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I sondaggi dello sfruttamento e della paura

Posted on 5 Gennaio 20145 Gennaio 2014 By Paolo Maninchedda

simbolo-pdsdi Paolo Maninchedda
Avantieri SVG ha chiamato il giornalista della Nuova Sardegna Giovanni Bua e, ovviamente senza sapere di parlare con un giornalista, gli ha sottoposto il questionario di un sondaggio. A Giovanni non è sembrato vero di avere in presa diretta tante informazioni sulle modalità di indagine demoscopica dei partiti in campo. A naso, il sondaggio non era dei renziani, ma dei capellacciani.
Bisogna sapere che ormai i sondaggi pre-elettorali vengono fatti prevalentemente attraverso società di servizio localizzate nell’est europeo o in Albania o nei paesi extra UE: non so dove sia quello di SVG. Per chi utillizza call center extra Ue, rinvio a questo resoconto. I risultati di questi sondaggi (non conosco quello SVG) non sono di ottima qualità. Le società di rilevazione utilizzano queste localizzazioni per ridurre il costo della rilevazione, ma gli operatori gestiscono le interviste in modo grossolano per cui i risultati hanno un alto margine di errore. Inoltre, la gestione dei dati personali è quanto di più garibaldino si possa immaginare: recentemente è intervenuto anche il garante per la privacy.
Fatte questte premesse che illustrano come le nostre pretese predittive vengano soddisfatte con lo sfruttamento altrui (niente di diverso dal volere la frutta fuori stagione, i brand alla moda a basso costo, i voli aerei a basso costo e a manutenzione zero, ecc. ecc.), veniamo al nodo politico.
Questi grandissimi figli di buona donna continuano a fare sondaggi anche su di me. Il mio nome era inserito tra i candidati alla presidenza su cui esprimere una preferenza. È la seconda volta.
Non si sondano per ben due volte i moscerini, cioè quelli che non muovono le cifre elettorali. Quindi noi siamo qualcosa di più di come ci percepiamo. E a me fa un grandissimo piacere. Il sondaggio ha dietro, come movente, una fottutissima e radicatissima paura.
Ma ciò che mi pare non si sia capito è quanto segue.
Mettiamo che io sia un forte candidato alla Presidenza della Regione e che invece  di pensare a me stesso decida di non cogliere l’occasione per me ma di trasformarla in un veicolo per portare gente nuova in Consiglio regionale. Come censirebbero i vampiri sondaggisti questa generosità? Non lo saprebbero fare, perché non hanno unità di misura per il bene e per la generosità. Noi abbiamo un cuore e un’idea (lo Stato sardo) più grande dei loro calibri.
Mettiamo che qualcuno sia stato così arguto da capire che noi non stiamo correndo i cento metri, ma i diecimila, e che vogliamo costruire prima di tutto una squadra, piuttosto che affidare tutto (ideali, patria, organizzazione ecc) a un eroe solitario che da solo riformi il mondo (abbiamo già fatto questo errore). Come fanno i mangiamorte predittivi a censire questo disegno? Non ci riescono.
Non ci riescono perché noi abbiamo in testa una cosa grande e la realizzeremo, dimostrando che ci sono uomini che pur potendo prendere scelgono di dare.

Editoriale Tags:elezoni regionali sardegna, Paolo Maninchedda, sondaggi

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