Indipendenza, Politica, Salute, Sanità, Stato sardo

Sta arrivando un altro ‘pacco’ sanitario

di Paolo Maninchedda
Ogni volta che vedo un ministro della Repubblica italiana comparire raggiante in televisione per un risultato conseguito, mi chiedo se non stia per arrivare un fregatura per i sardi.
Ieri e oggi è stata la volta del ministro Lorenzin che ha dalla sua solo la cortesia, il garbo e l’educazione.
Il ministro è apparso soddisfatto e raggiante per il varo dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, che in buona sostanza sono il vademecum di ciò che nel sistema sanitario nazionale viene sostenuto finanziariamente con le imposte pagate dai cittadini.
Prima di andare a analizzare che cosa significa tutto questo per i sardi, faccio una premessa che è utile per capire il prosieguo.
Se io garantisco a mia figlia che le pagherò l’abbonamento dell’autobus per andare a scuola, avrò un costo di 10 euro mensili.
Ovviamente, se decido di aumentare il diritto alla mobilità di mia figlia, e decido di sostenere anche almeno 10 viaggi andata e ritorno Sassari-Cagliari, avrò un incremento di costi pari al valore della corsa Sassari- Cagliari AR moltiplicato per 10.
Voglio dire che un ampliamento dei diritti, comporta quasi sempre un ampliamento dei costi.
Adesso ognuno ricordi che in base all’accordo del 2006, la Sardegna ‘si paga’ interamente il costo della Sanità.
Veniamo al dunque.
Quanto costano in più i nuovi livelli di assistenza?
Il Sole 24 ore, il 22 dicembre, pubblicava una piccola notizia in cui dava conto delle diverse stime dei nuovi costi da parte del Ministero della Salute e del Servizio del Bilancio del Senato della Repubblica.
La relazione del Servizio del Senato è qui. Va letta, perché svela tante furbizie ministeriali da essere a tratti anche comica.
Un esempio è a pagina 19 (ma leggetela tutta, è una tragicommedia). Si è nel capitolo dedicato all’erogazione dei dispositivi medici monouso. Il Ministero dice che il tutto costa circa 450 milioni di euro, ma dice anche che, posto che si tratta della mera traslazione di un costo dal luogo contabile in cui veniva imputato prima (assistenza protesica) a un altro (assistenza integrativa), l’operazione avverrebbe a saldi invariati. Il Servizio del Senato dice che è una balla e svela (e qui siamo alle vette della creatività michelangiolesca della produzione del debito) che «comunque, i predetti maggiori oneri pari a 460 mln di euro (450+10 milioni di euro) verrebbero, secondo la Relazione Tecnica (del Ministero), compensati da un efficientamento delle modalità di acquisto (facilitate dalla puntuale declinazione dei requisiti tecnici e funzionali di tali dispositivi come proposta nella revisione degli elenchi e del testo), dal definitivo abbandono di procedure di erogazione (affidamento del servizio a soggetti più vicini al mondo della distribuzione intermedia o, in alternativa, ad operazioni di negoziazione e contrattazione con le associazioni dei produttori) che eludono l’obbligo del ricorso alle procedure di evidenza pubblica e non garantiscono una sufficiente concorrenza tra gli operatori del mercato e, da ultimo, il ricorso al mercato elettronico».
Commento: un costo stimabile in circa 460 mln di euro viene con la leggerezza leggiadra degna di un allievo di Raffaello dichiarato compensabile con la semplice dichiarazione di un efficientamento delle modalità della domanda di servizi e forniture della Pubblica Amminsitrazione. Qualcuno ricorda che la Corte Costituzionale Italiana (supremo organo politico della Repubblica, tutt’altro che impegnato nel far giustizia, ma molto impegnato nel fare politica) ha bocciato parti della legge finanziaria 2016 della Regione Sardegna perché copriva una quota del disavanzo pari a 31 milioni non con patacche come questa dell’efficientamento della domanda di beni e servizi, ma con una procedura controllata e controllabile quale è l’accertamento dei residui attivi (cioè dei propri crediti)? In Italia si pareggia mezzo miliardo di euro con i buoni propositi e si bocciano i bilanci regionali che coprono i debiti con i crediti. Siamo ai vertici dell’ingiustizia giocosa e giostrante.
Fatto è che la nuova disciplina di erogazione dei dispositivi medici monouso farà lievitare la spesa sanitaria della Sardegna senza che la Sardegna, che paga, possa dire un piccolo “bah” (non mi si parli delle liturgie in Conferenza delle regioni perché mi partirebbe un insulto monouso!).
Adesso andate a pagina 22. Qui inizia veramente uno spettacolo di fuochi d’artificio. Siamo nell’articolo dedicato all’Assistenza Specialistica Ambulatoriale. Sia Ministero che Senato concordano sul fatto che ci sarà un incremento dei consumi ambulatoriali e dei relativi costi, che verranno però parzialmente compensati perché non tutte le prestazioni sono nuove (e quindi, già esistendo, già venivano pagate) e perché per lo Stato risultano già coperte da risorse regionali (capite come ragiona lo Stato Italiano? Dichiara di non creare debito anche quando crea costi, perché questi costi sono coperti dai bilanci regionali e non da quello dello Stato!). Questa è l’Unità dell’Italia: lo Stato si fa bello con nuovi diritti, coperti in larga misura da risorse regionali. È una nuova versione del «Tu paghi e io godo». Ma quanto costa in più tutto questo? Leggete le pagine successive e rendetevi conto che si tratta sempre di stime, di valutazioni e compensazioni (insomma di conti fatti sulla sabbia), ma alla fine la stima è di un incremento di circa 445 milioni di euro, con una stima di incremento medio nelel singole regioni del 9,5% della spesa rispetto a quella sostenuta prima della riforma. Anche questo incremento lo pagheremo noi.
Potrei continuare, ma chi ha pazienza può farlo da solo.
Mi preme solo far notare che questa vicenda della Sanità dimostra che governare la spesa senza avere i poteri sull’entrata (i poteri legati sia all’imposizione fiscale che al controllo dell’intero gettito) è un boomerang. Noi paghiamo tutta la sanità senza poterne governare importanti centri di costo. In compenso lo Stato, che genera nuovi costi per noi, trattiene ogni anno, con gli accantonamenti, 600 milioni di euro dei sardi nelle sue casse.
Serve o non serve un grande partito della Nazione Sarda che metta insieme liberaldemocratici, socialdemocratici e libertari sardi per difendere l’interesse nazionale della Sardegna?
Un automobilista sardo, sentita la notizia alla radio ha girato questo pericolosissimo video che comunque risulta interpretare sentimenti diffusi.