Palamara ha dignità e parlerà (e sono certo di uno spaccato di Sardegna)

Questa è la trascrizione integrale dell’intervento di Palamara alla conferenza stampa convocata dal Partito Radicale dopo la sua espulsione dalla Magistratura, l’unico partito italiano non intimorito dalle Procure e impegnato a fare luce su questa vicenda, la quale, più passano i mesi più si sta rivelando come un linciaggio morale e giudiziario organizzato per nascondere un’orgia pluridecennale di potere.

Mi spiego meglio.

Di che cosa è accusato Palamara?

Di essere andato a cena con Lotti e di aver negoziato con lui la nomina di un magistrato alla Procura di Roma. L’accusa di corruzione per quarantamila euro da parte della Procura di Gela è miseramente caduta.

Da che cosa è dimostrato il presunto reato? Da un’intercettazione ambientale captata con un trojan.

Il Procuratore generale della Cassazione ha ritenuto che il reato fosse dimostrato per tabulas e pertanto, a Paolo Mieli (che, va ricordato, sembrerà anche spocchioso, ma è l’unico dei fighetti di Lotta Continua ad aver chiesto scusa per la campagna diffamatoria verso il commissario Calabresi, oltre, ovviamente, ad Adriano Sofri che ha scontato interamente la pena delle sue colpe morali intese come penali dalla giustizia italiana) che sulle colonne del Corriere della Sera gli ha chiesto conto del processo sommario, rapido, senza testimoni riservato al CSM a Palamara, secondo una procedura che neanche Bernardo Gui prevede nella sua Practica inquisitionis hereticae pravitatis, ha risposto che non servivano i testimoni, era già tutto chiaro (su questa protervia è utile leggere Giuseppe di Federico).

A questo punto a me, cittadino, che per battaglia morale e civile si trova a raccogliere atti ufficiali sul disastro della giustizia in Sardegna, che censisce le vittime di questa giurisprudenza di provincia con accusatori tanto impettiti quanto spesso irrazionali, con Polizie giudiziarie che passano da competenze ingegneristiche a competenze sociosanitarie, o di diritto regionale o di diritto amminsitrativo con la facilità dell’immensa cultura derivante spesso da diplomi di scuola superiore o da lauree conseguite non negli atenei di Stato ma in quelli on line (sarebbero da censire i laureati delle forze dell’ordine laureati negli Atenei ‘fisici’ italiani e in quelli ‘virtuali’ parificati), che viene subissato ogni giorno da storie di giustizia con testimoni approssimativi male ascoltati, con testimoni che si contraddicono palesemente, con carte lette al rovescio, con parti protette e parti colpite, che si è trovato inquisito a sua insaputa per mesi e mesi per non dire anni, che è stato inquisito per una carica non ricoperta e una firma non apposta, che è stato massacrato sui giornali per mesi, i cui amici sono stati perseguitati, colpiti e afflitti perché amici, che è stato usato per assolvere un grande papavero rosso ma contemporaneamente gettato al pubblico ludibrio con intercettazioni fraintese, a questo signore, che sarei io, cade l’unica certezza che avevo e che vorrei continuare ad avere: il Procuratore generale della Cassazione.

Infatti io sarei dovuto andare da lui, a breve, a presentare la mia denuncia sui caudillos sardi della giustizia, con annesse masnade di giornalisti oranti. Che ci vado a fare, ora, che il trionfo corporativo ha vinto? Che senso ha che gli parli delle perizie sanitarie fatte da medici non medici? O dei testimoni tutelati anche quando commettono reati? O delle accuse mantenute e formulate anche in presenza di atti evidenti e conosciuti che avrebbero dovuto annullarle? O dell’attività di spionaggio realizzata con la tecnica delle accuse gemmate, in modo da sommare i tempi di indagini sempre nuove?

Paradossalmente, mi trovo a riconoscere la dignità di Palamara, che è vera e che nel corso dei mesi e degli anni si affermerà (e non mancherà di essere illustrato anche uno spaccato di Sardegna, delel promozioni fatte, dei trasferimenti, degli accordi, degli equilibri, ovviamente a nostra insaputa e sulle nostre schiene). Leggete le sue dichiarazioni sulla politicizzazione della magistratura, sulle carriere fondate sugli accordi, sulle correnti penalizzanti i magistrati senza tessera, sulle autopromozioni dei giudici (che invece quando riguardano i politici si chiamano volgarmente “accozzi” e portano ad accuse di corruzione e di voto di scambio, invece un trasferimento o una promozione in cambio di militanza non è voto di scambio). Leggete come si diventa Procuratori della Repubblica in Italia, come si viene sempre valutati col massimo dei voti per il proseguo della carriera, anche quando si sbaglia (su questo e su altro sono istruttive le parole di Giandomenico Caiazza), leggete e chiedetevi in mano di chi sia la vostra libertà in nome della paura, e poi chiedetevi a cosa servano i parlamentari e i partiti politici che si riempono la bocca di diritto e giustizia. paradossalmente, è l’accusato Palamara la speranza della riforma della Giustizia, sempre che lo lascino parlare.

0 commenti su “Palamara ha dignità e parlerà (e sono certo di uno spaccato di Sardegna)

  • È una tristezza lo sfacelo di tutto il sistema Italia
    Dura da anni. È difficile sopravvivere. Non perdere se stessi. Mantenere il giudizio obiettivo e sereno. A monte di tutto vi è un sistema educativo che ha rinunciato ad esserlo. Vi sono state carriere luminose di chi non aveva i numeri per ricoprirle. Tutti stiamo pagando per una cultura che ha adulato i giovani.

  • Felice Corda says:

    È già tanto se uno resiste fisicamente alla persecuzione delle seghe mentali di taluni magistrati che vedono negli altri altri, sopratutto in alcuni inquisiti, il loro modo di essere, la loro deformazione mentale, la loro miseria umana. Rimani in piedi fisicamente, ma hanno sconvolto la tua vita, moralmente, per sempre. Sono ferite che non si cicattrizzano più.

  • E per fortuna che ci sei tu : scopriamo sempre di più una politica ed una amministrazione di gestione sia pubblica che privata totalmente non adeguata

  • Uno dei poteri fondamentali dello stato è andato a fanculo già da tempo.
    … però si potrebbe discutere se, nella cloaca ci sia sempre stato…
    …ricordo un intervento di Pannella in cui sosteneva che nel passaggio tra Fascismo e Repubblica vi fu una sostanziale continuità (non accadde lo stesso in Germania).
    Le strutture della nuova Italia e il loro modo di operare restarono ligi al vecchio regime moltiplicandosi per gemmazione nel corso degli anni…
    …..speculare agli apparati burocratico-polizieschi, si evolse il partito unico fascista in una sorta di idra a più teste, ….dove più ne tagli e più ne crescono ( la mitica partitocrazia).
    Questa teoria venne persino confermata…non ci crederete mai! … però è vero …. da Giuliano Amato…poi se la rimangio… chissà perché!

  • Unu ca…nu chi faghet ‘onore’ a totu sos casinos, in su sensu chi los at superados (e no solu ca sunt serrados)!

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