L’intervista pubblicata oggi dall’Unione Sarda al candidato rettore di Cagliari, Piergiorgio Calò, non brilla per profondità. Provenendo da un docente di Medicina, colpisce soprattutto ciò che non dice: tanto a Cagliari quanto a Sassari una parte rilevante della crisi degli atenei nasce proprio dalle facoltà mediche, impoverite dall’endogamia, dalla chiusura verso l’esterno e dall’egemonia dei reparti.
Calò promette anche di sburocratizzare l’Università, ma non spiega che cosa intenda fare dell’attuale direttore generale, il più longevo d’Italia, sopravvissuto attraverso rinnovi successivi anche grazie alla distrazione dell’Anac. Se le funzioni amministrative sono state progressivamente trasferite dalla struttura agli organi collegiali e ai singoli docenti, qualche responsabilità deve pur esserci. Lascio perdere le banalità sulle facoltà umanistiche per evitare picchi di pressione sanguigna.
Ma il caso più interessante è Sassari.
Il nuovo rettore, Omar Chessa, deve la propria elezione a una strategia costruita diversamente tra primo e secondo turno. Sergio Uzzau arrivava da una lunga e riconoscibile opposizione al rettore uscente Gavino Mariotti e faceva esplicito riferimento all’area del Pd. Chessa non aveva invece un profilo da oppositore: era lui stesso un potere interno all’ateneo, talvolta collaborante e talvolta dissenziente rispetto a Mariotti, secondo le circostanze, e apparteneva a quell’indefinibile area moderata sassarese che si articola in identità politiche, accademiche e massoniche, queste ultime vivacissime e divise in osservanze e appartenenze differenti.
Al primo turno Chessa ha gareggiato soprattutto con Uzzau, sottraendogli il profilo politico: si è presentato come oppositore di Mariotti, ma moderato, non radicale, occupando così l’area riformista. Al ballottaggio l’operazione è stata completata: il candidato ha accentuato il tema della discontinuità rispetto a Mariotti, addebitando forzosamente la continuità a Morandi, e ha conquistato il sostegno del Pd.
Fin qui la gara. Poi sono arrivate le interviste.
Appena eletto, Chessa ha dichiarato di voler sottoporre a una «verifica completa» il Dipartimento dell’Innovazione con sede a Olbia. Ha precisato che il progetto non deve trasformarsi nel trasferimento di risorse da Sassari verso Olbia e che quest’ultima deve rappresentare una crescita dell’intero ateneo, «non uno spostamento di risorse da una sede all’altra».
Sono dichiarazioni prudenti nella forma, ma provinciali nella premessa. Soltanto una visione campanilistica può considerare il Dipartimento di Olbia una minaccia o un impoverimento per Sassari. Olbia dispone oggi di volumi d’affari, capitali, relazioni internazionali e infrastrutture, comprese quelle per l’accoglienza degli studenti, tali da poter costruire, se volesse, una propria università: stringendo un’alleanza con Milano-Bicocca oppure promuovendo un ateneo privato fortemente internazionalizzato, sostenuto da soggetti provenienti da tutto il mondo.
Il Dipartimento dell’Innovazione non sottraeva dunque risorse a Sassari: tentava di innervare l’università turritana nell’area economicamente più dinamica del Nord Sardegna. Un ateneo che considera pericolosa la propria espansione territoriale confessa di non avere una strategia regionale e di pensare ancora secondo la geografia delle gelosie cittadine.
Esiste inoltre un principio chiamato continuità amministrativa. Il Dipartimento è nato da un’intesa con la Regione, accompagnata da uno stanziamento di 45 milioni. Se fossi un amministratore regionale, sospenderei immediatamente l’erogazione delle risorse e la subordinerei al rispetto delle condizioni originariamente pattuite. Se l’Università di Sassari volesse romperle, destinerei i finanziamenti al Cipnes per una partnership con un ateneo più internazionalizzato. La revisione annunciata da Chessa sembra dunque l’immediato pagamento di una cambiale elettorale per rassicurare chi teme che Olbia sottragga centralità a Sassari. Ma cambiare unilateralmente le condizioni di un progetto concordato con altre istituzioni non è discontinuità: è prepotenza istituzionale, oltre che campanilismo accademico.
Rimane infine un sospetto politico. Nessuno mi toglie dalla testa che per Chessa il rettorato possa essere soprattutto un trampolino verso il suo primo amore: la Fondazione di Sardegna. Se così fosse, Olbia sarebbe soltanto la prima posta sacrificata nella costruzione di una carriera destinata altrove. E il primo atto del nuovo rettore coinciderebbe già con il suo primo, clamoroso autogol.

In un articolo non recentissimo sul Dipartimento per l’Innovazione di Olbia avevo letto delle cifre che adesso non ricordo bene.
Ricordo invece l’incredulità provocatami da quanta parte dell’ingente investimento andava in costruzioni/arredamento rispetto a ciò che andava in reclutamento e funzionamento.
Se qualcuno potesse indicare le cifre di cui si parla al momento, credo che avremmo tutti elementi su cui confrontarsi.
Il tutto, ovviamente, a danno dell’ Università Autonoma della Sardegna centrale di Nuoro, quella si, vera e possibile, di cui si dibatte da decenni, ma ora “cannibalizzata” dai due atenei sardi. Quando avverrà il “miracolo laico di Enna” anche a Nuoro?
Il PD molto peggio della famosa balena democristiana…….. aiutoooo
Io penso che che le università sono migliori quando c’è densità (di studenti e di docenti). Ho avuto la fortuna di studiare in due università di assoluta eccellenza internazionale e la densità era una loro caratteristica cruciale. Sassari e Olbia ormai sono vicinissime. Olbia è la super star dello sviluppo economico e ha tutta la mia ammirazione. Dovrebbe capire che avere a 40+ minuti una università forte è un vantaggio; e che invece frazionarla in pezzi deboli non lo è. Sassari è un luogo ideale come sede universitaria; Olbia pensi al suo ruolo di leadership economica e usi Sassari come fornitore di servizi di alta formazione. Spalmare rende tutti più deboli.
Eh già Frank Mallocci, tutto ormai ruota intorno alla sanità – l’unico vero grosso bacino elettorale in Sardegna – e ben lo hanno capito in viale Trento. Ciò che non hanno ancora capito è la qualità umana (diciamo così) della sanità e qui è meglio che mi taccia anche perchè spesso il Prof. ha sapientemente descritto il quadro.
Caro Professore a Sassari e’ andata esattamente così. C’è solo qualche ulteriore particolare che mi riservo di divulgare più avanti. Oggi sulla massima testata sassarese c’è l’ultimo tassello (in realtà il primo, per i sostenitori occulti di Chessa), ovvero la sanità. Per nominare il prossimo imminente DG di Aou Sassari ci vuole per legge l’intesa con il Rettore. Poi verranno gli appalti. Con calma.
No, non hai capito male. Ma forse non è per niente male.
Quindi Nuoro cede parte del proprio territorio per l’Einstein telescope però Università e altri vantaggi conseguenti a Olbia ? Ho capito male ?