Informazione, Politica

Il Pd sperimenta il contrappasso della Rai

La Rai è l’organo di informazione del Governo italiano. Formalmente lo è del Parlamento, ma in realtà è del Governo. Poi, al di là dei fatti formali, c’è la forma mentis di moltissimi  che ormai legano l’asino dove vuole il padrone, qualunque mestiere facciano.
Ieri ho ascoltato il Tg2 delle 20.30 che non ascoltavo e vedevo da una vita.
Mi sembrava un notiziario dell’Eiar: l’Italia veniva rappresentata come un paese festoso; tutto va bene; “Viva i nuovi governanti belli e bravi”; Mattarella è un santo e chi lo tocca guarisce da ogni male; il prof. Conte ha benedetto le folle e come lui Salvini e Di Maio.
L’opposizione parlamentare ha avuto la parola dalle 20.50 alle 20.55, poi un bel servizio sui restauri di un mosaico di età giustinianea e infine Fedex e J Ax.
Il Pd sperimenta sulla propria pelle il suo oblìo ingiusto che però è uguale a quello cui venivano condannati i suoi avversari quando lui era egemone.  Come pure assite al culto della personalità riservato ai nuovi leader ma che qualche anno fa veniva cucito su misura su Renzi.
Questa Italia della continua manipolazione e mistificazione delle masse genera le sue crisi democratiche dal basso e le spegne dall’alto, perché si vede già all’orizzonte qualcosa come gli 80 euro di Renzi ma niente che cambi la struttura ingiusta di questo Stato egemonizzato dal Nord Italia e così rimasto dall’Unità in poi.
Per fortuna c’è WhatsApp. Mentre la televisione di Stato cuciva frack di lusinghe ai nuovi vincitori, la Rete e i telefonini si riempivano di ironie, parodie, alterazioni, battute, spirito critico. In televisione la gloria artefatta, nella rete e nei telefoni il secolare scetticismo popolare.
L’Italia non sa manco dove sta di casa lo spirito critico. Conosce due parole: ‘vergogna’ e ‘fantastico’. La prima si usa per conquistare il potere, la seconda per cantarsela e suonarsela quando si è al potere. Mai in Italia la cultura ha governato; mai la politica ha esercitato lo spirito critico. Noi sardi dobbiamo costruire un modello civico diverso da questa tragicommedia secolare, un modello fondato su una vera e diffusa educazione allo spirito critico, all’impegno civico, alla solidarietà privata e sociale.