Loro, i magistrati, meriterebbero il film che Sorrentino dedicò ai Berlusconi’s boys and girls, quello che inizia con una copula mos ferarum in barca, fatta senza passione, senza amore, una copula grezza e ripetitiva, un passatempo, simbolo della non curanza con cui chi ha troppo tratta ogni cosa, anche la più bella.
La notizia di oggi è che la Corte Costituzionale ha abolito il tetto dei 240mila euro per le retribuzioni dei manager pubblici, tra i quali vengono ricompresi proprio i magistrati.
Sarò fatto male, anzi malissimo, ma il primo elemento che stride è che a decidere sia stato il giudice delle leggi, il quale è costituito prevalentemente da magistrati, cioè da parti in causa. Ovviamente, i parrucconi citano una pronuncia della Corte di Giustizia europea ecc. ecc., e obiettano che il tetto era stato introdotto da Renzi come misura eccezionale, per cui, trascorsi dieci anni, deve essere abolito. Non sono poi così convinto che l’ammontare del debito pubblico sia così diminuito da consentire di riprendere a scialare, ma tant’è, bisogna prendere atto della decisione, la quale, però, ha un altro e più profondo motivo di puzzare di privilegio.
Mia figlia ha fatto la sua tesi di laurea proprio sul rapporto tra il reddito dei manager e i redditi dei soggetti coinvolti nel processo produttivo. Leggerla mi ha cambiato la prospettiva con cui guardare a queste cose. I giudici della Corte avrebbero dovuto considerare il reddito dell’apice rispetto alla retribuzione dei protagonisti del processo, non facendosi animare da un ugualitarismo retributivo verso il basso, ma magari dai meccanismi che spingono chi lavora a migliorarsi, a ottenere nuovi e più diffusi risultati, in una parola, ad essere di sempre maggiore vantaggio per sé, per la struttura e per il sistema. I dati dimostrano che quando si divarica immotivatamente la forbice del reddito tra l’apice e la base, tanto più la base cessa di lavorare, perché interpreta la carriera come qualcosa non legato al merito, ma all’intrigo, al lobbing, al sistema delle relazioni.
I giudici hanno fatto esattamente questo: hanno confermato l’assenza di giustizia nell’uso delle risorse pubbliche, nonché il privilegio dei privilegiati di gestire il loro privilegio. Loro…. Io resto dell’avviso che certe funzioni vadano ben pagate e che debbano avere anche la certezza di pensioni adeguate, ma sono anche dell’avviso che il loro valore non possa essere un fatto separato dal processo che le giustifica, per cui, se esso cresce, parallelamente devono crescere l’accessibilità e i massimali dei processi intermedi che ne sono governati. Invece, in Italia, il vertice pensa a se stesso, punto e basta.
Ne è una conferma un’altra sentenza della Corte Costituzionale, la n.130 del 2023. L’Associazione Nazionale dei Funzionari di Polizia aveva fatto ricorso alla Corte contro la norma che prevede il differimento di almeno un anno del primo pagamento della liquidazione (TFS), a seconda degli importi, la sua rateizzazione in due o tre tranche. Questo meccanismo, introdotto per ragioni di bilancio con il D.L. 78/2010 (art. 12), di fatto costringe i dipendenti pubblici a dover attendere fino a tre anni prima di ottenere quanto loro spettante. La sentenza 130/2023 sancisce che “il TFS ha una natura retributiva e previdenziale e che il suo pagamento deve avvenire senza ritardi ingiustificati. Tuttavia, nonostante l’esplicita dichiarazione di irragionevolezza e disproporzionalità del sistema attuale, la Corte non ha abrogato direttamente le norme in questione”. Perché? Perché ha emesso una “sentenza monito”, non dispositiva, che dice al legislatore di adeguarsi, ma gli dà il tempo di farlo. Quindi, per adeguare gli stipendi dei vertici, sentenze dispositive, per difendere i diritti dei molti, sentenze monito. Spero sia tutto chiaro: gli stipendi senza tetto sono già una realtà, il ripristino dell’erogazione in un’unica soluzione della liquidazione, un buffetto, una raccomandazione.

Preg. mo Professore,
la leggo sempre con molto interesse, ma a volte ravviso in Lei, persona matura, colta e attenta alle tante situazioni quotidiane che coinvolgono la nostra comunità sarda, un non so che di meraviglia e stupore. Giustamente la sua ironia sul fatto che i magistrati della Corte Costituzionale si siano dovuti attenere ad una sentenza della Corte di Giustizia fa sinceramente sorridere al pensiero che la misura varata dal Governo Renzi era stata prevista per arginare la cloaca maxima del debito pubblico italiano e, sopratutto, se non fosse che, ad oggi, non esiste alcuna sentenza della Corte di Giustizia simile a quella da Lei rammentata, ma non rivolta ai cd. ceti privilegiati, bensì a quelli del ceto produttivo i cui stipendi non si muovono verso l’alto da circa un ventennio pur nel continuo mutamento della società e del Mondo intero e secondo quanto riferiva il nostro conosciuto antenato greco Eraclìto per cui “Panta Rei” ovverosia ogni momento della vita è diverso e ciò che era prima non è più la stessa cosa di un nano secondo dopo. Un saluto
Egr Prof,
all’amara pillola ai bambini capricciosi e viziati viene fatto seguire il premio della caramella.
Anche ai cavalli riottosi se riescono a saltate l’ostacolo gli si da lo zuccherino, così, la volta successiva, salterà ancora, non perché ha capito che può farlo, ma perche ricorda che poi arriva in premio la zolletta!
Dopo l’amaro fiele ingerito dai magistrati in questo periodo di divisione delle carriere, di pessima reputazione fra il volgo, di toghe stracciate da sentenze incomprensibili, potevano negarsi lo zuccherino,al solo fine di rifarsi la bocca, di un assai probabile aumento di stipendio abbattendo la barriera del limite massimo di esso, vigente da alcuni anni?
Certo loro esagerano perché da casta, quale in effetti sono, pensano solo a sè stessi e ai loro vantaggi economici!
Ma se altri si fossero comportati allo stesso modo,e non fosse stato abolito l’abuso d’ufficio, chissà quante denunce sarebbero calate sulle loro spalle da parte di questi illustri quanto intoccabili personaggi!!
Si, si saranno rifatti la bocca ,ma di questi tempi sarebbe stato assai meglio rifarsi la toga sfilacciata, di cui accennavo poc’anzi,agli occhi degli italiani .
Peccato, sarà per un’altra volta.
Per ora lo zuccherino ce lo stiamo prendendo noi con la imminente sacrosanta divisione delle carriere!
E noi ci accontentiamo di poco, perché ci hanno insegnato che solo chi si accontenta, GODE!!!
Buon fine serata.
Pensate a tre mesi da una sentenza di archiviazione, per un reato insignificante, stilato da un Pm, siamo ancora in attesa della disposizione di archiviazione per colpa di un cancelliere, formalmente malato, che non avalla con una firma la stesura del provvedimento, inibendo le azioni perpetrate ingiustamente l’anno precedente.
un giudice che decide sul suo stipendio forse si vede solo in Italia
Inappuntabile, chapeau.
Egregio, da cittadini prepariamoci a sostenere il referendum (ne vedremo di ogni…) confermativo della riforma in corso che completerà la riforma Vassalli e limera’ le unghie alle correnti in magistratura. Poi si riproporra’ il ripristino della responsabilità civile diretta dei magistrati come in qualunque altra professione (dal medico all’ingegnere ….). Saluti.
Farei pagare a questa casta di intoccabili le spese di giustizia per ogni processo che viene riformato nei vari gradi di giudizio, nonché i danni per le condanne ingiuste ,(Zuncheddu docet), forse smetterebbero di sbattere in galera gli innocenti,
Speriamo che approvino presto la riforma delle carriere da loro tanto temuta.
Negli Stati Uniti agli studenti di legge viene detto: “,studia figlio mio sennò diventi pubblico ministero”….