Avantieri Il Giornale di Milano ha pubblicato un’intera pagina dedicata alla possibile discesa in campo in politica di Angelo Binaghi e, scaramanticamente, per contrastarla, l’ha sporcata di affarismo e sinistrismo.
Il dettaglio stilistico rivelatore è che gli articoli non cercano uno scandalo penale.
Cercano di sporcare una reputazione e di insinuare una domanda: “chi c’è davvero dietro?”.
È una tecnica classica delle guerre di potere italiane. Quando non puoi distruggere un avversario con un’inchiesta giudiziaria, provi a renderlo opaco. E infatti la parola chiave della pagina non è “corruzione”. È “sistema”. In Italia, spesso, basta quella per iniziare un’esecuzione pubblica.
L’editore Leonardis è in Sardegna, e solo in Sardegna, fiancheggiatore della Todde.
A livello nazionale è amico di Salvini e della presidente del Consiglio e, soprattutto, narat babbu a chi li donat pane.
Del resto, nel capitalismo italiano la coerenza non è una virtù: conta molto di più stare seduti al tavolo giusto mentre gira il vino buono.
Oggi egli sta acquistando dagli Elkann-Agnelli La Stampa di Torino, ma questi restano nella proprietà con una Fondazione, come pure avevano fornito, con una società della loro galassia, le fideiussioni necessarie a Leonardis per l’acquisto di altri quotidiani del gruppo Finegil, tra cui La Nuova Sardegna.
Insomma Leonardis non è mai solo Leonardis.
È un contesto pirandelliano: tutti hanno più ruoli, più interessi, più maschere. E ciascuno finge che le maschere degli altri siano scandalose, mentre le proprie sarebbero istituzionali.
L’ingresso della Fondazione di Sardegna nella società proprietaria della Nuova Sardegna non nacque da una volontà di aiutare Leonardis, ma dall’idea di aiutare i quotidiani sardi: questo era stato il progetto di Antonello Cabras, allora presidente della Fondazione di Sardegna. Zuncheddu, il patron dell’Unione Sarda, rifiutò; Leonardis ne fu contento.
Oggi Cabras non si occupa più della Fondazione di Sardegna e ostenta la sua distanza sia per riguardo alla governance attuale sia perché conosce il diritto bancario e sa che non può esserci commistione tra banche e fondazioni.
Tirarlo dentro un ragionamento così contorto è solo un tentativo di indebolirlo nel mondo nel quale da più di un decennio si sta affermando, cioè nel mondo finanziario, nel quale se sei centauro (metà politico e metà banchiere) non vai da nessuna parte.
Insomma, coinvolgere Cabras nell’affaire Binaghi è una forzatura che sta diventando quasi uno sport: quando in Sardegna non si capiscono i processi, allora li si addebita a Cabras. È come l’inquisitore che non trovando riscontro alle accuse di eresia, accusava l’imputato di essere in preda al demonio fino ad essere capace di nascondere e occultare qualsiasi prova. Così, l’assenza di riscontri diviene la prova sovrana.
Chi vuole togliersi dai piedi Binaghi è una parte del Centrodestra sardo e nazionale.
A livello nazionale fanno gola i soldi che Binaghi è riuscito a far girare intorno al tennis.
A livello sardo, la candidatura di Binaghi disturba aspirazioni di nani politici di Fratelli d’Italia.
Insomma, i mandanti politici degli articoli mi paiono espliciti.
L’unico elemento vero e stridente è una certa e eccessiva presenza di pentastellati nella federazione di Binaghi, quasi che il presidente si stia un po’ coprendo a Sinistra. Difficile capire in vista di che, ma il dato è lì, incontrovertibile.
Detto tutto questo, qualcuno potrebbe legittimamente dire: “E chi se ne frega”. Certo, verissimo, ma per evitare che il potere ti prenda alle spalle (ricordate la tizia che diceva “non ci hanno visto arrivare” come se fosse un grande merito?) bisogna leggerlo e, se possibile, capirlo.

Binaghi è un manager serio e competente. E’ stato anche un discreto giocatore ed è veramente dentro il tennis. Ha fatto una meravigliosa operazione portando in tutte le case il tennis in tv gratis. Ha portato il padel dentro la vecchia FIT intuendone le potenzialità economiche. In politica un sardo così ci sta anche bene. Peccato per i nani politici. I maggiori nemici sono proprio a casteddu.
Buongiorno,
nella mia vita professionale, oltre 40 anni, ho conosciuto molti dirigenti italiani e di varia nazionalità Europea…i più bravi ti chiamano e ti parlano, i più insicuri del loro ruolo ti scrivono ❗
Angelo Binaghi è un ottimo dirigente sportivo, viene dalla base, è serio e capace. Angelo (così lo ha chiamato Sinner domenica scorsa alla sua premiazione a Roma, perché i tennisti lo stimano e lo rispettano) in 25 anni da Presidente della Federtennis Italiana ha portato il Tennis italiano, gradino per gradino, a superare gli incassi e l’audience TV del Calcio, dati guidati in particolar modo dagli exploit degli atleti azzurri, con un trend di crescita esponenziale certificato nei report e nelle analisi di settore pubblicati da Il Sole 24 Ore e Milano Finanza.
Sicuramente con i risultati che ha ottenuto, meriterebbe un ruolo che vada oltre il Tennis, perché tutti i risultati ottenuti con la sua dirigenza sono senz’altro il frutto di un lavoro serio, capace, duro e con visioni di alto livello . Personalmente non mischierei la sua capacità nella politica governativa, quella politica è un tritacarne, capace di logorare anche le persone più serie e capaci, però lo manterrei a livello di Sport, a cominciare dalla Sardegna per poi magari assurgere a livello nazionale dove certi Sport, il calcio in primis, hanno bisogno di un bel repulisti.
Buongiorno Prof. L’anomalia è che la federazione compri azioni di un giornale bisogna vedere se lo può fare perché sta creando un precedente
… est in odore “politico” de “ping-pong”?
Bi ndh’at de duas zenias, pro su pagu paghitzedhu chi cumprendho deo: unu est “da tavola”, azummai sétidos (ma si podet manigare fintzas istendhe a sa ritza); s’àtera zenia est tennista.
Semus faghindhe “sport”?
Ma cantu e comente b’intrat cun sa Sardigna?