La puzza non è uno scherzo. I razzismi latenti e la politica debole

Questo è l’articolo del Messaggero, unico quotidiano a dare la notizia, che riporta l’affermazione di Grillo contro il Psd’Az. Si tratta di una frase carpita durante una festa e ha dunque il valore che ha, ma resta il fatto che se il leader dei Cinquestelle l’avesse pronunciata contro, che so io, Pisapia, o D’Alema, o Berlusconi, o Brunetta ecc., il Corriere della Sera gli avrebbe dedicato l’apertura o la spalla. I siti dei due quotidiani sardi non la valorizzano per niente, mentre ne parlano sull’ormai primitivo e non letto cartaceo.

Ciò che vedo io è un sottile file rouge che lega queste parole ad altre che chi ha vissuto fuori della Sardegna, magari per studiare o per lavorare, ha già sentito. In verità si tratta di parole legate a sentimenti primitivi, quindi inibiti e soffocati, almeno fino a quando le circostanze non sembrano permettere loro di venir fuori senza timori di censure. Per esempio, non tantissimi anni fa è capitato a un sardo di vedersi negato in Veneto una stanza perché “i Sardi si lavano troppo” e quindi consumano troppa acqua. Non abbiamo dimenticato l’infelicissima battuta di Paolo Villaggio sui sardi che fanno pochi bambini perché si accoppiano con le pecore. E se oggi qualcuno chiedesse a Grillo che cosa pensa della sua battuta, egli risponderebbe come rispose Paolo Villaggio: «Gli italiani non hanno sense of humour». Nei comici c’è sempre una radice cinica, sebbene vissuta con la finta innocenza dei bambini, come dire “senza dolo”. Ciò che ci interessa è capire una cosa che non sono mai riuscito a condividere con diversi scrittori contemporanei sardi: se la Sardegna continua a vendersi sul mercato culturale e turistico come ‘autentica in quanto selvaggia, in quanto distante dalle consuetudini civili e urbane dell’Europa’, il rischio di quelli che si chiamano gli scivolamenti semantici è alto. Infatti, da selvaggia a incivile il passo è nelle cose, da selvaggia a rozza è breve, da rozza a sporca è brevissimo. Un esempio contrario, questa estate, è venuto dallo spot Ichnusa, che ha fatto vendere un’enormità di birra non filtrata alla Heineken. Questo spot prende tutte le icone geografiche, storiche e antropologiche della Sardegna, le antichizza con il bianco e nero e le enfatizza con una musica epica, fondata su una frase ritmica affidata alle percussioni, le modernizza con parole inglesi e no ormai entrate come prestiti in tutte le lingue del mondo (sushi, loft, hipster, soul, sound ecc.) e conduce tutti questi elementi a produrre un effetto emotivo: la visualizzazione dell’anima sarda ( richiamata dall’etichetta della bottiglia piccola).
Mentre dunque il mondo trova nuove frontiere per rappresentare i mille modi di partecipare alla modernità e alla civiltà senza diventare tutti di plastica e tutti uguali, nelle latitudini settentrionali dell’Italia permane il pregiudizio, permane in profondità, tanto in profondità da essere identificato da un comico intelligente come un oggetto su cui far ridere. Grillo, che è veramente uno dei più acuti nel valorizzare i ragionamenti deducibili semplicemente lavorando sui sinonimi e i contrari, sa perfettamente, lo sa inconsciamente, che se avesse detto: «Oh, c’è una puzza di ascelle che manco nella Lega», nessuno avrebbe riso, perché sulla lega l’ironia può scattare sui pignoramenti, oppure finanziamenti ai figli dei leader, oppure sulle fidanzate dei leader, ma non sulla puzza di ascelle. E perché? Perché la Lega è il Nord, e nel Nord ci stanno tutti quelli che erano lì con Grillo e che si sarebbero sentiti un po’ toccati da un’assimilazione Nord-Ascella.
Poi c’è un’altra consapevolezza: a discettare, come dice Grillo, del popolo sardo dall’attico dei benpensanti, non si paga nulla. Perché Grillo non se la prende, che so io, con capo del Mossad? O perché non prova a dire: «Oh, c’è una puzza di ascelle che manco in un Commissariato della Polizia di Stato». Lo capiamo bene perché non lo dice, perché costerebbe molto dirlo, perché non sarebbe come fare la solita battuta sui carabinieri (posto che ormai i carabinieri delle barzeleltte sono uno stereotipo e non vengono minimamente percepiti come i carabinieri reali; sono una maschera, come Pulcinella). Ma soprattutto non lo direbbe perché non farebbe ridere, perché avvertita priva di presupposti (i poliziotti non sono percepiti come rozzi).
Invece, se fai battute sui sardi, si ride.
Un noto e valido uomo politico sardo è stato fortemente danneggiato nella sua carriera da una nomea di antipatia che gli ha affibiato Berlusconi, il quale sa che fare una battuta semplice e efficace, che ha le carattteristiche per viaggiare di bocca in bocca, è il modo più efficiente per distruggere un uomo. Un uomo politico che sia iscritto nella categoria degli antipatici fa una fatica enorme anche a farsi semplicemente ascoltare, deve sempre rincorrere. La maldicenza ha ucciso tante persone.
In qualche modo, per non essere dileggiati bisogna avere il prestigio di quelli che non si fanno dire di tutto e di più, che non si fanno fare di tutto e di più, che non subiscono qualsiasi cosa.
Oggi, sull’Unione Sarda, Giuseppe Meloni riepiloga tutti i tradimenti, gravi, dolosi e continuati, dei Governi Renzi e Gentiloni ai danni della Sardegna. Sugli accantonamenti trattenuti a Roma oggi Raffaele Paci chiama alla mobilitazione. Sarà possibile? Io credo di no se non si mettono in campo alcuni radicali cambiamenti. In primo luogo occorre cambiare impostazione culturale, cosa che noi diciamo da tre anni: dopo tutti questi tradimenti, è ancora sostenibile la linea politica della piena fiducia nella lealtà del Governo italiano che è stata la cifra stilistica dei rapporti bilaterali con l’Italia in questi anni?  Come si fa a voler mobilitare il popolo dopo aver detto al popolo: “State tranquilli, fidiamoci, sono amici”?.
Provo a suggerire una verifica inversa: la Giunta dimostri di aver cambiato impostazione culturale, e poi chiami alla mobilitazione il popolo.
Faccio qualche esempio di iniziative politiche a costo zero: il Presidente della Giunta regionale esiga dal Governo Gentiloni il ritiro del ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge sull’Agenzia Sarda delle Entrate, assolutamente privo di qualsivoglia fondamento, come gesto serio di riapertura di un corretto rapporto istituzionale.
Ancora, una possibile piccola verifica di un cambiamento di clima: il Presidente chieda al Governo italiano di bonificare subito i poligoni di Teulada e Perdas alla luce dei risultati della Commissione d’inchiesta presieduta da Giampiero Scanu.
Ancora: il Presidente della Giunta chieda al Governo i poteri speciali, stabiliti in legge, per rimettere a posto La Maddalena in tempi ragionevoli.
Queste piccole cose richiedono però che qualora il Governo si riveli inadempiente, ci sia una vera reazione, l’apertura di una durissima crisi politica, la rottura di un patto e quindi, ma conclusivamente, la mobilitazione delle istituzioni e del popolo.
Non si fa un fischio e il popolo si riunisce. Non funziona così. Il popolo va frequentato e c’è tutta la Sardegna dei Paesi che è ignorata dalla politica sarda e che vive una sofferenza di distacco e lontananza che non è facilmente colmabile con un fischio mobilitativo. Ma proprio perché non si vive la relazione attiva col popolo e non lo si può mobilitare, le battutacce sul sudore imperversano senza sanzione morale. Abbiamo da fare un lungo percorso educativo e le classi dirigenti sarde devono ritrovare il senso del sacrificio e della battaglia.

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