Ieri ho avuto la sventura di ascoltare Giuseppe Conte da Vespa, giornalista che non seguo e non leggo per eccesso di banalità.
Ho avuto una conferma: i Cinquetasche stanno usando il referendum per candidarlo alla Presidenza del Consiglio, cosa che a me piace quanto una seduta di dialisi.
Siamo nel pieno svolgimento di una campagna elettorale per le politiche, non per la Giustizia, con le belve da piazza che usano tutte le semplificazioni e le forzature che Goebbels ha insegnato ad utilizzare per la conquista del potere.
L’Italia è in balia di due estremismi assetati di potere: noi, i normali, normalmente liberal-democratici, siamo dei vigliacchi per i camerati e dei fascisti per i compagni.
Difficile in questo quadro tenere il punto e parlare del merito della riforma della Giustizia, però personalmente voglio continuare a farlo, non perché questo cambi l’esito della competizione (che è già scritto: se la gente va a votare, vince il Sì, se non ci va vince il NO; il Sì stravincerà al Nord e perderà al Sud e nelle Isole), ma per dimostrare a queste orde di violenti che hanno già quasi distrutto la Repubblica Italiana negli anni Settanta con il loro odio settario, che non ho paura.
Il tema di oggi è l’impunità della magistratura nel sistema vigente.
Racconto un caso arcinoto.
Un albergatore trentino palpeggia una dipendente: la donna lo denuncia, il tribunale lo condanna a un anno e otto mesi di reclusione.
Un procuratore della Repubblica compie, in ascensore, analogo gesto su una collega.
Nessuna denuncia penale da parte di lei; interviene il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
Sanzione: perdita di due mesi di anzianità di servizio. Equivalente a una lieve decurtazione stipendiale.
Palamara è stato radiato per aver fatto fare carriera a mezza magistratura italiana (e sarda) e con metodi che i tribunali stanno progressivamente censurando; il Procuratore arrapato solo due mesi e un buffetto.
Ma stiamo all’analogia del reato.
L’imprenditore privato ha subito il peso pieno del Codice penale; il magistrato, custode della legge, ha affrontato un’autodisciplina interna, blanda e non soggetta a ricorso giurisdizionale.
È la dimostrazione che il CSM opera in un regime di autonomia che sfiora l’impunità. La stessa impunità del magistrato che in un provvedimento del Tribunale del riesame di Cagliari, poi annullato ignominiosamente dalla Cassazione, mi poneva con leggerezza a capo di una cupola criminale senza che a me fosse mai stato contestato, né ieri né oggi, alcun reato.
Questa disparità non è mera anomalia: rivela un sistema in cui i controllori sfuggono al controllo.
L’ordinario cittadino è esposto al penale; il magistrato, protetto da una giurisdizione speciale, rischia solo sanzioni amministrative interne.
Dove sta l’uguaglianza formale e sostanziale sancita dall’articolo 3 della Costituzione?
Quando un alto funzionario dello Stato evade la responsabilità penale comune per un gesto deprecabile, si erode la fiducia nel principio che “nessuno è al di sopra della legge”.
Io voto Sì per liberarmi il collo dal calcagno dei prepotenti.

E anche se questo modo di procedere ci ha regalato carriere fogloranti per asini conclamati.
A maggior ragione, se si devono decidere carriere, preferisco la scelta degli uomini alla scelta della sorte/caso/provvidenza. Anche se D’Alema pensa il contrario.
Con la differenza che i consigli dei docenti non decidono le carriere, decise invece da commissioni estratte a sorte. And so?
Non credo che quanto pensi D’Alema e la presenza del sorteggio nel programma elettorale del PD diano maggior valore a questa scelta.
Nel merito reale, perché? Come se dicessi che i consigli dei docenti universitari debbano essere formati con il sorteggio dei professori.
E aggiungessi che lo sostiene anche Casini.
And so?
Il sorteggio, già nel programma delle elezioni politiche 2024 del Pd, è una pratica già in uso nei concorsi pubblici e, tra questi, in quelli universitari. Pe run Csm che dovrebbe occuparsi di promozioni, carriere, scatti stipendiali e provvedimenti disciplinari, è un ottimo modo, così scriveva anche D’Alema, per rompere la logica delle correnti.
Carissimo professore, la ringrazio per la sua schiettezza, il suo spiegare e raccontare mi piace molto.
Per tantissimi lunghi anni sono stata di sinistra; poi come quegli amori fatti di tradimenti e bugie, ho deciso di tornare libera; niente più tessera, niente più imposizione ( dobbiamo votare tizio anche tappandoci il naso) questa era la parola d’ordine.
Altro che compagni…
Poi alle ultime elezioni ho visto gente di forza Italia, della lega, di fratelli d’Italia che sono confluiti nel campo largo larghissimo, accolti a braccia aperte dai compagni di sinistra che pur di vincere hanno raccattato di tutto e di più, e qui per votare certi personaggi non bastava tapparsi il naso, ci voleva la maschera antigas .
Quante contraddizioni, quanta ipocrisia e quanta poca onestà intellettuale nei confronti di quelle persone uomini e donne che hanno creduto e lavorato per costruire la Casa del Popolo, oggi diventata aimé una stazione centrale.
Al referendum voto SI , un SI convinto e giusto contro una casta, che ha condannato innocenti e salvato i colpevoli.
Aspetto la sentenza de sa Mere delle cinquetasche
Buon punto la questione palpeggiatori, ma se stiamo discutendo di giustizia e non di politica, mi può spiegare l’idea del sorteggio?
In nessun paese UE, anche quelli con la separazione delle carriere esiste e, anche se non è certo sinonimo di infallibilità procedurale, qualche dubbio lo dovrebbe far venire al fronte del Si.
Il riformista
https://www.ilriformista.it/lavvocato-gomiero-travaglio-e-gratteri-si-sbagliano-di-grosso-chiedete-pure-a-un-indagato-sei-contento-che-chi-ti-accusa-sia-collega-di-chi-ti-giudica-503847/
il Dubbio
sul potere che avranno i magistrati se vince il NO
https://www.ildubbio.news/news/commenti/49649/tutto-il-potere-ai-magistrati-ecco-il-day-after-che-gli-amici-del-no-ignorano.html
…e dopo tutto quello che ho letto nelle ultime settimane su Sardegna E Libertà, voto SI.
@maninchedda – Non solo, è stato anche direttore dell’AISI :)))
Io voto SI, non per colore politico, no per appoggiare la Meloni, non perchè una riforma di destra e fare uno sgarro al campo largo. Si perchè una riforma giusta, perchè una riforma che anche la sinistra da circa 20 anni lo chiede, Si prechè la separazione delle carriere è una cosa giusta in un sistema equo e democratico, Si perchè è ora di dare un giusto equilibrio tra accusa e difesa. Potrei restare ad elencare tutto il giorno, ma mi chiedo a tutta la sinistra, ma anche ai partiti di centro, che diversi anni fà in diverse trasmissioni televisive si chiedeva la separazione delle carriere che fine hanno fatto? La loro credibilità è pari a zero, sarebbe stata un occasione per ripartire e creare dei punti cardine sulla riforma della magistratura. In diverse trasmissioni televisive, diversi politici noti ora dicono che le loro interviste fatte anni fà son state estrapolate da un discorso più lungo, da una riflessione avvenuta nel tempo, da diverse cause intercorse, bugie solo bugie. Ora diversi partiti, coerenti con il loro pensiero hanno preso posizione, alcuni esempi, i radicali, socialisti, e votano si, non per entrare a far parte della coalizione del governo ma per rispetto delle proprie idee e ideali del proprio partito. Anche nel PD, iniziano a sganciarsi diversi politici, dalla Picerno a Romano, Minniti, Pisapia, Gaia tortora, e tantissimi altri. Lascio ai lettori la facoltà di andare a chiedere a chi ha avuto esperienze con la magistratura, non vorrei passare di parte, ma almeno prima di andare a votare si faccia una riflessione seria equa, è doveroso nei confronti di tutti i cittadini onesti e smettere di raccontare balle al solo fine di accaparrarsi elettorato. Anche diversi magistrati si sono espressi, dalla magistratura politicizzata alle correnti. Potremo stare all’infinito a richiamare casi di politici, di persone che son state inquisite e dopo anni assolte perchè il fatto non sussiste, ma sarebbe meglio che ogni uno di noi faccia una riflessione personale, di coscienza ed esprima la propria posizione per il bene della società e non per il volere di partiti politici.
Giusto per correttezza, prima di parlare mi documento e confronto le opinioni. L’anima del confronto è il rispetto delle opinioni altrui, altra cosa è interpretare la storia a proprio uso e consumo. La storia non la interpreti né la puoi stravolgere; la storia è la vita delle nazioni. Ieri ho seguito una discussione; ho sentito un venditore di pentole (di cui non faccio il nome per non incorrere nel penaleo, schierato per il no) che ha usato argomentazioni alias supercazzole per dimostrare le sue ragioni. A un certo punto, preso dalla foga, si è dato la zappa ai piedi da solo. In quel frangente gli ho chiesto in quale articolo fosse scritto che i magistrati sarebbero stati sottoposti alla politica. Ha farfugliato un po’ e poi dopo vari arrampicamenti sugli specchi mi ha dato del fassista e che illo (il venditore di cui sopra) riteneva di essere un antifassista senza se e senza ma contro i fassisti. Non gli ho risposto a tono, per non finire sul penale (vista l’esposizione pubblica non potevo mandarlo a fare in culo); gli ho citato semplicemente una frase attribuita a Winston Churchill “I fascisti del futuro chiameranno sé stessi antifascisti”. Ho recuperato questo link
https://www.facebook.com/share/v/1Hb9aj7Taj/?mibextid=wwXIfr
Sono più convinto che ci troviamo di fronte a quaraquaquà che pur di fare dispetto alla moglie si tagliano gli attributi. Ad maiora!
Cioè un poliziotto. Auguri
Votiamo SI, speriamo di farcela.
Nel Nord, che sono 40 milioni di persone, il SI trionferà.
Il Centro ed il Sud pareggeranno.
Il caso del “procuratore arrapato” che lei menziona era emerso dalle chat di Palamara, perché l’interessata, bella donna con lo stesso cognome di un cantante famoso, invece di denunciare il fatto alla giustizia penale o anche solo al CSM, si era rivolta proprio a Palamara, il quale su queste basi, benché l'”arrapato” fosse della sua stessa corrente, ne aveva ostacolato la candidatura a dirigere una delle Procure più importanti del paese. Oltre al danno la beffa: l’interessata, per essere passata per queste vie traverse anziché denunciare, mi pare si sia beccata a sua volta una lieve sanzione disciplinare (ammonimento o censura) dal CSM. Il “procuratore arrapato” godeva di stima unanime presso chi era ignaro di queste sue attitudini predatorie, e sicuramente questo ha influenzato anche gli esiti del giudizio presso il CSM. A maggior ragione, bisogna che venga spezzato il cordone ombelicale tra correnti e giustizia disciplinare.
I due pretendenti alla “carica” di candidati del campo largo (sic) a presidente del consiglio faranno la fine dei capponi di Renzo Tramaglino. Spunterà un terzo che prevarrà e il terzo per me potrebbe essere Franco Gabrielli.