Per chi la mattina cerca un luogo dove tacere, dove riscoprirsi copula mundi come Ficino definiva l’uomo, l’incontro del finito e dell’infinito, il Poetto di Quartu riqualificato è un posto adatto, razionale e poetico nel contempo.
Linee semplici, materiali sostenibili, silenzio, macchine lontane, spazi per sedersi o far ginnastica, acqua dolce, piante, essenze.
Ma ci sono anche le loro tracce, i miseri resti di una generazione di imbecilli che di notte passano le ore a devastarsi il cervello con l’alcol e che, non contenti di farsi del male devono farlo anche ai luoghi e alle persone, come se fosse imprescindibile marcare il territorio col correlato del piscio, come fanno le bestie.
Perché devo trovare sul legno delle piazzole arredate di tutto punto il vomito di questi animali notturni?
Perché rompere le bottiglie laddove le persone l’indomani ragionevolmente camminano scalze?
Perché ostentatamente ignorare i raccoglitori dei rifiuti posti alla colmabilissima distanza di 5 metri?
Quale insopprimibile pulsione porta a involgarire ogni cosa, a sporcare tutto, a sguaiatamente lordare il bello?
Perché macchiare indelebilmente col vino rosso il legno trattato per resistere al sole?
Non c’è amministrazione pubblica che possa salvare dal degrado se cultura e educazione divengono eccezioni e la volgarità e la bestialità le norme più diffuse.
Anche perché a queste bestie sociali, con le sopracciglia trattate dall’estetista e lo stomaco e il cervello affidati alla più brutale coglioneria, si associano i contemplativi della sigaretta, quelli che pippano ispirati dalla propria dipendenza ciucciando veleno come se stessero suggendo sapienza da Aristotele e che poi affidano la cicca al lancio, al deposito sociale lungo i bordi, alla canalette della vergogna. Sono sicuro che se questi fossero costretti per leggersi a spegnere il resto combusto a senso inverso del naturale su per il loro colon, smetterebbero di fumare e di lordare i luoghi pubblici del loro vizio. Non basta più che all’uscita dei cinema si debba superare il muro del fumo, non bastano più i vapori acquei delle sigarette elettroniche dispersi per strada costringendo chi passa un attimo dopo a respirarsi l’alito frammisto a amorosi vapori emessi dai ciuccianti, no, adesso dobbiamo fronteggiare il fiume silenzioso delle cicche, magari accompagnate da appariscenti bicchieri di plastica rosa e abbandonate nei luoghi più belli, perché, si sa, il bello ‘tira’ la sigaretta, il sublime attrae l’orrido.
La vita è tante cose, ma una di queste è la battaglia contro se stessi, è la fatica di migliorarsi, di guardare in faccia i propri demoni e ucciderli.
Il bello è tale perché non si fa usare e si fa capire solo da chi ha un adeguato senso dell’astinenza, del rinunciare a prendere per capire, per guardare, per intendere. Non si vive per consumare se non si vuole essere consumati.
C’è un mio amico che sostiene che nei luoghi pregiati occorrerebbe inserire il riconoscimento facciale e punire nell’unico modo che la gente rispetti: multando severamente. Forse, alla fine, si ricorrerà a questi rimedi polizieschi, tornando all’ancestrale binarietà di colpa vs. sanzione, cioè al calcio in culo educativo, cioè alla paura come rimedio alla bestialità. Torneremo al neolitico.

In memoria di mio padre, propongo un suo contributo, ormai postumo:
BRUVURA A ORIGAS
Questa filastrocca, abbozzata durante la veglia forzata di una notte d’estate rovinata dai belati del popolo della notte, è stata poi portata a termine con lo scopo primario di conservare per iscritto alcune espressioni della lingua dell’infanzia e prima giovinezza della mia vita. Fastimus, ovverosia invettive malauguranti, ormai scomparsi anche nei luoghi dove quella mia stagione si era conclusa. Ne fanno parte anche quellI che ho ricopiato da “Sa scomuniga de Predi Antiogu, Arrettori de Masuddas”, un testo che meriterebbe ben’altra diffusione, e che risale a non meno di cento anni prima di quei tempi miei. Perché è vero che sono in una certa misura (ma soltanto in una certa misura) ineluttabili i mutamenti e le perdite cui è assoggettata ogni lingua dallo scorrere del tempo, ma non è affatto vero che tutto ciò che cambia, cambi comunque per il meglio; e sia da subire per tema di essere sconfessati dalle intellighenzie alla moda, e che si debbano lasciar andare in malora le ricchezza della propria lingua, e che si debba accettare con fatalismo l’andazzo degli schiamazzi dei popoli della notte.
Bruvura a origas bos ghettint
Sonadoris e baddadoris de oi in dì
(ma prus che tottu a is beccius scagareddaus e arrufianus
chi bolinti parri bellus e picciocus),
po tottu su stragazzu chi feis a tard’ora ‘e notti
chi non ci acuiat prus pilloni,
e non c’est prus giustizia chi si curgiat.
Ma ita seu nendi: oi in dì?
Sunti prus de corant’annus
Chi c’est custa novidadi
De custus giangallonis bestius a mustaioni
A bebidus e a brinchidus
Cumenti narat ziu Paddori
Imbriagus de pruineddus
E impestaus de maladias pudescias,
e tott’is brebeis sen’e contu
chi s’ascurtant abbrabalucadas de su stonton’e conca.
E candu sind’andais tottu’cantus
A or’e orbesci
Tottu su logu cagau lassais.
Immoi deu si bollu ghettai
Una cedda de fastimus a s’antiga,
ma no si bollu disigiai,
po amori de is beccius chi s’aspettant,
candu furriais a domu,
de nci arrui a conc’a terra e de si sciorbeddai,
chi a cussu ge s’arrangiais senz’e aggiud’e fastimu,
ma a su mancu chi
candu ndi ghettais sa corada
in is cantonadas,
ci arruais a facc’in terra
e s’imbruscineis
in su pudesciori bostu e tottu
de maneda chi no si lassint’intrai
mancu in sa urr’e su porcu.
Insandus incumenzeus,
cun s’aggiud’e sa scomuniga diciosa
de s’Arretor’e Masuddas:
“chi sindi tirit ognia cani che ogni cane vi strappi
un’incueddu ‘e croxiu, un pezzo di pelle
e a pedra su xianu i vicini di casa
si tirid’a motroxiu, vi lapidino a morte
e ogni otta chi andais e ogni volta che andate
a cicai femin’allena a cercare donne estranee
po fai su mabi crabinu per fare il mal caprino
cussa cosa chi potais quell’arnese che avete
non d’idd’ogheis prusu, non possiate più estrarlo
e che is canis accrobaus e come i cani accoppiati
abarreis tott’e is dusu. entrambi ve ne stiate
Chi si pongiat unu ‘entu che si levi un vento
Chi si pesit’a bobai che vi faccia volare
Che sa folla e su sramentu, come le foglie del sarmento
ancu fazzais unu sartu che facciate un salto
de is puntas prus in artu, dalle cime più alte
chi sindi oddant’a cullera, da raccogliervi col cucchiaio
chi pudescias a bius, che puzziate ancor da vivi
su priogu e su fadigu pidocchi e fame
si cruxiat a muntonis vi coprano a mucchi
cumenti su crugulloni come l’erba infestante
ddi currit a su trigu, corre al grano
unu famini si ‘engiat una fame vi venga
chi a osaterus e tottu che alla vostra stessa carne
si cumenzeis a mussius, volgiate i vostri denti
e si ‘engiat gan’e attripai e vi venga da assalire
a chi si ‘onat a pappai”. chi vi dà da mangiare
Bastat di aicci,
e perdonaimi, fillus mius,
deu non bollu mali a nisciunus,
sunt cosas chi si naranta
candu si perdit sa passienzia.
Però una cosa si bollu nai
Cun su coru in manus:
cussa chi agatais in su tallu
non est mai LIBERTADI.
Glossario per i non parlanti, non sardi e sardi.
Bruvura: polvere da sparo.
Scagareddaus e arrufianus: diarroici e ruffianescamente giovanili
Stragazzu: fracasso.
Acuiai pilloni: uccello che torna al nido.
Curgiat: congiuntivo del verbo curriri
Giangallonis bestius a mustaioni: marcantoni vestiti da pagliaccio
A bebidus e a brinchidus: belanti e saltellanti
Pruineddus: polverine (es. cocaina)
Pudesciu: puzzolente, immondo
Brebeis sen’e contu: pecore innumerevoli
Abrabalucadas de su stonton’e conca: letteralmente, rimbecillite per
lo stordimento della testa.
Orbesciri: albeggiare
Cedda: torma, branco, gregge
Fastimu: invettiva malaugurante, anche bestemmia ma non in questo caso
Disigiai: desiderare, in questo caso desiderare qualcosa per qualcuno,
vale a dire augurare
furriai a domu: rincasare
arrui: latino ruo, ruis, ruere
aggiudu: aiuto
ndi ghettai sa corada: corada significa viscere, e tutta l’espressione
è un modo feroce e ingiurioso per significare: vomitare.
Cantonada: cantone
Imbruscinai: imbrattarsi.
Bostu e tottu: vostro stesso
Urr’e su porcu: stalla del maiale.
Diciosa : beata, felice.
Cussa chi agatais in su tallu: quella che trovate nel gregge
Egr Prof
le escursioni estive che Lei racconta con bucoliche descrizioni del litorale quartese,che magari non sarà totalmente così, ma che subisce l’onta barbarica della gioventù che in vecchio film fu definita con un solo termine “BRUCIATA” e che si adatta perfettamente al clima infuocato che viviamo oggi nella nostra terra, o ,se preferisce,al più classico “Giovrntù perduta ” di Germi.
Ma io voglio tornate molto più indietro nel tempo, a 1600anni fà, quando Agostino d’Ippona scriveva sulla gioventù un attualissimo concetto:
“È pericolosa la piaga della gioventù, perché i giovani si accendono di passioni,si nutrono di speranze,si consumano nei piaceri, ma la loro è una speranza di disperati,di cose che periscono, che stimola la passione,senza mai soddisfarla e rende incapaci di sopportare il confronto con la realtà”.
Cosa c’è di diverso nella gioventù dei tempi moderni?
Niente,!! Che triste avvenire attende l’ umanità !
Cordialità.
Tutta la Sardegna (e forse l’Italia) é paese? Leggo ora di Torregrande https://www.lanuovasardegna.it/oristano/cronaca/2025/07/27/news/il-lungomare-e-una-giungla-musi-lunghi-anche-in-maggioranza-1.100740726 ma sembra che la situazione sia così un po’ dappertutto, però viviamo “in un paradiso”, ce lo dicono con le foto patinate di Stintino e Baunei ecc. e siamo contenti…?
No, non siamo contenti. Da tempo il piacere di andare al mare lotta con il problema delle spiagge sporche: perché devo mettere i piedi e l’asciugamano su mozziconi, buste di merendine, tappi di bottiglia, semi di anguria ecc.? Ma a casa propria si fa così? Si butta tutto dove capita e poi ci rilassiamo tranquilli? Ci vuole poco a raccogliere la propria spazzatura e buttarla nel primo cestino… Certo, se ci fosse (non sempre c’è) e non fosse stracolmo… Ecco, l’incuria dipende da tutti, singoli e enti che si occupano delle comunità e dei beni comuni.
Non bastano i “grandi eventi” se le città sono sporche e trascurate: va bene la lirica in piazza ma se per arrivarci bisogna percorrere marciapiedi sporchi, sconnessi e percorsi da erbacce, beh, preferisco che quei soldi vengano spesi prima per il decoro urbano e veri piani di pulizia e rimessa a nuovo delle vie.
Ho appena letto “1984”: nella prima pagina descrizione di Londra (nel futuro immaginato da Orwell), grigia, sporca, polverosa, triste. Gli abitanti sono abituati più che rassegnati, anche perché la propaganda dice continuamente che la città è bellissima, mai stata così bella. E le nuove generazioni crescono così senza aver conosciuto altro che quello.
Ecco, la paura è che ci si rassegni, ci si abitui a questo stato di cose. E poi sarà sempre più difficile difendere la nostra terra, la bellezza, il futuro… Altro che distopia…
E che dire delle buste dei rifiuti che si accumulano nelle piazzole delle strade, preferibilmente quelle extraurbane?, e nella stagione estiva?
Venghino signori venghino,
Più gente entra, più bestie si vedono.
Non riesco mai a trattenermi e non maledire gli autori di questi scempi.
Possibile che debbano vincere loro?
Basta una goccia di veleno per inquinare il pozzo. I maleducati ci sono sempre stati ma per fortuna sono una minoranza. Anzi, mi sembra che oggi siano decisamente meno degli anni 70/80 (vi ricordate quando tutti buttavano la carta del gelato per terra?). Si tratta di insistere con l’educazione: prima o poi estingueranno (anche anagraficamente)
Signor Brandi lei scrive ” Ma soprattutto perché i nostri genitori avevano attributi per educarci nel modo migliore!” Non c’erano Magistrati ed associazioni che ci difendevano adesso bisogna stare attenti si rischia il carcere
Io non vedo tanti aspetti negativ,i nel nuovo look del poetto di Quartu, mi auguro che in seguito non venga trasformato in una “fotocopia” di quello di Cagliari, purtroppo la maleducazione/menefreghismo o più semplicemente “callonimi” (spesso in sardo rende meglio) regnano un pò dovunque e in vari contesti, ci vorrebbero telecamere, droni, controlli delle forze dell’ordine ogni 500 metri con costi per la collettività enormi, penso (da persona di sinistra) che un inasprimento di pane e soprattutto la certezza dell’applicazione delle penepotrebbero, non dico eliminare, ma sicuramente ridurre certi comportamenti
Purtroppo è una battaglia persa….
Ogni mattina nella piazza San Pietro ad Assemini davanti alle panchine è come se qualcuno avesse svuotato dei cassonetti….a pochi metri cestini intonsi…
I Vs/commenti, riguardo queste nullità, sono troppo buoni. Ogni volta che vedo queste nullità mi viene da pensare, ma perché noi di una certa età, allora, non ci comportavamo come queste nullità, perché rispettare i posti e la natura era nel nostro DNA. Ma soprattutto perché i nostri genitori avevano attributi per educarci nel modo migliore!
NB : sono un’ex allegrone degli anni 60/70.
Prof, condivido tutto del suo ragionamento, ma mi chiedo, in riferimento al suo incipit: essendo come lei un assiduo frequentatore del lungomare quartese, dove ha visto il “Poetto di Quartu riqualificato, poetico e razionale”?
Ci è sfuggito qualcosa a noi quartesi, o forse la realtà è che in tre anni c’è solo, e ancora, un piccolo cantiere transennato di appena duecento metri – altezza Lido Mediterraneo – nel contesto di un lungomare che invece resta completamente degradato, privo di servizi (bagni), privo di un piano parcheggi e con una bandiera blu che lascia davvero forti perplessità per come è stata ottenuta (ci sono pagine su facebook che documentano bene lo stato delle cose, ma basta semplicemente andare sul posto per vederlo). Sa, non per altro, è dal 2023 che la Giunta quartese sta promettendo “la consegna dei lavori” ogni estate (provi a guardare su google tutte le dichiarazioni rilasciate al riguardo nelle diverse testate) e anche stavolta, 2025, nulla. Recentemente poi Milia ha giustificato questo enorme ritardo dicendo che negli ultimi mesi hanno avuto problemi per via della nidificazione degli uccelli (una pezza naturalmente, con tanto di polemica dei cittadini sui social).
Sul resto ha perfettamente ragione. Ma forse bisognerebbe informarsi bene prima di assegnare certe caratterizzazioni che non corrispondo al vero. O almeno dire: “a me il Poetto di Quartu piace così com’è”. Non per altro, lei che è così attento e puntiglioso sui fatti capirà che la realtà va sempre ben chiarita.
Un saluto.
Prof viviamo in una anarchia ognuno fa quello che gli piace e nessuno interviene, vivo in un posto di mare molta gente non fa più la differenziata con una naturalezza allarmante mette le buste per terra nei pressi dei cestini fregandosene della gente che li riprende ti mandano a quel paese ed il bello che le autorità non fanno nulla premetto che la maggior parte sono persone del luogo
L’idea che l’evoluzione umana è il continuo processo di civilizzazione di ispirazione illuminisiica porti nel breve a modificare atteggiamenti barbari da parte di alcuni soggetti (una minoranza), solitamente giovani, è un’utopia. La soluzione repressiva è punitiva (sanzionatoria ovviamente) è l’unica soluzione, cn buona pace di chi si riempie la bocca di soluzioni acculturate.
Sono convinto che questi esseri stupidi oltre che ignoranti, no abbiano subito adeguata educazione non avendola gli stessi loro educatori siano essi genitori o altro parentado. Mi ricordo che io stesso alzavo la voce con chi avendo finito di fumare ,ed erano donne , caccia il mozzicone sotto la sabbia nascondendolo. Sopperii portando loro delle mezze noci di cocco che fungevano da portacenere e obbligandole a portarselo via.
Sempre anni fa a Cagliari, il Comune prima di scendere per la spiaggia di Calamosca, aveva messo dei volontari che davano gratuitamente delle piccole scatolette dove mettere le cicche. Potrebbe essere un’idea.
Un saluto ai lettori da un emigrato.
Prof., l’investimento in educazione e cultura serve davvero, quando qualcuno mi ha fatto riflettere sono tornato nel sentiero in cui avevo lanciato una lattina, e ne ho raccolto altre decine, ricordo con vergogna le cicche nascoste nella sabbia, ma poi ne ho raccolto centinaia soprattutto il 2 gennaio di ogni anno ( da noi la cosa più figa è la passeggiata del 1 gennaio al poetto fumacchiando). Per il Poetto di Quartu suggerisco anche di scrivere ai titolari dei locali, con gli incassi che fanno possono investire un po in educazione e in pulizia all’esterno.
Est sa ‘cul’ tura de MENEFREGO e VAFANCULU, de una ‘cul’ tura dominante chi (po no nàrrere cantos funt fìgios de nemos!) faet parte manna de sa gioventude a bagamundhalla iscabudada chentza de fàere peruna faina ne in domo e ne in fora, a culu in terra ma arrivista e consumista a “paradisu” in terra.
Ma fintzes cun su coro ‘bonu’ de chie faendho male, fuliandho dónnia cosa inue no depet, imbrutandho e faendho totu a muntonàrgiu, segandho o guastando calecuna cosa pentzat de “dare lavoro” ca (‘logico’!) si unu imbrutat e arrogat tocat chi Comunas o àteru pòngiant a calecunu po limpiare, agiustare o torrare a fàere.
De su restu sa gherra no est custu? Bochire, distrùere e torrare a fàere (e lassare a muntonàrgiu in saecula saeculorum).
INCIVILTÀ dominante de gherra cumandhat. E Iscola DOCET?
No… Su prus meda est ocupada a fàere allenamentu a libbertade e irresponsabbilidade. Poi si vedrà.
E’ una delle battaglie piu’ complicate che avviene dentro ogni singolo e non fuori. Il bello non e’ ne’ una questione di gusto ne’ una postura ma una disposizione che non smette mai di stupirsi.
TUTTO e’ ritratto. Veramente.
P.s.: e’ un paradosso ma il “comune” ritiene di trovare il bello nel museo ma e’ un errore ., tristissimo