C’è una differenza sostanziale tra le elezioni di Quartu e quelle di Sestu e di Porto Torres. Di quelle di Elmas, che puzzano da lontano di una commistione di poteri politici ed economici mai così impudenti, parlerò fra qualche giorno.
A Porto Torres ha vinto un’alleanza classica di centrosinistra, senza i Cinquestelle, ridottisi a percentuali minime.
A Sestu ha vinto un’alleanza classica di centrodestra senza Vannacci.
Quartu è un’altra storia.
Milia ha voluto porsi sotto la bandiera del civismo, costringendo i partiti all’abbandono dei simboli, ma non delle appartenenze, che erano tutte esposte e riconoscibili. Per come lo ha declinato, il civismo quartese non è stato «nobiltà di sentimenti civili, alto senso dei propri doveri di cittadino e di concittadino, che spinge a trascurare o sacrificare il benessere proprio per l’utilità comune», ma «percorso alternativo ai partiti, cementato da una candidatura a sindaco ritenuta vincente», cioè non una posizione politica, ma tattica. Il suo contenuto non è stato la visione, ma la strategia per vincere le elezioni. In più Milia è riuscito negli anni a sviluppare una certa vocazione nefrologica (non si offenderà perché glielo dissi qualche anno fa), nel senso che è riuscito a far sì che qualsiasi esperienza, dalla massonica alla comunista, se filtrata da lui, possa divenire potabile. Non è poco, ma è anche rischioso per chi governa. Non è un caso che la Giunta quartese non sia più il luogo della partecipazione all’azione di governo, ma la sede della sintesi amministrativa della sintesi politica rappresentata dal sindaco. Questo produce una verticalizzazione, da un lato, e dall’altro il trasferirsi in sedi informali della dialettica politica e della sua soluzione attraverso il sindaco. Rischiosissimo.
Fare della vittoria il proprio programma può non piacere, ma è molto popolare e Milia ha dimostrato di esserlo. Lo è più di un Zedda, ormai cinquantino annebbiato, più reattivo che creativo. Milia sa cosa vuole e non ha paura di volerlo. Negli anni passati ha attraversato un inferno, non ha più paura di nulla, neanche di far patire altri come ha patito lui, e si prende tutte le licenze possibili, ma è più prudente di un gatto che annusa una porta socchiusa.
Ormai coloro che realmente guardano ai programmi, al rapporto tra libertà e potere, all’organizzazione dei poteri rispetto ai doveri e ai diritti dei singoli, sono decisamente una minoranza. Le elezioni sono vissute come una gara non per cambiare il mondo, ma per decidere chi vince.
Nessuno ama perdere.
Quindi, chi riesce a costruire intorno a sé l’aura della vittoria, vince a prescindere da ciò che ha in testa e da ciò che sa fare. Geniale, ma, questa volta, rischioso per i cittadini.
Milia è attualmente il più forte candidato che la Sinistra possa schierare per tentare di vincere le prossime elezioni regionali, che sono molto di là da venire, ma che comunque cominciano a stagliarsi all’orizzonte. Avrebbe contro la Todde, che punta a ricandidarsi, ma non necessariamente tutto il Pd, che comincia a capire l’errore fatto con la Todde. Tuttavia, Milia, senza i Riformatori, senza il Psd’Az di Solinas, senza l’Udc, non avrebbe alcuna certezza di vittoria.
Quali possibilità reali ci sono, dunque, che lo schema Quartu contagi parti della Destra nello scenario regionale?
Intanto, la Destra ha visto definirsi la sua struttura portante proprio a Quartu.
Il tridente destrorso sardo è fatto da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Sardegna Venti Venti, l’aggregazione nata come esperimento elettorale e che sta conquistando spazi, elezione dopo elezione, al centro della Destra.
Riformatori, Udc e Psd’Az potrebbero spostarsi su Milia solo se, per l’appunto, Milia risultasse seriamente più forte del candidato del centrodestra. Ora, se il candidato fosse Binaghi, questi partiti starebbero a Destra, e ci starebbero anche se fosse Ugo Cappellacci, che è l’unico a poter competere con Binaghi. Quindi, il formato esportazione di Quartu ha un export limitato, proprio perché è solo tattico e non politico. Per far nascere un’alleanza autonomistico-federalista che spacchi il bipolarismo serve qualcosa di più articolato politicamente, che al momento non si vede, oppure serve un candidato talmente forte da indurre tutti a mettersi sotto il suo ombrello. Ed è questa la chance di Milia: provare a risultare così forte da qui a tre anni da sbriciolare gli schieramenti più per convenienza che per convinzione o per programma.
La politica, ovviamente, latiterebbe, ma questa è un’altra storia.

Egregio professore, la sua analisi in termini generali potrebbe andare bene salvo se il centrodestra e i moderati avessero fatto un minimo di politica tra la gente , ma purtroppo non è stato così . La legittimazione degli avversari politici è in Italia un lusso sconosciuto e ancor di più in Sardegna, se poi si concorre con una legge elettorale che indubbiamente premia il numero delle liste concorrenti come nel caso di Porto Torres, il risultato non può che essere uno. Chi conosce la storia di Porto Torres sa bene che il CDX non ha mai vinto le competizioni elettorali in città con un’ unica eccezione che fu definita “anatra zoppa”. A Porto Torres sono scesi in campo i potentati del “campo largo”, a tutti i livelli e con ingenti risorse e in taluni casi con metodi discutibili. Fermo restando questo aspetto la storia delle elezioni di Porto Torres e del capoluogo hanno sempre o quasi dato un risultato al centro sinistra e a mio parere non può in nessun caso essere paragonabile al comune di Quartu… Che trovo molto più assimilabile allo sceriffo di Sorrento .
A proposito di Elmas, come mai un consigliere regionale di lungo corso del centrodestra, noto per numerosi cambi di casacca ma sempre nello stesso spettro politico, pare abbia mandato ai suoi sostenitori del luogo SMS che invitavano a votare Maria Laura Orrù, cioè la candidata più a sinistra? Nonostante a Elmas ci fosse una candidata di centrodestra, sia pure per testimonianza, visto che parliamo di un centro storicamente molto “rosso”. Cosa c’è sotto? Ah, non saperlo …
Caro Professore,
devo confessarle che mi sono divertito molto a leggere la sua analisi odierna. L’ho trovata lucida, puntuale, lungimirante e, soprattutto, ricca di quei riferimenti politici, personali e storici che riescono a essere talvolta sarcastici, talvolta graffianti, ma mai fuori luogo.
Alcune definizioni sono semplicemente memorabili. Su tutte, quel “Zedda, ormai cinquantino annebbiato, più reattivo che creativo”. Mai descrizione fu più azzeccata, nella sua interezza e nella sua ironica drammaticità. Un vecchio vespino che continua a fare rumore, ma con la carburazione ormai irrimediabilmente ingolfata. 😅
Sulla questione del presunto “civismo” di Milia, però, mi permetto di aggiungere un ulteriore elemento che, a mio avviso, rafforza la sua tesi. Se il civismo fosse stato davvero il cuore dell’operazione, sarebbe stato naturale attendersi una squadra costruita prioritariamente attorno a competenze, rappresentanze e sensibilità espressione della città di Quartu. Invece, alcune scelte sembrano raccontare una storia diversa.
La conferma di Tore Sanna e, soprattutto, la nomina di Romina Mura, personalità che con Quartu Sant’Elena hanno un legame politico quantomeno indiretto, sembrano avere un significato che va ben oltre la semplice amministrazione della città. Più che tasselli di un progetto civico locale, appaiono come investimenti relazionali e politici destinati a maturare altrove e in un altro momento.
È qui che, a mio giudizio, emerge con maggiore evidenza la natura dell’operazione: non tanto la costruzione di un modello amministrativo alternativo, quanto la paziente edificazione di una rete di rapporti, riconoscenze e alleanze funzionali a una prospettiva più ambiziosa, quella della futura candidatura regionale dello stesso Milia.
In quest’ottica, il civismo rischia di apparire più come una veste tattica che come una reale cultura politica. Un contenitore utile a tenere insieme mondi diversi sotto un’unica leadership, in attesa che arrivi il momento di spendere il capitale accumulato.
Per il resto, nihil sub sole novum.
Interessante la distinzione che viene fatta tra “civismo politico” e “civismo tattico”. L’ “Esperimento Quartu” secondo me propone un modello nel quale i partiti vanno oltre la capacità amministrativa, ma piuttosto individua uno strumento per rendere compatibili appartenenze differenti sotto una leadership forte. Evidentemente esperimento riuscito perché molti elettori sembrano premiare più la percezione di efficacia e stabilità che la coerenza ideologica.
Allo stesso tempo, c’è anche un altro elemento da considerare: la crisi dei partiti tradizionali. Quando le sigle non riescono più a rappresentare territori, bisogni e classi sociali, emergono figure capaci di interpretare direttamente il consenso locale. In questo senso Milia non è solo prodotto di una tattica elettorale, ma anche di un vuoto politico più ampio.
Nello specifico la coalizione si regge quasi esclusivamente sulla figura del leader . È un modello che può funzionare nel breve periodo, soprattutto sul piano elettorale, ma che nel lungo periodo rischia di indebolire la partecipazione e il pluralismo.
In definitiva, qui non si parla solo di Quartu, ma della trasformazione della politica. Meno identità collettive, più leadership personali; meno militanza, più consenso fluido; meno appartenenza, più percezione di forza. La vera domanda, forse, è se questo modello produca soltanto vittorie elettorali oppure anche una capacità duratura di governo e di costruzione di comunità politiche solide.
Il PSdAz di Solinas….. può conferire al massimo il suo ingombrante capo corrente, oggi.
Domani, quando si voterà, il Partito Sardo avrà un’altra dirigenza
Analisi perfetta 🔝🔝🔝