Ippocrate: non ce lo meritavamo, non ce lo meritiamo

Oggi i giornali riescono a dare la notizia dell’avvenuto proscioglimento dall’accusa di omissione di atti di ufficio di Gianfranco Congiu nell’inchiesta Ippocrate. Mentre il suo coinvolgimento fu dato a denti larghi fin nelle prime pagine, il suo proscioglimento raggiunge al massimo l’occhiello del titolo. Ma è già qualcosa.

Perché poi anche tra le righe di giornali esaltati eroticamente dalle manette, come La Nuova Sardegna, specie se indossate da qualche esponente che abbia fatto anche solo la comunione vicino a Maninchedda, comincia a serpeggiare il dubbio su un’inchiesta con molte pagine e pochissime certezze. Ce ne compiaciamo. Odiare per sempre è faticoso.

Intanto va notato ciò che personalmente ho compreso da tempo e che ieri, durante un corso di public speaking mi è stato confermato dal docente: i giornalisti, come ormai qualsiasi interlocutore, ritengono solo e non più del 10% del contenuto della notizia. Oggi, se si prova a capire perché Congiu è stato prosciolto, si incontra una certa difficoltà, perché la Procura ha coperto la notizia con l’annuncio del ricorso e perché contemporaneamente al proscioglimento vi è stato il rinvio a giudizio per gli altri imputati. Quando il contenuto aumenta, la qualità della notizia diminuisce. Poi, ovviamente, La Nuova, come fa ogni volta che la notizia torna a galla, ripropone il teorema dell’accusa, cioè una sorta di voto di scambio col Partito dei Sardi, che non c’è stato e infatti come tale è un reato che non viene contestato a nessuno. Ci sta: tra noi e il direttore della Nuova c’è un conflitto di dignità non sanabile che, nella rarefazione dei comportamenti virtuosi, può contemplare queste sottilissime perfidie.

Tuttavia, la giornata di ieri dice alcune cose importanti.
La prima smentisce una linea comportamentale diffusa tra gli avvocati sardi e cioè che di fronte al Gup non ci si difende per non svelare troppo le carte all’Accusa. I fatti dimostrano che un’analisi accurata delle carte volta a cogliere gli errori evidenti del perimetro giuridico dell’accusa e le sue contraddizioni è assolutamente utile e che i magistrati sanno apprezzarla.

Il secondo è di merito.

Infatti la difesa di Congiu ha messo in evidenza come Congiu non abbia potuto commettere il reato contestato perché ha agito, politicamente, dopo l’arco temporale nel quale il reato poteva essere commesso. L’Accusa ha subito avvertito che allora avrebbe contestato un altro reato, il favoreggiamento, ma resta un punto: l’inchiesta ha presentato una falla formale non banale (e non unica, ve ne sono ben altre, che i giornalisti pazienti potrebbero raccontare ma che si guardano bene dall’andare a cercare).
Ebbene, aggiungiamo un elemento: il decreto che fissa l’udienza dinanzi al Gup accusa dello stesso identico reato Congiu e Succu. Forse, un approfondimento giornalistico senza la Polizia giudiziaria all’orecchio o senza i glossatori della Procura attivi avrebbe portato a illuminare di altra luce la giornata di oggi.

Infine, l’annunciato ricorso della Procura.
Nei processi sono importanti anche gli atteggiamenti psicologici.
Il più pericoloso per gli imputati è quello di una Procura più incaponita a tutelare anche i prorpi errori che interessata a far emergere la verità. Spero vivamente che ci sia un minimo di resipiscenza, perché la Procura sul Partito dei Sardi ha preso un grande granchio; credo lo abbia preso in buona fede (forse per un concorso di chiacchiere deformanti messe in atto da avversari politici e apparenti alleati), ma lo ha preso.
Si è fatta circuire da un vociare di pettegolezzi, di risentimenti e di fraintendimenti (la sentenza della Corte di Cassazione sul ricorso della dottoressa Canalis che ha smontato il quadro normativo costruito sugli interinali da un Ispettore del Lavoro, avrebbe dovuto indurre a qualche valutazione sulla competenza con cui è stato ricostruito e stravolto un quadro normativo stesso).
Oggi la Procura ha di fronte a sé lo sfascio della sanità oristanese, il passaggio da una gestione che aveva fatto scalare alla Asl i gradini dell’eccellenza nei Livelli Essenziali di Assistenza a una sanità allo sfascio, disgregata, incapace di gestire i servizi essenziali, interferita da tanti piccoli poteri locali. Oggi la Procura sta capendo che lo sfascio nasce dalla ripresa di forza di quei poteri locali che la gestione precedente, lasciata completamente libera da condizionamenti politici, era riuscita a contenere e contrastare.

Noi non meritavamo l’aggressione che abbiamo subito. Noi abbiamo combattuto (senza essere capiti perché non ci siamo ben spiegati ma anche perché ci è stata negata la possibuilità di spiegarci) le massonerie oristanesi, i legami tra sanità pubblica, potere politico e sanità privata convenzionata. Noi abbiamo fatto le leggi per impedire che la sanità venisse finanziata in deficit (grande motivo di scontro col Pd e padre di ogni clientelismo); noi siamo tra i padri dei tetti al numero degli interinali. Colpiti noi, le epule oristanesi sono ricominciate e sono sotto gli occhi di tutti e sarebbe bastato uno sguardo libero da pregiudizi per ricostruire le trame politiche che legano gran parte degli accusatori senza riscontro, cioè per capire di essere stati usati da persone mosse da risentimento e calcolo.

Non ci meritavamo di essere valutati per la maschera che gli avversari ci hanno costruito addosso con i sussurri, mentre, resi inermi moralmente e politicamente, venivamo colpiti.

Non ci meritiamo oggi l’accanimento a tutela dei passi falsi. Gli errori sono sempre possibili, l’astio è una brutta bestia che consuma i fondamenti della convivenza civile. Serve un luogo della buona fede, dove ci si guardi in faccia da persone e non da personaggi a copione prefissato della tragedia del processo in piazza.

0 commenti su “Ippocrate: non ce lo meritavamo, non ce lo meritiamo

  • Paolo Maninchedda says:

    Egregio Rizzuti (falso), vada al diavolo con questi toni, con queste allusioni. Penso di avere incontrato massoni a ogni pie’ sospinto e di incontrarne ancora, senza né conoscerli come tali né frequentarli come tali. So di miei amici che sono massoni, ma so anche che sono brave persone e continuo a voler loro bene. Mi lasci perdere. Vivo in una mia dimensione, che non è quella intrigante in cui Lei e gente come lei mi ha sempre collocato. Vivo bene. Lasciatemi perdere.

  • Giorgio Rizzuti says:

    Prof. Maninchedda, pur apprezzando la Sua accorata difesa degli imputati mi permetto di suggerirLe maggior prudenza nel valutare l’operato della magistratura e attendere l’esito del processo dal quale emergeranno prove di colpevolezza o totale estraneità ai fatti contestati.
    P.S. è davvero sicuro di non aver mai incontrato e dialogato lungo il suo cammino, professionale e politico, uomini vestiti di nero con riga e compasso?

  • Paolo Maninchedda says:

    Egregio Gianni, mi scusi, è sicuramnete un mio limite. Non ho capito la parte allusiva del suo ragionamento. QUanto al contrasto con i poteri locali potrei indicarle, per fare solo un esempio, il contenzioso finanziario incardinato tra la Asl e un privato, per valori che grazie ad una seria azione di tutela dell’interesse pubblico, si ridussero di dieci volte grazie all’azioen di chi era allora responsabile del governo della Asl. Oppure alla battaglia durissima per ridurre l’indebitamento della Asl e portarla prima al pareggio e poi addirittura in utile. Oppure all’apertura dei nuovi reparti che neanche il vescovo voleva che si aprissero perché disturbavano altre realtà, private. Per il resto, mi scusi, non capisco davvero. Noi con quella massoneria e con la persona cui lei mi pare faccia riferimento non abbiamo mai avuto a che fare.

  • Da quanto pubblica, dalla sua personale storia pubblica e dall’atteggiamento che traspare dai suoi scritti m’illudo possa apprezzare la critica, per quanto motivata da personali motivazioni. Sempre critica è. L’importante è che abbia almeno un fumus di fondamento.

    Ciò detto, e senza entrare in dettaglio sia per non ferire terzi estranei al ragionamento sia per non interferire nell’attività giudiziaria, le chiedo :

    Quando scrive “noi”, si riferisce agli indagati ?

    E se si, quando li indica strenui difensori ad oltranza della lottizzazione tentata dai muratori compassati, non riuscita solo grazie alla “vostra” resistenza, a quali battaglie di riferisce ?

    Non per altro, ma io alcuni episodi di mancata concordanza logica saprei indicarli.

    Certo non ha dimenticato a quali referenti politici la sanità oristanese di allora rispondeva, e i legami di questi ultimi con il potere finanziario, mediatico e grembiulame vario. Pare, addirittura, che qualcuno abbia il ruolo di guardiano di un “sacro Graal” o simboli di analoga valenza spirituale.

    Spesso lei riporta nelle sue cronache riferimenti alla recente storia politica sarda. Ricorda quel famoso avvocato rappresentante della finanza locale, che interveniva su tutto quel che accadeva in Sardegna?
    Il deus ex machina il cui cordame – i fili – , intessuti a tema stretta, realizzavano scampoli che spaziavano dagli appalti ai sequestri, dai battesimi (sacramento) ai matrimoni (M&A) o ai divorzi (sempre M&A inteso). Capace, si mormora, d’intervenire perfino sugli eventi climatici e sui raccolti. Un sacerdote attorniato da efficenti scriba.

    Ecco, corsi e ricorsi, forse quel potere compassato – secondo me – stava ricomparendo. E che c’eravate “voi” di guardia non mi rassicura.

    In illo tempore c’era una magistratura che aveva la forza morale e interiore di intervenire. E infatti, impavida, agì. Pugnando silente e silente concludendo il proprio dovere. Tanto che i suoi vertici si possono oggi incontrare tranquillamente in piazza Repubblica, senza pretoriani, invece che nei talk-show. E non hanno scritto neanche libri.

    Fortunatamente, e ho fiducia in loro, qualcuno di quelli alfieri c’è ancora. Dobbiamo solo attendere, secondo me, gli effetti della connessione sulla competenza per materia.

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