Oristano: Si dispensa dalle visite

Oggi L’Unione Sarda dà la notizia della conferma degli arresti domiciliari a Antonio Succu. La dà bene, senza clamori, con prudenza. Forse si sta imparando a fare cronaca giudiziaria.

Doccia fredda? Purtroppo no. Il giorno dopo il dibattimento a Cagliari sul ricorso presentato dai legali di Succu, un giornalista giudiziarista molto capace mi aveva detto: «Se non si dimette da sindaco, lo tengono agli arresti».

Lo guardai incredulo.

Se così fosse, sarebbe grave e ingiusto.

Ma purtroppo è già accaduto.

E ci sono stati quelli che non si sono dimessi e si sono fatti mesi e mesi di galera (con carcerazioni confermate dai Gip e dal Riesame) e poi hanno ripreso a fare gli amministratori, assolti.

Più frequenti quelli che si sono dimessi e dopo (si pensi, nel Marghine al caso clamoroso di Tore Ghisu, sindaco di Borore) hanno visto cadere già nell’udienza per il rinvio a giudizio, una parte incredibile, per numero e consistenza, delle accuse che avevano portato ai loro arresti e alle loro dimissioni. Percorso politico distrutto, vita afflitta, ma tante, tante pacche sulle spalle degli stessi (i peggiori) che durante gli arresti dicevano “Ma se lo hanno arrestato, qualcosa ha fatto”.

E infine vi sono anche quelli che, incredibile a dirsi, pur dimessisi, sono rimasti agli arresti e quelli che hanno fatto mesi e mesi di galera e ancora aspettano l’udienza per il rinvio a giudizio.

Molto meno frequenti, statisticamente, i condannati (l’altro giorno hanno assolto, dopo sei anni, dall’accusa di abuso di ufficio, l’ex sindaco di Bolotana. Motivazione: il fatto non sussiste. Sei anni, un’indecenza).

Tuttavia, quanto l’inchiesta Ippocrate complessivamente affondi le sue radici nei contrasti politici locali lo si potrà vedere solo nel processo, ma il fumus c’è tutto, esattamente come accadde nella vicina Borore.

Ciò che nessuno chiede a gran voce è: quando finiscono le indagini? Sappiamo quando sono iniziate, ma è sconcertante la noncuranza sulla fine.

I tempi della barbarie Ciò che dunque oggi mi sento di far notare è la cronologia dei fatti giudiziari di questo caso tipicamente italiano, per mostrare come si possa ridurre un uomo a stare nudo e indifeso di fronte all’accusa, non di fronte alla legge. Utilizzo il caso Succu, ma vale per tutti e evito di parlare di fatti e di logica (materia ormai non più insegnata nelle facoltà di Giurisprudenza) e parlo solo di procedura.

A oggi non c’è dunque il fine indagini dell’inchiesta Ippocrate. Vediamone i tempi e le procedure.

Quando si dispongono, per la prima volta, intercettazioni a carico di Antonio Succu?

A lasciar perdere altre date (che pure sono significative di tante cose), l’ordinanza di custodia cautelare dice, a p.14, che le intercettazioni iniziano il 7 marzo 2017.

Fra un mese fanno tre anni esatti.

Le indagini, secondo il Codice, possono durare al massimo due anni, ma se il Pm le fa durare quanto gli pare non succede nulla; la sanzione, possibile ma non automatica, è che viene escluso dal processo qualcosa che si ritiene acquisito dopo la scadenza corretta delle indagini. Ma non sempre accade.

Si vuole assumere che essere intercettati non significa essere indagati?

Cioè si vuole ufficializzare il metodo usato dalle Procure di aprire fascicoli a carico di ignoti per indagare su qualcuno senza dovergli mandare l’avviso di garanzia? Anche questa barbarissima pratica è diffusa e formalmente legittima. Ma è barbara. Immaginiamo comunque che sia potuto accadere così, ma è corretto che si adotti una tale procedura quando si dichiara di aver ricevuto esposti precisi contro specifiche persone? Non lo so, ma se è possibile farlo, la barbarie aumenta.

Tuttavia, ad un certo punto interviene un testimone che accusa esplicitamente Succu. Qui la data è dicembre 2017. A oggi sono passati 2 anni e due mesi.

Dopo questa data, nel corso del 2018, la Polizia Giudiziaria procede al sequestro di computer nel reparto diretto da Succu.

Succu non è mai stato raggiunto da alcun avviso di garanzia. Si indaga su di lui; lo si intercetta; si sequestrano computer del reparto da lui diretto, ma non gli si manda, per due/tre anni alcun avviso di garanzia. Si acquisiscono prove, addirittura si fa periziare la data di generazione di un file, ma non si manda l’avviso di garanzia a Succu, per due/tre anni.

Succu è un pregiudicato? No.
Si hanno prove che stia scappando? No.
Si hanno prove che stia reiterando il reato di cui viene accusato? No, si è trasferito a Nuoro.
Lo si è mai interrogato, dopo avergli mandato un avviso di garanzia, per valutare, come prevede la legge, l’accertamento non solo degli elementi di prova a carico, ma anche quelli a discolpa? No.

Si attende per due/tre anni. Si uniscono le mele con le pere, cioè si costruisce un’unica inchiesta che mette insieme, su un’ipotesi investigativa generica (ma non è questa la sede per parlarne, perché si dovrebbe riparlare di fatti e non di procedure), più ipotesi di reato, tutte però stanti all’interno del periodo di tempo che ho indicato, e si ottengono gli arresti.

Succu non si dimette da sindaco, immagino perché niente del suo operato da sindaco gli viene contestato.

Parte subito un’inchiesta su un concorso all’Unione dei Comuni cui aderisce il Comune di cui Succu è sindaco.

Conclusione: un uomo incensurato, rispettato, che non è mai fuggito né intende fuggire, sul quale si è indagato per due/tre anni senza mai interrogarlo né mandargli un avviso di garanzia, alle cui mani non si è mai attaccato né un euro né un oggetto, si trova preso in un meccanismo procedurale infernale che esige che lui, prima di potersi difendere, stia inerme, nudo, isolato socialmente e moralmente. Lo Stato gli dice con chiarezza che solo da inerme può riacquistare, forse, la libertà. Questa è civiltà giuridica? No, questa è sofisticatissima barbarie.

Si dispensa dalle visite.

So soffrire da solo. Non mi si mandino messaggi, condoglianze, approvazioni. Ne ho le tasche piene.

Concludo con una celebre frase di Antonio Gramsci, che io, perché sono cristiano e non violento, non potrò mai attuare, ma che è tragicamente vera: “Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare”.

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