Editoriale, Lavoro e impresa

La cuccagna delle consulenze dell’agricoltura sarda

di Paolo Maninchedda
EinsteinLa Sardegna programma e utilizza finanziamenti europei ormai da 25 anni. È giunta ormai al quinto ciclo di programmazione. C’è da pensare che conosca i bisogni delle sue imprese, le criticità del settore e dei settori, le strategie da mettere in atto. Invece no.
Ecco qua il verbale di aggiudicazione per la valutazione ex ante del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020: centomila euro vinti, con un ribasso forte al punto da essere stato giudicato anomalo e poi validato, dalla solita società Lattanzio e Associati.
La Regione sa perfettamente che cosa dirà la Valutazione, è solo un rito. Un rito che costa 100mila euro che varcano il Tirreno, in gran parte, o che rimarranno in Sardegna per una sorta di sub-appalto con altri professionisti sardi (che accetteranno di essere pagati meno). Questa è la differenza tra la Sardegna reale (che sa perfettamente ciò che occorre fare) e la Sardegna amministrativa che ha una vera e propria liturgia della simulazione dei problemi e che investe denari sui percorsi di carta più di quanto ne investa nei percorsi delle merci. Abbiamo una burocrazia regionale ipertrofica; abbiamo una burocrazia regionale con tempi di risposta assurdi; abbiamo dirigenti che fanno bandi usando il taglia e incolla e rinviando a norme talvolta desuete o decadute; abbiamo dirigenti che pagano il traghetto ad alcuni imprenditori e non ad altri; abbiamo un intero ente regionale che riesce con tutti i suoi dipendenti a liquidare meno risorse di quanto non facciano due dipendenti di un’agenzia nazionale italiana. Bene, tutto questo costa. E in più, però, abbiamo le consulenze che paghiamo perché ci dicano quello che sappiamo già; abbiamo una burocrazia immensa, però abbiamo ancora l’Assistenza tecnica per le misure europee. Abbiamo un sistema di zecche attaccato a un corpo ormai denutrito.