Agricoltura

L’italiano in Sardegna è una lingua straniera, la politica peggio: è estranea
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L’italiano in Sardegna è una lingua straniera, la politica peggio: è estranea

Autonomismo: È la parola meretrice del lessico politico sardo. Quando non si ha più un’identità politica o la si è persa si diventa autonomisti. È un po’ la escort secolare del lessico politico sardo. Si fa poi l’errore di attribuirla un po’ a tutti, anche a quelli che non la vogliono perché autonomisti non sono. (…) Autodeterminazione: Tutto si può dire di Arturo Parisi ma non che non parli chiaro e ieri ha fatto bene a ricordare al Presidente della Regione che i catalani sono in galera non per un reato di opinione ma perché la Spagna e l’Unione Europea considerano il principio di autodeterminazione dei popoli un reato perché mette in discussione l’unità degli stati tradizionali europei. Pigliaru da sempre ha difficoltà a confrontarsi con la relazione tra i temi alti della politica (libertà, diritti, sviluppo ecc.) e il soggetto che regola questi temi, cioè lo Stato. (LEGGI)

Il formaggio minacciato
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Il formaggio minacciato

Ieri abbiamo cominciato a segnalare che di tutto c’è bisogno fuorché di un aumento dei costi per l’esportazione del formaggio. La delibera di febbraio della Giunta sull’aggiornamento del tariffario veterinario, comporta aumenti significativi (per spedire 100 quintali di formaggio il prezzo dei certificati necessari si quintuplica). Questa la delibera e questi gli allegati. (…) Nel frattempo cominciano le furbate sul prezzo del latte e del pecorino romano.
Che cosa ha fatto salire il prezzo a 7,60 euro al chilo?
Diciamolo chiaro: il pegno rotativo fortemente voluto da noi (LEGGI)

Pecore: interessi nazionali dei sardi
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Pecore: interessi nazionali dei sardi

Adesso, nonostante la normativa europea vieti espressamente posizioni di monopolio rispetto alla tenuta degli albi genealogici e dell’esercizio delle funzioni correlate, si vorrebbe rafforzare ulteriormente la funzione dominante già esistente dell’Associazione Italiana Allevatori (AIA), ridimensionare le APA (Associazioni Provinciali Allevatori) e affidare definitivamente albi e funzioni all’ennessima struttura centralistica romana, con una logica monopolistica oggi illegittima e illegale. Come dire: le pecore in Sardegna, ma la gestione della memoria genetica e delle funzioni correlate a Roma. Detto in altri termini: le zampe in Sardegna e il cervello a Roma.
Serve o non serve avere una coscienza nazionale sarda nelle campagne?
Serve non serve, come ha proposto ieri Giovanni Cabiddu di Oschiri, costituire una Associazione Nazionale Sarda Allevatori? (LEGGI)

Oggi finiscono le bugie su lavoro, salute e pastori
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Oggi finiscono le bugie su lavoro, salute e pastori

(…) Mentre accadeva tutto questo, i malati di Sla scrivevano che mancano i farmaci. Nei giorni scorsi un genitore è dovuto andare da Nuoro a Bolotana a cercare l’insulina.
Mentre accadeva tutto questo si è scoperto che le 500 domande bloccate di pastori sardi, lo sono state perché ad Argea qualcuno si era dimenticato di completare una casella obbligatoria che ha mandato in anomalia le domande.
Mentre si lusingavano gli elettori col mondo che non c’è, non si è dato alcun peso (ho letto le dichiarazioni dell’Assessore dell’agricoltura del Trentino, ma neanche una parola di esponenti politici sardi) all’acquisto da parte della 3A di Arborea di un’importante azienda lattiero casearia in Trentino. (…) Questa è la nostra strada: competenza, lavoro, disciplina, dedizione e impegno. Non palloncini. (LEGGI)

Pastori: noi non diciamo bugie
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Pastori: noi non diciamo bugie

Ieri l’Assessore dell’Agricoltura ha rilasciato questa dichiarazione (…) Noi dicevamo il contrario.
Tuttavia iniziamo col porre alcune domande.
A quale Domanda unica si riferisce l’Assessore Caria? Si riferisce, per caso, a tutte le domande presentate dal 2014 ad oggi ? A noi risulta che i 274.000 ettari del refresh 2014 siano persi e che le novità sulla Pratiche tradizionali riguardino le particelle residue dal 2015 in poi. Sbagliamo? Vorremmo davvero capire (…) La problematica del refresh è più vasta e per decidere di risolverla bisognerebbe identificare e comunicare tutte le nostre peculiarità territoriali, eliminando il pascolo polifita tipo alpeggi, che niente ha a che fare con la Sardegna, magari identificando le pratiche consociate con gli arboreti, per poter riconoscere ulteriori seminativi, o riuscendo ad avere la duplice valenza (es. olivo e seminativi sotto) come accade realmente in molte parti dell’Isola. Questo groviglio richiede pazienda e competenza, non propagnada o facili annunci. Sempre pronti a ricrederci dinanzi a chi accettasse di affrontare i problemi e dimostrasse di saperlo fare. (LEGGI)

Agricoltura: il ritorno del popolo. Serve uno shock istituzionale
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Agricoltura: il ritorno del popolo. Serve uno shock istituzionale

Personalmente penso che o il mondo delle campagne genera uno shock istituzionale non andando a votare o la questione agricola non si affermerà come questione di Stato. Ciò avviene proprio perché le campagne non hanno mai organizzato una grande riforma, ma sempre e solo parziali ribellioni finalizzate a vantaggi immediati erogati a pioggia. In questo modo si è affermata la storia delle cicliche ribellioni dei pastori, ma non si è affermata mai come questione strategica la questione agricola sarda.
Le ribellioni durano un giorno, le riforme durano molto di più.
La Coldiretti che farà? Chiamerà alla ribellione per poi invitare tutti a votare? Se farà così, perderà definitivamente il popolo e il ruolo. (LEGGI)

Pastori senza soldi e senza risposte. Corte dei Conti sui banchi di scuola
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Pastori senza soldi e senza risposte. Corte dei Conti sui banchi di scuola

Ieri La Nuova Sardegna ha promosso su Facebook un confronto in diretta tra l’Assessore e la Coldiretti sui temi dell’agricoltura. I dati utilizzati sono quelli pubblicati da noi. Nessuno li ha contestati. Ne consegue che il Partito dei Sardi sta svolgendo una funzione di conoscenza e di tutela degli interessi legittimi degli allevatori che nessuno sta svolgendo. Continueremo a farlo, ma le domande restano tutte lì, irrisolte: come si intende far recuperare al sistema delle imprese sarde i 22 milioni di euro (…) Passiamo ad altro.
Avantieri la mitica Corte dei Conti (qui trovate il Piano della performance che vi dice di quale mostro burocratico stiamo parlando) ha criticato in modo sommario e a tratti arbitrario il bilancio 2016. Raffaele Paci ha preso carta e penna e, sebbene in felpati modi curiali, ha fatto il professore e ha ricordato alla Corte dei Conti che i giudizi sommari rivelano intelligenze sommarie (…) Infine, una sfida.
Sfido chiunque a trovare da qualche parte lo stipendio dei nuovi dirigenti di struttura complessa nominati da Moirano e calcolati sul sistema di pesatura (LEGGI)

Quanto è costato il refresh in agricoltura? Ventidue milioni di euro l’anno, per ora
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Quanto è costato il refresh in agricoltura? Ventidue milioni di euro l’anno, per ora

Continuiamo a far di conto a favore di pastori e agricoltori, in modo da costruire solide ragioni per una obiezione di coscienza dei sardi, fondata sull’indifferenza di Stato verso i loro interessi legittimi. (…)
In poche parole, in un attimo la superficie forestale della Sardegna (non ammissibile a finanziamento) è cresciuta a dismisura, mente la SAU (superficie agricola utilizzabile – quella importante per la richiesta di aiuti comunitari) è diminuita di pari quantità. (…) A cascata saltano, come detto, le misure del Piano di Sviluppo Rurale che sono vere e proprie bombe finanziarie a innesco ritardato. Infatti vengono pagate per l’80% in automatico, ma quando è il momento del saldo, quando si ha l’obbligo di validare l’istruttoria, se trovate in anomalia sono soggette a sanzioni e nei, casi peggiori, non pochi alla luce di come stanno andando le cose, alla revoca e quindi alla restituzione anche di quanto è stato anticipato.
È solo un ulteriore esempio del fatto che il problema dell’agricoltura sarda è un problema di Stato, un problema di mancato presidio delle norme e di mancata difesa e composizione degli interessi legittimi (LEGGI)