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Lettera aperta a Massimo Zedda sulla giustizia di classe e la corruzione

Posted on 22 Aprile 202123 Aprile 2021 By Paolo Maninchedda 3 commenti su Lettera aperta a Massimo Zedda sulla giustizia di classe e la corruzione

Egregio onorevole,
leggo oggi del suo intervento nell’Aula del Consiglio regionale per sollecitare le istituzioni a dar vita all’Osservatorio sulla trasparenza e la corruzione anche in Sardegna.
Iniziativa giusta, incontestabile.

Però, vede, ieri è stata per me una giornata terribile (con un prologo avantieri, con un giornalista dei tempi che furono impegnato in una requisitoria contro i saltafila, tutti già colpevoli, in una trasmissione di macelleria umana su un canale televisivo) e oggi lo sarà ancora di più. Oggi, la giustizia italiana da lei apprezzata, rinvierà a giudizio tutti (o giù di lì) gli indagati dell’inchiesta Ippocrate e così, finalmente, si potrà discutere di fronte ai giudici dei reati contestati. Ma domani si venderanno i loro nomi e i loro corpi sui banchi della macellerie dei giornali. Io ne soffrirò molto, lo so già.
Ma lei ieri, mi perdoni, avrebbe dovuto spendere due-parole-due sulle richieste del Pm contro il suo amico e mentore Luciano Uras, per il quale l’Accusa ha chiesto una condanna a tre anni di reclusione per la vicenda dei gruppi.

Conosco da molti anni Luciano e penso che questa vicenda stia distruggendo intimamente lui come ha distrutto tanti altri che non lo meritavano. Perché non si tratta più di distinguere tra i consiglieri regionali che oggettivamente hanno usato i soldi pubblici per scopi privatissimi (il gommista, per esempio), ma tra quelli che hanno trovato il misterioso sentiero che conduce all’assoluzione o addirittura alla prescrizione maturata a inizio del processo, e quelli invece che si trovano a dover fronteggiare le condanne e la galera.

A me, che conosco Luciano, che vedo come vive e come ha vissuto, fa impressione vederlo accusato di un delitto abominevole per un uomo politico e non sentire una sola voce che si alzi a difenderne l’onore, la storia, l’umanità, la decenza, tutte assolutamente superiori a quelle di certi altri beatificati o dal tempo della prescrizione (a tempo, cioè decisa non dalla lentezza delle procedure, ma dalla scansione dell’inizio delle indagini) o dalla nobiltà ottriata dell’assenza di dolo.

Mi fa impressione e rabbia vedere alcuni assolti per assenza di dolo, in blocco, come fatto soggettivo personale divenuto collettivo, e lui, invece, candidato ad essere condannato. Lui come molti altri.

La vicenda dei gruppi, onorevole Zedda, merita una commissione d’inchiesta del Csm, perché non si capiscono i tempi con cui i procedimenti sono giunti a iniziare e a finire; non si capisce (perché non esiste una edizione sinottica delle sentenze) perché alcune pizzate politiche sono state addebitate come reato e alcune altre no, perché in alcuni procedimenti gli affitti pagati per immobili siano stati ammessi e in altri no, ma soprattutto, con quale metro sia stata ammessa per alcuni l’assenza di dolo e per altri no.
Io che in quegli anni facevo il consigliere regionale, sono pronto a giurare di nuovo di fronte a un giudice che l’assenza di dolo era generale ed era legata a norme equivoche, cioè che non vi era un solo consigliere regionale che sapesse, e dolosamente se ne fregasse, come quei soldi dovessero e potessero essere spesi. L’unica regola, per molti, fu non spenderli per il proprio patrimonio personale, con le sole eccezioni già ben individuate .
Lo dico anche per persone che mi odiano molecolarmente, come solo la politica sa fare, l’assenza di dolo era la vera cifra dell’indagine. Invece no.

Invece oggi intere e dignitosissime storie politiche sono finite in un tritacarne sanguinolento o si sono magicamente evolute in assoluzioni e prescrizioni.
La invito a una riflessione.
Controlli quanti condannati della ‘Cagliari bene’, della ‘Cagliari importante’ ci sono tra i condananti e quanti tra gli assolti o addirittura tra i redenti senza dolo.
Alla fine giungerà alla mia stessa conclusione: siamo in un capitolo della Giustizia di classe, quella ben rappresentata dall’immagine esopica dei topi di campagna e dei topi di città, topi bianchi, topi nerissimi, e topi rosa. Luciano era e rimarrà sempre rossissimo e per questo io gli voglio bene.

Se ne ha la forza e la volontà, abbracci Luciano da parte mia.

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Comments (3) on “Lettera aperta a Massimo Zedda sulla giustizia di classe e la corruzione”

  1. Paola ha detto:
    23 Aprile 2021 alle 14:25

    Aspettavo queste parole. Giuste nel mio modo di leggere e interpretare il mondo. Grazie.

  2. Paolo Maninchedda ha detto:
    22 Aprile 2021 alle 11:19

    No Alfio, vicini anche a una certa Destra …..

  3. Alfio ha detto:
    22 Aprile 2021 alle 09:37

    La giustizia è uguale per tutti ma per alcuni è “molto più uguale” specie quando si tratta di personaggi vicini ad una certa sinistra….

Comments are closed.

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