Evidenza, Politica, Sanità

Moirano: «Stanno tutti bene».
Non è vero.

Secondo Moirano il Partito dei Sardi dice balle, perché le procedure selettive per l’individuazione dei responsabili di struttura complessa sono, a suo dire, perfette.
L’argomentazione è un capolavoro di tautologia.
Il Gruppo del Partito dei Sardi ha evidenziato che il regolamento che ha guidato le selezioni presenta più di un lato debole; l’Ats risponde sostanzialmente che tutte le selezioni sono avvenute coerentemente con il disposto del Regolamento. Non solo, l’Ats sfida all’acquisizione degli atti, cosa che non mancheremo di fare.
L’Ats non dice nulla, invece, sull’imbarazzante reclutamento apicale dei due ultimi capi di Gabinetto dell’Assessorato della Sanità. Se il mio Capo di Gabinetto avesse partecipato alla selezione per dirigenti di una società controllata dall’Assessorato dei Lavori Pubblici quando io ero assessore, la Procura di Oristano mi avrebbe mandato i Marines e i Navy Seals, e con questo – sia chiaro – non intendiamo svegliare alcun can che dorme, perché non abbiamo alcuna fiducia nell’aristocrazia togata italiana.
Noi non contestiamo le scelte di Moirano per eccesso di sensibilità burocratica, ma perché Moirano ha adottato e premiato un sistema di relazioni che sta egemonizzando la sanità sarda e la sta governando molto male.
Noi affermiamo che la sanità sarda sta andando molto male e che a questo declino concorre notevolmente il reticolo di potere che ne affligge il vertice nonché il modello gestionale sbagliatissimo dell’azienda unica.
Noi affermiamo che la sanità non viene pensata e gestita a partire dai diritti e dalla libertà del paziente, ma a partire dai calcoli professionali di una élite sanitaria non sempre all’altezza delle sue ambizioni.
Lo diciamo solo noi? Siamo dei visionari?
No, lo dice anche il “REPORT 2018  – La perfomance sanitaria– indice di misurazione e valutazione dei sistemi regionali italiani”.

Dall’indagine la Sardegna esce con le ossa rotte; i dati pubblicati evidenziano, ad una prima lettura, una realtà che già conosciamo, fatta di scarsa soddisfazione del servizio offerto, di grande fuga verso altre regioni per le cure, di spese sanitarie eccessive per le famiglie, con danno economico regionale anomalo e con costi di gestione fuori controllo per una qualità mediocre e di una costante contrazione dei servizi.
Osservando però gli stessi dati con un approccio un po’ più critico, ci rendiamo conto di una realtà molto più preoccupante e cupa che rivela l’inefficienza gestionale della sanità nella nostra terra.

La prima considerazione è che la Sardegna continua ad essere una regione che, assieme a poche altre, ha una sanità malata e che, nonostante fusioni monster e mega manager peninsulari, la prognosi non accenna a migliorare, anzi peggiora nelle sue performance.

La seconda considerazione è che tra le regioni con la sanità ammalata, la Sardegna è quella che registra il peggior risultato in assoluto, con un trend negativo rispetto alle altre regioni che si trovano nelle stesse condizioni patologiche: la Sicilia che inverte il trend e sostanzialmente non peggiora; la Campania e la Calabria che invece migliorano le loro performance rispetto agli anni precedenti.

Fa peggio della Sardegna solo il Molise, una regione con 4.438 km² di superficie, con una popolazione di 314.725 abitanti (la Sardegna ha 24.090 Km2 e 1.663.000 abitanti).

Un altro dato che salta all’occhio è la mobilità passiva, che ha diverse origini ma che incide in modo consistente sull’economia della Sardegna e sul bilancio dei sardi, considerato il primato che pone 67.000 famiglie sarde nell’area del disagio economico a causa delle spese sanitarie pagate di tasca (out of pocket).

È da mesi che andiamo ripetendo che la Sardegna è in cima alle classifiche delle famiglie che devono affrontare spese sanitarie definite disastrose, cioè che superano del 40% la possibilità di indebitarsi e che diventano povere perché devono ricorrere alla sanità privata in quanto quella pubblica è inefficiente con liste d’attesa inaccettabili. Un giudice della corte dei conti della Liguria nella relazione annuale riporta «il fatto che il numero di residenti  che si recano fuori regione per curarsi  sia maggiore rispetto a quello dei residenti fuori regione che si rivolgono alla sanità ligure è sintomatico di inefficienza… la regione dovrebbe chiedersi perché così tanti residenti vanno a curarsi fuori»  (la Liguria registra un saldo passivo di 40 milioni di euro per una popolazione di 1.575.000 abitanti, noi in Sardegna, su una popolazione di 1.663.000 abitanti, registriamo un saldo passivo di oltre 72 milioni di euro).
Ancora, e sempre la stessa inchiesta, dimostra che la Sardegna ha un altro primato: il peggior risultato di esercizio tra tutte le regioni italiane; record quasi assoluto se non fosse per il Trentino alto Adige che fa peggio di noi ma che ha però un indice di soddisfazione del Servizio Sanitario e un’aspettativa di vita tra i più alti d’italia.
Il Trentino Alto Adige è inoltre considerata tra le 4 migliori regioni per quanto riguarda l’offerta dei servizi sanitari (assieme a  Lombardia, Emilia Romagna, Veneto).