Andiamo in ferie, ma…

Da oggi Sardegna e Libertà va in ferie. Tornerà il 1 settembre con una nuova veste grafica, con nuovi collaboratori e con un mensile cartaceo che verrà inviato solo agli abbonati.
Andiamo in ferie, dunque, per lavorare meglio dopo.
In questi giorni, peraltro, abbiamo avuto più di una conferma della fondatezza della linea culturale e politica di questo blog:
1) il dubbio sul grande privilegio economico-finanziario concesso al Mater Olbia per essere una banale clinica privata della Sardegna, da centro di eccellenza euro-mediterraneo quale doveva essere in principio, si sta facendo strada nella coscienza di molti;
2) lo sgretolarsi progressivo delle manipolazioni elettorali sul latte (l’idea di governare politicamente il mercato, venduta durante le elezioni, sta naufragando ogni giorno che passa), sulla continuità territoriale, sull’energia, sul fisco, sulle entrate, già a poco più di quattro mesi dalle ultime elezioni, stanno rivelando come governare la Sardegna sia una responsabilità non gestibile con le furbizie e le scorciatoie, con i fedeli piuttosto che con i capaci;
3) l’egemonia dell’informazione svolta per più di un secolo dai due quotidiani sardi è finita ed è iniziata una stagione di incertezze e di conflitto che potrebbe rappresentare un vantaggio per i lettori sardi e per la libertà della Sardegna (significativo il duro, e per certi versi molto sospetto attacco che ieri il direttore di Sardiniapost (di cui è editore l’armatore Onorato, cioè uno che non è proprio privo di interessi in Sardegna, ha portato alla Nuova Sardegna);
4) il sistema-Sassari (cioè la coesione tra il rettore dell’Università, il sistema di interessi cittadini e regionali, La Nuova Sardegna ecc. ecc.) che ha goduto per un lunghissimo periodo di silenzi e di una sorta di impunità rispetto alle regole della trasparenza (ribadita in ultimo con l’inaccessibilità della tesi del Presidente della Regione), comincia a vacillare, e giacché è uno dei pilastri che sostiene un pezzo del sistema-Sardegna, fa scricchiolare antiche abitudini fondate più sulla complicità cementata dalla divisione del potere che sulla lealtà dell’adesione a un disegno sviluppato nella trasparenza e dunque sottoposto al vaglio dei cittadini;
5) non vi è giorno nel quale la Sardegna non sperimenti che i suoi problemi sono principalmente problemi legati all’esiguità e inutilità dei poteri di cui essa dispone. Il tema della qualità del potere esercitato dai Sardi e della sua adeguatezza ai problemi e ai diritti è evidente almeno quanto lo è la crisi dell’autonomia e dell’autonomismo, soprattutto ora che la Lega sta svelando come l’autonomia sia uno strumento dell’egemonia in mano a chi governa lo Stato, e certamente non uno strumento di democrazia e partecipazione. La necessità di una grande aggregazione politica sarda, che contrasti l’egemonia fiscale, politica, infrastrutturale e culturale del Nord Italia, non può che confrontarsi col tema dell’emancipazione dall’autonomia, come minimo verso una visione di federalismo molto avanzato (peraltro si rischia che queste visioni si sviluppino nel Mezzogiorno in forme molto più avanzate dell’autonomismo speciale strenuamente difeso in Sardegna).
Su tutto questo, come sul grande tema della Giustizia-giusta (il dialogo a distanza tra noi e i Pm da barricata e da salotto continuerà), ci rivedremo a settembre, con nuove energie e con rinnovata determinazione a rappresentare un luogo di resistenza e di visione.