Editoriale, Politica

I migliori sugli spalti, i faccendieri in pista
(e domani in Consiglio regionale)

jokerdi Paolo Maninchedda

Giro la Sardegna a convincere le persone serie, laboriose, competenti a candidarsi. E cosa trovo? Timidezza, eccesso di consapevolezza dei propri limiti, poca voglia di combattere e molta voglia di lamentarsi.
Mi sono sempre chiesto se la bassa qualità delle classi dirigenti sarde fosse dovuta alla crisi della scuola e del sistema formativo o alla rinuncia delle persone migliori al confronto e all’impegno politico. Sono arrivato alla conclusione che è in gran parte dovuta a un gran rifiuto. Faccio due esempi opposti.
Il bravo professore delle scuole superiori che in classe è coraggiosissimo nel criticare i difetti del ceto politico italiano e sardo, generalmente diventa un cucciolo silente appena varca la soglia della sua aula. Torna a casa, ridiventa un leone con i suoi figli, poi si indigna di fronte alla televisione e così, con questa ginnastica morale a efficacia limitata (famiglia e scuola) ritiene di aver esaurito il suo impegno politico. Viceversa, c’è sempre chi, con meno impegno, meno cultura, meno onestà del professore, è senza pudore rispetto alla propria ignoranza,  frequenta i luoghi di aggregazione sociale, si adegua a ogni interlocutore, impara a dire quattro parole in pubblico, fa piccoli favori e poi si candida e viene eletto.
È vero che in democrazia non vengono premiati i più bravi ma i più popolari, ma perché i più bravi scappano? Perché i presidenti delle cooperative sociali che hanno organizzato la risposta a tanti bisogni si nascondono? Perché i presidenti delle associazioni dei bambini affetti da particolari patologie si nascondono? Perché i bravi imprenditori si lamentano con me dei miei colleghi e non li sfidano mai? Perché gli impiegati che sbrigano tutte le pratiche rapidamente si nascondono? Io credo di conoscere la risposta: non sono abituati alla fatica dello scontro politico e ne hanno un’immagine negativa, come di un’attività sporca e disonesta; quindi lasciano la politica ad altri.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti e temo che sarà ancor più evidente nel prossimo Consiglio regionale. Vedo in giro candidati improbabili, gente che ripete slogan e luoghi comuni, che non ha alcuna comptenza e non vuole averla, che fraintende la politica con la peggiore retorica, gente che non ha alcuna visione né dello Stato, né del mercato, né dell’uomo, né del futuro. Vedo tifosi che credono ancora che il mondo sia diviso in buoni e cattivi, in destra e sinistra, e va a chiedere il consenso agli uni contro gli altri senza dire che cosa vorrebbero fare gli uni e non gli altri. Questo sarà il prossimo Consiglio regionale? Temo di sì, a meno che le persone per bene, tanto per bene e altrettanto abituate a essere invisibili, con semplicità scendano dagli spalti e comincino a giocare.