Salvini e Gesù

Si avvicinano le feste e Salvini riprende l’utilizzo della retorica degli affetti e della devozione per attaccare il governo (che non gode per nulla della mia stima e mai ne godrà, finché sarà ministro della Giustizia Bonafede e finché si continuerà a creare il baratro del debito finanziario che si sta creando).

Il Natale è la festa della famiglia per eccellenza perché è la festa, inventata dai cristiani, se non erro verso il IV secolo, in sostituzione dei Saturnali romani e di due o tre festività di culti orientali concentrati intorno al solstizio d’inverno.

È la festa della bontà perché annuncia la nascita del Buono per eccellenza.

Il problema culturale è il seguente: da sempre il potere ha usato la religione per governare, perché tutte le fedi del mondo hanno la capacità di cambiare una società in comunità e quindi sono interessanti, molto interessanti, per le minoranze che vogliono governare le maggioranze (la democrazia, in fondo, è questo: scegliere i pochi che governano i molti).
Con Gesù, però, ci vuole un po’ di coraggio ad essere disinvolti.
Sarà che personalmente sono figlio di quell’educazione che insegnava non solo ad amare Dio, ma anche a temerlo (parte che io trovo oscura della mia fede), tuttavia penso, e mi perdonerà, che Salvini non sappia bene con chi ha a che fare.

Gesù ha sempre detto di non essere di questo mondo; ha sempre indicato il potere come una manifestazione di questo mondo a lui estranea; ha sempre condannato chi usa Dio per governare questo mondo, chi vuole usarlo per il dominio degli altri o per la propria soddisfazione.

Insomma abbiamo tante certezze su Gesù (molte delle quali incredibilmente ignorate e taciute da preti e vescovi che lavorano così tanto sul Gesù della fede piuttosto che sul Gesù storico da diffondere più un’ideologia sacra che un annuncio di salvezza) una delle quali è questa: non gli piaceva essere usato; aborriva la strumentalizzazione delle persone e di sé. Su questo Salvini dovrebbe riflettere.

C’è poi un’altra questione: Gesù non ha mai parlato dell’amore melassato del romanticismo europeo, della famigliola del Mulino Bianco erede di quella del Libro Cuore (peraltro, libro utilissimo per l’educazione dei ragazzi, ma ormai abbandonato a favore di Harry Potter).

L’amore di cui ha parlato Gesù non è un fatto, un gesto, un’azione, un progetto.

L’amore di cui ha parlato è un passaggio che richiede che per trovarsi ci si perda; che richiede che per capire l’origine e il destino di sé paradossalmente si rinunci a sé.
La strada indicata non è definirsi con un atto della volontà, ma farsi definire da un incontro che ci rivela a noi stessi, che ci fa vedere per quello che siamo senza averne orrore e che a partire da questa evidenza ci conduce a ritrovarci su un altro piano, che non è di questo mondo. Il successo in questo mondo non è il segno della Grazia di Dio, come credevano alcuni e continuano a creder ein tanti. Il successo in questo mondo per Gesù è tanto ridicolo quanto effimero. Tutti i ricchi e i potenti che pensano di esserlo per Grazia sappiano che si sbagliano: il loro benefattore è un altro, non Gesù. Lui sta da un’altra parte, a dare senso e destino a ciò che apparentemente non lo ha. Lui svela che è il piccolo a dare senso al grande, non il contrario.
È l’essenza il principio, non l’effetto e i suoi molteplici aspetti.
Questo mondo ha senso perché il suo opposto glielo regala.

I cristiani riescono a vedere un uomo anche in un assassino, non per merito loro, ma per il paradosso che li ha fondati: il bene ha sconfitto il male, attraversandolo.
Per i cristiani il male è la notte del giorno il cui mistero può essere svelato solo dal giorno, non dalle carceri, dalle pene, dalle vendette e da quant’altro.

Cosa c’entra, dunque, questa profondità con l’opposizione a Conte? Cosa serve lisciare il pelo degli affetti familiari, dei rapporti tra nonni e nipoti, tra figli e genitori per quattro stracci di consenso? C’è troppa sproporzione d’uso, c’è troppa strumentalità, troppa spregiudicatezza che investe sul fatto che Dio si è ritirato da questo mondo, non è il signore di questo mondo.

Vero, si può speculare sul silenzio di Dio, però è volgare, plebeo, sboccato, sporco, in una parola, ha un che di sacrilego. Perché il vuoto delle chiese, colmate dall’eucarestia per i cattolici e da fiumi di parole per i protestanti, è esattamente quello specchio di silenzio insopportabile per l’uomo che Dio pone di fronte a tutti per svelarli a sé stessi. Non è un po’ di propaganda che lo può sconfiggere: il Dio invisibile svela le identità dei visibili e le loro drammatiche alterazioni. Lo sa Salvini?

0 commenti su “Salvini e Gesù

  • Paolo Maninchedda says:

    E lei mi vuol dire che non esisterebbe un ministro della Giustizia migliore di Bonafede? O un ministro della Pubblica Istruzione migliore della Azzolina? O un ministro degli esteri migliore di Di Maio?

  • Giacomino Sassu says:

    Certo che non si deve andare con la logica del meno peggio. Ma vorrei capire chi c’è adesso che può dare garanzie di buon governo. Mi trovi un politico degno di potere sostituire Conte o politici che possano sostituire gli attuali. Cerco di essere realista e i voli pindarici li ho abbandonati da tempo. Per carità non nomini Renzi o Calenda il peggio del trasformismo.

  • Paolo Maninchedda says:

    Caro Giacomino, forse. Forse hai ragione sulla Chiesa, ma forse no, perché la Chiesa è ed è stata tante cose simultaneamente. Sul governo: siamo sicuri che si debba sempre andare avanti con la logica del meno peggio?

  • Giacomino Sassu says:

    In fin dei conti ha descritto la cristianità propagandata dalla chiesa fin dal medioevo e che purtroppo ha tuttora i suoi epigoni. Per quel che riguarda il governo, son contento che ci sia questo, che, per quanto insufficiente, è sempre meglio di quello che ci sarebbe stato, e mi auguro non ci sia mai, se si fosse andato a votare lo scorso anno. Saluti.

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