Politica, Urbanistica

Urbanistica: la febbre e i conflitti di interesse

Noi del Partito dei Sardi siamo sempre stati e sempre saremo disponibili a fare e votare buone leggi.
Sull’urbanistica, poi, siamo pronti da tempo.
Per occuparsi di questa complessa materia, occorre prima di tutto, per chi è o è stato nelle istituzioni, un codice comportamentale.
Regola numero 1: se si è nelle istituzioni o si ha un potere di indirizzo politico per scrivere leggi in delicati settori come l’urbanistica, bisogna non essere proprietari di aree sensibili e/o trasformabili. Non si possono vestire contemporaneamente i panni di colui che produce ricchezza e di colui che regola il mercato. Sono due ruoli entrambi legittimi, ma devono rimanere nettamente distinti e distinguibili.
Regola numero 2: se si è legislatori o politici influenti, ovunque si vada a villeggiare si deve avere a cuore la salvaguardia della propria autonomia di giudizio. So di dire una banalità, ma mi sento di dirla. Da consigliere regionale e da assessore, ho cercato scrupolosamente di evitare anche un solo giorno di soggiorno nelle strutture dei portatori di interesse, mentre li ho sempre voluti incontrare, soprattutto in pubblico. Da segretario di partito seguo la stessa regola. Sono piccole raccomandazioni di buon senso e di buon gusto.
Detto questo, entriamo nel merito dell’imminente discussione della legge urbanistica.
Sul piano della semplificazione burocratica, noi siamo duramente contrari al ruolo centralistico che la norma assegna alle strutture amministrative della Regione.
I Comuni applicano le leggi varate dalla Regione e dallo Stato, al massimo le strutture amministrative della Regione controllano e, nel caso, contestano dinanzi a una istituzione terza.
La follia delle adozioni, verifiche di coerenza ecc., per noi, deve finire.
Deve finire l’ideologia della Regione ‘giusta’ per definizione, ‘competente’ per definizione, ‘equilibrata’ per definizione. È un’ideologia dell’egemonia centralistica, che assegna alle strutture centrali una supremazia culturale, morale e amministrativa che non è supportata né dalla ragione né dalla storia e non è mai stata oggetto di delega politica da parte dell’elettorato.
Deve finire il sospetto su ogni iniziativa individuale del cittadino, la sua sottomissione al gusto dei titolari degli uffici titolari di un esubero insostenibile di funzioni, la complessità esasperata che circonda ogni atto di trasformazione.
Noi consideriamo l’insediamento in agro un tratto antropologico dei sardi e difendiamo questa scelta, questa tradizione e questa possibilità. Non accettiamo l’egemonia culturale che ha dato di questo fatto storico antichissimo una visione punitiva. In Sardegna deve essere possibile risiedere liberamente in campagna, con l’unico vincolo della sostenibilità ambientale.
Noi siamo contrari alle nuove costruzioni nella fascia dei 300 metri.
Siamo favorevoli alle manutenzioni delle strutture già presenti che non abbiano già usufruito degli ampliamenti del Piano Casa (si tratta di circa 104 piccoli alberghi). Su queste manutenzioni straordinarie occorre fare una norma intelligente che consenta gli adeguamenti ai nuovi standard ma non di più. Nel contempo, bisogna stare attenti a non negare agli alberghi ciò che si permette alle abitazioni e viceversa.
Siamo contrari a qualsiasi nuovo grande progetto nella fascia dei 300 metri. Siamo contrari all’idea stessa della deroga e dei tavoli a tre tra grandi imprenditori, Regione e Ministero dei Beni culturali.
Siamo favorevoli ai grandi progetti che stiano fuori dalla fascia, ma siamo contrari che siano in deroga. I grandi progetti devono diventare dei Master Plan territoriali e devono essere approvati dalle Unioni dei Comuni interessati, non dalla Regione.