Le camarille Siamo entrati in una nuova epoca, o, se si vuole, siamo ritornati in quella delle camarille, delle ‘piccole camere’ dove persone influenti, legate da rapporti personali e d’affari, influenzavano, nell’ombra, il potere ufficiale.
Il popolo, quando nei secoli è stato tale, cioè istruito, e non plebe, come è oggi, conosce bene questa situazione e l’ha descritta con l’espressione per la quale la legge si applica per i nemici e si interpreta per gli amici.
Oggi chi è amico della Todde è per definizione nel diritto e chi le è contrario è d’ufficio iscritto tra gli indagabili.
Quando si realizza un così stretto nodo tra magistratura e politica, per di più legittimato dalla plebe (la quale, come è noto, vuole anche il suo tributo di sangue che non tarderà ad arrivare con il ritorno della violenza politica), quando si scrivono sentenze vergate con l’inchiostro della vendetta e dell’invidia (e non mi sto riferendo ad una sentenza in particolare, ma a un clima), allora l’aria è irrespirabile, almeno per gente come me.
Tuttavia, che faccio?, dopo aver combattuto una vita non per il successo ma per il vero, me la faccio sotto adesso?
Ovviamente no, per cui continuo a combattere, io voglio morire combattendo. Vorrei farlo con tutti gli indomiti della terra.
Una sola firma basta e avanza È proprio nel segno della battaglia che continua che voglio segnalare una grande innovazione giuridica avvenuta a diritto invariato: sotto il regno della Todde e dei suoi supporter in cachemire (gli stessi che adesso stanno costringendo i sardi a muoversi con due ore di anticipo per prendere un aereo a Cagliari, perché le vie d’accesso all’aeroporto sono state intasate dal traffico del centro commerciale di De Pascale, e mi taccio sullo stadio perché è visibile a tutti che la società è venduta e lo stadio ha raggiunto costi insostenibile con un Piano finanziario che fa acqua da tutte le parti) è accaduto che le delibere del Direttore generale della Asl di Nuoro non debbano più avere il visto del Direttore Sanitario e del Direttore Amministrativo. Un esempio? Ve ne do tre: 1 2 e 3.
Accendete sempre la luce Perché tanta impudenza amministrativa?
C’è solo una risposta: perché ci si sente al sicuro dal rischio del controllo e della responsabilità, e d’altra parte, magistrati che hanno convinto l’Italia che il referendum riguardasse la Costituzione e non la loro impunità, non la loro possibilità di fare carriera a dispetto dei loro errori, come possono ora contestare agli alti dirigenti pubblici i loro errori? Giudicare l’inefficienza e l’indifferenza verso il diritto dei dirigenti dello Stato metterebbe in evidenza quanto le stesse toghe siano maestre in quest’arte dell’eccezione riservata alle caste. Per cui, non resta che, come ho detto altre volte, accendere la luce, perché ciò che queso verminaio di potere odia di più è che la sua vergogna sia esplicita e io, finché avrò fiato, lavorerò a illuminare anche gli angoli dove loro vanno a pisciare.

Professore,
al Brotzu ormai alcune delibere non riportano nemmeno la firma del responsabile della Struttura Proponente! creatività
https://www.aobrotzu.it/documenti/9_724_20260312134051.pdf
Saranno anni difficili, ma se l’impunità sarà garantita non altrettanto sarà garantito il funzionamento regolare della “macchina” regionale. Le cose non andranno avanti e sarà molto difficile imputare i propri fallimenti al Governo. Eppoi le elezioni regionali non sono un referendum a quesito bloccato. Non sono sicuro che la Todde verrà riproposta.
Dichiarazione della Dottoressa Annalisa Imparato del comitato per il SI
“Accetto il risultato con senso di responsabilità – spiega al Corsera – per quanto riguarda i coretti, osservo che vedere figure di Stato cantare e saltare intonando canzoncine che hanno valenza politica fa porre più di un interrogativo perché protagonisti di questo episodio sono le stesse persone che già stamattina hanno dovuto varcare le porte delle aule dei tribunali e comunicare agli imputati di essere Terzi e imparziali e di essere mossi solo da un ideale di Giustizia .
https://www.liberoquotidiano.it/news/giustizia/46960837/annalisa-imparato-chi-sono-magistrati-insultato/
Hanno vinto, ma sono bocciati dalla Storia e dalla Ragione.
Vittoria di Pirro, ma dalla quale sarà difficile risollevarsi, per l’insipienza della politica che questa battaglia ha perso.
Sconfitta non dei liberali, non degli avvocati, non dei cittadini garantisti, ma degli opportunisti del SI dileguatisi non appena la battaglia è diventata dura:
La nostra reazione: è sufficiente dire che ci metteranno la faccia proprio lì? Solo in parte.
Non è in discussione la posizione personale ed umana di ognuno di noi, che non cambierà e non sarebbe cambiata se avesse vinto il si.
Così come non cambierà la nostra postura di uomini liberi e non timorosi del capetto di turno.
Ma certamente ognuno di noi vivrà diversamente la relazione con uno Stato che precipita sempre più in una teocrazia giudiziaria, come quella religiosa inamovibile e che non risponde al popolo, ma solo ai suoi (feroci) equilibri interni.
E’ nata una terza repubblica, con la quale, contro ogni nostro naturale senso di libertà, vogliono abituarci a vivere.
Fra la rassegnazione del dire “Peggio per voi, a me non cambia niente” e il sentimento di voler ancora combattere spero prevalga quest’ultimo.
Situazione surreale. Una presidente assessora ad interim alla sanità con delle nomine alla “cazzo di cane” e senza il non rispetto delle elementari norme, lasciano poco spazio all’immaginazione. Certo poi, una sentenza, che sottolinea ” ha commesso delle irregolarità «rilevanti» nella rendicontazione delle spese per la campagna elettorale per le Regionali del 2024, ma qualcosa l’ha presentata”, e conferma la multa da 40’00,00 euro, apre la strada a nuove contestazioni. Non sono un giurista ma credo che crei un precedente e non di poco.
sullo stadio un mio commento postato stamattina
Nuovo stadio del Cagliari.
Oggi una lunga intervista al Presidente Giulini sul nuovo stadio che è mimpossibile non commentare.
Una storia di soldi pubblici, canoni simbolici e diritti privati.
Il Cagliari vuole il nuovo stadio. Bene. Lo vogliamo tutti.
Costerà circa 180 milioni più iva . Li mette il Cagliari? Mi pare di no. In parte li metetranno le banche ma per una buona parte, circa 1/3 del costo, li mettiamo noi? Sì. 60 milioni di euro pubblici: 50 dalla Regione, 10 dal Comune per demolire il vecchio Sant’Elia.
Fin qui, discutibile ma comprensibile. Le infrastrutture sportive hanno una valenza pubblica.
Il problema è quello che il Cagliari vuole dare in cambio:
un canone annuale proposto è di 50.000 euro.
Cinquantamila euro l’anno. Per uno stadio da 30.000 posti, con hotel, spazi commerciali e strutture accessorie. In 50 anni di concessione fanno 2,5 milioni totali. Meno del 5% di quello che ci mette la sola Regione.
Per capirsi: un locale commerciale di 100 mq in centro a Cagliari si affitta per circa 16.000 euro all’anno. Con 50.000 euro il Cagliari Calcio prenderebbe in affitto uno stadio da 30.000 posti pagando quanto tre negozi di quartiere.
Ma non è tutto e qui sta il punto dolente.
Il Cagliari vuole anche il diritto di superficie.
Il testo del post non è nel file HTML dell’infografica — è rimasto nella chat. Te lo do direttamente qui, con il paragrafo aggiornato integrato:
Nuovo stadio del Cagliari. Una storia di soldi pubblici, canoni simbolici e diritti privati.
Il Cagliari vuole il nuovo stadio. Bene. Lo vogliamo tutti.
Costerà oltre 200 milioni. Li mette il Cagliari? In parte. Li mettono le banche? In parte. Li mettiamo noi? Sì. 60 milioni di euro pubblici: 50 dalla Regione, 10 dal Comune per demolire il vecchio Sant’Elia.
Fin qui, discutibile ma comprensibile. Le infrastrutture sportive hanno una valenza pubblica.
Il problema è quello che chiedono in cambio.
Il canone annuale proposto è di 50.000 euro.
Cinquantamila euro l’anno. Per uno stadio da 30.000 posti, con hotel, spazi commerciali e strutture accessorie. In 50 anni di concessione fanno 2,5 milioni totali. Meno del 5% di quello che ci mette la sola Regione.
Per capirsi: un locale commerciale di 100 mq in centro a Cagliari si affitta per circa 9.000 euro l’anno. Con 50.000 euro il Cagliari Calcio prenderebbe in affitto uno stadio da 30.000 posti pagando quanto cinque negozi di quartiere.
Ma non è tutto.
Il Cagliari vuole anche il diritto di superficie.
Con una concessione d’uso, il Comune resta proprietario dell’area e di tutto quello che ci viene costruito sopra. Il Cagliari usa lo stadio, lo gestisce, ci guadagna. Ma se la società fallisce o non paga, il Comune riprende tutto. L’opera pubblica rimane pubblica.
Con il diritto di superficie è diverso. È un diritto reale: chi lo ottiene diventa a tutti gli effetti proprietario delle costruzioni che realizza sull’area altrui per tutta la durata della concessione — in questo caso 50 anni. Non è un affittuario. È qualcosa di molto più simile a un proprietario.
E qui arriva il punto che nessuno spiega chiaramente.
Un diritto reale è ipotecabile. Significa che la società di progetto può andare in banca e dire: “Voglio un finanziamento da 100 milioni. Come garanzia ti offro il diritto di superficie sullo stadio, sull’hotel, sugli spazi commerciali.” La banca accetta, eroga il prestito, iscrive ipoteca. Senza questa garanzia reale nessun istituto di credito finanzia un’opera di questa portata. Fin qui la logica finanziaria ha una sua coerenza.
Il problema è cosa succede se le cose vanno male.
Il calcio italiano è disseminato di società fallite, messe in liquidazione, cedute per pochi spiccioli dopo anni di gestione allegra. Se la società che gestisce lo stadio non riesce a ripagare i debiti bancari, la banca escute l’ipoteca. Mette all’asta il diritto di superficie. E chi se lo aggiudica — un fondo, un’altra banca, un privato qualsiasi — entra in possesso di uno stadio costruito anche con 60 milioni di euro pubblici, pagando alla collettività 50.000 euro l’anno.
Il Comune non può fare nulla. Ha ceduto il diritto. Ha firmato.
Il rischio imprenditoriale dell’operazione è privato. La garanzia è pubblica. I profitti, se ci sono, restano privati. Le perdite, se ci sono, diventano un problema di tutti.
Il Cagliari risponde: anche Juventus e Udinese hanno avuto il diritto di superficie. Vero. Con una differenza che si fa finta di non ricordare: La Juventus ha versato 24 milioni al Comune di Torino. L’Udinese 4,5 milioni a Udine. Senza contributi pubblici rilevanti.
Il Cagliari propone 50.000 euro l’anno con 60 milioni già incassati dalle casse pubbliche.
Il confronto non regge. E chi lo fa sapendo che non regge, lo fa in malafede.
La morale è semplice.
Volete costruire lo stadio? Benissimo. Ma allora metteteci i soldi.
Ci sono i nuovi soci americani, pare con le tasche piene, Non credo avranno problemi a mettere 40/50 milioni sul piatto ed a garabtire la somma necessaria per completare l’investimento.
Ma i nsoldi dovete metterceli tutti, eccezion fatta per il lauto omaggio che solo qui è statio fatto adun privato di 60.000.000 di euro. 60 MILIONI REGALATI. Quindi che il Cagliari Calcio ci metta i soldi come ha fatto la Juventus. Come ha fatto l’Udinese.
Se invece volete che ci metta i soldi la collettività, allora lo stadio rimane un bene della collettività. Con un canone serio. Senza ipoteche che trasferiscono il rischio su chi quei soldi li ha già dati.
Non è una posizione contro il Cagliari. È buon senso elementare.
Bene ha fatto l’Assessore Giuseppe Macciotta a solevare il problema.
Lo stadio si deve fare. Ma non così
Ah le camarille che ci sono state sempre!!! Magari facevano anche finta di esser dalla parte della vittima.
Il corvo non toglie l’ occhio al corvo. A testimonianza dell’ intelligenza della plebe. CA cui è rimasto il voto, le manifestazioni, la denuncia secca e reiterata in ogni sede.
Buongiorno Paolo, sono di Busachi, nella nota informativa del 22 Marzo con la dicitura GIUSTIZIA: Pronti a fare i conti…..citi il sistema Busachi..dove ti impegni ad illustrare successivamente ,non vedo l’ora di leggere gli approfondimenti, Buona giornata.
mi par di ricordare che la Corte Costituzionale avesse dato a intendere che forse tutto il procedimento che ha portato alle nomine degli attuali DG non fosse proprio legittimo. Ma forse ricordo male io.
Cordiali saluti!
Buongiorno Prof. Nulla di nuovo se è la Presidente la prima che non rispetta la legge vedasi sentenza Corte Costituzionale normale che anche altri facciano lo stesso
Le camarille … sono state sempre qui. Forse ti sorridevano quando ti incontravano ma sapendo cosa avevano fatto. Oggi ti sbertucciano.
Ho una sola obiezione a quanto scritto. Fra la plebe, come alcuni dicono, o il popolo, come altri dicono, vi sono cervelli che da tanto hanno capito. Attendo il giorno in cui qualcuno avrà il coraggio di esporre tutto. In una procura libera. Che non teme ed insabbia. W la libertà.
È sempre accaduto che in pochissimi giorni, se non contestualmente, i direttori amministrativi e sanitario assumessero appieno i loro poteri. Oggi qualcosa cambia il perché non si sa, sembra che discostarsi dalla norma sia lo sport preferito di questi ultimi anni, uno status symbol. Io so io voi non siete un c…o
Buongiorno Giacomino, ma il problema è la validità di queste delibere, nonché la legittimità della nomina del Dg e di conseguenza dei nominando Da e Ds.
Buongiorno, professore, compliemnti per il servizio che offre. Nella fattisispecie le delibere dell’ASL stavano uscendo momentaneamente con la sola firma del DG in quanto i direttori sanitaro ed amministrativo, pur essendo stati nominanti non erano ancora entrati in servizio. Si tratta di una situazione temporanea: una volta preso servizio il DS e il DA le delibere riprenderanno ad uscire con le classiche 3 firme, Un caro saluto