C’è un dettaglio che merita attenzione nella determina con la quale la Regione Sardegna ha affidato direttamente alla SAE, società editrice della Nuova Sardegna, un incarico da 139.500 euro per attività di comunicazione integrata, organizzazione di eventi e realizzazione di un libro dedicato a Grazia Deledda.
Il dettaglio è che il libro conta poco. Conta invece il soggetto che riceve l’incarico.
La Regione avrebbe potuto affidare l’ennesima valorizzazione dell’opera deleddiana a università, fondazioni, istituti culturali, centri di ricerca, associazioni e quant’altro. Avrebbe potuto mettere a confronto progetti diversi. Avrebbe potuto chiedere idee, contenuti, innovazione. Ha scelto invece un editore di giornali. Formalmente è tutto legittimo. Politicamente è un’altra questione.
Perché la SAE non è semplicemente una società editoriale. È uno dei principali attori del sistema dell’informazione sarda. E quando una pubblica amministrazione assegna direttamente quasi 140 mila euro a un’impresa che produce informazione, il problema non è il rispetto della legge. Il problema è il modello di rapporto che si consolida tra il potere pubblico e chi quel potere dovrebbe autonomamente e indipendentemente raccontarlo, analizzarlo e, quando necessario, criticarlo.
Da anni la comunicazione istituzionale è diventata una delle forme più efficaci con cui la politica alimenta relazioni privilegiate con il sistema mediatico. Non si comprano articoli. Non si comprano opinioni. Sarebbe troppo semplice e troppo grossolano. Si acquistano servizi, progetti, eventi, inserti, campagne, prodotti editoriali. Si costruisce un rapporto economico stabile nel quale il soggetto che informa riceve risorse pubbliche dal soggetto che dovrebbe controllare. È un meccanismo che non limita formalmente la libertà di nessuno, ma che altera inevitabilmente il contesto nel quale l’informazione opera.
Per questo il problema non è Grazia Deledda, certamente un po’ usurata da tanto uso e riuso, ma in fin dei conti, integra. Il problema è che ancora una volta la Regione utilizza risorse pubbliche per alimentare un rapporto economico con un gruppo editoriale, trasformando una celebrazione culturale in uno strumento di influenza. La cultura diventa il veicolo. Il finanziamento è il contenuto.
Ed è difficile sottrarsi all’impressione che l’obiettivo reale non sia tanto promuovere la Deledda, che non ha certo bisogno dell’ennesima operazione celebrativa, quanto mantenere e rafforzare una relazione privilegiata con uno dei principali soggetti dell’informazione regionale.
Quando accade una volta può essere una scelta. Quando accade ripetutamente diventa un sistema ed è repellente.

Sostenere è un eufemismo. Una domanda: e una realtà sostenuta quanto è leale verso i suoi lettori quando racconta le vicende del suo sostenitore, cioè della Regione?
Sostenere l’informazione regionale, in un tempo di crisi per i giornali e di sfiducia verso i media tradizionali, non è forse un atto lungimirante? Avreste forse preferito la chiusura di una realtà culturale storica e che dà lavoro a centinaia di persone?
Il giornalismo oramai e asservito al potere,su quella sella ci salgono tutti i partiti, chi rinuncia a fare una cavalcata con Varenne?il cavallo vincente che galoppa con un pò di biada sotratta ai cittadini, un varenne che non spiega alla gente perchè e per chi galoppa, non c’è nessun palio da vincere ,ma solo da traghettare il fantino di turno che paga un biglietto, vuoi mettere, una galoppata con le canne al vento?
… legale…, illegale… totu genti fata a dinai (chi est sempre fartzu che dinari malu). Genti de paradas, merce a vista a bèndhere (chie cheret) e comporare (chie cheret), ca birillos parent.
Ma vogliamo parlare una buona volta di videolina la “la televisione dei sardi” che è completamente asservita al potere politico e che sopravvive grazie e solamente alla Regione Sardegna. Il fatto è sotto gli occhi di tutti ma nessuno sembra essersene accorto e nessuno ne parla. In tutti i programmi appare la dicitura “programma realizzato grazie alla collaborazione con la Regione Sardegna legge nr .ecc ecc. Non si fa cronaca ma solo narrazione, di giornalismo d’inchiesta neanche l’ombra. Ovviamente questa mail presumo farà incazzare il gruppo Zoncheddu & c. a partire dalla redazione del tg e dell’Unione Sarda ma non si può colpevolizzare solo il gruppo Sae ma è tutto il sistema dell’informazione in sardegna che è distorto.
quello dell’affidamento diretto sotto la soglia dei famosi 140mila euro lo fanno molte amministrazioni
Cosa dire, purtroppo la Todde dimostra di non avere idee se non quella di regalare soldi pubblici in attesa di essere ricambiata con voti alle elezioni dimostra di essere in sintonia con tutto il m5s e il PD, tu lavora e paga le tasse che ci pensiamo noi a distribuirle a chi non lavora, non paga le tasse ma vota. Per quanto riguarda la testata giornalistica OMISSIS, ormai pochissimi la leggono, grazie alla pochezza dei contenuti e all’assenza di par condicio. P.S. non ho mai fatto sulla Nuova questo tipo di commento, sino al maggio 2020 ero un lettore assiduo della nuova, quando ho capito ho smesso.
L’informazione in tutta Italia sta arrancando, e non certo per colpa dei Lettori! Ma perché troppi cosiddetti “professionisti dell’informazione” sembrano appiattiti sul regime e non paiono al servizio di chi acquista i giornali, non al servizio della verità.
Lo stesso andazzo temo stia avvenendo anche in Sardegna. Il calo delle vendite (anche per l’Unione Sarda?) sta a dimostrare l’insofferenza di chi si reca in edicola. Sempre meno…
Plutarco:
Non entro nel merito, poiché da una parte potrebbe essere lecito come dall altra è lecita e non pretestuosa la critica.
Però non ho ancora letto nelle sue argomentazioni, la “marea’ di soldi che la Ras eroga al sistema Zuncheddu, tra l’unione e videolina e quant altro, di fatto padroni Dell informazione regionale, con i suoi annessi e connessi
(ex candidati sindaci ex assessori ex presidenti di giunta ex condannati….)
Sotto la nuova proprietà il problema si è notevolmente acuito, trasformando la testata in un quasi bollettino promozionale, forse nel tentativo di compensare il tracollo della tiratura.
Fantastiche queste determinazioni assunte l’11 maggio e rese pubbliche solo dopo un mese nel sito della Regione. Campioni di efficacia e trasparenza!
La Nuova Sardegna ha perso credibilità da tempo, perlomeno nel campo culturale. Sono anni che sono comparse le recensioni sugli eventi organizzati da alcuni soggetti che, pagando la pubblicità al giornale, maturano in qualche maniera il diritto alla auto recensione. Vedi stagione lirica di Sassari che viene commentata da comunicati stampa degli stessi organizzatori, quindi si parla esclusivamente di successi di livello mondiale. Lo stesso Trump, che di autocelebrazioni s’intende parecchio, probabilmente si é ispirato a questo stile. Il procedimento é lo stesso, il giornale prende soldi e la critica non é più libera.
Buongiorno,due definizioni segnalano questo guasto democratico: “Infocrazia” del filosofo Chul Han, se non ricordo male e “Viviamo in tempi dove la verità è un’ipotesi”, del Professor Maninchedda… letta in questo Sito.
Una volta era prassi consolidata amicarsi le testate giornalistiche facendo acquistare all’ente un po’ di abbonamenti annuali. Servivano per confezionare la rassegna stampa (…).
Ora è tutto più semplice: stai sotto la soglia per l’affido diretto e commissioni 139.000 euro di prebende a chi vuoi e come vuoi.
Più che “comunicazione integrata”, sembra un moderno sistema di irrigazione: soldi pubblici da una parte, clima mediatico più mite dall’altra. La Deledda, poverina, viene evocata come il prezzemolo della cultura sarda: buona per ogni stagione amministrativa. Il punto è che ormai certi affidamenti sembrano meno iniziative culturali e più manutenzione ordinaria dei rapporti tra politica e informazione. Formalmente tutto corretto.
Di cosa si meraviglia prof, la Nuova nelle rilevazioni pubbliche dell’Ads (Accertamento diffusione stampa) è scesa per la prima volta sotto soglia 12mila copie. Tra l’altro senza nemmeno guadagnare copie digitali. Visto l’andamento il cartaceo non tarderá a scendere sotto le 10mila, probabilmente entro fine anno…
La regione Sardegna ha già finanziato per le manifestazioni del 150 esimo della nascita di Grazia la provincia di Nuoro che tra le varie iniziative ha pubblicato un libro.
Soldi dei contribuenti buttati al vento
E guarda caso, l’affidamento è di 139.500 euro. Una cifra meravigliosa.
Talmente meravigliosa da fermarsi esattamente 500 euro sotto la soglia dei 140.000 prevista per l’affidamento diretto. Una coincidenza così perfetta da sfiorare l’arte.
Evidentemente un’attenta analisi del mercato avrà stabilito che il valore congruo del servizio non era 139.000 euro, né 140.000 euro, né 145.000 euro, ma proprio 139.500 euro. Una stima di una precisione quasi scientifica.
Del resto, c’è chi studia il Codice degli Appalti per applicarlo e chi, più pragmaticamente, lo studia per capire con straordinaria accuratezza dove finiscono le complicazioni e iniziano le coincidenze.
Prof, posso chiederle una ricerchina delle sue sull’odore di gas percepito ieri dal Poetto a Sinnai, già relegato come “mistero” nelle pagine interne. La cosa “puzza”…