Saper pensare in grande

20 dicembre 2016 07:281 commentoViews: 560

migrantidi Paolo Maninchedda
I ministri degli esteri di Russia, Iran e Turchia stavano per incontrarsi per negoziare sulla Siria quand’ecco che un uomo, ovviamente rappresentato come solitario e invasato, ammazza l’ambasciatore russo in Turchia. Un caso? Un caso.
Qual è la causa principale del flusso migratorio dal Medio Oriente verso l’Europa? La guerra siriana, ultimo capitolo delle guerre mediorientali scatenate da G.W. Bush sulla base del nulla, le celebri panzane sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Chi e che cosa hanno scatenato l’instabilità medioroientale?  Facciamone l’elenco: lo scontro secolare tra Sunniti (Sauditi, Qatarini – che tra loro si odiano – Turchi ecc.) e Sciti (Iran, Hezbollah ecc.), l’irrazionalità della politica estera americana, lo scontro finanziario e commerciale tra Russia, Usa e Cina.
Qual è la causa principale del flusso migratorio dal nord dell’Africa verso le coste europee? Le guerre in Libia e nella fascia sahariana. Come si debbono leggere le guerre africane? Come un mix di guerre energetiche, commerciali, religiose, etniche e chi più ne ha più ne metta, nelel quali gli stati europei agiscono ognuno per conto proprio, in particolare Inglesi, Francesi e Tedeschi.
Una cosa è certa: pensare a se stessi, alla Sardegna e, ahimè, all’Italia, facendo finta che tutto questo non ci riguardi, è veramente di un provinciale disarmante.
Oggi i giornali sardi non legano in alcun modo né la crisi politica italiana né quella sarda a questo drammatico contesto, come se i veri problemi siano il Mattarellum, la ri-nascita dell’Ulivo, le strade vecchie e polverose dove da sempre i deboli di pensiero si rifugiano quando la realtà sollecita la loro intelligenza più del consueto.
Il problema è emanciparsi dalle consuetudini di pensiero italiane; bisogna smetterla di adagiarsi sui luoghi comuni di una politica e di una cultura ormai sterili, ammuffite, le cui parole d’ordine non hanno presa su nessuno. Oggi l’Italia che non produce, che ha metà del suo territorio senza acquedotti e fogne, che ha un sistema scolastico fatiscente, che combatte la corruzione con la schedatura dei suoi cittadini, che incentiva la maldicenza e l’insinuazione depenalizzando la diffamazione, che accetta che ci siano consiglieri comunali che firmano contratti in cui si impegnano ad obbedire non all’elettorato che li ha eletti ma al presidente di un’associazione, che obbliga i presidi delle scuole a pubblicare il proprio patrimonio on line ma lascia zone franche di segretezza nell’alta dirigenza di alcune istituzioni, questa Italia oggi parla del Mattarellum, del nuovo Ulivo, della psoriasi elettorale dei parlamentari esattamente come ne parlava vent’anni fa; uno strazio di irresponsabilità.
Oggi il problema è capire il pluralismo, rendere efficiente la differenza, la pluralità dei poteri, le libertà.
Invece, sull’onda della globalizzazione intesa come conferma della necessità di accentrare tutto e  far diventare tutto sempre più grande fino a far coincidere un solo potere con il mondo intero, tutti cercano formule di omologazione, tutti parlano dello Stato come se ne è parlato in modo dogmatico dalla Restaurazione in poi, tutti osannano i grandi sistemi di controllo a distanza che stanno mettendo le telecamere anche nei water, tutti tragicamente impauriti cercano rassicurazioni nella servitù.
Occorre insegnare che non esiste libertà senza coraggio.

 

 

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