Lo spettacolo delle manette, il silenzio della giustizia. L’ipocrisia di un quotidiano

Oggi vi è sui giornali la notizia dell’annullamento del provvedimento interdittivo emesso dal Gip di Oristano contro la dottoressa Maria Giovanna Porcu e contro il dottor Angelo Piras nell’ambito dell’inchiesta denominata Ippocrate (con qualche ambizione di cultura smentita da tanti altri aspetti dell’inchiesta che non mancheranno di emergere nei prossimi anni, purtroppo).

Non entro nel merito perché vorrò entrarci in altra sede e con altri diritti da tutelare.

Faccio notare che La Nuova Sardegna, che oggi ospita in prima pagina un articolo contro l’odio in rete, si è distinta un mese fa in una campagna che è andata ben oltre l’informazione, condita di facili ironie e di rapide e infondate conclusioni, ripetuta per giorni e sempre partita dalla prima pagina.

Il dolore personale e familiare e il discredito sociale che questi processi prima del processo producono sono noti solo a chi li subisce, ma in Italia e in Sardegna non vengono mai addebitati, fino ad oggi, a chi li pratica.

Bene. La Nuova Sardegna oggi riporta la notizia solo a p. 6 (L’Unione Sarda a p. 34, ma dell’Unione non parlo per ragioni personali), con metà di una mezza pagina e con un titolo neutro: «Scandalo sanità: reintegrati Porcu e Piras» ben diverso da quelli ben conditi che hanno caratterizzato i giorni della colpevolezza esibita.

Noi sappiamo perfettamente che La Nuova Sardegna ci è ostile perché non abbiamo taciuto, non taciamo e non taceremo, sulla sua faziosità, sulla sua pretesa di dividere il mondo in buoni e cattivi secondo il proprio gusto, sul suo disegno di imporre ai Sardi le proprie scelte su tante questioni, dal gas all’urbanistica, secondo un giornalismo datato che quotidianamente passa solo i comunicati stampa del potere e ogni tanto indica all’opinione pubblica proprie preferenze come se fossero interessi generali; lo sappiamo, ma non ci arrendiamo, non permetteremo la liquidazione giudiziaria di una storia, combatteremo prima nelle sedi opportune e dopo nell’opinione pubblica, e anche oggi denunciamo che chi fa il megafono ‘condito’ della spettacolarizzazione di Stato dell’accusa concorre a creare quel clima di generalizzato odio sociale che tanti lamentano, ma che non può essere lamentato da chi lo alimenta.

0 commenti su “Lo spettacolo delle manette, il silenzio della giustizia. L’ipocrisia di un quotidiano

  • Vale per tutti? Vale per la calunnia? Vale per la calunnia o il commento malmostoso nei confronti dell’assente in ritrovi, pranzi, cene, studi, strade …? Vale per tutti? Se vale per tutti, per il passato e presente, e per il

    futuro, allora avremo di certo più compassione, la possibilità di lavorare tutti insieme.

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