo marito, Reza Khandan, è in carcere dal dicembre 2024 per la medesima battaglia contro il velo obbligatorio.
A me interessano le idee, ma ancora di più il rapporto che ciascuno stabilisce tra le proprie idee e la propria vita. Diffido di chi proclama principi il cui prezzo dovrà essere pagato da altri; di chi manda avanti i più deboli, trasforma le loro ferite in argomenti e conserva per sé il privilegio della prudenza. È facile essere radicali sulla schiena degli altri. È facile amare la libertà quando il carcere è destinato al prossimo.
Nasrin Sotoudeh appartiene a un’altra specie morale. Non chiede alle donne iraniane di affrontare ciò da cui lei si protegge. Non predica dalla sicurezza dell’esilio. Rimane nel luogo in cui ogni parola può diventare una condanna, ogni visita familiare un ricatto, ogni gesto pubblico un’imputazione. Non offre il sacrificio altrui alla purezza delle proprie idee: offre se stessa.
Non so se l’eroismo sia sempre politicamente efficace. So però che esiste una nobiltà dell’esistenza che la politica ordinaria non riesce neppure a comprendere. Consiste nel dare alla propria vita una misura più alta della convenienza, senza pretendere che tutti facciano altrettanto; nel non separare la verità professata dal rischio necessario per pronunciarla.
Amo chi incardina su di sé il peso e la portata delle proprie idee. Non perché ami il dolore o creda che la sofferenza renda automaticamente giusti (anche se il dolore che mi porto dentro da quando ho iniziato a ragionare, mi ha reso certamente migliore). Il martirio può essere anche fanatismo. Ma in Nasrin non c’è culto della morte: c’è fedeltà alla dignità della vita. Difende il diritto degli altri a vivere senza padroni e accetta che questa difesa renda più dura la sua vita.
Nel 2024, quando le chiesero se fosse pronta a tornare in carcere, rispose di esserlo. Io non so se sarei stato capace di dire e fare lo stesso. Non era una posa. Le autorità iraniane l’hanno presa sul serio. San Francesco diceva di testimoniare sempre il Vangelo, se serve, anche con le parole.

… Istória e zente za est cambiamentu in Iran puru.
B’at solu de fàghere contu chi sa Monarchia no est una Repùbblica religiosa e isperare chi sa monarchia de sos monarcas no siat prus cussa ante Ayatollah chi no at risparmiadu de massacrare sa zente.
Poi, comente no timent a istrumentalizare fintzas a Deus, podent chircare de istrumentalizare fintzas sos menzus eroes.
Totu sa solidariedade a Nasrin Sotoudeh e a sas àteras féminas mártires iranianas e a sos ómines chi cherent cambiare una cunditzione ingiusta, assurda, disumana pro féminas e ómines etotu.
Cosa significherebbe, caro Prof.? Semplice. Che il Popolo iraniano o quantomeno una larga fetta in Patria ed all’estero si vuole affidare alla Monarchia per il futuro del Paese. Questa è solo un’osservazione. Che omaggia l’avvocato Nasrin e maledice la ferocia degli ayatollah (amati da non pochi a sinistra fin dal Khomeini in Francia negli anni Settanta). Questo è quanto.
Egregio Murgia, e questo cosa significherebbe? Il fatto che gli iraniani all’estero inneggino alla monarchia (li ho visti anch’io in Germania, a Francoforte) cosa toglie a Nasrim o cosa risparmia della ferocia degli Iman?
La stragrande maggioranza degli iraniani esiliati inneggia al figlio dello Scià e sventola bandiere dell’Iran monarchico. Ma anche a Teheran ed in altre città iraniane le acclamazioni al Principe Reza Pahlevi non mancano di certo. Bisogna prenderne atto con grande onestà intellettuale.
“San Francesco diceva di testimoniare sempre il Vangelo, se serve, anche con le parole” ecco la differenza, prima bisogna agire, poi nel caso parlare – invece nella società odierna. fiumi di parole ma i fatti?
Alfio, il sistema non ha fermato il tuo commento e ora un mio intervento sarebbe tardivo. Sappi però che non pubblicherò più commenti di questo tipo.
Condivisibile tutto sulla grande Nasrin.
Mi dispiace però aver letto il commento di Alfio. Tempo addietro presi l’impegno di leggere le 114 sure del Corano: in due differenti testi commentati erano interpretazioni contrastanti se non opposte.
Il Corano, come tanti testi sacri quali p.es. la Torah e poi la Bibbia cattolica, può essere interpretato e utilizzato per catechizzare le masse, ma – con una lettura veloce – i contenuti nudi e crudi possono essere recepiti come violenti e carichi di odio.
Con buona pace degli islamofobi, anticattolici e antisemiti.
Difficile dissentire dalle solite belle parole del Prof., a prescindere dall’argomento trattato: alcune, effettivamente, riescono a toccare le corde più profonde dei sentimenti.
Al contempo, però, è altrettanto difficile dissentire da quanto afferma Alfio — pur con un po’ di durezza — o non meravigliarsi delle dichiarazioni di Rai Mocci. Per decenni siamo stati apostrofati con il termine “cattocomunisti”, noi che vedevamo nel Vangelo un messaggio rivoluzionario sia per quei tempi sia per i nostri. Non mi sembra ci siano stati atteggiamenti di abiura della Fede, semmai il continuo richiamo alla sua essenza: il cattolico o è, o non è. Magari, talvolta, è stata proprio la Chiesa come istituzione a rinnegare le sue radici, preferendo di volta in volta questo o quel pensiero filosofico.
Oggi che i cosiddetti comunisti — pur di racimolare un voto in più — si mostrano disposti ad abiurare persino le più elementari libertà conquistate dalle democrazie liberali e i fondamenti della loro stessa dottrina, si affrettano subito ad appellarsi al reato di lesa maestà.
Buongiorno,
oggi questo articolo ha fatto vibrare le corde dei miei sentimenti più sensibili, grazie Paolo.
Mi sembra invece che Alfio abbia esagerato nel suo commento con i suoi riferimenti ai “comunislamici” li chiama lui… non è così.
Condividerò l’articolo come spesso faccio.
Bona Die
Complimenti, i tuoi articoli sono sempre precisi e puntuali nell’analisi delle cose, ma questo mi ha toccato profondamente il cuore perchè esprime l’impotenza ( volontaria o meno) della cosidetta giustizia, che sia nazionale o internazionale.
Di questa eroica donna comosciamo la storia,, di altre migliaia incarcerate, mutilate, stuprate per le stessa ragione invece non sapremo mai nulla,
Ci sono donne che mettono quotidianamente a rischio la loro vita per non essere obbligate a indossare Burqa, Nijkab, Hijab Chador, Khimar, Shayla, Al-Amira, Jilbab, mentre da noi, la sinistra, i “comunislamici” vogliono proporre una legge perché queste ed altre assurdità siano permesse e autorizzate, pur di racattare qualche voto in più.
«L’Islam è il Corano, cari miei. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani.»
Oriana Fallaci
Milli bortas beneita Nasrin Sotoudeh,
iraniana màrtire
pro sa resone e dignidade umana!!!