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Sul tetto della Sardegna

Posted on 13 Maggio 200722 Agosto 2017 By Paolo Maninchedda 1 commento su Sul tetto della Sardegna

di L. Marongiu
«Le cime di questo sardo colosso sono facilmente riconoscibili perché sono naturalmente le prime ad essere dorate dal sole nascente e le ultime a spogliarsi dal loro ammanto di neve». Alberto La Marmora.

lamarmo3Partiamo da Fonni, seguiamo la strada provinciale per Desulo fino al bivio per Monte Spada. Andiamo a sinistra e, un chilometro prima dell’albergo, giriamo a destra e saliamo fino alla località Genna Ludurreo, arriviamo alla sciovia.
Parcheggiamo l’auto e torniamo indietro di cinquecento metri prima, sulla destra, comincia uno sterrato, l’inizio del nostro cammino.
Percorriamo una stradina che sale in un facile ma pur sempre faticoso pendio. Con l’ausilio dei binocoli, sarà possibile avvistare qualche branco di mufloni, che, dopo aver rischiato ’estinzione, sono tornati e con le loro seppur rare apparizioni ad esaltare la bellezza di queste montagne.
Quaranta minuti, circa, ed arriviamo a quota 1829 metri: in cima al Bruncu Spina. Se la situazione atmosferica sarà favorevole osserveremo tutt’intorno un panorama incredibile.
lamarmo2 Riprendiamo il nostro cammino, lungo la cresta della montagna in direzione sud-est, si scende leggermente per poi risalire verso Punta Paulinu 1.792 metri. Giriamole intorno tenendoci sulla destra, dalla parte di Desulo, andremo nella “sella” che unisce la valle di Desulo con quella del Flumendosa, di cui osserveremo il lago in lontananza.
Con un po’ di fortuna la nostra fatica verrà premiata dall’avvistamento dell’Aquila Reale.
Potrebbe essere appostata in attesa di eventuali prede, o in volo a bassa quota scrutando il terreno per attaccare di sorpresa: lepri, volpi, bisce, piccoli di cinghiali, gatti selvatici, ecc.
Proseguiamo il cammino, sulla sinistra della catena, dalla sella, risaliamo i fianchi del Su Sciusciu, caratteristiche distese di rocce granitiche franate dalle cime principali, ci teniamo in basso per evitare le insidiose pietraie che rivestono il costone, da lì a poco troveremo una provvidenziale sorgente. Ci fermiamo un attimo, prima della faticosa salita finale.
lamarmo1 Più in alto la zona si presenta raramente ricoperta di arbusti a causa dell’azione del forte del vento. Arriviamo così, a quota 1.782 metri, di Genna Orisa per scorgere più avanti i 1.833 metri di Punta Lamarmora o Perda Caprias come la chiamano gli abitanti del luogo per sottolineare come questo territorio è sempre stato il regno delle capre.
Il panorama, regala uno spettacolo bellissimo: verso Nord il Limbara, e persino la Corsica; a nord-est il Supramonte verso sud-est il lago dell’Alto-Flumendosa, il Tonneri e Perda Liana; ad Ovest il Golfo di Oristano con il Monti Ferru e Monte Arci; a Sud il Monte Serpeddì il golfo di Cagliari sino al Sulcis. Ora ci aspetta la via del ritorno che dopo quattro ore ci riporterà alle macchine.

Durata: 8 ore (ar)
Lunghezza: 12 km (ar)
Dislivello: 700 metri.

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Comment (1) on “Sul tetto della Sardegna”

  1. Franco ha detto:
    21 Marzo 2009 alle 11:37

    Nome esatto: PERDAS CRAPIAS
    Significato: PIETRA FRANTUMATE (Su Sussiu)

Comments are closed.

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