Istruzioni per resistere e per ricordare

30 novembre 2016 08:425 commentiViews: 846

maxresdefaultdi Paolo Maninchedda
Sono giorni pieni di bugie, pressioni e manipolazioni; giorni in cui è facile concedersi il lusso in questa repubblica marcia, che sa di essere attesa da un crack bancario qualunque sia il risultato referendario (perché Monte Paschi e Unicredit non sono Banca Etruria e perché si può anche chiedere al Qatar di salvare una banca, ma non due), che sa di dover rivedere radicalmente la sua legislazione sul lavoro, sulla previdenza e sulla scuola, che sa che la Germania ha fatto e farà sempre dumping ma che l’Italia non sa e non può difendersi perché ha un debito pubblico insostenibile, dicevo che in questi giorni è facile perdere la calma e, soprattutto se si ha una certa vocazione contemplativa, ritirarsi a godere dello spirito anziché impazzire in questo carnaio di balle. Ma sarebbe sbagliato, sebbene lo spirito stia alla felicità in un rapporto come la materia oscura sta a quella conosciuta (95% a 5%).
Dunque sforziamoci di ragionare, di non badare ai volti scuri degli amici offesi perché noi votiamo NO, e cerchiamo di contrastare le manipolazioni.
Oggi ci dedichiamo a due questioni.
La prima: Renzi sta togliendo poteri e funzioni alle regioni a Statuto ordinario e le sta trasferendo allo Stato. Le Regioni a Statuto Speciale come la Sardegna dovranno negoziare le loro sorti con un’intesa. Tutti i sostenitori del Sì vogliono convincere i sardi a suicidarsi seguendo questo illogico ragionamento: «Non vi preoccupate, cari, Renzi sta costruendo uno Stato accentrato, di conseguenza la Sardegna incrementerà i propri spazi di autogoverno quanto più le altre regioni li perderanno». Invece NO, bisogna ripetere che in uno Stato neoaccentrato la Sardegna perderà spazi di autogoverno per uniformarsi alla nuova natura e struttura dello Stato.
La seconda: Renzi sta realizzando il programma di Berlusconi sul premierato forte, come plasticamente mostra questo video che dovrebbe rinfrescare la memoria a tanti. Chiunque abbia un minimo di formazione democratica non può non notare che si sta chiedendo agli italiani di delegare in un sol colpo a una persona il potere di nominare il parlamento e di guidare l’esecutivo. Matteotti si sta rivoltando nella tomba. Io ho contestato e combattuto duramente un amico di un tempo proprio per la sua visione gollista della democrazia e del presidenzialismo, ma quel mio amico non ha mai avuto la tentazione di nominare il parlamento e di egemonizzare l’esecutivo. Renzi, invece, lo sta facendo, nascondendo le tracce del suo disegno.

5 Commenti

  • Io credo che, se fossimo furbi, questa dicotomia “con i partiti italiani” vs “senza i partiti italiani” sarebbe solo una freccia nell’arco degli indipendentisti.
    Io vedo addirittura lo stesso partito organizzarsi al suo interno per perseguire due strategie che in fondo sono la stessa. Assurdo? Mah.
    Mi pare che la differenza tra chi ci prova “con i partiti italiani” e i duri e puri del “mai coi partiti italiani” più che fondarsi su una riflessione su ciò che si può e ciò che non si può ottenere in combutta con i partiti italiani, risieda nella fiducia riposta o non riposta nella logica dei piccoli passi. Ancora in troppi fantasticano di rivoluzioni.

  • Beninteso, io rispetto il vostro parere anche se non lo condivido perché non riesco a togliermi dalla mente la certezza che quei partiti sono i responsabili della miseria in cui versa la nostra terra e la nostra gente. E non solo: direi che non mostrano né pentimento né intenzioni di cambiare, basta vedere come si regolano per questo referendum. Dopo di che, c’è la prospettiva politica: chi di loro condivide l’idea di Nazione che ha il Pds? Ma più di questo, c’è un dato che dovrebbe mettere tutti d’accordo: le urgenze che ha la Sardegna sono tante e tali che se il traguardo deve essere un lavoro democratico per arrivare a una sintesi di autodeterminazione, prima si comincia a lavorare concretamente su questa materia e meglio sarà. Non che le cose “da nazione” come l’ASE, siano da non fare o da sottovalutare. Tutt’altro. Ma ormai le urgenze sono troppe e finché non si pone mano realmente a qualcosa di innovativo, la nuova Carta de Logu per esempio come la proposta di una legislatura costituente, il vero via al cammino di autodeterminazione non ci sarà. Anche perché soltanto da quel momento in poi si potrà cercare una convergenza solida con gli altri movimenti autonomistici o indipendentisti.

    Scozia e Catalogna, con le quali ci accomuna l’ideale, sono in condizioni profondamente diverse. Basti pensare che economicamente non sono alla canna del gas, come siamo noi. E a occhio, mi sembrano assai meno frammentate di quanto lo siamo in Sardegna.

    Dovessimo seguire i tempi catalani e scozzesi, al compimento del percorso non ci sarebbero più i sardi. Ci stiamo estinguendo, neanche tanto lentamente. Trenta, cinquanta anni di attesa, non dico noi, ma la nostra terra non se li può davvero permettere. Grazie per la tua risposta, in ogni caso.

  • Quindi anche tu Enzo pensi che i Sardi dovrebbero fare un percorso diverso da quello seguito dagli scozzesi e dai catalani che sono cresciuti nella coscienza nazionale proprio partecipando a coalizioni tra partiti indipendentisti e non indipendentisti? Tu invece pensi che i Sardi puri debbano separarsi dai sardi impuri e aspettare che la purezza contagi tutti a partire da uno splendido isolamento? Io la penso diversamente.

  • Caro Paolo

    Mi divide da voi soltanto la partecipazione a una giunta fatta di partiti italiani protagonisti delle secolari malattie di cui soffre la nostra terra. Ma per il resto…

    Vi invito a farvi protagonisti di una proposta chiara, peraltro già intravista nelle vostre ultime dichiarazioni: legislatura regionale costituente, riscrittura dello statuto con al primo posto l’autodeterminazione del popolo sardo. La nuova “Carta de Logu” deve essere la priorità per non sprecare più tempo.

  • Non se può più di questo Renzi.Una nazione in mano ad una persona e la scomparsa delle autonomie.Addio nazione Sarda per i prossimi venti anni come minimo.Un disastro per la democrazia con un sistema istituzionale sempre più reverenziale verso il potere.

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