di Chiara Maestrale
Può accadere anche questo. Che dopo una vita trascorsa a sinistra, dopo avere creduto in quella trasformazione e, nel mio piccolo, avervi contribuito, un giorno ti accorgi che quella casa non è più la tua. Non perché tu sia diventata di destra. Ma perché quella sinistra è tornata verso posizioni radicali che pensavi avesse definitivamente superato.
Per molti della mia generazione il passaggio dal PCI al PDS, ai DS e poi al PD non fu un semplice cambio di sigla, fu un approdo. Significava democrazia liberale, Europa, Occidente, cultura di governo, riformismo. Significava lasciarsi alle spalle ambiguità che appartenevano a un altro secolo.
Oggi guardo il centrosinistra e non lo riconosco più.
Non lo riconosco sull’Ucraina, dove il M5S, con cui il PD vuole costruire l’alternativa di governo, chiede di fermare l’invio delle armi a un Paese invaso dalla Russia.
E non lo riconosco sull’antisemitismo.
Si può criticare Netanyahu, anche duramente. Si può condannare ciò che accade a Gaza, contestare i coloni, denunciare violazioni del diritto internazionale. Ma c’è una linea oltre la quale la critica a un governo finisce per confondersi con qualcosa di molto più antico e oscuro.
Oggi il PD annuncia il voto contrario al ddl sull’antisemitismo se non verrà modificata la definizione contestata dalla segreteria. Fiano ha parlato di persone “politicamente espatriate dal Pd”. Delrio si è detto amareggiato e ha avvertito sul rischio di un centrosinistra sempre più radicale.
La definizione inserita nella legge è questa: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso le persone ebree, o non ebree, e/o la loro proprietà, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto”. Essa è stata raccomandata dal Parlamento europeo con la risoluzione del 1 giugno 2017.
Per quanto generica e equivoca possa essere nel passaggio sulle “istituzioni” (si può criticare il governo d’Israele?), non appare però sensibilmente diversa (anzi, forse, meno equivoca) da quella proposta dal Pd: “L’antisemitismo è la discriminazione, il pregiudizio, l’ostilità o la violenza contro gli ebrei come ebrei (o contro le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche).”
E allora il dissenso è un pretesto.
Capisco perfettamente le parole di Delrio. Perché non sento più quel centrosinistra come il mio. Non “meno mio”: non più mio.
Non tutte le differenze politiche pesano allo stesso modo. Sul salario minimo, sulle tasse, sulle pensioni si può dissentire, trattare, trovare compromessi. La politica estera è un’altra cosa: dice dove collochi il tuo Paese, quali democrazie sei disposto a difendere, da che parte stai quando un regime autoritario aggredisce uno Stato sovrano. Per me sono queste le questioni dirimenti.
Il risultato è che mi ritrovo in una posizione che fino a pochi anni fa avrei considerato impensabile.
Giorgia Meloni non rappresenta la mia storia. Su molti temi continuo a pensarla in modo radicalmente diverso da lei. Ma sull’Ucraina ha mantenuto una posizione chiara a sostegno di Kiev e, sul contrasto all’antisemitismo, oggi mi sento molto meno distante da lei che dal campo politico dal quale provengo, perché la sua posizione apapre meno strumentale di quella dei Dem.
Quindi non basta più dire “quella è destra” per convincermi a riportarmi nel centro sinistra. Considero che decidere cosa pensare non in base alla sostanza di un’idea, ma in base a chi la sostiene, sia una delle malattie peggiori della politica contemporanea.
Io non funziono così.
Non considero Putin meno pericoloso perché a contrastarlo è Meloni. Non considero accettabile un arretramento sull’antisemitismo solo perché viene da sinistra. Io sono contro la politica di Netanyahu, ma non mi piace chi lo trasforma in un pretesto per ridare fiato a un odio etnico con radici millenarie. Non penso che interrompere gli aiuti a un Paese aggredito diventi una politica progressista semplicemente perché la propone Giuseppe Conte.
E soprattutto non accetto l’idea che l’appartenenza imponga di spegnere il giudizio.
Alla fine mi sono ritrovata seduta dalla parte di Meloni. Non perché pensi che da quella parte ci sia sempre la ragione – anzi – ma perché dall’altra il torto che chi la guida sta infliggendo ai propri valori fondanti l’ha resa irriconoscibile.
Io non sono meloniana. Ma se alle prossime elezioni questo sarà il quadro, capisco chi vorrebbe votare Giorgia Meloni.

“non accetto l’idea che l’appartenenza imponga di spegnere il giudizio”
Davvero condivisibilissima e sentita questa riflessione di Chiara Maestrale. Sotto ogni punto di vista.
Se tutti smettessero di spegnere il giudizio e il ragionamento a favore di tifoserie da stadio, o anche non tutti, ma almeno una parte, forse potremmo ritrovare lo slancio e la voglia di fare di nuovo politica, di provare a far crescere questo Paese o anche questa Regione.
Purtroppo leggendo alcuni commenti a questo pezzo noto che l’ignoranza è l’odio contro Israele sono ormai culturali.
Il primo commento dice addirittura che “non possono esserci discussioni”. Sostenendo che “Israele è l’aggressore non l’aggredito”. Ignorando il fatto che non è questione di opinioni, ma di fatti. E i fatti dicono (senza tornare indietro di decenni dove i vicini di Israele hanno sempre minacciato il Paese di sterminio) che Israele è stato aggredito. Il 7 ottobre 2023 dai terroristi governatori di Gaza (Hamas) e l’8 ottobre dall’organizzazione Hezbolla con lanci di razzi dal Libano verso il nord di Israele che hanno portato all’evacuazione di interi villaggi nel nord di Israele.
Quindi, la base dell’odio verso Israele, come vediamo dai fatti è l’ignoranza, non soltanto storica ma persino attuale.
Sorprende, o forse no, il fatto che questa narrazione consideri le vittime civili come causate esclusivamente da Israele. Quando è documentata la violazione della Convenzione di Ginevra da parte di Hamas che usa i civili come scudi umani. Bambini, video visto proprio oggi, che vengono usati anche per trasportare armi dentro le abitazioni.
Non si capisce nemmeno come mai i bambini israeliani ammazzati dai cittadini terroristi di Gaza, presi in ostaggio, tenuti in prigionia, la distruzione di intere famiglie, gli stupri e il resto degli atti infami compiuti dal 7 ottobre in poi non destino orrore in chi si ostina ad accusare Israele come se abbia veramente, come dice il primo commento, aggredito “per primo”.
Nessuno vuole la guerra. Basta non iniziarla.
Mi sento di condividere profondamente la riflessione che ci propone Chiara Maestrale. Altre volte ne ho contestato diversi contenuti, ma oggi Le stringo la mano. Sottolineo, altresì, come abbia fatto cenno ad un percorso personale, ad un’evoluzione e ad una messa in discussione di importanti riferimenti politici e culturali. In questo mi identifico ancora di più. La posizione equivoca del PD in merito al testo parlamentare in fase di approvazione sull’antisemitismo non è sminuibile, minimizzabile. Persone di indubbio spessore e lucida coerenza come Emanuele Fiano sono pronte a dimettersi. Sarebbe un impoverimento grave per tutta la comunità del Partito Democratico. Parimenti, anzi, ancor più gravemente, la posizione di sostanziale resa del PD (o di soluzioni cerchiobottiste) in materia di difesa e di sostegno anche militare a favore dell’Ucraina, paese aggredito, rischiano di veder valicare una linea rossa…un Piave della democrazia….in nome di una sottomissione a Giuseppe Conte finalizzata al raggiungimento del potere e del governo. E sì, gran parte della classe dirigente del PD ragiona in questo modo: la Schlein non ha chance di vincere, Conte ne ha di più. Tanto vale candidare lui come premier (facendogli vincere le primarie) e noi avremo il vantaggio di avere più ministri e soprattutto il Colle. Conte vuole togliere gli aiuti all’Ucraina?…fa niente…troveremo un accordo….smusseremo le parole….poi magari quando si voterà la guerra sarà finita ed allora non avrà senso parlarne.
No, non si può accettare. Usando le parole scritte nell’articolo, bisogna avere valori fondanti e la sostanza di un’idea. Detto in altro modo, avere una visione e testimoniarne la coerenza.
Elisabetta, converrà che è strano che una norma votata dal Parlamento europeo e adottata da quello italiano che non ha inibito nessun diritto di critica per nove anni ha qualche titolo più di altre a dirsi liberale. Non +è poi crtiticata da tuttp il mondo, ma solo da quella parte di mondo che per pretesa morale propria pretende di essere tutto il mondo e che non accetta che il mondo sia una somma di grandissime diversità. Il fatto che Lei convenga sull’assenza di applicazione dello spirito critico a un testo fondante quale il Corano, dovrebbe accenderle qualche perplessità sui percorsi educativi islamici che, grazie a Dio, l’Europa garantisce come liberi, ma anche in ultima analisi contraddicono i fondamenti della civiltà europea.
Il Gesù storico, come dice Lei, conferma molto di ciò in cui abbiamo creduto e crediamo, sempre che a indagarlo, come ci ha insegnato non un cattolico, ma un protestante come Schweitzer, non sia il pregiudizio ideologico che nega la resurrezione. Ma, se crede, ne riparleremo. Sì, l’odio è diffuso, ha ragione. Sembra un demone che aspetta solo chi lo scateni.
Enrico, a ciascuno il suo. A te, ciò che hai scritto.
Sembra veramente che abbia tirato io fuori l’argomento dei bambini di gaza. Ma il commento di Angelo a cui rispondevo non è slogan?
Volevo scrivere ho capito.
Ma quali slogan
Gli slogano sono quelli di chi per giustificare il dissenso verso un DDL tira fuori i bambini di Gaza e fa evidente confusione tra ebreo e stato di Israele. Cosa c’entrano i morti a gaza con l’anti semitismo.
Gli slogan sono quelli di chi dice che ogni bambino morto è una tragedia Che ovvietà certo che ogni bambino morto è una tragedia Chi vuole la morte dei bambini
Gli slogan sono quelli di chi vuol far credere che i bambini morti ci siano solo in questa guerra. Perchè di guerra si tratta Ci sono stati anche sotto le bombe degli alleati che ci hanno liberato dal nazifascismo Ci sono stati in giappone sotto le bombe atomiche , Ci sono sempre stati e sempre ci saranno purtroppo. Si poteva fare diversamente? Non credo e per fortuna il risultato è stato ottenuto.
Perchè di guerra si tratta. Perchè una quota di un territorio è in mano ad organizzazioni che vogliono distruggere lo stato di israele, Finanziate da uno stato canaglia che i palestinesi li deporterebbe immediatamente non servissero quali teste di ponte
Gli slogan sono di chi fa finta che il 7 ottobre 1200 persone non siano state scannate come bestie da militanti di hamas e da tanti tanti civili palestinesi che hanno approfittato del momento per andare a fare festa,
Di chi non vede che quei bambini vengono usati come scudi umani, arruolati come soldati o come martiri
Ma voi vivreste sapendo che il vostro confinante ha come ultimo fine quello di sterminarvi? NO non lo fareste E allora purtroppo c’è la guerra e nella guerra muoiono bambini sia sotto bombe israeliane sia sotto bombe democratiche
Prof. Maninchedda, io vedo inibizioni del diritto di critica alle azioni di Israele ovunque, indipendentemente dalle norme adottate dai singoli paesi. E la definizione dell’IHRA é contestata in tutto il mondo, il problema non è certo stato sollevato dal Manifesto. Viene criticata sia da organizzazioni ebraiche che da organizzazioni a tutela dei diritti umani e ha creato un acceso dibattito all’interno della stessa ONU. Ovviamente le critiche non attengono la definizione IHRA di per se’, ma gli esempi pratici che la accompagnano, e neanche tutti, solo quelli direttamente legati allo Stato di Israele, perché per molti possono avere un effetto inibitorio sul diritto di critica alle azioni del governo israeliano. Insomma, il dibattito è incandescente e non solo in Italia, Per questo credo abbia poco senso utilizzare una definizione internazionalmente controversa all’interno di una legge nazionale.
Sull’Islam. L’ambiente universitario è per sua natura elitario, non lo frequento ma non ho problemi ad accettare la sua affermazione. Sul fatto che non ci siano studi rigorosi sul Corano come é invece avvenuto sul Vangelo, questo dipende dal fatto che per fortuna noi in Europa abbiamo avuto l’Illuminismo che ha sottoposto a critica quello che prima veniva acriticamente accettato come dogma. Nei paesi arabi questa rilettura critica non c’è mai stata e non so quanto il Corano reggerebbe (il Vangelo tutto sommato regge, sebbene il Gesù storico ne esca molto diverso da quello che conosciamo).
Il punto é però che l’odio nei confronti dell’Islam non nasce tanto nelle università quanto nelle pance della gente, e qui ho poco bisogno di argomentare, basta farsi un giretto qui su Zuckland.
S’ódiu est sempre ódiu in calesisiat forma si presentet e sa cosa prus fàtzile chi faghet est a moltiplicare e incancrenire s’ódiu.
E no naschet ne dae su coro e ne dae sas etichetas e ne dae perunu credo: naschet dae s’ingiustìtzia, ca s’ingiustìtzia EST GHERRA, DISUMANIDADE chi alimentat s’ódiu. S’umanidade est tot’àtera cosa.
E a propósitu de s’ISTADU de Israele, fintzas a candho sighit a èssere e fàghere un’ingiustìtzia e in créschida (espansione) puru, de paghe no ndh’ant a bìdere mai ne de una parte e ne de s’àtera.
O amus a nàrrere chi su ratzismu, nazista, fascista, ‘democraticu’ at fatu nàschere istima e paghe in ebreos o no ebreos, in niedhos o no niedhos?
S’ingiustìtzia tenet su solu colore de s’ódiu e de sa disumanidade.
In cantu, poi, a “destra” e “sinistra” a eticheta “a prescindere”, tenet su valore de su códice de s’istrada a duas carregiadas: ca unos sunt colendhe a un’ala sos àteros depent istare colendhe a s’àtera. O sunt in gherra “a prescindere”?
De parte mia, sa “babele tricolore” ndhe l’apo segada totu: pro nois est a “tinta unita”, fintzas si no la cherimus bìdere pro ignoràntzia e illusione, pro machine, o aprofitamentu de totu sos “Segamigasu” de onzi colore ca no ischint ite àteru fàghere in Sardigna.
Enrico, di questi temi o parliamo con serietà e non per slogan, o sarebbe meglio astenersi. I minori morti a Gaza, fossero anche ridotti a uno solo, sono un abominio.
No, Elisabetta, si basa sull’adozione di quella definizione (elaborata da un’organizzazione di cui fanno parte 35 Paesi e di cui sono partner l’UNESCO e le Nazioni Unite, e adottata in documenti ufficiali del Parlamento europeo e del Governo italiano -Governo Conte II) che ad oggi non ha inibito alcun diritto di critica. Il problema è iniziato quando Nicola Perugini ha firmato un editoriale su Il Manifesto che meriterebbe, qui non ho lo spazio, ma mi riservo di farlo nelle prossime settimane, un solido fact checking. Quanto all’art. 604 del codice penale (cosiddetta Legge mancino) va ricordato che essa è il distillato sintetico di un disegno di legge (elaborato da Martelli e Mancino) che, proprio per le critiche di cui sopra, non riuscì mai a superare il vaglio parlamentare; così Mancino si affidò a un Decreto Legge criticato come incostituzionale dalle stesse parti che oggi contestano il ddl Delrio. Quanto al pregiudizio anti-islamico, ti assicuro che nelle università si respira il contrario. Per esempio: ti risulta che esistano studi di filologia semitica che svelino la stratificazione storica del Corano, ne illustrino le contraddizioni, ne illuminino gli anacronismi esattamente come è stato giustamente fatto con i Vangeli? Il grande tema del rapproto tra guerra e Islam è un tabù. Io sto radiclamente con la libertà di culto, di opinione e di pensiero, ma l’Italia profonda è il contrario del pensiero liberale; è sommaria, elementare, faziosa e molto, ma molto, pericolosa perché oscuramente razzista.
Quindi siccome l’omicidio come reato è già previsto possiamo abrogare il reato di femminicidio che riguarda solo una minoranza.
Lasciamo poi perdere i discorsi relativi ad aggressore e aggredito. Volevo solo far notare che l’ONU, che certo non è filo israeliana, ha rivisto molto molto al ribasso le stime sui minori morti. Ha semplicemente fatto notare che per minori si intendono coloro che hanno meno di 18 anni. Ma coloro che governano a gaza, perché a gaza ci sono signori eletti dai palestinesi, e spesso anche le famiglie mandano a combattere i bambini dai 14 anni. Ma di questo i pacifisti non dicono niente.
Ribadiamo l’ovvio: il DDL sull’antisemitismo è contestato in quanto si basa sulla definizione di antisemitismo formulata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), che viene criticato non solo in Italia (vedi Amnesty International) perché ingloba indicatori suscettibili di equiparare la critica alle politiche del governo israeliano all’antisemitismo.
Cosa che peraltro avviene sempre più spesso, anche in assenza di legge.
Aggiungo che una legge contro l’incitamento l’odio in Italia esiste già, non si capisce perché si debbano poi normare le singole fattispecie. A quando una legge contro il pregiudizio anti-islamico? E contro l’odio verso gli zingari? Così a occhio, mi sembrano due minoranze molto meno tollerate qui in Italia rispetto agli ebrei.
Molto spesso concordo su quanto viene scritto in questo blog, oggi voglio manifestare il mio dissenso. Israele è l’agressore non l’aggredito. Questo il punto di partenza sul quale non possono esserci discussioni.
I bambini trucidati sono palestinesi e di questo crimine, qualcuno dovrà prima o poi rendere conto alla storia.