Oggi è giorno di meditazione, da dedicare alla letteratura (non a chi la rovina con l’affettazione critica), per cui anch’io vi diletto con una storia di fantasia, ma verissima, accaduta dentro la pancia del Campolargo impegnato a difendere la Costituzione in piazza e a fottersela in gabinetto. Sta all’acutezza dei lettori capire contesto e personaggi.
A Santu Jorgi de su Riu, che è un paese della Sardegna dove il vento sa tutto ma finge di niente, lavorava (o meglio, ormai, lavorava) in Comune il ragionier Peppinu Piras. Sedeva invece in Regione sua eccellenza onorevole Innassiu Soe Su Meri.
Il primo ragioniere lo era davvero e faceva conti per il Comune: conti piccoli, conti prudenti, conti che non disturbavano nessuno. Peppinu mi è simpatico: parlo di lui non contro di lui, ma per il conto morale aperto col suo mentore. L’altro, per l’appunto il mentore, è un vero animale silvestre margianato: non dorme mai nella stessa tana, pesa le parole ed è, da un lato, impegnato a recintare il suo collegio elettorale contro pericolosissimi intrusi; dall’altro a proporsi antifascista durante questo disgraziato referendum.
Al paese tutti chiamavano Peppinu su ragionieri. Un giorno arrivò una notizia grossa come una festa patronale: la Regione Sardegna cercava personale in mobilità.
«Eh, minca mia, custa ‘orta mi toccada», pensò Peppinu.
Dopo qualche settimana presentò domanda. La domanda giunse a Cagliari e, come succede alle cose ufficiali, tornò indietro sotto forma di convocazione. Il ragioniere Piras partì e tornò dopo due giorni, ormai mobilitato, cioè assunto. Ma — e qui si comincia a camminare sulle uova — il decreto non glielo fece il DG della struttura cui veniva assegnato: no, glielo predispose il DG del personale. Un onore riconosciuto a pochi.
Fatto è che da quel momento successe una cosa curiosa: in Regione cominciarono a chiamarlo dottore. E Peppinu dottore deve esserlo diventato davvero, perché per l’inquadramento che ha non può che essere dottore. “Buongiorno dottor Piras” qua, e “il parere del dottor Piras” là, e “Prego, dottor Piras”, eccetera eccetera.
Nei paesi sardi le cose si sanno subito. Però si sanno con calma. A Santu Jorgi qualcuno cominciò a domandarsi: — Ma Piras è dottore?
Ora, regola aurea è farsi i santissimi affari propri; ma in un mondo, come quello sardo, che sta diventando difficile soprattutto per le persone di mezza età, un percorso fatto per uno o è dovuto alle caratteristiche specifiche di questo privilegiato (che so: è invalido, oppure è un genio, oppure, come diceva Paolo Stoppa, ne fa tre senza levà eccetera eccetera), e allora nessuno ha niente da dire; oppure il percorso deve essere socializzato, deve riguardare tutti, diversamente diventa offesa all’intelligenza e alla furbizia altrui.
Il bar di Tonino aprì un dibattito scientifico sulla laurea di Peppinu. — Forse sì — disse il geometra — magari ha studiato di nascosto.
— Io non l’ho mai visto all’università — disse uno che non c’era mai stato neanche lui.
— Però alla Regione lo chiamano dottore — disse Tonino con logica amministrativa.
La questione diventò sottile. Perché nessuno poteva dire con certezza che non fosse dottore. Ma nessuno ricordava neppure che lo fosse, ed è proprio sull’incertezza della fama che Innassiu aveva fondato la sua strategia. Corrudu o gorrudoni, come dicono i sassaresi, o bonu e santu, non si può mai dire; tutti continuano a fottere nel dubbio che non si fotta.
Innassiu è un gesuita nell’animo, e i gesuiti sono massoni vestiti da donna, come diceva il grande Umberto (Eco, non Bossi).
La verità è che il ragioniere Piras, nel compilare la domanda per la mobilità, davanti alla casella «titolo», aveva scritto con grafia molto ordinata: Dott. Era una scritta piccola. Quasi prudente. Un inciso, una virgola, che male poteva fare?
Quando Peppinu tornò al paese per la festa di San Giorgio qualcuno lo salutò: — Oh, su dottori! Lui fece un mezzo sorriso e adottò la tecnica che in Sardegna ti salva la vita: l’ammeschinamento. — Mah… — disse — sono cose amministrative.
Il vecchio segretario comunale, che aveva visto nascere tre statuti speciali e quattro assessori regionali, che camminava con una scopa in culo tanto era dritto di schiena e di morale, lo guardò con calma. Poi disse: — In Sardegna succedono due miracoli: la pioggia ad agosto… e i ragionieri che diventano dottori andando a Cagliari. Peppinu non si scompose, perché nel frattempo aveva capito una cosa molto sarda: se tutti hanno un dubbio, la verità può anche aspettare.

Disse una, che non era laureata, ma che voleva essere “dottora”, a chi le ricordava di non farsi chiamare così:”ih…mi mancano sei esami!” Il tale (di Sorso) rispose:” e pure la tesi…”
La cosa che mi fa sorridere è che in quel di Chiagliari lo hanno capito bene e i più miserabili ( d’animo ovviamente ) in questi ultimi anni sono impegnatissimi a conseguire titoloni che fanno il curriculum fighissimo. Nonostante tutta quella carta però non riescono a coprire l’odore di merda che li accompagna ( avrei potuto usare un termine più gentile ma il letame ha l’ onore di fertilizzare la terra mentre questi la inquinano solo camminandoci sopra).
Ah! E peraltro, i miserabili, mica se li pagano loro i titoloni. E no! Scherzi? Se li fanno pagare dalla matrona Regione. Contrattualizzati a peso d’oro, li paghiamo pure la formazione che poi ci infilano nel curriculum e, a seguire, in altri posti…
La letteratura non e’ mai piacevole, malgrado la sua vocazione a essere cornice di intrattanimento.
In Fondo attraverso Piras cosa si intende rappresentare? La tragedia singolare di ogni singolo Sardo intrappolato da una Classe dirigente meschina, prevalentemente Ignorante( a dispetto della patina di gesuitismo di cui si ricopre) ottusa , falsa e con una spiccata tendenza ad assumere le piu’ volgari forme deliquenziali di sopravvivenza.
E’ il peggiore dei delitti invidiare specie come Innasiu Soe su meri.
Abbandono, diserzione..BUIO
Più o meno come la stampa nazionale ed internazionale che descrive Cristoforo Colombo come italiano.
Chi sente la necessità di colmare eventuali personali carenze con improbabili titoli/appellativi ha forse più d’un problema interiore, che spera di lenire suscitando improbabili apprezzamenti altrui.
Costoro non hanno colto l’enorme generosità presente nella nostra società che non fa’ mancare il più onorevole tra tutti i titoli coniati anche al meno istruito tra gli analfabeti: Signore/ra.
A molti piace da impazzire farsi chiamare Dottore anche se non laureati! Esempi ce ne sarebbero tanti. Penso ad un conduttore del teatro Parioli di Roma che veniva chiamato Dottore (non lo era affatto) e lasciava che gli altri credessero fosse laureato. C’era invece chi, laureato in Giurisprudenza all’università di Genova, nella sua trasmissione quando veniva chiamato così, rispondeva:”non sono Dottore!”. Era il grande Enzo Tortora. Il primo fu “uomo per tutte le stagioni”, il secondo dal 1983 ebbe la carriera (e la salute) rovinata per delle false accuse che lo portarono anche in carcere, e morì a neppure 60 anni. Così è l’Italia repubblicana. Per carità di Dio!!
Ci sono i laureati alle serali 🤣
Se penso che una volta l’Ente (o l’Albo ecc) pretendeva il diploma di laurea in originale e te lo sequestrava affinché non si potesse presentarlo altrove…
in Italia normale amministrazione sicuramente questo signore avrà compilato un autocertificazione sapendo che nessuno controlla succede
Caro Paolo, racconto molto suggestivo….anche un pò minimizzato rispetto alla realtà. Si, alla realtà, ma a quella vera, non a quella vagamente tratteggiata. Tu imbastisci una storia che, tutto sommato, porta da un diploma ad una laurea…..sì, millantato credito….ma chi se ne frega! Pensa che io, invece, ho in mente la storia di un giovane partenopeo che vendeva bibite allo stadio San Paolo di Napoli, che a tempo perso si è detto…..ma siiiii….chiediamo l’impeachment al Capo dello Stato…..poi s’è fatto chiamare Ministro degli Esteri, poi s’è fatto nominare Alto Rappresentante Europeo per il medio Oriente…ed infine…pochi giorni fa…dice di essere stato nominato Honorary Professor presso il Dipartimento di Defense Studies del King’s College di Londra, prestigiosa università inglese. Oviamente senza alcuna laurea. Ma il problema non è il titolo accademico….ma bà…..bisogna asoolutamente sapere cosa c’era in quelle lattine…!
Se sai qualcosa facci sapere…
Si sarà laureato in quella stessa università di …….
Ohi ohi.
Mi sa che ancora ne vedremo delle belle.
Ormai si va ben oltre ogni più fervida immaginazione!