La conferenza stampa dell’assessora Desirè Manca sul disegno di legge di riforma della formazione professionale è stata costruita come l’annuncio di una rivoluzione.
Lo stesso tono è stato utilizzato anche in una intervista rilasciata alla Nuova Sardegna (intervista sulla quale tornerò per scrivere dell’ignoranza su lavoro e formazione che emerge dalle sue risposte).
Dopo quasi cinquant’anni, afferma Manca, la Sardegna avrebbe finalmente una riforma moderna, capace di rifondare un settore rimasto fermo alla legge madre del 1979.
Peccato che, leggendo il testo, la rivoluzione non si trovi.
Si trova, piuttosto, un riordino dell’esistente.
E riordinare, in sé, non è un male. La formazione professionale sarda ha bisogno di norme più chiare, procedure più rapide, controlli seri, valutazione degli esiti occupazionali, collegamento reale con il lavoro e trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche.
La rivoluzione che non c’è Il problema è spacciare un riordino per una rivoluzione, prendendo in giro chi quel sistema lo conosce e sa benissimo che la formazione professionale in Sardegna non è rimasta ibernata dal 1979.
In questi decenni il settore si è evoluto attraverso norme europee e statali, delibere regionali, determinazioni amministrative, accreditamento, repertori, certificazione delle competenze, corsi autofinanziati, avvisi pubblici e politiche attive. La smentita della rivoluzione è nella stessa relazione illustrativa del DDL, che dichiara la “continuità” con la L.R. 25/2025. Dunque non siamo davanti a una rifondazione dopo cinquant’anni, ma alla seconda puntata di un adeguamento già avviato dalla Giunta, non per spontaneo spirito riformatore, ma perché obbligata dai vincoli del PNRR e del Piano nuove competenze.
Molte delle presunte novità – competenze, fabbisogni, microcredenziali, certificazione, formazione in contesto lavorativo ed esiti occupazionali – erano già state introdotte pochi mesi fa nella vecchia legge del 1979.
Lo stesso vale per accreditamento, corsi autofinanziati, Repertorio regionale, Sistema informativo lavoro e integrazione tra formazione e politiche attive. La relazione arriva perfino a riconoscere, bontà sua, che il SIL è “già in uso nel contesto regionale”. Appunto: non nasce nulla. Si mette un’etichetta legislativa su strumenti già operativi da molti anni.
La prima mistificazione, dunque, è questa: chiamare rivoluzione ciò che in larga parte è ricognizione, sistemazione e recepimento.
Paghi tu ma decido io La seconda è ancora più grave: dove il disegno di legge prova davvero a innovare, lo fa aumentando vincoli, introducendo interferenze discutibili e riportando dentro la formazione professionale una cultura amministrativa che la Sardegna ha già pagato cara.
L’articolo 18, sui corsi autofinanziati, è un primo segnale. Non si limita a chiedere trasparenza e rigore. Pretende che le agenzie formative indichino la retta a carico degli utenti anche “al fine di valutarne la congruità” rispetto ai costi medi dei corsi finanziati dalla Regione. Qui il controllo pubblico rischia di trasformarsi in interferenza tariffaria su corsi pagati dai privati. Se non ci sono fondi pubblici, la Regione deve garantire qualità e trasparenza, non trasformarsi in autorità dei prezzi della formazione privata.
Partenariato imposto Ancora più discutibile è l’articolo 31, che nei bandi su ricerca e innovazione impone alle agenzie formative di partecipare con imprese innovative, riservando a queste almeno il 20 per cento delle attività, compresi progettazione e tutoraggio. Non è collaborazione incentivata, ma partenariato obbligatorio per legge: un modello imposto dall’alto che rischia di restringere il mercato, comprimere la libertà progettuale degli enti e creare rendite di posizione.
Anche l’obbligo di prevedere nelle sedi operative almeno due figure assunte a tempo indeterminato va nella stessa direzione. La Regione non si limita più a controllare qualità, solidità e affidabilità dei soggetti accreditati. Entra nell’organizzazione interna degli enti, trasformando l’accreditamento da strumento di garanzia pubblica in leva di conformazione amministrativa dell’impresa privata.
Il ritorno al passato Poi arriva l’articolo 32. Ed è qui che il disegno di legge mostra il suo volto più pericoloso. Il DDL istituisce il registro dei docenti formatori e del personale della formazione professionale, dichiarandolo a finalità “esclusivamente ricognitive”. La formula, sulla carta, serve a tranquillizzare tutti: nessun albo, nessuna nuova figura professionale, nessun vincolo sostanziale, solo una fotografia del sistema.
Ma la fotografia, appena si legge il testo, comincia a muoversi. Lo stesso articolo rende l’iscrizione obbligatoria per tutti i soggetti assunti o contrattualizzati dagli enti di formazione. E prevede che il mantenimento dell’iscrizione dipenda dalla partecipazione ad attività di aggiornamento triennale, a pena di decadenza.
Se un registro è davvero ricognitivo, non serve renderlo obbligatorio. Se invece l’iscrizione è obbligatoria e la mancata formazione determina la decadenza, allora non siamo più davanti a una fotografia del sistema. Siamo davanti alla costruzione di un nuovo bacino amministrativo di personale.
È qui che torna il fantasma del passato.
Chi conosce davvero la formazione professionale sarda ricorda cosa accadde con l’albo del personale previsto dalla normativa degli anni Settanta e Ottanta, poi legato alla legge regionale 42/1989. Quel sistema creò un bacino di personale da utilizzare, ricollocare, proteggere, spostare. Un bacino che, col tempo, cessò di essere uno strumento funzionale alla qualità della formazione e diventò una questione politico-occupazionale permanente.
Il finale di quella storia è noto. Nel 2008 venne istituita la Lista speciale ad esaurimento per superare l’Albo della L.R. 42/1989 e ricollocare il personale iscritto. L’atto di indirizzo della Regione fu chiarissimo: l’inserimento nella Lista comportava il subentro dell’amministrazione regionale agli enti di formazione professionale nei rapporti giuridici ed economici con quel personale.
Tradotto: un elenco nato dentro il sistema della formazione professionale finì per scaricare sulla Regione personale, costi, rigidità e problemi.
Per questo l’articolo 32 è molto più di un dettaglio tecnico. Non si può dire che disponga già una futura assunzione in Regione. Sarebbe inesatto. Ma si può dire che prepara il terreno peggiore: quello degli elenchi obbligatori che diventano bacini di pressione politico-amministrativa.
Mamma Regione Domani qualcuno potrà dire: queste persone non sono semplici professionisti scelti liberamente dagli enti di formazione; sono iscritte a un registro regionale, sono state riconosciute dalla Regione, sono state aggiornate secondo regole regionali, fanno parte del sistema regionale. Da lì alla richiesta di tutela, ricollocazione o stabilizzazione il passo politico può diventare molto breve.
La Sardegna ha già vissuto questa storia. È finita male. E il fatto che l’assessora Manca, nel 2026, sembri pronta a riaprire quella porta dimostra quanto poco la Giunta conosca le storture storiche che hanno drogato il settore che pretende di riformare.
C’è persino un dettaglio rivelatore: lo stesso DDL, all’articolo 24, richiama ancora il personale della Lista speciale ad esaurimento per la presidenza delle commissioni di valutazione. Il vecchio sistema, insomma, non è neppure un ricordo. È ancora dentro le pieghe della macchina amministrativa. E invece di prenderne le distanze, questa legge rischia di costruirne una nuova versione.
Corte costituzionale in arrivo La Corte costituzionale è stata chiara: albi, elenchi e registri regionali sono ammissibili solo se davvero ricognitivi. Quando producono effetti sostanziali sull’accesso al mercato o sull’esercizio dell’attività, la Regione entra in un campo che non le appartiene. Ecco perché questo disegno di legge sembra già candidato a diventare la prossima legge impugnata dal Governo. Non per un singolo incidente di scrittura, ma per una filosofia complessiva: controllo dei prezzi nei corsi autofinanziati, partenariati obbligatori, vincoli organizzativi sugli enti, registro del personale travestito da ricognizione.
Dopo quattordici leggi impugnate, una Giunta avveduta avrebbe dovuto imparare una lezione elementare: prima di annunciare una riforma come epocale, bisogna verificare che stia in piedi.
Invece anche qui si ritrova lo stesso vizio: molta propaganda, vincoli discutibili e poca consapevolezza dei confini tra competenza regionale, ordinamento civile, concorrenza e libertà d’impresa.
La formazione professionale sarda non aveva bisogno di una narrazione secondo cui prima non esisteva nulla. Aveva bisogno di controlli veri, qualità misurabile, tempi certi, trasparenza, valutazione degli esiti occupazionali, collegamento reale con il lavoro e capacità della Regione di programmare senza soffocare.
Nel testo si vede una legge che chiama rivoluzione un riordino, confonde il controllo pubblico con la direzione amministrativa del mercato e riporta nella formazione professionale un’idea vecchia: più apparato, più vincoli, un albo mascherato e meno valutazione dei risultati.
Se questa è la rivoluzione promessa dall’assessora Manca, il rischio è che il suo approdo non sia il mercato del lavoro, ma la Corte.

Eh , allora Gentilissima accolga le mie scuse perche’ ho interpretato male quel Todde batte Solinas , mentre lei voleva fornire solo ed unicamente un dato, peraltro ufficiale.
Di Nuovo
Gent.mo, non interpreto. Riporto i dati pubblicati sul sito del Consiglio regionale. I dati (quantità) sono quelli, se correttamente esposti. E si riferiscono alle leggi regionali impugnate dai governi. Se volessi interpretare, direi che al termine di questa legislatura le leggi impugnate supereranno di gran lunga quelle della scorsa. Lei fa riferimento anche ad altri fatti che io non cito né interpreto. Ci hanno pensato altri.
Confermo che molte giunte regionali, così come l’esercizio della funzione legislativa negli ultimi anni, siano state incredibilmente scadenti.
Un cordiale saluto
Gentilissima Signorina Victoria, cio’ che e’ stato oggetto della mia attenzione non e’ stato il DATO in se (il 14 a 11 per intenderci) ma la sua interpretazione, che in termini politici ..di valutazione Politica richiede un di piu’ di analisi. Se rimanessimo nel perimetro 14 a 11 potremmo essere indotti che un meno peggio implichi un migliore risultato di azione.
Non funziona cosi’ ed ecco perche’ ho estratto dal cilindro la Caricatura , Sanzione per inosservanza alla 515; una forzatura, certo, ma attenzione quel “fatto” a mio avviso (sbagliero’) ha segnato una sorta di spartiacque storico ..prima di Todde..dopo Todde, che Presunzione mia ,NON verra ‘ dimenticato ! e non lo verra’ perche’ in futuro i competitori politici troveranno bello e fatto, un PRECEDENTE che dunque annichilisce 5 anni non brillanti del “Rennu” Solinas
Signorina Victoria, se non e’ una sconfitta EPOCALE , questa , .. di Legalita Politica, comprendera’ quanto sia delicato interpretare il
DATO.
La saluto. Con viva Stima
Sig.Marco, quello che riporto è il dato nudo e crudo delle ‘prestazioni’ dei consigli regionali (che esercitano le funzioni legislative) negli ultimi anni. E il dato dice che svolgono abbastanza male il compito affidato. Tutti, da destra a sinistra. Con l’aggravante che i loro atti saranno poi esaminati da Governi nazionali scadenti quanto loro. Abbiamo già parlato di bistecche e di bibite e quindi non ci soffermiamo sul punto.
Ogni tanto qualche burlona di assessora si intesta qualcosa per grattare un articolo sulla stampa facendo credere di essere la protagonista di una riforma. In realtà al massimo è un disegno di legge che sarà discusso e con grande probabilità peggiorato dal Consiglio. In alcuni casi il DL non è neppure frutto dell’attività della struttura che governa ed è affidata a società di consulenza. È un meccanismo che però funziona. Per loro, intendo. Basti vedere il numero di consiliature di alcuni onorevoli. Due, tre a cui qualche volta si aggiunge pure un giretto a Roma di 5 anni. Ci chiediamo cosa avranno mai fatto per meritare la riconferma. A parte partecipare alla competizione a chi fa peggio.
Quindi, se ho ben compreso, in questo spazio il discorso verte principalmente sui risultati posti in comparazione, .. della Giunta Solinas e di quella Todde. Todde dunque, in vantaggio.
Francamente rimango allibito per l’anzidetta “singolare” pratica perche’ se intendiamo prestargli SPONDA ebbene ritengo sia dovere RAMMENTARE che sulla Presidentessa pende una sanzione (confermata) di ben 40 mila euro, per grave inosservanze alla disciplina sulla Rendicontazione elettorale.
Eh?! Solo questo “piccolo” appunto ha il medesimo
Valore delle 22 leggi cassate alla Giunta Solinas.
P.s. consapevolissimo che cio’ detto non sia un discorso serio ma una caricatura e pur tuttavia , ..caricatura per caricatura , la somma risulta ZERO.
Non l’ho scritto io ma Chiara Maestrale.
. Complimenti Professore.
Come non condividere pienamente il suo intervento, puntuale e preciso, anche rispetto a questa inadeguata e dannosa bozza di legge.
Sono mesi che l’Assessora Manca dimostra la propria inadeguatezza rispetto al ruolo ricoperto, annunciando con continui proclami presunte innovazioni nel sistema del mercato del lavoro, nelle politiche attive e passive in Sardegna. In realtà, se si approfondiscono i contenuti e si dedica tempo a leggerli attentamente, si comprende come molte di queste misure siano spesso vecchie, prive di reale efficacia sostanziale e rivelatrici di una scarsa conoscenza del sistema.
Tutto ciò conferma, purtroppo, la sua inadeguatezza. Dopo due anni alla guida di quell’assessorato, dimostra ancora di non conoscere adeguatamente le materie di cui parla, confondendo, solo per citare un esempio, la formazione professionale per gli adulti con il sistema duale nazionale legato all’obbligo scolastico e rivolto ai minori. Viene spontaneo chiedersi: chi sono i suoi consulenti?
C’è inoltre da domandarsi perché quotidiani, consiglieri regionali di opposizione, componenti della Commissione Lavoro e parti sociali restino sostanzialmente in silenzio di fronte a proclami e delibere che non hanno nulla di innovativo o che, peggio ancora, rischiano di contribuire ad accrescere l’abbandono scolastico e, con esso, il disagio sociale. Forse avrebbe potuto – e dovuto – dedicare maggiore attenzione al lavoro politico quotidiano, contribuendo a rendere la struttura amministrativa del suo assessorato più adeguata ai tempi in cui viviamo, puntando su una maggiore efficienza organizzativa nella programmazione, nella gestione e nell’efficacia delle azioni politiche da attuare attraverso le risorse FSE, PNRR, nazionali e regionali.
Ma forse, in questo caso, è chiedere troppo.
I competenti e onesti non li vuole nessuno. Ecco. Adesso non lamentatevi.
22. Sono state le leggi impugnate dal Governo davanti alla Corte costituzionale durante la legislatura Solinas dalla L.R. 8 agosto 2019, n. 15 fino alla L.R. 5 febbraio 2024, n. 2. Di cui 13 dichiarate illegittime.
Per la cronaca, durante la legislatura Solinas, 2019-2024, si sono alternati tre governi nazionali: Conte 1, Draghi e Meloni. La Lega sempre presente nella maggioranza. Attuale situazione: 14 impugnate, 6 ancora con giudizio pendente; 2 questione NON fondata; 1 parzialmente infondata; 1 estinta; il resto illegittime. Prime conclusioni: La legislatura Solinas presenta una performance peggiore per numero assoluto e incidenza delle leggi poi dichiarate costituzionalmente illegittime. Per i primi 24 mesi, Todde batte Solinas 14 a 11.
Ormai il governo Meloni deve semplicemente inoltrare le leggi regionali sarde alla Consulta. Non è necessario fare altro. Giunta Todde: 5 anni sprecati per la Sardegna. Disastri creati da mani sarde. Non tiriamo fuori la solita narrazione assolutoria stile Unione Sarda: colpa di chi viene da oltre Tirreno, is instrangios. Non è vero.
l’assessora riceve ancora il suo Popolo per risolvere i problemi Sanitari , adesso riceverà per risolvere i problemi della formazione lavorativa
Dopo aver letto il disegno di legge (così ben analizzato e criticato) e letto questa velina,
“Siamo orgogliosi del lavoro portato avanti – ha concluso l’assessora del Lavoro – perché questa riforma è il risultato di un percorso complesso, costruito con serietà e visione. È un intervento che guarda al futuro della Sardegna e che mette al centro le persone, il lavoro e le competenze, per costruire, finalmente, un sistema formativo all’altezza delle sfide del nostro tempo”, mi sono venute le lacrime agli occhi non solo per le cazzate riscontrate nella proposta di legge ma per la rabbia di dover riscontrare ancora una volta che questa amministrazione è talmente inadeguata e dannosa per noi cittadini, tanto che il cielo ha chiuso le porte per non sentire più i loro ragli.
Nel merito. Totalmente sbagliata la visione politica della formazione professionale che deve essere visto come un sistema strategico per l’acquisizione, il mantenimento e lo sviluppo di competenze professionali e no. L’impianto normativo proposto rispecchia una cultura vecchia di almeno 50 anni, altro che innovazione, vuole entrare nel merito operativo (organizzazione, personale) degli enti accreditati. Non è il ruolo che la regione deve assumere. Le specifiche operative si inseriscono nei bandi e non in legge. C’è poco da meravigliarsi se poi le leggi sarde vengono impugnate. Dopo cinquant’anni siamo al 1979.
E vuoi vedere che proprio ora, anche nei vari Enti o Agenzie varie controllate dalla Regione, il tema “formazione del personale” è di nuovo in cima ai nuovi progetti a cui dare attuazione in un prossimo futuro ?! …..
Devono capire, vogliono legiferare o fare solo propaganda, due concetti abbastanza diversi tra loro. Perchè basterebbe osservare che lo Stato ha già impugnato 14 leggi, quindi essendo i rapporti già ai minimi termini tra Regione e Governo, sarebbe ovvio come accenna il professore essere attenzionati dalla Corte costituzionale, che è stata abbastanza chiara, albi, elenchi e registri regionali sono ammissibili solo se davvero ricognitivi, quando producono effetti sostanziali sull’accesso al mercato o sull’esercizio dell’attività, la Regione entra in un campo che non le appartiene. Quindi questo disegno di legge rischia di essere nuovamente un fiasco e una perdita di tempo per tutto il consiglio regionale, che gia per propria amissione, vedi comunicato Comandini frequentano poco, ma continuano a perdere tempo per leggi che sicuramente andranno impugnate. Diceva una vecchia frase di ToTò, ” E io pago.”.
Poveraccia,, non può limitarsi a finanziare corsi di danza?
Davvero sono solo 14 le leggi regionali impugnate,? Pensavo fossero 140, avevo perso il conto.
Vedrai che alla fine sarà necessaria la tessera a 5 punte per rientrare nei formatori autorizzati.
Ah dimenticavo: e i NAVIGATOR sono almeno riusciti a collocare sé stessi?
Pro caridade….
Anche la legge del 2008 sarebbe dovuta essere impugnata davanti allaCorte Costituzionale per violazione dell’art. 97. Nella Pubblica Amministrazione si entra per concorso e tutta quella gente della Lista speciale è entrata in Regione senza farne alcuno.